06 Maggio, 2026

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Agustín Ortega

Analisi

25 Dicembre, 2025

6 min

Il significato di un (altro) Natale possibile e reale

L'evento più bello che trasforma la storia

Il significato di un (altro) Natale possibile e reale

Immaginiamo per un attimo che qualcuno, completamente ignaro di tutto ciò che riguarda il Natale, arrivi nelle nostre città del Nord, ormai ricche. Vedrebbe la frenesia della nostra gente che compra e compra, con il nostro ritmo frenetico di consumi e sprechi. E direbbe: “Ma cos’è questo, perché…?”. E qualcuno proverebbe a rispondere: “È Natale”. “Natale, cosa significa?”, risponderebbero. “Beh, è ​​il periodo in cui celebriamo la nascita di Gesù di Nazareth, il Bambino Gesù, secondo la fede cristiano-cattolica”, cercheremmo di spiegare. E loro, ancora più sorpresi o disorientati, direbbero: “Ma questo Gesù, questo Bambino Gesù, è nato comprando e consumando così, in un mercato o in un centro commerciale, con questo baccanale di cibo, alcol e altre droghe…?”.

Questo dialogo di fantasia, dal tono alquanto umoristico, con cui iniziamo questo pezzo, è chiaramente un commento ironico e critico sul nostro attuale modo di intendere e celebrare il Natale. Il sistema e l’ideologia del consumismo e del capitalismo neoliberista, come in tante altre cose, sono riusciti a pervertire il significato del Natale a tal punto da renderlo quasi irriconoscibile nel suo senso originale e autentico. È qui, soprattutto, che desideriamo concentrarci, per ricordare il cuore della realtà del Natale, l’essenza stessa di questo evento e del suo messaggio.

E il primo (e migliore) luogo per approfondire questo evento è andare a leggere la Bibbia, in particolare il Nuovo Testamento, più precisamente i primi due capitoli dei Vangeli di Matteo (Mt) e Luca (Lc). Per fare questo, è anche molto interessante e importante considerare studi biblici o teologici qualificati e attuali su Gesù. Naturalmente, dovremmo lasciarci guidare dai sentimenti e dalla fede viva della comunità cristiana, nel nostro caso, soprattutto della comunità della Chiesa cattolica, ad esempio dalla bellissima e profonda Lettera Apostolica Admirabile signum del nostro amato Papa Francesco. In questo modo, dovremmo cercare di evitare interpretazioni fondamentaliste, relativiste o individualistiche di Gesù Cristo.

Cominciamo col dire che i cosiddetti Vangeli dell’Infanzia, i primi due capitoli di Matteo e Luca, sono letti nella prospettiva della vita complessiva di Gesù. E, come il resto dei Vangeli, non mirano a fornire una biografia strettamente letteraria o storica della vita di Gesù. La Bibbia non è strettamente un libro di scienza o di storia. Sebbene, come per l’evento di Gesù, abbia una vera base storica, molto affidabile o rigorosamente certa come poche altre fonti o documenti simili di eventi storici, visti dalla prospettiva della scienza storica. Piuttosto, ciò che cerca principalmente di trasmettere è un’esperienza spirituale-teologica della persona e della vita di Gesù, del suo messaggio e della sua opera, o eredità vivente, rilevante per la comunità (la Chiesa) e la storia dell’umanità.

Altrettanto importante è il primo capitolo del Vangelo di Giovanni (Gv), noto come prologo giovanneo (cfr Gv 1,1-14), perché ci offre una visione globale del significato profondo del Natale. Cioè, la verità centrale dell’Incarnazione: Dio stesso, il Dio della vita e salvatore che ci libera completamente, si è incarnato nell’umanità, più specificamente negli aspetti più deboli e fragili dell’umanità; ciò implica una vera trasformazione nella storia.

Dio non è l’essere passivo e immobile, distante o isolato dalla vita e dalla realtà degli esseri umani, come si pensava in certe filosofie o visioni del mondo di quel tempo. Dio, nel bambino Gesù che sta per nascere, è l’Emmanuele, “Dio con noi” (cfr Mt 1,23). Il Dio che si incarna e nasce nel grembo di una donna, doppiamente povera ed esclusa, Maria di Nazareth. Il Dio dell’amore e della misericordia, dei poveri e degli oppressi, in opposizione a ogni potere e all’idolatria della ricchezza – essere ricchi – come canta Maria (cfr Lc 1,46-55). E questo si chiamerà Gesù (cfr Mt 1,21), che significa il Dio che salva e libera dal male, dal peccato dell’egoismo, dalla morte, da ogni schiavitù, da ogni oppressione e ingiustizia. Egli è il Dio della Grazia, del Dono della vita che ci dona la felicità e lo sviluppo integrale dell’essere umano, la realizzazione e la pienezza delle persone che culminano nella vita eterna, nella nuova terra e nei nuovi cieli.

