22 Luglio, 2026

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Ospitalità, legami duraturi e potere responsabile in un mondo senza regole

L'Odissea di Christopher Nolan

Ospitalità, legami duraturi e potere responsabile in un mondo senza regole

L’Odissea  di Omero ,  a quasi 2800 anni di distanza, continua a interpellarci. Forse perché ogni generazione trova in questo mito greco uno specchio che riflette le proprie sfide. L’adattamento cinematografico di Christopher Nolan offre un monito devastante: una società che frammenta i propri codici di condotta e legittima il potere predatorio è condannata all’autodistruzione, sia nell’Età del Bronzo che nell’era tecnologica. Nel film, l’ospitalità verso gli stranieri, i legami duraturi che sfidano la pretesa di autosufficienza e la moderazione capace di frenare la superbia nell’esercizio del potere preservano la nostra stessa umanità.

Uno dei temi ricorrenti nei film di Christopher Nolan – evidente in opere come  OppenheimerInterstellar  e  Tenet –  è la presentazione allo spettatore del paradosso del progresso, che inizialmente aspira a favorire lo sviluppo collettivo ma, privo di una guida etica, diventa vettore della propria rovina. Il regista è spesso interessato alle esperienze umane estreme di coloro che possiedono capacità straordinarie per migliorare la vita della comunità, ma che devono confrontarsi con il modo in cui utilizzarle e ricostruire se stessi. In  L’Odissea , Nolan offre un’interpretazione profonda, spirituale e inquietante dell’omonimo poema omerico. Attraverso il personaggio di Ulisse (Matt Damon), il regista anglo-americano dimostra che le grandi civiltà non si sostengono con la potenza militare, la prodezza tecnologica o la ricchezza, ma con il carattere morale dei loro cittadini e con i valori che rendono possibile la convivenza. Così, Itaca diventa il simbolo di ciò che ogni società deve coltivare e trasmettere per essere veramente umana.

La storia si svolge sullo sfondo storico reale della fine dell’Età del Bronzo, un mondo in cui le regole consolidate sono scomparse. La distruzione di Troia innesca un collasso sistemico in tutto il Mediterraneo: gli imperi crollano, le rotte commerciali si tingono di sangue e i codici morali scompaiono. Nolan presenta uno scenario in cui le leggi non sono più difese dal timore della punizione divina, ma dalla volontà degli uomini. Con la scomparsa dell’ordine istituzionale e dell’autorità sacra, prevale la legge del più forte.

La storia è incentrata sul lungo viaggio di ritorno a Itaca del protagonista dopo la guerra di Troia. Dopo dieci anni di conflitto, Ulisse impiega un’altra decadenza per fare ritorno. Le sfide che deve affrontare mettono alla prova la sua capacità di resistere alla disperazione, trasformando radicalmente la sua umanità. Nel frattempo, la regina Penelope (Anne Hathaway) respinge i pretendenti che vogliono sposarla e impadronirsi del regno. Allo stesso tempo, il giovane Telemaco (Tom Holland) intraprende una ricerca di notizie del padre, iniziando il suo personale viaggio verso la maturità. Fedele all’opera originale di Omero, Ulisse ritorna a Itaca travestito da mendicante per riportare l’ordine nella sua casa e nella sua patria.

Pilastri etici in tempi bui

Il regista struttura la narrazione attorno a coordinate etiche del pensiero classico che risuonano con la società contemporanea. In questo senso, l’accoglienza dello straniero – la  xenia  dell’immaginario greco – è centrale nel film attraverso il costante riferimento alla Legge di Zeus. Questa funziona come una regola d’oro teologica: tratta gli altri come vorresti essere trattato. C’è una ragione simbolica e apprensiva per aderire a essa, poiché lo straniero indifeso che bussa alla porta potrebbe essere un dio sotto mentite spoglie. Questo insegnamento esprime una profonda intuizione etica, poiché l’ospitalità non dovrebbe derivare dall’interesse personale, ma dal riconoscimento della dignità dell’Altro, il cui volto evoca una dimensione sacra che ci trascende [1] . Questa idea ha una profonda eco nella tradizione cristiana. Nel Vangelo di Matteo (25,35), Gesù dice: “Ero straniero e mi avete accolto”, e nella Lettera agli Ebrei (13,2) leggiamo: “Non dimenticate l’ospitalità verso gli stranieri, perché alcuni, senza saperlo, hanno ospitato anche gli angeli in tal modo”. Esiste una notevole continuità tra la saggezza omerica e la tradizione biblica.

