30 Aprile, 2026

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Urgente: coltivare il silenzio

Recuperare il valore del silenzio è più di un lusso: è una necessità per la salute, la convivenza e la vita interiore

Urgente: coltivare il silenzio

Pensiamo tutti che le nostre città siano molto rumorose, eppure non sembra che facciamo molto per ridurlo. La complessità sociale e lo sviluppo rendono il rumore inevitabile: traffico intenso, sirene, motori, clacson, abbai, grida e musica inquinano le nostre orecchie. Cosa possiamo fare per limitare il rumore?

C’è molto da dire sull’educazione personale, sulla cura dell’ambiente e sul rispetto degli altri. Se si parla troppo forte in casa, l’udito si sviluppa; se non si indossano protezioni acustiche in un’officina o in un cantiere, l’udito si danneggia. Abituarsi ad ascoltare televisione, radio o musica ad alto volume danneggia l’udito, incluso quello dei vicini. L’inquinamento acustico porta ad alzare sempre di più la voce, come accade in un bar o in un centro sportivo. Una discoteca è forse il luogo più dannoso per l’udito, la mente e l’equilibrio personale.

Educazione e rispetto per gli altri

Il rispetto per gli altri dovrebbe essere la priorità assoluta, perché non viviamo soli in un quartiere, in una zona residenziale, al lavoro o in una casa. I suoni che non disturbano una persona insensibile e insensibile disturbano gli altri, in famiglia, al lavoro o in una riunione. Spesso, alzare la voce è segno di voler imporre una discussione. Eppure, decibel più alti non equivalgono a maggiore ragionevolezza; anzi, il contrario.

È fondamentale educare all’udito, sia a casa che a scuola, e ancora più importante, educare fin dall’infanzia. Ancor di più nell’adolescenza, dobbiamo continuare a insegnare il rispetto per gli altri. Vivere bene significa vivere bene e rendere la vita più facile agli altri: chi cammina rumorosamente, grida forte o maneggia mobili e porte è insensibile al dolore altrui. Sì, al dolore perché l’udito soffre.

Il rumore è una distorsione di suoni disarmonici che attacca l’orecchio e anche i nervi. Pertanto, è necessario attutire i suoni forti e proteggersi da quelli aggressivi. Il suono, d’altra parte, ha una certa armonia di timbro, tono e volume, che produce piacere, come accade in una conversazione amichevole, in una riunione di famiglia o nell’ascolto di una sinfonia classica. Non siamo fatti per il rumore, ma per l’armonia.

Il silenzio nasce dall’interno e facilita il pensiero, l’equilibrio e la serenità, che si traducono in lavoro. Ecco perché così tante organizzazioni continuano a promuovere la riflessione, la calma, la meditazione e l’apertura all’ignoto.

Silenzio interiore

La Bibbia sottolinea il silenzio come necessario per trovare Dio e se stessi, e per scoprire il prossimo. Ad esempio, il profeta Isaia dice: “Nel silenzio e nella speranza è la vostra speranza” (Is 30,15). Cioè, nel silenzio e nella speranza risiede la vostra coerenza come persone che camminano nell’eccellenza.

C’è un silenzio vuoto, sfavorevole alla persona, e un silenzio pieno di coraggio che coinvolge l’orecchio e i sensi esterni, e soprattutto le facoltà interiori come la memoria, la comprensione e la volontà. Contemplare un paesaggio innevato favorisce la tranquillità; i suoni di una foresta non disturbano; il canto degli uccelli può essere una delizia per l’orecchio.

Visitare i musei può anche favorire la ricchezza interiore, a patto che le voci degli insensibili non aumentino e che le guardie impongano il silenzio. Senza di esso, non si può contemplare un’opera d’arte, o si corre solo a fotografarla senza catturarne un’impressione profonda. Leggere in silenzio è uno dei piaceri semplici più apprezzati; assistere a un concerto di musica classica sembra un rito, dall’ingresso, dai tappeti, dalle pareti imbottite, dalle conversazioni sussurrate… finché le luci non si spengono e il direttore d’orchestra impone il silenzio assoluto dopo aver richiamato l’attenzione dei direttori d’orchestra. E non c’è niente di più spiacevole dei colpi di tosse nervosi o di un cellulare che squilla inopportuno da parte di una persona insensibile.

