Cos’è lo sharenting?
Lo sharenting è la pratica di condividere foto, video o informazioni sui bambini sui social media. Il termine deriva dalla combinazione delle parole inglesi “share” (condividere ) e “parenting” (genitorialità ).
Sebbene spesso compiuta con amore e innocenza, questa pratica può comportare seri rischi per la privacy e la sicurezza dei bambini. Recentemente, la Polizia Nazionale spagnola ha espresso preoccupazione rivelando che gran parte del materiale sequestrato ai pedofili proviene da immagini quotidiane che le famiglie stesse pubblicano online.
Il 72 % del materiale rinvenuto sui dispositivi degli abusatori è costituito da foto e video caricati da genitori o familiari. Inoltre, l’89% dei genitori pubblica immagini dei propri figli minorenni sui social media almeno una volta al mese, aggravando ulteriormente il problema.
Non conta solo ciò che vedono i bambini, ma anche ciò che internet vede di loro.
In occasione del lancio di una recente campagna di sensibilizzazione, Claudia Caso, direttrice della Fondazione SOL, ha avvertito: “Ciò che i bambini vedono su internet dovrebbe destare la stessa preoccupazione di ciò che internet vede su di loro”.
Questo avvertimento mette in luce un problema che, secondo la polizia, molte famiglie trascurano: quando pubblicano contenuti sui social media, perdono il controllo su dove, come e da chi possono essere utilizzati. Foto di una festa di compleanno, di una divisa scolastica o di una gita in famiglia possono finire su forum illegali o essere utilizzate per localizzare fisicamente il bambino.
L’impronta digitale: un pericolo che può durare tutta la vita
Lo sharenting non è un problema nuovo. Un report di BBC Mundo del 2018 lo aveva già evidenziato come una tendenza in crescita e, al tempo stesso, un argomento che divide le opinioni. Secondo l’autorità britannica per le telecomunicazioni (Ofcom), sebbene l’80% dei genitori limiti la visibilità di questi post, ogni foto e video crea un’impronta digitale che accompagnerà il bambino per tutta la vita.
L’organizzazione britannica NSPCC riassume la questione in questo modo: “Ogni volta che viene pubblicata una foto o un video, si crea un’impronta digitale del bambino che può seguirlo fino all’età adulta”.
Il rischio non è solo morale o legato alla privacy. La banca Barclays ha stimato che, entro il 2030 , lo sharenting potrebbe essere responsabile di due terzi dei casi di furto d’identità , con un impatto economico di quasi 870 milioni di dollari.
Tipi di genitori che praticano lo sharenting
Gli specialisti individuano tre profili comuni:
- I più orgogliosi : condividono ogni traguardo e ogni momento del bambino, fin dalla nascita.
- I protettori : pubblicano con moderazione e tutelano la privacy.
- Chi è irritato , sopraffatto dalla sovraesposizione, eviti di mostrare foto dirette.
Indipendentemente dal loro profilo, tutti i genitori sono esposti a rischi se non adottano misure di protezione.
Come condividere in sicurezza le foto dei propri figli sui social media
La polizia e le organizzazioni per la protezione dell’infanzia raccomandano:
- Evitate di pubblicare informazioni identificative : nome completo, uniforme scolastica, indirizzi o targhe dei veicoli.
- Disabilita la geolocalizzazione dei post.
- Configura le impostazioni sulla privacy (utilizza sempre profili chiusi) e controlla chi può visualizzare i contenuti.
- Chiedi il consenso a familiari e amici prima di caricare foto di minori.
- Pensaci bene prima di pubblicare : se l’immagine potrebbe mettere in imbarazzo il bambino in futuro, è meglio non caricarla.
Come recita un motto della polizia: “L’immagine migliore di un minore è quella che non viene diffusa”.
Conclusione
Condividere la vita dei nostri figli sui social media non è illegale, ma comporta una grande responsabilità. Il mondo digitale non dimentica mai e le conseguenze di un post possono emergere anni dopo. La chiave è proteggerli oggi per evitare rimpianti domani.
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