13 Maggio, 2026

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Sant’Andrea Uberto Fournet, 13 maggio

Cofondatore delle Figlie della Croce

Sant’Andrea Uberto Fournet, 13 maggio

“L’uomo cerca certezze. Dio gli offre un piedistallo (la fede) affinché possa elevarsi contro le proprie ragioni.”

Sant’Andrea Uberto Fournet, la cui celebrazione coincide con quella della Madonna di Fatima, nacque nella località francese di Saint-Pierre-de-Maillé il 6 dicembre 1752. Per anni allontanò da sé l’idea di consacrarsi a Dio.

Non avrebbe mai immaginato, né minimamente pensato, che sarebbe diventato santo. Firmava i suoi libri – sfidando temerariamente il proprio futuro, come se avesse la chiave della vita – con questa annotazione: “Andrea, che non sarà mai né religioso né sacerdote”. Forse voleva contraddire il vaticinio di sua madre, la quale assicurava che sarebbe successo il contrario, come poi effettivamente avvenne.

Una giovinezza ribelle

La sua traiettoria infantile e giovanile era quanto di più opposto a una persona di spirito religioso: ribelle, incline alla protesta, fastidiosamente inquieto e per nulla fervente. Quando era in collegio, era così turbolento che il rettore lo punì chiudendolo in una stanza buia, ma lui scappò. A casa lo aspettava una punizione pari alla sua marachella, ma si salvò perché la sua paziente madre intercesse per lui.

Ella faceva tutto il possibile per raddrizzarlo. Lo raccomandava costantemente a Dio nelle sue preghiere e continuava a compiere opere di carità verso i poveri nonostante i rimproveri di questo figlio ribelle, il quale, nonostante le aspre critiche, avrebbe poi ricordato i suoi insegnamenti. Il nettare di questa efficace pedagogia materna era semplice e chiaro: a Dio si offre sempre il meglio, non gli scarti, come lui pretendeva che facesse lei con i poveri che assisteva.

La perdita della fede e il ritorno

In ogni caso, se gli era rimasto un briciolo di fervore, il giovane lo perse del tutto quando iniziò gli studi di filosofia a Poitiers. Allora aprì le braccia alla vita mondana, senza curarsi del senso di infelicità e amarezza che andava scavando nella sua anima.

A un certo punto decise di intraprendere la vita militare senza consultare la sua agiata famiglia. Ancora una volta intervenne sua madre affinché potesse rientrare in casa, poiché gli era stato persino vietato l’accesso. Questa donna coraggiosa, che con fede e costanza pensava di poter incanalare la vita del suo indomito figlio, andò persino nell’esercito, pagò la multa corrispondente e lo liberò dal suo impegno.

Andrea era piuttosto negato per la scrittura, quindi non fu ammesso in nessuno dei lavori a cui si presentò in cerca di impiego. Pensò di dedicarsi all’avvocatura ma, seguendo il consiglio ricevuto, si trasferì a casa di uno zio che era arciprete d’Hains. Lì Dio toccò il suo cuore turbolento. Iniziò gli studi ecclesiastici e coltivò la preghiera e la meditazione.

Dalla vanità alla vera conversione

Per un periodo, dopo l’ordinazione, fu vicario di suo zio. Questi, che aveva fama di santo, lo osservava predicare con parole altisonanti. Un giorno Andrea dimenticò il sermone e il venerabile sacerdote lo avvertì di non cercare di mettersi in mostra davanti agli altri, poiché ciò non era gradito a Dio. Andrea ne fece tesoro, ma doveva ancora recidere altri legami.

Come parroco della sua città natale iniziò a vivere con un certo lusso e comodità. Accoglieva i suoi ospiti con prodigalità, finché un mendicante richiamò la sua attenzione: “Padre Andrea, lei vive più come un ricco che come un povero, come comanda Cristo”. Allora si privò della ricca posateria, distribuì i suoi beni ai bisognosi e adottò per sé lo spirito monastico.

Ciò che restava della sua vita austera lo destinava all’elemosina. I segni della conversione trasparivano dai suoi sermoni, e un giorno il suo sacrestano gli confidò: “Sua Reverenza prima predicava con parole che nessuno capiva. Ora capiamo tutto quello che dice”.

La Rivoluzione e l’esilio

Nel 1782, l’amicizia con padre Riom gli permise di conoscere suo nipote, Pierre Coudrin, futuro fondatore della congregazione dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria. Quest’ultimo, allora seminarista, scelse il santo come confessore.

L’impatto della Rivoluzione francese li separò. Fu una nuova occasione per Fournet di testimoniare la sua fede. Il rifiuto di Andrea di prestare il giuramento preteso dai sacerdoti contro la Chiesa lo rese un fuggitivo. Per cinque anni rimase profugo in Spagna, dove si rifugiò su istanza del suo vescovo. Tuttavia, sentiva di dover stare vicino ai suoi fedeli e tornò a Maillé a metà del 1797.

La gioia del popolo fu immensa nel sapere della presenza del santo, che arrivò improvvisamente eludendo il divieto che pendeva sulla sua persona. Subì nuovamente l’accanimento dei suoi persecutori; dovette nascondersi persino negli armadi, ma non gli mancò mai il sostegno incondizionato dei parrocchiani, che lo salvarono astutamente dalla cattura.

La fondazione e la santità

Con il cambio di scenario politico poté dedicarsi apertamente al ministero pastorale. Predicò e confessò instancabilmente nelle località vicine. Molti seminaristi furono beneficiati dalla sua generosità; li istruiva direttamente o forniva loro buoni formatori fino a trovare per loro un posto adeguato nei seminari.

Nel 1804, insieme a Sant’Elisabetta Bichier des Ages, fondò la comunità delle Figlie della Croce, chiamate da lei Suore di Sant’Andrea, dedite ai malati e alla gioventù. Fu il direttore spirituale della santa fino alla sua morte, avvenuta a La Puye il 13 maggio 1834.

  • Canonizzazione: Pio XI lo beatificò il 16 maggio 1926 e lo canonizzò il 4 giugno 1933.

  • Eredità: Dopo il suo decesso, il vescovo di Poitiers dichiarò: “Il cielo si è appena arricchito di un nuovo membro e la terra ha appena perso un modello di tutte le virtù sacerdotali”.

Exaudi Redazione

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