27 Aprile, 2026

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Salvare il conservatorismo dalle “uscite” del Presidente Trump

Parla Marco Invernizzi, reggente di Alleanza Cattolica

Salvare il conservatorismo dalle “uscite” del Presidente Trump
Wlodzimierz Redzioch

In questi giorni si è svolto a Roma un convegno sul conservatorismo organizzato da Alleanza Cattolica. Nella prestigiosa sede della biblioteca del Senato italiano si discuteva sul tema: “Tra populismi, nuovi nazionalismi e contro-rivoluzione”. Hanno partecipato, tra gli altri il reggente di Alleanza Cattolica Marco Invernizzi, Giovanni Orsina, politologo e storico, Gudrun Kugler, parlamentare austriaca e portavoce parlamentare per i Diritti Umani e lo Sviluppo Internazionale, Nicola Procaccini, co-presidente del gruppo ECR del Parlamento Europeo.

Sul convegno hanno pesato i recenti attacchi del Presidente Trump a Papa Leone XIV che hanno provocato sgomento nel mondo cattolico e conservatore. Le inopportune “uscite” di Trump vengono percepite come una specie di “autogol” che peserà in futuro. Ne ho parlato con il reggente di Alleanza Cattolica, Marco Invernizzi.

– Perché dobbiamo preoccuparci di questo breve intervento del Presidente Trump?

– Perché Il Presidente americano è riuscito con questo suo breve intervento a creare un disagio universale destinato a rimanere nel tempo; uno di quei pochi episodi che non si dimenticheranno facilmente e rimarranno nella storia, anche nella nostra società fluida e superficiale.

La gravità risiede nel fatto che ha attaccato Leone XIV non per dissentire da un aspetto della diplomazia pontificia o soltanto per una presa di posizione del Pontefice sgradita. Attaccando Leone XIV ha sbagliato bersaglio, perché i Papi chiedono la pace per definizione, e in più Trump lo ha fatto “male”, lasciando cioè trasparire un rancore indegno di un Capo di Stato, ma anche di un uomo ragionevole.

– Si può chiudere facilmente questo “incidente”?

– Purtroppo, è una faccenda di quelle che, purtroppo, non si possono chiudere facilmente e velocemente. Il mondo anti-occidentale si è avventato come un toro assetato di sangue contro gli Stati Uniti guidati da un Presidente “conservatore”: fa una certa impressione leggere i titoli dei giornaloni laicisti italiani in difesa del Papa “aggredito” e “oltraggiato” da parte di un Presidente americano. Ma fa ancora più impressione valutare le conseguenze politiche di un gesto sconsiderato: oggi il mondo appare diviso fra le peggiori dittature, comuniste o islamiste, comunque fondamentaliste, che sembrano stare accanto al Papa, e dall’altra parte l’unica democrazia fra le superpotenze, che è in rotta di collisione con il capo della Chiesa universale, vescovo di Roma e Patriarca d’Occidente.

– Donald Trump non è soltanto il Presidente Usa, ma è a capo di MAGA, cioè il movimento nazionalista che usa lo slogan America first…

– Questo fatto ha fatto sì che è cambiato il volto del Partito repubblicano americano e in qualche modo del movimento conservatore in tutto il mondo. Il conservatorismo dell’epoca del Presidente Reagan, quello di Russell Kirk (1918-1994) per intenderci, sembra ridotto a occupare posizioni marginali nel conservatorismo americano. Gli effetti dei cambiamenti del conservatorismo americano in chiave MAGA sul conservatorismo mondiale sembrano essere micidiali per la sua sopravvivenza.

Trump non è cattolico e non si può forse pretendere da lui ragionamenti troppo sofisticati che riguardino la teologia della Chiesa. Tuttavia, è una figura decisamente centrale per il conservatorismo mondiale, anche se probabilmente non si ritiene tale e certamente non è un conservatore nel senso classico del termine.

– Allora per chi si ritiene conservatore e vuole agire come tale, i tempi sono diventati difficili?

