07 Settembre, 2026

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Wlodzimierz Redzioch

07 Settembre, 2026

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“Saccheggiati dai tedeschi. Mai restituiti”

Una mostra nel Parlamento Europeo ricorda il saccheggio delle opere d'arte rubate in Polonia durante la guerra

“Saccheggiati dai tedeschi. Mai restituiti”

Il 1° settembre è per i polacchi una data funesta. Quel giorno del 1939 le truppe tedesche invasero la Polonia: cominciò la seconda guerra mondiale e l’occupazione del Paese che durò cinque terribili anni. In seguito dell’occupazione tedesca, la Polonia perse quasi 6 milioni di cittadini, di cui il più della metà ebrei polacchi. I tedeschi devastarono la Polonia economicamente, distrussero le infrastrutture industriali, energetiche, dei trasporti e dei servizi, saccheggiarono attrezzature delle fabbriche e officine, confiscarono prodotti agricoli e bestiame, rubarono depositi bancari e risparmi di milioni di persone. Ma non bisogna dimenticare le perdite dei beni culturali: i tedeschi portarono in Germania più di mezzo milione di opere d’arte rubati dai musei, dalle chiese e dalle case private. La Germania non ha mai pagato riparazioni né risarcimenti di guerra, ma non ha nemmeno restituito i beni, i depositi bancari, e tutte le opere d’arte rubate. Inoltre, la normativa tedesca sulla prescrizione impedisce di ottenere giudizialmente la restituzione delle opere d’arte trafugate durante la guerra, consentendo che esse rimangano in possesso di soggetti tedeschi e continuino ad essere oggetto di commercio o a generare profitti attraverso la loro esposizione e fruizione. E proprio per ricordare questo gigantesco furto dei beni artistici e culturali perpetrato dai tedeschi negli anni della seconda guerra mondiale, il 1° settembre al Parlamento europeo di Bruxelles è stata inaugurata una mostra dal titolo significativo: “Saccheggiati dai tedeschi. Mai restituiti”.

Ovviamente la data non è casuale: segna 87° anniversario dell’aggressione tedesca contro la Polonia.

Nella mostra sono state presentate fotografie di dipinti, sculture, manoscritti, libri e cimeli depredati. Sono esempi di queste 517.000 opere d’arte e altri oggetti portati via dalla Polonia. Sono trascorsi ottantasette anni dall’inizio di questo grande furto ma la refurtiva non è stata restituita.

Come ha spiegato l’on. Arkadiusz Mularczyk, ideatore ed organizzatore della mostra, nel cuore del Parlamento europeo, si voleva ricordare la verità sull’occupazione tedesca della Polonia e sul saccheggio del patrimonio polacco da parte della Germania. “Noi ricordiamo. Chiamiamo le cose con il loro nome. Chiediamo la restituzione dei beni rubati e giustizia” – ha detto Mularczyk.

Questa mostra ha ricordato ai politici e all’opinione pubblica europea che la questione della restituzione delle opere d’arte rubate in Polonia rimane irrisolta e che la lotta per la giustizia storica deve continuare.

Wlodzimierz Redzioch

Wlodzimierz Redzioch è nato a Czestochowa (Polonia), si è laureato in Ingegneria nel Politecnico. Dopo aver continuato gli studi nell’Università di Varsavia, presso l’Istituto degli Studi africani, nel 1980 ha lavorato presso il Centro per i pellegrini polacchi a Roma. Dal 1981 al 2012 ha lavorato presso L’Osservatore romano. Dal 1995 collabora con il settimanale cattolico polacco Niedziela come corrispondente dal Vaticano e dall’Italia. Per la sua attività di vaticanista il 23 settembre 2000 ha ricevuto in Polonia il premio cattolico per il giornalismo «Mater Verbi»; mentre il 14 luglio 2006 Sua Santità Benedetto XVI gli ha conferito il titolo di commendatore dell’Ordine di San Silvestro papa. Autore prolifico, ha scritto diversi volumi sul Vaticano e guide ai due principali santuari mariani: Lourdes e Fatima. Promotore in Polonia del pellegrinaggio a Santiago de Compostela. In occasione della canonizzazione di Giovanni Paolo II ha pubblicato il libro “Accanto a Giovanni Paolo II. Gli amici e i collaboratori raccontano” (Edizioni Ares, Milano 2014), con 22 interviste, compresa la testimonianza d’eccezione di Papa emerito Benedetto XVI. Nel 2024, per commemorare il 40mo anniversario dell’assassinio di don Jerzy Popiełuszko, ha pubblicato la sua biografia “Jerzy Popiełuszko. Martire del comunismo” (Edizioni Ares Milano 2024).