19 Maggio, 2026

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Addio ad Angelo Gugel, al servizio di tre Papi

È stato il cameriere personale di Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. È morto ieri sera a Roma all'età di 90 anni. Uomo fedele e riservato, era con Papa Giovanni Paolo II il giorno dell'attentato in Piazza San Pietro, il 13 maggio 1981

Addio ad Angelo Gugel, al servizio di tre Papi
Angelo Gugel (a la izquierda en el papamóvil) sostiene a Juan Pablo II en sus brazos, después de que le dispararan en el intento de asesinato del 13 de mayo de 1981 . Vatican Media

Con discrezione e riserbo per mezzo secolo, tra la fine del XX secolo e l’alba del nuovo millennio, ha servito tre Papi come Camerlengo: Angelo Gugel, scomparso questa notte a Roma all’età di novant’anni, circondato dall’amore dei suoi familiari. Dal breve pontificato del veneto Giovanni Paolo I, che lo chiamò tra i suoi collaboratori laici quando era ancora un giovane della sua terra, al lunghissimo pontificato di Giovanni Paolo II, di cui fu testimone silenzioso per quasi ventisette anni, e all’inizio del pontificato di Benedetto XVI, con il quale, ormai settantenne, concluse il suo servizio.

Nato il 27 aprile 1935 a Miane (Treviso), sposato dal 1964 con Maria Luisa Dall’Arche e padre di quattro figli —Raffaella, Flaviana, Guido e Carla Luciana Maria—, Gugel è stato uno degli ultimi ad aver vissuto da vicino —i Camerlenghi sono parte integrante della Famiglia Pontificia— la breve parentesi di Luciani sul soglio del Successore degli Apostoli, rendendo testimonianza nel processo che ne ha permesso la beatificazione; quella ben più lunga con Wojtyła alla guida della Barca di Pietro, al suo fianco anche al momento dell’attentato del 13 maggio 1981; e il primo periodo in cui al Papa polacco è succeduto Ratzinger.

Nato in una famiglia contadina e con due anni di esperienza in seminario, fu reclutato come gendarme in Vaticano nel 1955. Dopo aver contratto la tubercolosi e aver sopportato una lunga convalescenza, fu trasferito al Governatorato, finché Luciani – il suo ex vescovo a Vittorio Veneto, che conosceva sua madre e sua moglie, avendo ordinato sacerdote il fratello di lei, padre Mario Dall’Arche – non lo volle con sé. Inoltre, aveva già prestato servizio come autista di Luciani a Roma durante il Concilio Vaticano II e aveva cenato a casa sua.

Sempre impeccabile nell’abbigliamento, con quell’eleganza sobria che non è ostentazione, Angelo Gugel mantenne la discrezione che il suo delicato ruolo richiedeva anche dopo il pensionamento. Raramente concesse interviste. Nel centenario della nascita di San Giovanni Paolo II, ne condivise alcuni ricordi con il numero speciale curato da L’Osservatore Romano per celebrare l’anniversario. «Mi tremavano le gambe quando fui convocato nell’Appartamento dopo la morte di Giovanni Paolo I», scrisse in quell’occasione, descrivendo la chiamata al Palazzo Apostolico del Papa «venuto da lontano». «Ma il clima di fiducia instaurato dal Santo Padre» e «anche da Monsignor Stanisław e dalle suore, mi fece sentire “a casa”», scrisse, riferendosi al segretario particolare di Wojtyła, ora Cardinale Dziwisz, e alle suore polacche che lo assistevano.

Nel raccontare i 27 anni trascorsi con Giovanni Paolo II, ricchi di attività, incontri e viaggi, ha ricordato viaggi internazionali nei cinque continenti, ma anche momenti più intimi, come i pochi giorni di vacanza in Cadore o in Valle d’Aosta, durante i quali persino Gugel rinunciava al suo solito abito scuro e alla cravatta per indossare maglioni e pantaloni da trekking. “Mantenere la discrezione sul mio lavoro, anche in famiglia, era normale. Quando uscivamo privatamente con il Santo Padre, i miei parenti lo scoprivano dai giornali”, ha aggiunto. E ha continuato a ricordare ogni momento dell’attentato del 13 maggio 1981: dal foro di proiettile, al Papa steso a terra all’ingresso del palazzo dei Servizi Sanitari Vaticani, alla lunga corsa al Policlinico Gemelli.

In un’intervista del 2018 al Corriere della Sera, Gugel raccontò due aneddoti: “Due giorni dopo l’elezione, il Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato, Giuseppe Caprio, telefonò al Governatorato alle 11:30 dicendo: ‘Signor Gugel, si presenti nell’appartamento privato del Papa così come è vestito’. Salii all’ultimo piano del Palazzo Apostolico. Mi tremavano le gambe. C’erano solo prelati polacchi; ero l’unico a parlare italiano”. Un’abilità utile per aiutare il nuovo Papa a pronunciare correttamente i suoi primi discorsi. “Rimasi sbalordito quando, la mattina del 22 ottobre 1978, prima di recarmi in Piazza San Pietro per la solenne inaugurazione del suo pontificato, il Santo Padre mi chiamò nel suo studio e mi lesse l’omelia che avrebbe pronunciato di lì a poco: ‘Non abbiate paura! Aprite, anzi …

Nella stessa intervista, ha ricordato quando sua moglie, Maria Luisa, aspettava la loro quarta figlia, che avrebbero chiamato Carla Luciana Maria in onore di Papa Luciani e Papa Giovanni Paolo II. Durante la gravidanza, raccontò, “insorsero gravissimi problemi all’utero. I ginecologi del Policlinico Gemelli – Bompiani, Forleo e Villani – esclusero la possibilità che la gravidanza continuasse. Un giorno, Giovanni Paolo II mi disse: ‘Oggi ho celebrato la Messa per sua moglie’. Il 9 aprile, Maria Luisa fu portata in sala operatoria per un taglio cesareo. Uscendo, il dottor Villani osservò: ‘Qualcuno deve aver pregato molto’. Sul certificato di nascita, scrisse ‘7:15’, l’esatto momento in cui il Papa celebrava la Messa mattutina nel Sanctus. A colazione, suor Tobiana Sobotka, superiora delle suore in servizio presso il Palazzo Apostolico, informò il Papa che era nata Carla Luciana Maria. ‘Deo gratias’, esclamò Wojtyła. E il 27 aprile, volle essere lui a battezzarla nella cappella privata”.

L’Osservatore Romano

Exaudi Redazione

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