San Bernardo come guida ideale per l’esodo quaresimale dall’ego e dall’orgoglio
Nella Cappella Paolina, il vescovo norvegese Erik Varden invita Papa Leone XIV e la Curia a scoprire nel santo di Chiaravalle un compagno nella ricerca della verità personale illuminata dall'amore divino, riconoscendo le tensioni tra idealismo e umiltà nella sua vita
Nella seconda meditazione degli Esercizi Spirituali Quaresimali, tenutasi nella Cappella Paolina, il vescovo Erik Varden di Trondheim, monaco trappista, ha incentrato la sua riflessione su “San Bernardo l’Idealista”. Davanti a papa Leone XIV e ai membri della Curia romana, il predicatore ha presentato il santo cistercense del XII secolo come modello privilegiato per intraprendere il cammino quaresimale: un vero e proprio “esodo dall’egocentrismo e dall’orgoglio”, volto alla ricerca della propria verità con lo sguardo fisso sull’amore totalizzante di Dio.
Varden ha spiegato che l’insegnamento di San Bernardo sulla conversione nasceva da una profonda lotta personale. Il santo imparò a non dare per scontato che la propria strada fosse sempre quella giusta, grazie all’esperienza, alle ferite e alle provocazioni che lo costrinsero a mettere in discussione la propria presunzione e ad ammirare la giustizia misericordiosa di Dio. Bernardo, giunto a Cîteaux nel 1113 all’età di 23 anni con trenta compagni, non fondò l’Ordine Cistercense – iniziato nel 1098 da Roberto di Molesme – ma si distinse per il suo carisma e la sua etica del lavoro in un movimento che coniugava innovazione e riforma. Il “novum monasterium” non nacque come reazione a qualcosa o qualcuno, ma come un progetto positivo che, secondo il vescovo norvegese, evita il rischio di approcci meramente reattivi, destinati a svanire con il tempo.
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Il predicatore riconobbe la complessità del carattere di Bernardo: sicuro del suo giudizio, a volte flessibile nelle osservanze che difendeva teoricamente, eppure capace di adottare posizioni rigide basate sulla sua visione dei bisogni della Chiesa e su un “feroce spirito di parte”. Tuttavia, Varden sottolineò che questa non era ipocrisia, ma autentica umiltà: Bernardo era devoto a Dio, tenero e gentile, un amico fedele capace di riconciliarsi con gli ex avversari e un testimone convincente dell’amore divino. Questa figura affascinante, capace di bilanciare le tensioni interiori, presenta somiglianze con Thomas Merton, il monaco trappista americano noto per il suo ecumenismo e il suo impegno sociale. Sebbene Bernardo non possedesse l'”elettricità mentale” di Merton – come la descrisse il suo abate – entrambi condividevano una natura mutevole che richiedeva di bilanciare grandi tensioni interiori, sempre con sincerità.
La meditazione sottolinea che la dottrina di Bernardo sulla conversione affonda le sue radici in una profonda cultura biblica e in mature nozioni teologiche. San Bernardo si presenta quindi come un eccellente compagno di Quaresima, invitandoci ad abbandonare l’orgoglio e ad aprirci all’amore che illumina la verità personale.
Nel pomeriggio del 23 febbraio, alle 17:00, Varden ha offerto una meditazione intitolata “L’aiuto di Dio”, seguita dall’Adorazione Eucaristica e dai Vespri. Il ciclo di Esercizi, sul tema generale “Illuminati da una gloria nascosta”, prosegue fino al 27 febbraio con due sessioni giornaliere: alle 9:00 (precedute dall’Orazione di Mezzogiorno) e alle 17:00 (seguite dall’Adorazione e dai Vespri). Gli argomenti rimanenti includono la liberazione, lo splendore della verità, “mille cadranno”, “Lo glorificherò”, gli angeli di Dio, “San Bernardo il Realista” (nel pomeriggio del 26), la riflessione e, infine, la comunicazione della speranza.
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