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Exaudi Redazione

Voci

18 Giugno, 2026

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L’«orecchio sacro» e l’arte della risposta: guarire le relazioni nell’era della sordità

L'effetto Emmaus: dal monologo condiviso alla rivoluzione della tenerezza: tre chiavi della tradizione della Chiesa per comunicare con il cuore, parlare con grazia e consigliare senza giudicare

L’«orecchio sacro» e l’arte della risposta: guarire le relazioni nell’era della sordità

Nella tradizione spirituale esiste un antico e saggio proverbio che ci ricorda come Dio, nel Suo disegno, ci abbia dotati di due orecchie e una sola bocca per una ragione puramente matematica: affinché ascoltassimo il doppio di quanto parliamo. Tuttavia, nell’era degli schermi e del bombardamento digitale, il mondo soffre di una sorta di sordità selettiva. Tutti cerchiamo di parlare, ma quasi nessuno vuole essere chi ascolta.

Come ha sottolineato Papa Francesco nel suo messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali,  «stiamo perdendo la capacità di ascoltare la persona che abbiamo di fronte ». L’ascolto non è semplicemente un atto biologico o un esercizio di cortesia; è una disposizione dell’anima, un atto di ospitalità spirituale e il primo passo imprescindibile affinché ogni dialogo umano diventi uno spazio di incontro e di guarigione.

L’ascolto: l’arte di creare spazio per gli altri

Sant’Agostino, con la sua caratteristica chiarezza, spiegò che le parole che pronunciamo nascono prima nel cuore. Ma affinché queste parole siano feconde e costruttive, è necessario coltivare prima il silenzio.

Ascoltare con attenzione non significa aspettare passivamente che l’altra persona finisca di parlare per poi iniziare il nostro monologo – quello che in psicologia viene definito un “monologo condiviso”. L’ascolto, da una prospettiva cristiana, è  un esercizio di autodisciplina e generosità in cui mettiamo a tacere il nostro ego per accogliere veramente la realtà del nostro prossimo .

Quando si ascolta veramente, si percepiscono non solo i concetti, ma anche i desideri, le ferite e le speranze che sottendono alla storia. Questo è il modello che Gesù ci ha lasciato sulla via di Emmaus: Lui, che possedeva tutte le risposte, dedicò il viaggio a interrogare i discepoli scoraggiati e a riconoscere le loro preoccupazioni prima di illuminare la loro realtà.

Parlare: Il filtro della carità e della verità

Una volta che l’orecchio ha svolto il suo compito, è il turno della parola. L’apostolo Giacomo, nella sua epistola, mette realisticamente in guardia dai pericoli della lingua, descrivendola come un piccolo organo ma capace di appiccare grandi incendi se non governato con saggezza.

Affinché il discorso sia veramente costruttivo, la Chiesa propone il filtro della  carità analitica . San Tommaso d’Aquino ci ricordava che la verità senza amore può diventare crudele, mentre l’amore privo di verità rischia di cadere nel sentimentalismo.

Parlare con profondità e un sano senso di gioia umanizza le relazioni. Le parole dovrebbero agire come il sale: insaporire e preservare, non riaprire ferite; dovrebbero illuminare il cammino, non abbagliare o accecare chi ascolta. Un linguaggio positivo non nasce da un ottimismo ingenuo, ma dalla capacità di riconoscere le difficoltà, aprendo sempre una finestra sulla speranza.

Consiglio: accompagnate la libertà senza sostituirla.

Il terzo elemento di questa triade è il consiglio, considerato dal Catechismo della Chiesa Cattolica come una delle opere spirituali di misericordia e, a sua volta, un dono dello Spirito Santo.

La pedagogia cristiana insegna un grande paradosso:  il miglior consigliere non è colui che impone risposte preconfezionate, ma colui che aiuta l’altro a formulare le domande giuste . Sant’Ignazio di Loyola, maestro di discernimento, suggeriva che chiunque accompagni un’anima non dovrebbe forzarla o condizionarla, ma rispettare lo spazio affinché il Creatore possa agire direttamente con la sua creatura.

Fornire una guida costruttiva richiede tre atteggiamenti fondamentali:

  • Umiltà:  riconoscere che non abbiamo il controllo assoluto sulla vita degli altri.
  • Rispetto sacro:  togliersi le scarpe davanti alla coscienza del proprio fratello, sapendo di calpestare un luogo sacro.
  • Realismo ottimista:  proporre obiettivi realizzabili e piccoli passi, evitando un moralismo soffocante e indicando sempre la grandezza a cui gli esseri umani sono chiamati.

Una bussola per la vita di tutti i giorni  : prima della tua prossima conversazione, prova ad applicare questa regola d’oro: riduci al minimo le distrazioni, guarda le persone negli occhi, sii ricettivo e ricorda che la persona che hai di fronte è un mistero che si svela, non un problema da risolvere. Chi impara ad ascoltare con il cuore acquisisce la saggezza di parlare con grazia e la prudenza di offrire buoni consigli.

Ramón Ortiz de Gayena

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