21 Luglio, 2026

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E se…?

L'appello di Leone XIV a riflettere sull'inizio della vita e sulla sfida di costruire una società che protegga i più vulnerabili fin dal concepimento

E se…?

Il recente discorso di Papa Leone XIV alla Camera del Parlamento rappresenta, a mio avviso, l’intervento più brillante mai pronunciato in quell’aula negli ultimi tempi. L’importanza del momento si è riflessa nell’ovazione finale, durata circa sette minuti, interrotta solo dal momento in cui il Presidente del Parlamento e il Papa hanno iniziato a lasciare l’aula. Sebbene sarebbe irrealistico aspettarsi un’unanimità assoluta tra i presenti, il messaggio ha avuto una risonanza diversa a seconda delle inclinazioni socio-politiche e religiose di ciascun membro. Oserei dire, tuttavia, che nessuno si è sentito attaccato alle proprie convinzioni, ma tutti si sono sentiti spinti a riflettere.

Tra le sue parole pronunciate davanti ai nostri rappresentanti dello Stato, vale la pena soffermarsi su un passaggio particolarmente coraggioso nel contesto di un Parlamento che ha depenalizzato l’aborto:

«La difesa della vita umana non è una questione di parte né di appartenenza religiosa: è un obiettivo della civiltà. Ogni vita umana deve essere riconosciuta e protetta dal concepimento alla morte naturale, in ogni circostanza della sua esistenza. Quando questa certezza viene offuscata, i più vulnerabili diventano le prime vittime e la legge perde il suo significato più profondo: servire e proteggere ogni persona. Pertanto, la grandezza morale di una nazione si manifesta soprattutto nella sua capacità di accompagnare, proteggere e amare quelle vite che sono più fragili.»

Questa affermazione sulla necessità di proteggere la vita “fin dal concepimento” acquista una forza travolgente se collegata alla difesa della dignità della persona nell’ambito dell’analisi storico-critica proposta dal Papa.

Uno scontro di realtà di fronte alla legge

In contrasto con questa posizione, l’attuale quadro giuridico e ideologico si fonda su premesse ben diverse, sostenendo che la personalità giuridica non si acquisisce fino alla nascita, oppure legittimando una legge sui limiti temporali in base alla quale il feto è considerato una persona (e quindi protetto) a partire dalla 14a o 22a settimana, a seconda delle disposizioni della legislazione spagnola. Analogamente, la realtà sociale presenta dilemmi complessi e innegabilmente gravi che i legislatori devono affrontare da una prospettiva psicologica: la tragedia delle gravidanze indesiderate, la disperazione delle donne che non ritengono possibile offrire ai propri figli una vita dignitosa e la diagnosi di possibili malattie e disabilità nel nascituro.

Esiste tuttavia un altro insieme di prove scientifiche e umane che richiede anch’esso un’analisi rigorosa:

  • Progressi in campo medico:  i reparti di neonatologia e ginecologia dimostrano costantemente la vitalità di feti nati sempre più prematuri, mentre gli interventi chirurgici intrauterini migliorano sostanzialmente le prospettive mediche per il bambino prima della nascita.
  • L’impatto silenzioso:  esiste un ampio gruppo di donne che, in silenzio, soffre di problemi di salute mentale dopo un aborto. Allo stesso tempo, si è osservato che la visione di un’ecografia ha motivato molte donne a cambiare idea e a portare avanti la gravidanza, grazie al sostegno di persone che le hanno accolte e hanno restituito loro dignità.
  • Lutto perinatale:  la realtà psicologica del dolore vissuto dalle donne e dai loro partner di fronte alla perdita causata da un aborto spontaneo dimostra l’esistenza di un innegabile legame umano.

L’ipotesi scomoda e il percorso del dialogo

Data questa situazione, è evidente che il sistema attuale soffre di disfunzioni, nonostante le dichiarazioni ufficiali contrarie. Ci si potrebbe chiedere: e se le parole di Leone XIV fossero corrette e avessimo a che fare con una persona reale fin dal momento del concepimento? E se osassimo mettere in discussione le nostre convinzioni sociopolitiche o religiose per considerare questa possibilità?

Prendendo spunto dalla celebre frase di José Mota, “E se…?”, la conclusione è sconvolgente: implicherebbe che un genocidio di proporzioni paragonabili alle repressioni dei regimi di Hitler e Stalin nel corso del XX secolo si sarebbe consumato nella sola Europa. Questa analogia storica evoca la vergogna provata in seguito da molti cittadini tedeschi nel rendersi conto di come il loro sostegno a un regime li avesse resi complici di una brutale tragedia collettiva.

Riconoscere questa possibilità non significa essere insensibili alla sofferenza e ai complessi problemi che le donne affrontano durante la gravidanza. Tuttavia, la soluzione etica a questi conflitti non può prevedere la soppressione di una vita che è considerata una persona dal Papa e da gran parte della popolazione. Esiste un obbligo morale di ricercare alternative.

La sfida attuale è raccogliere il guanto di Leone XIV: abbandonare le costruzioni polarizzate e polarizzanti, aprire un dibattito umanitario e creativo che offra soluzioni concrete al fallimento che l’aborto rappresenta e ricercare una comprensione che elimini questa tragedia sia per i nascituri che per le loro madri. Solo allora quei sette minuti di applausi avranno avuto un valore immenso e saremo sulla strada per creare una società di  “enorme grandezza morale”  che “si manifesta, soprattutto, nella sua capacità di accompagnare, proteggere e amare le vite più vulnerabili”.

Eloy Asenjo Carpintero

Nacido en Madrid (1965). Licenciado en Ciencias Físicas por la Universidad Autónoma de Madrid (1988). Profesor de Enseñanzas Medias (especialidades de Informática, Matemáticas y Física) desde 1988 hasta la actualidad. Durante un periodo de cuatro años, trabajé como consultor especializado en la implantación de Nuevas Tecnologías en la Educación y e-learning. En la actualidad, ejerzo la docencia en el Colegio María Teresa de Alcobendas (Madrid). Paralelamente, me encuentro desarrollando material didáctico interactivo que cubre de forma integral el currículo académico de Matemáticas y de Física y Química para Secundaria y Bachillerato.