12 Settembre, 2026

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Settanta volte sette: Commento di Padre Jorge Miró

Domenica 17 settembre 2026

Settanta volte sette: Commento di Padre Jorge Miró

Padre Jorge Miró condivide con i lettori di Exaudi il suo commento al  Vangelo di domenica 13 settembre 2026,  intitolato “Settanta volte sette”.

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La Parola di oggi  ci parla di perdono , specialmente all’interno della comunità cristiana: deve essere illimitato:  Signore,  se mio fratello pecca contro di me, quante volte dovrò perdonarlo? Fino a sette volte? Gesù risponde: Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settantasette volte.

Se è vero che  hai sperimentato la misericordia del Padre in mezzo a te , non potrai andare in giro a calcolare i limiti del perdono e dell’accoglienza del tuo fratello.

Sperimentando il perdono gratuito di Dio,  comincerai a perdonare gli altri di cuore, perché sarai in grado di vederli come li vede Dio : Dio ama anche il tuo fratello peccatore e non lo rigetta per i suoi peccati, così come non rigetta te per i tuoi.

Perché  questa è l’esperienza di chi vive di fede . Come abbiamo cantato nel Salmo:  Il Signore è misericordioso e compassionevole, lento all’ira e ricco di amore… Perdona tutte le tue colpe e guarisce tutte le tue malattie… Ti riempie di grazia e di tenerezza.

Perdonare  non significa  minimizzare un peccato commesso contro di noi o “nasconderlo”.

Perdonare   significa  riconoscere di essere stato offeso, ma  scegliere di affidare questa offesa a Dio affinché sia ​​Lui a giudicarla, e chiedere  , per me e per mio fratello, un cuore nuovo. Scegliere di rinunciare al mio diritto di serbare rancore nei confronti dell’altra persona.

Il perdono   non  è una negazione  del male, ma  una  partecipazione  (non una mera imitazione)  all’amore salvifico e trasformatore di Dio  che riconcilia e guarisce.

Il perdono   non significa sottomettersi  a una situazione di pericolo o ingiustizia. Non è incompatibile con il  diritto  di difendersi o con il  dovere  di proteggere gli innocenti.

Solo lo Spirito Santo può farci provare gli stessi sentimenti che provò Cristo Gesù . In questo modo, diventa possibile l’unità del perdono, «perdonandovi gli uni gli altri come anche Dio ci ha perdonati in Cristo» (cfr.  Ef  4,32).

Non è in nostro potere non sentire più l’offesa e dimenticarla; ma  il cuore che si offre allo Spirito Santo trasforma la  ferita  in  compassione  e purifica la memoria trasformando l’  offesa  in  intercessione  (cfr.  Catechismo  2842s).

Dobbiamo imparare a vedere il perdono , una medicina potente contro il male che guarisce le nostre ferite interiori,  come qualcosa che fa parte di un processo,  di un cammino… Soprattutto, dobbiamo invocare il perdono del Signore; continuare a chiedere – magari per tutta la vita – che il Signore espanda lo spazio dell’amore dentro di noi proprio là dove siamo stati feriti, che ci aiuti a riconciliarci con noi stessi e con quella parte della nostra storia segnata dalla sofferenza, che trasformi lentamente il risentimento in misericordia e compassione.

È un cammino lungo, un processo che richiede molta pazienza, un lavoro che dobbiamo fare con noi stessi, sia personalmente sia attraverso altri percorsi di accompagnamento e riconciliazione interiore. E non dobbiamo scoraggiarci:  il perdono si compie a piccoli passi . La riconciliazione con la storia è graduale e, soprattutto,  non dobbiamo pensare che perdonare significhi sempre e in ogni caso tornare alla situazione precedente o avere un rapporto completo con chi ci ha ferito,  specialmente quando l’atto è stato anche segnato dalla violenza. Possiamo rimanere aperti alla persona, rifiutare ogni forma di odio o vendetta, sforzarci di riparare il rapporto il più possibile e magari pregare per lei. (cfr. Leone XIV, Barcellona 2026).

Vieni, Spirito Santo!  (cfr. Lc  11, 13).

Jorge Miró

Sacerdote de la archidiócesis de Valencia y profesor en la Facultad de Ciencias Jurídicas, Económicas y Sociales de la Universidad Católica de Valencia