– Purtroppo, sì. Confesso che mi preoccupano soprattutto le conseguenze culturali, di medio e lungo termine, di quanto accaduto con le dichiarazioni del Presidente Trump. Voglio ricordare in questa situazione ragionevoli le parole del presidente del consiglio italiano Giorgia Meloni che sottolineava che bisogna rimanere “testardamente occidentali”; queste parole servivano a non rovinare l’alleanza fra Italia e Usa, nonostante la difficoltà del momento, anche se non sono apparse sufficienti a impedire una critica di Trump anche a lei e al governo italiano.

– Trump ci ha abituato ad agire in modo impulsivo, raddrizzando dopo il tiro…

– Bisogna aspettare che l’emotività si riduca e, così, a mente fredda, affrontare alcuni dei nodi esposti dal presidente americano, che ha utilizzato uno stile violento e irragionevole, veramente inaccettabile, nodi che tuttavia rimangono ben visibili.

– Il nodo dell’Iran e la sua aspirazione ad avere la bomba atomica?

– Appunto. La bomba atomica nelle mani di un regime che sostiene il terrorismo come la Repubblica islamica, ad esempio, è un problema per tutto il mondo. Il desiderio di libertà del popolo iraniano va sostenuto in ogni modo, anche se il Presidente Trump dovrebbe accordarsi con se stesso, quando incita gli iraniani a ribellarsi e poi minaccia di fare scomparire una civiltà millenaria, che è stata la vittima principale del regime fondamentalista inaugurato a Teheran 47 anni fa. La sicurezza di Israele è un tema altrettanto importante quanto la libertà e la sopravvivenza del popolo palestinese. E infine la guerra, soprattutto oggi, va scongiurata in ogni modo per i motivi che la Chiesa ricorda almeno dall’enciclica Pacem in Terris (1963) di san Giovanni XXIII, ma non si può negare, a chi possiede la forza, il diritto e il dovere di perseguire una “pace giusta”. Per esempio, non si può impedire a uno Stato, come quello ucraino, di difendersi.

– E allora? 

Mala tempora currunt. Le esternazioni del Presidente Usa sono il segno di quanto la rivoluzione antropologica abbia intaccato le relazioni fra gli uomini, anche quelle diplomatiche, che pur dovrebbero essere più garantite. Il mondo, anche il mondo occidentale nel quale viviamo, vive una profonda crisi, antropologica anzitutto. Ritrovare i valori di sempre, legati al diritto naturale, incarnarli nella vita delle persone e poi delle nazioni, può essere la via della rinascita sociale.

Il conservatorismo non è l’ideologia di un momento, neppure di una persona, per quanto potente ella sia. Il conservatorismo del futuro potrà sopravvivere ai capricci e agli errori degli uomini solo se saprà guardare all’eterno e lì trovare il senso della sua proposta.

Wlodzimierz Redzioch

Wlodzimierz Redzioch è nato a Czestochowa (Polonia), si è laureato in Ingegneria nel Politecnico. Dopo aver continuato gli studi nell’Università di Varsavia, presso l’Istituto degli Studi africani, nel 1980 ha lavorato presso il Centro per i pellegrini polacchi a Roma. Dal 1981 al 2012 ha lavorato presso L’Osservatore romano. Dal 1995 collabora con il settimanale cattolico polacco Niedziela come corrispondente dal Vaticano e dall’Italia. Per la sua attività di vaticanista il 23 settembre 2000 ha ricevuto in Polonia il premio cattolico per il giornalismo «Mater Verbi»; mentre il 14 luglio 2006 Sua Santità Benedetto XVI gli ha conferito il titolo di commendatore dell’Ordine di San Silvestro papa. Autore prolifico, ha scritto diversi volumi sul Vaticano e guide ai due principali santuari mariani: Lourdes e Fatima. Promotore in Polonia del pellegrinaggio a Santiago de Compostela. In occasione della canonizzazione di Giovanni Paolo II ha pubblicato il libro “Accanto a Giovanni Paolo II. Gli amici e i collaboratori raccontano” (Edizioni Ares, Milano 2014), con 22 interviste, compresa la testimonianza d’eccezione di Papa emerito Benedetto XVI. Nel 2024, per commemorare il 40mo anniversario dell’assassinio di don Jerzy Popiełuszko, ha pubblicato la sua biografia “Jerzy Popiełuszko. Martire del comunismo” (Edizioni Ares Milano 2024).