Meditazione cristiana

La meditazione cristiana fa emergere il meglio di una persona nel momento migliore della giornata, quando entriamo nel silenzio della chiesa per pregare o adorare Gesù Cristo presente nell’Eucaristia. Tuttavia, non è facile intraprendere percorsi di preghiera senza cercare qualche minuto di silenzio esteriore e interiore per centrare la mente e il cuore, cercando il dialogo con Dio.

E comincia con l’ascolto, che inizia con gli occhi e le orecchie, aiutato da un atto della presenza di Dio, o aprendo il Vangelo per porsi come figura tra l’uditorio. L’Apocalisse dice: “Quando il settimo sigillo fu aperto, si fece silenzio nel cielo per circa mezz’ora” (Ap 8,1).

Così lo esprimeva un santo del nostro tempo: «La vita di preghiera deve basarsi anche su alcuni momenti della giornata, dedicati esclusivamente al rapporto con Dio; momenti di conversazione senza rumore di parole, accanto al Tabernacolo quando è possibile, per ringraziare il Signore di averci atteso – così! – per venti secoli. L’orazione mentale è quel dialogo con Dio, cuore a cuore, a cui partecipa tutta l’anima: intelligenza e immaginazione, memoria e volontà. Una meditazione che contribuisce a dare valore soprannaturale alla nostra povera vita umana, alla nostra vita ordinaria di ogni giorno» [i].

Quando si ha un’idea distorta della religione, e del cristianesimo in particolare, si può pensare che la preghiera sia un parlare a se stessi, non a Dio, come pensava Kant, Feuerbach come specchio dei propri sentimenti, o Freud, come se fosse una sublimazione del subconscio. Queste posizioni agnostiche o atee non credono che Dio sia reale o che la preghiera porti a migliori relazioni con gli altri. Al contrario, la preghiera rappresenta la massima affermazione della grandezza della persona umana, capace di parlare a Dio.

Il Catechismo sottolinea il silenzio come realtà di dialogo con Dio e con il mistero della vita umana: «La contemplazione è silenzio, questo “simbolo del mondo a venire” o “amore silenzioso”. Le parole nella preghiera contemplativa non sono discorsi, ma tralci che alimentano il fuoco dell’amore. In questo silenzio, insopportabile per l’uomo “esterno”, il Padre ci fa conoscere il suo Verbo incarnato, sofferente, morto e risorto, e lo Spirito filiale ci rende partecipi della preghiera di Gesù” [ii].

Con fede e arte, San Giovanni della Croce parlava della solitudine sonora come di un dono per chi coltiva il silenzio creativo, in contrapposizione a chi è ubriaco di rumore:

“Miei amati, le montagne,
le solitarie valli boscose,
le strane isole,
i fiumi sonori,
il fischio delle arie amorevoli,

la notte calma
in coppia con il sorgere dell’alba,
la musica sommessa,
la solitudine sonora,
la cena che ricrea e incanta» [iii].

***

[i] San Josemaría, È Gesù che passa, Rialp, n. 119

[ii] Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2717

[iii] San Giovanni della Croce, Cantico. http://www.los-poetas.com/f/cruz1.htm#C%C3%81NTICO

Jesús Ortiz López

Jesús Ortiz López es sacerdote que ejerce su labor pastoral en Madrid. Doctor en Pedagogía, por la Universidad de Navarra, y también Doctor en Derecho Canónico. Durante varios años ha ejercido la docencia en esa misma Universidad, como Profesor del actual Instituto Superior de Ciencias Religiosas. Ha dirigido cursos de pedagogía religiosa para profesores de religión. Es autor de varias obras de sobre aspectos fundamentales de teología y catequética, tales como: Creo pero no practico; Conocer a Dios; Preguntas comprometidas; Tres pilares de la vida cristiana.