Come vivere con l’aiuto di Dio
Terza meditazione nella Cappella Paolina per Leone XIV e la Curia Romana, nel pomeriggio del 23 febbraio. Dio non è un servizio di emergenza che si può chiamare come se si componesse il 112, spiega il monaco norvegese e vescovo di Trondheim, Erik Varden. Fondare la nostra esistenza sul dimorare in Lui significa passare attraverso il "lamento" e la "minaccia" per imparare a vivere con la grazia a un nuovo livello di profondità
Mary Ward, grande educatrice cristiana del XVII secolo, era solita dire alle sue sorelle: “Fai del tuo meglio e Dio ti aiuterà”.
L’idea che Dio possa e voglia aiutarci nelle nostre difficoltà è un assioma della fede biblica. Distingue il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe – il Dio che in Cristo Gesù si è incarnato nella compassione – dal Motore Immobile della filosofia.
Il Salmo 90 inizia con il versetto: «Qui habitat in adiutorio Altissimi», «Colui che abita al riparo dell’Altissimo».
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L’aiuto di Dio, dice Bernardo, può essere definito come una dimora, poiché costituisce una realtà che ci sostiene, in cui possiamo vivere, muoverci ed esistere. L’aiuto di Dio non è occasionale; non è un servizio di emergenza a cui ci rivolgiamo quando una casa prende fuoco o qualcuno viene investito da un’auto, come se chiamassimo il 112.
Ma che dire di quei casi in cui le persone timorate di Dio cadono e sembrano abbandonate? Che dire di quando gridano al cielo senza ricevere risposta, sentendo solo l’eco desolata della propria voce?
La figura biblica di questa condizione è Giobbe, il cui magnifico libro può essere percepito come una sinfonia in tre movimenti, che spaziano dal lamento viscerale all’esposizione della minaccia fino all’esperienza inaspettata della grazia.
Giobbe non accetta le razionalizzazioni dei suoi amici. Si rifiuta di credere che Dio stia contando la sua vita come se fosse un bilancio. È determinato a trovare Dio presente nella sua afflizione, gridando eroicamente: “Chi se non Lui può fare questo?”
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Come credenti, potremmo pensare alla religione come a una polizza assicurativa: certi di poter contare sull’aiuto di Dio, pensiamo di essere al sicuro dai pericoli. Il mondo sembra crollare se, e quando, il male colpisce. Come affronto prove che sembrano insensate, che distruggono le mie barriere protettive? Il mio rapporto con Dio è forse una forma di negoziazione, tanto che quando le cose si fanno difficili, sono tentato di seguire il consiglio della moglie di Giobbe di “maledire Dio e morire”?
Dio può rendere possibile un mondo nuovo e benedetto dopo aver abbattuto i muri che pensavamo fossero il mondo, muri all’interno dei quali in realtà stavamo soffocando.
Dimorare nell’aiuto di Dio, come ci insegna San Bernardo, non significa commerciare in certezze. Significa passare attraverso il Lamento e la Minaccia per imparare a vivere con la Grazia a questo nuovo livello di profondità. E permettere così agli altri di trovarla.
Monsignor Erik Varden, monaco dell’Ordine Cistercense dei Trappisti della Stretta Osservanza e vescovo di Trondheim (Norvegia), predicatore degli Esercizi Spirituali Quaresimali per il Papa e la Curia Romana
- Prima meditazione
- Seconda meditazione
- Terza meditazione
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