Anche se forse non crediamo più che le divinità vaghino sulla terra sotto mentite spoglie di mendicanti, la lezione del film rimane valida: il modo in cui trattiamo i più vulnerabili o coloro che sono diversi dice molto di più su di noi che su di loro. In un’epoca segnata dall’indifferenza alla sofferenza altrui e dalla diffidenza verso i migranti,  L’Odissea  ci ricorda che una società civile onora i suoi ospiti e protegge i più vulnerabili.

Il film di Nolan ritrae l’ospitalità come un valore morale assoluto. Le immagini mettono a confronto chi sceglie di accogliere e chi opta per l’ostilità o l’indifferenza. La violazione di questo codice morale è incarnata da Antinoo (Robert Pattinson) e dai pretendenti di Itaca che si approfittano della casa altrui, sfruttando il vuoto di potere. Il film mostra anche l’altra faccia della medaglia nell’atto di accoglienza dei Feaci. Ricevere, nutrire e proteggere il naufrago prima ancora di chiedergli il nome è ciò che il regista evidenzia come la vera resilienza morale della nostra specie.

Il secondo asse etico è  la tracotanza,  l’orgoglio sfrenato per il potere e il disprezzo per i limiti umani. Questa trasgressione si manifesta nell’avidità rapace dei pretendenti che assediano Itaca, nelle campagne militari e nella misteriosa minaccia dei Popoli del Mare. Tuttavia, il regista evita di glorificare la violenza epica e si concentra sulla rappresentazione delle profonde conseguenze della guerra. Al suo ritorno a Itaca, il protagonista non è l’eroe arrogante, ma un uomo oppresso dal peso morale della distruzione di Troia, un sopravvissuto traumatizzato che scopre che le vittorie militari hanno demolito il suo mondo interiore. Violenza, ambizione e abuso appaiono come forze capaci di disumanizzare individui e stati. “Abbiamo violato i sacri legami tra gli uomini”, confessa Ulisse verso la fine del film. Una simile rivelazione risuona nell’attuale panorama geopolitico segnato da conflitti armati che normalizzano la disumanizzazione e infrangono i principi morali.

Il terzo pilastro etico è l’  Oikos,  la casa intesa come la rete di legami duraturi che sostengono l’identità umana di fronte al tumulto morale. Nel palazzo di Itaca, Penelope e Telemaco incarnano questo valore nel loro rifiuto di cedere ai pretendenti. Non si tratta semplicemente di difendere il trono, ma di salvaguardare uno spazio di lealtà e memoria. Penelope non è un personaggio secondario, ma una figura morale di prim’ordine, il cui coraggio consiste nel mantenere vivo ciò che merita di essere preservato, tessendo di giorno e disfacendo di notte il sudario del suocero Laerte, per rimandare il più a lungo possibile la scelta di un nuovo marito. In Ulisse, l’  Oikos  costituisce un faro esistenziale, l’ancora che gli impedisce di disumanizzarsi e il destino che dà significato alla sua sopravvivenza. In contrasto con le relazioni strumentali e i legami effimeri [2] , il film mette in evidenza questo concetto classico per ricordarci che la sopravvivenza non è intessuta di conquiste solitarie, ma è piuttosto il risultato dell’onorare i legami di lealtà che ci uniscono agli altri. Il regista ridefinisce il valore della casa come uno spazio accogliente in cui l’individuo è amato e valorizzato. L’amore coniugale di Ulisse e Penelope incarna la resilienza emotiva e diventa la forza motrice ultima della loro sopravvivenza e del loro ritorno.

