“Lo splendore della verità”
Martedì pomeriggio, 24 febbraio, Monsignor Erik Varden ha guidato la quinta meditazione durante il ritiro quaresimale per Papa Leone XIV, i cardinali residenti a Roma e i capi dei Dicasteri. Di seguito una sintesi della sua riflessione:
Bernardo ci tiene in guardia. Afferma: “Voglio avvertirvi: nessuno vive sulla terra senza tentazione; se uno è liberato da una, se ne aspetti sicuramente un’altra”. Dobbiamo coltivare il giusto equilibrio tra la fiducia nell’aiuto di Dio e la sfiducia nella nostra fragilità, temendo le tentazioni ma accettandone l’inevitabilità, ricordando che Dio ci sottopone ad esse perché sono utili.
Utile in che senso?
Resistendo alle frecce scagliate dal Padre della Menzogna, il nostro impegno per la verità si rafforza. Saremo pronti, dopo esserci allontanati dalla falsità debilitante, a rafforzare i nostri fratelli e sorelle.
L’ambizione rappresenta una particolare forma di capitolazione alla falsità. L’ambizione è una forma di avidità piuttosto sublimata e poco sottile. Nel descriverla, Bernardo, sempre eloquente, supera se stesso. L’ambizione, dice, è “un male sottile, un virus segreto, una piaga nascosta, un’artigiana dell’inganno; è la madre dell’ipocrisia, la progenitrice dell’invidia, l’origine dei vizi; alimenta i crimini, fa arrugginire le virtù, marcire la santità e accecare i cuori. Trasforma i rimedi in malattie. Dalla medicina, estrae l’apatia”.
L’ambizione nasce da una “alienazione della mente”. È una follia che nasce quando la verità viene dimenticata. Il fatto che l’ambizione sia una forma di follia la rende ridicola in ogni caso, ma soprattutto quando si manifesta in persone dedite al servizio altruistico. Non è un caso che la figura dell’ambizioso ecclesiastico aleggi nella letteratura e nel cinema come un luogo comune comico, ma non divertente: dai parroci servili di Jane Austen al cortigiano dall’espressione arcigna dello straordinario film di Patrice Leconte, Ridicule .
“Che cos’è la verità?”
Le persone del nostro tempo si pongono sinceramente questa domanda, spesso con notevole buona volontà, nonostante la confusione, la paura e la costante fretta in cui vivono. Non possiamo lasciarla senza risposta. Non abbiamo energie da sprecare nelle banali tentazioni della paura, della vanagloria e dell’ambizione. Dobbiamo impegnarci al massimo per difendere la verità sostanziale, essenziale e liberatrice contro surrogati più o meno plausibili e più o meno diabolici che brillano ingannevolmente.
Nella nostra situazione, ricca di opportunità, è imperativo vedere e articolare il mondo alla luce di Cristo. Cristo, che è la verità, non solo ci protegge, ma ci rinnova, desideroso di rivelarsi attraverso di noi a una creazione sempre più consapevole della sua sottomissione alla futilità.
È allettante pensare che dovremmo seguire le tendenze del mondo. È, direi, un approccio discutibile. La Chiesa, un corpo che si muove lentamente, correrà sempre il rischio di apparire e suonare obsoleta. Ma se parla bene la propria lingua – quella della Scrittura e della liturgia, dei suoi padri e madri, dei poeti e dei santi del passato e del presente – sarà originale e fresca, pronta a esprimere antiche verità in modi nuovi e capace, come ha fatto in passato, di guidare la cultura.
Quest’opera ha un’importante dimensione intellettuale. Ha anche una dimensione esistenziale. Come disse il cardinale Schuster in punto di morte: “Sembra che le persone non siano più convinte dalla nostra predicazione, ma di fronte alla santità, continuano a credere, si inginocchiano e pregano”.
Non è forse la chiamata universale alla santità – la chiamata, cioè, a incarnare la verità – la nota più forte suonata dal Concilio Vaticano II? Essa ha risuonato splendidamente come un gong in tutte le sue deliberazioni. La pretesa cristiana di verità diventa convincente quando il suo splendore si manifesta personalmente attraverso l’amore sacrificale nella santità, purificato dalle tentazioni del temporalismo.
Erik Varden, vescovo di Trondheim, Norvegia, è stato invitato a predicare gli Esercizi spirituali del 2026 per papa Leone XIV, i cardinali residenti a Roma e i capi dei dicasteri della Curia romana, che si terranno da domenica 22 febbraio a venerdì 27 febbraio.
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