Infatti, la realtà di Dio incarnato nel bambino Gesù, che ci porta salvezza e liberazione integrale nell’amore fraterno, nella giustizia e nella pace, diventa realtà concreta, sociale e storica. Il bambino-Dio nasce in una famiglia povera ed esclusa, in un luogo emarginato e periferico, in una mangiatoia (cfr Lc 2,7). Questa salvezza liberatrice si manifesta così a partire da coloro che sono esclusi da questo amore, giustizia e pace, dai poveri e dagli esclusi. Proprio come lo erano gli stranieri a quel tempo (i Magi, gli astronomi venuti dall’Oriente, conosciuti come re (cfr Mt 2,1-2), e i pastori (cfr Lc 2,8-18)), gruppi sociali disprezzati e umiliati dai potenti, dai ricchi e dal loro sistema socio-culturale.

Questi individui potenti e potenti, come Erode, non accettano questa salvezza liberatrice da ogni egoismo e dagli idoli del potere e dell’avidità, poiché minaccia il loro dominio e i loro privilegi. Per questo, i poteri erodiano perseguitano e cercano di uccidere il povero bambino liberatore e la sua famiglia, causando innumerevoli vittime innocenti per difendere (assicurare) i loro interessi e profitti (cfr Mt 2,16-18). Eppure, nonostante tutto, Dio, nella sua misericordia e fedeltà, continua con il suo piano di salvezza universale da questo luogo dei poveri e degli esclusi, da Nazaret (cfr Mt 2,19-23).

Come ha affermato E. Bloch, un importantissimo filosofo e pensatore del nostro tempo, di origine marxista (sebbene non fondamentalista marxista) e non credente: un evento del genere, con queste caratteristiche, non può essere inventato; le saghe o le tradizioni religiose tendono a esaltare i loro fondatori. Ma il Natale è esattamente l’opposto; è un evento scandaloso e sovversivo agli occhi del potere, un evento che capovolge la civiltà della ricchezza e del capitale, che ci libera dall’egoismo e dall’individualismo e dal potere dominante. Il Natale indica una civiltà della povertà e del lavoro, rendendo possibile che la solidarietà, la giustizia e una vita dignitosa siano la forza motrice e il senso della storia.

Quanto è attuale e bello il Natale! Quanto è trasformativo e liberatorio, perché sovverte il nostro attuale sistema immorale e l’ideologia individualista, consumistica, materialista e capitalista, sostituendola con la civiltà dell’amore fraterno portataci da Gesù Bambino. Possiamo, quindi, essere più profondamente permeati da questo messaggio e dalla realtà viva del Natale, come ci è stato rivelato da Dio in Gesù di Nazareth. In questo senso, viviamo e testimoniamo durante tutto l’anno questo evento natalizio dell’Incarnazione di Dio, impegnandoci ogni giorno della nostra vita per quell’altro mondo possibile, più fraterno e giusto, come Dio in Gesù Cristo desidera. Questa è la felicità e la salvezza liberatrice che il Natale porta, con il povero Gesù Bambino, già crocifisso dal male e dall’ingiustizia.

Come disse un altro testimone contemporaneo, San Charles de Foucauld: “Come si poteva guardare la mangiatoia ed essere ancora ricchi? Non si poteva”. Per questo ha condiviso la sua vita di povertà e solidarietà con i poveri e gli esclusi dell’Africa. Sì, un altro Natale è possibile. La storia ce lo dimostra con testimonianze e santi come questo, come Francesco d’Assisi, il povero che inventò i presepi che allestiamo in questo periodo dell’anno, come San Nicola di Bari (il vero Babbo Natale), e tanti altri che hanno seguito questo povero Bambino Gesù crocifisso. Tutti ci mostrano che attraverso la fede, la speranza e l’amore, attraverso il servizio e l’impegno, è possibile trasformare il mondo nel Natale-Pasqua del Bambino Gesù, che culminerà nella Pasqua piena ed eterna, in quella nuova terra e nuovi cieli, dove ogni lacrima e dolore saranno asciugati, perché Dio in Cristo vince già il male, la morte e l’ingiustizia. E come a Natale canteremo eternamente, insieme agli Angeli: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà» (Lc 2,13-14).

Agustín Ortega

Nacido en Las Palmas de Gran Canaria, España. Agente de Desarrollo Local (ADL), Animación Sociocultural y Habilidades Sociales. trabajador social, experto en Intervención Social Integral y doctor en la rama de Ciencias Sociales (Dpto. de Psicología y Sociología, Formación del profesorado, ULPGC). Ha cursado asimismo los estudios de licenciatura y posgrado-máster en Filosofía (Magister Universitario Cum Laude, IVCH) y Teología (ISTIC), Experto Universitario en Moral (Ética Filosófica y Teológica) y Derecho (UNED), doctor en Humanidades y Teología (Cum Laude, UM). Profesor e investigador en diversas universidades e instituciones académicas latinoamericanas, pontificias, católicas y seminarios mayores diocesanos. Investigador asociado de la Universidad Anáhuac (México). Es miembro de la Sociedad Peruana de Filosofía. Autor de numerosas publicaciones, artículos y libros.