Eroismo e tradizione quotidiani

Infine, l’Odissea di Christopher Nolan,  come quella di Omero, riflette sulla vita come viaggio (  nostos ), un tema che ha ispirato filosofi e scrittori nel corso della storia. Oggi tendiamo ad associare il successo alla fama o al potere. Il film, tuttavia, propone un’altra idea di grandezza, che non si costruisce nell’isolamento, ma piuttosto attraverso le connessioni con gli altri e le responsabilità che ci si assume. In questo contesto, l’eroe non è colui che cerca la gloria individuale, ma colui che si dona agli altri, contribuisce al bene della sua comunità e riconosce che la condizione umana ha i suoi limiti. Un momento di grande rilevanza etica nel film è quando Atena chiede a Ulisse di compiere un atto di fede. Per un eroe definito dalla sua capacità di anticipare gli eventi, questa è forse la prova più difficile. La lezione è particolarmente attuale oggi, perché aspiriamo a controllare sempre più aspetti della vita attraverso la scienza, la tecnologia e l’intelligenza artificiale. Tuttavia, il film ci ricorda che gli esseri umani non sono onnipotenti ed è un atto di umiltà riconoscere che non tutto è nelle nostre mani.

Il grande problema della modernità che il film affronta è la perdita dell’orizzonte condiviso in cui narrazioni e tradizioni comuni giocano un ruolo chiave, il fondamento stesso delle nostre vite. [3]  Il regista illustra questa idea in modo esemplare. Il viaggio di Ulisse ha senso perché c’è una comunità, una famiglia e un regno che aspettano di essere ricostruiti. A questo punto, il rispetto per le tradizioni acquisisce un peso drammatico cruciale, che il film incarna quando il protagonista è tormentato dal fatto di non aver seppellito coloro che sono caduti sul campo di battaglia. Rituali e tradizioni sono azioni simboliche importanti perché rappresentano valori e ordini che mantengono la coesione e l’identità della comunità. [4]

Sebbene il mondo presentato dal film, con echi nelle nostre vite, sia segnato dalle ferite della guerra, la storia mantiene viva la speranza di una civiltà in cui la dignità umana e la solidarietà prevalgano sulla violenza. Da questa prospettiva, Itaca non è solo la fine di un viaggio, ma anche la possibilità che, anche dopo le più grandi fratture, esista sempre una via di ritorno verso un’umanità riconciliata. Questa tesi etica è coronata dalla maestria cinematografica di Nolan, che chiude il film con un’apoteosi. Con una travolgente dimostrazione audiovisiva, il regista emula il modo in cui gli antichi rapsodi battevano il terreno con i loro bastoni per sottolineare i passaggi sacri dell’epopea omerica. Con la stessa forza ritmica e percussiva, il regista colpisce la coscienza dello spettatore negli ultimi istanti per ricordarci che il ritorno a casa non è una vittoria militare, ma una rinascita morale. Una conclusione magistrale in cui l’eredità di Omero e il linguaggio del cinema contemporaneo si fondono per ricordarci il nostro destino più sacro.

 

Specifiche tecniche:

Titolo originale:  L’Odissea

Anno:  2026

Regista:  Christopher Nolan

Paese:  Regno Unito e Stati Uniti

Durata:  172 min.

 

Amparo Aygües  . Laurea magistrale in Bioetica presso l’Università Cattolica di Valencia. Membro dell’Osservatorio di Bioetica dell’Università Cattolica di Valencia.

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[1]  Levinas, E. (1977).  Totalità e infinito . Seguimi

[2]  Bauman, Z. (2023).  Amore liquido . Pagato.

[3]  MacIntyre, A. (1987).  Dopo la virtù . Southern.

[4]  Han, B. Ch. (2022).  La scomparsa dei rituali . Herder.

Observatorio de Bioética UCV

El Observatorio de Bioética se encuentra dentro del Instituto Ciencias de la vida de la Universidad Católica de Valencia “San Vicente Mártir” . En el trasfondo de sus publicaciones, se defiende la vida humana desde la fecundación a la muerte natural y la dignidad de la persona, teniendo como objetivo aunar esfuerzos para difundir la cultura de la vida como la define la Evangelium Vitae.