Riflessione del Vescovo Enrique Díaz: Se moriamo con Cristo, risorgeremo con Lui
2 novembre, Commemorazione di tutti i fedeli defunti
Monsignor Enrique Díaz Díaz condivide con i lettori di Exaudi la sua riflessione sul Vangelo di questa domenica, 2 novembre 2025, dal titolo: “Se moriamo con Cristo, risorgeremo con Lui”.
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Isaia 25:6, 7-9: “Il Signore eliminerà per sempre la morte”
Salmo 129: “Signore, ascolta la mia preghiera”
1 Tessalonicesi 4:13-14, 17-18: “Saremo per sempre con il Signore”
Giovanni 6:51-58: “Se uno mangia questo pane vivrà in eterno e io lo risusciterò nell’ultimo giorno”.
La morte di un cristiano non è un momento al termine del cammino terreno, un evento separato dal resto della sua vita. La vita terrena è una preparazione alla vita celeste. Alcuni autori hanno paragonato la vita terrena alla vita di un bambino nel grembo materno: un periodo di formazione, preparazione, lotte e decisioni per la vita a venire. Nella morte, la persona si troverà faccia a faccia con ciò che costituisce l’oggetto di tutte le sue aspirazioni più profonde; si troverà faccia a faccia con Cristo per prendere la decisione finale, frutto di tutte le decisioni parziali prese su questa terra.
Le innumerevoli domande e commenti che sorgono in questo giorno indicano la serietà di questa celebrazione e la sua importanza nel calendario cristiano. Nel corso della storia, la morte ha stimolato riflessioni e interrogativi sulle sue cause e sul suo significato. Perché la morte? Cosa c’è oltre? È possibile una relazione con coloro che ci hanno preceduto? Isaia ci presenta lo straordinario banchetto di gioia e prelibatezze che il Signore offre, distruggendo il velo di lutto e morte che incombe sulle nazioni. La visione del profeta chiarisce la ragione di tale gioia: l’eliminazione da parte di Dio di ogni sofferenza, soprattutto della più grande di tutte, che è la morte. Sebbene il profeta intendesse descrivere l’ascesa del popolo d’Israele dalla povertà più nera, il testo ci porta molto oltre, a comprendere il trionfo di Cristo sulla morte e la partecipazione dei suoi discepoli alla sua risurrezione.
Nella sua lettera ai Tessalonicesi, San Paolo ci offre alcune indicazioni che possono aiutarci a vivere questi eventi con più serenità. La prima cosa che ci dice è che non possiamo vivere nella tristezza come i pagani che non hanno speranza. La morte è il passo che ci conduce all’incontro definitivo con Gesù risorto, perché “se crediamo che Gesù è morto ed è risorto, crediamo anche che Dio radunerà con lui, in Gesù, quelli che si sono addormentati, e così saremo sempre con il Signore”. Consideriamo, quindi, la nostra morte e la morte dei nostri cari come un passo verso l’incontro con Dio. L’assenza dei nostri cari ci addolorerà certamente, ma saremo confortati dalla speranza di sapere che un giorno anche noi saremo con loro. Cosa c’è oltre? Gesù parla spesso ai suoi discepoli di una vita piena con il Padre e che andrà a preparare un posto per noi, ma non ci fornisce ulteriori dettagli. San Paolo usa il simbolo del seme per indicare che chi muore è come
un seme che certamente muore e si decompone, ma che poi ha una vita diversa e più piena.
Abbiamo poche informazioni su come sia la vita dopo la morte, ma ciò che abbiamo incoraggia la nostra speranza, perché Gesù stesso ci invita a prepararci a partecipare a quella nuova vita: “Egli è il pane della vita eterna”. Il nostro atteggiamento, quindi, sarà di speranza e vigilanza. Nessuno conosce il giorno o l’ora della propria morte, ma se la aspettiamo con serenità e fede, potremmo trovarci ad agire rettamente davanti al Padre. Esiste una comunicazione con l’aldilà? Crediamo nella comunione dei santi, ed è per questo che offriamo le nostre preghiere e affermiamo che esiste una comunicazione, ma è molto diversa dallo stile di comunicazione e manipolazione che i ciarlatani usano continuamente, approfittando degli incauti. Certo, possiamo pregare per i nostri cari defunti. Non sono lontani da noi; tutti coloro che sono morti nell’abbraccio di Dio appartengono alla comunità dell’umanità e alla comunità della Chiesa. Ecco perché le nostre preghiere e le nostre offerte per i fedeli defunti sono così importanti.
Per noi, morire deve significare anche morire al male. Siamo chiamati ogni giorno a rendere la morte al peccato una parte più reale di noi stessi. Rimandiamo continuamente le cose a domani, da cui ci aspettiamo sempre “di più”: più amore, più felicità, più benessere. Viviamo sostenuti dalla speranza. Ma la speranza non deve addormentarci; al contrario, deve tenerci svegli e attivi, riconoscendo la fragilità della vita, sempre rivolti verso l’eternità per la quale siamo stati creati. Questo giorno ci invita a vivere la vita in pienezza, senza ansia, ma anche senza compiacimento o negligenza. Ogni giorno ci avviciniamo all’incontro finale con il Signore Risorto.
In questa Commemorazione dei fedeli defunti, ravviviamo la nostra fede nella Vita eterna, riconosciamo che stiamo costruendo giorno per giorno quel momento definitivo in cui incontreremo Cristo, preghiamo per i nostri fratelli e sorelle defunti, consoliamoci a vicenda con parole di speranza e impegniamoci a continuare a costruire quel Regno che, iniziato ora, avrà la sua pienezza alla presenza del Padre.
Ascolta, o Padre buono, la preghiera della comunità dei credenti, sostenuta dalla fede in Cristo Risorto. Rafforzaci nella speranza che insieme ai nostri fratelli e sorelle defunti risorgeremo in Cristo a vita nuova. Amen.
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