Arte, fede e bellezza nell’opera di Gaudí
21 maggio 2026 . Pontificia Università Santa Croce
Si è svolto giovedì 21 maggio presso la Pontificia Università della S. Croce l’evento «Arte, fede e bellezza nell’opera di Gaudí», organizzato dalla Delegazione del Governo della Catalogna in Italia in occasione dell’«Anno Gaudí». Cento anni fa, il 10 giugno 1926, moriva infatti il geniale architetto catalano e nei mesi scorsi è stata completata la Torre di Gesù della Sagrada Família, che tocca i 172,5 metri di altezza, rendendola così la basilica più alta del mondo. Proprio il prossimo 10 giugno il S. Padre Leone XIV, durante il suo viaggio in Spagna, vi celebrerà la Messa e benedirà la torre. «Abbiamo voluto offrire uno sguardo ampio e articolato sull’architetto catalano, mettendo in luce non solo il suo genio creativo ma anche la dimensione umana e spirituale alla base della opera» ha affermato il delegato del Governo catalano, Luca Bellizzi.
Nel suo saluto la professoressa Reyes, vicerettrice dell’Università, ha sottolineato la duplice coincidenza storica, il centenario della morte di Gaudi e la vigilia della storica visita di Papa Leone XIV: «Questo incontro è dunque un ideale e anticipato benvenuto al S. Padre nella città e nella casa del genio catalano, che tocca le corde più intime dell’anima» e, come disse Benedetto XVI, fu «architetto geniale e cristiano coerente»
È stato quindi proiettato il documentario di Jordi Roigé «La biblia en pedra», una eccezionale prospettiva della Sagrada Família grazie alle riprese effettuate con i droni. «Il vero miracolo di Gaudí è che sia stata completata la Torre di Gesù, con tutto ciò che questo rappresenta» ha detto il regista, sottolineando come ora la nuova sfida, dopo aver superato guerre, pandemie, crisi economiche e addirittura tentativi di demolizione, sia «evitare di trasformarsi in un semplice parco tematico. Non deve perdere la sua essenza più profonda: quella di essere un tempio, una “Bibbia di pietra”, un luogo capace di avvicinare a Dio le persone che la contemplano».
Moderati dal giornalista dell’Osservatore Romano Federico Piana, hanno poi dialogato la professoressa Maria Antonietta Crippa e il filosofo Lluís Clavell

Crippa ha affrontato alcuni aspetti della costruzione della Sagrada Família, a cominciare dall’idea dell’architetto di voler superare il gotico: Gaudí non utilizza più archi rampanti e contrafforti, ma un nuovo sistema costruttivo con sistemi innovativi tra cui l’uso degli archi catenari. « È un grande santo ma anche un grande costruttore. Le due cose vanno insieme e non bisogna dimenticarlo» ha sottolineato. Ha anche ricordato l’importanza della luce nell’interno, che «ricorda un bosco accogliente e luminoso, una costruzione che allude a qualcosa naturale» come pure l’importanza della liturgia nell’opera di Gaudí. «Un capolavoro che commuove» ha aggiunto. Ha poi spiegato il significato delle tre facciate della basilica rimarcando che la facciata della Gloria, l’ultima ancora da realizzare, «dovrà rappresentare qual è il fine della nostra vita, partecipare alla gloria di Dio».
Mons. Clavell ha messo in evidenza l’origine del tempio espiatorio promosso da «Josep Bocabella, un umile libraio nato a Sant Cugat del Valles: Pio IX gli consiglia di andare a Loreto. Pochi lo sanno, ma il progetto nasce lì». Ha poi sottolineato il rapporto di Gaudí con l’Eucarestia che «spiega molto del suo percorso e si alimenta del rinnovamento liturgico». Infine, citando Benedetto XVI, Clavell ha spiegato che Gaudí «trasmette tramite la bellezza condivisa una grande unità. È anche il desiderio del Papa Leone di unità e pace che si realizza nella contemplazione e nella preghiera che è la Sagrada Familia. Gaudí ha sanato la frattura tra coscienza umana e coscienza cristiana tramite la bellezza condivisa » ha concluso.
Il panel conclusivo ha visto protagonista l’architetto Chiara Curti, autrice, tra l’altro, di diverse opere su Gaudí tra le quali «Il mio Gaudí. La biografia scritta dai suoi amici» e « Gaudí vivo» di prossima pubblicazione per le Edizioni Ares. Nel suo intervento, ha tratteggiato quattro aspetti di Gaudí: la sua infanzia, come lavorava, la sua visione dell’arte e quale significato ha il viaggio di Papa Leone XIV a Barcellona. Particolarmente interessante gli aspetti legati al giovane architetto: una conoscenza della sua vita fin dagli inizi, grazie a tante testimonianze, «fa sì che chiunque si avvicini a Gaudí non lo percepisca come una figura geniale ritirata dal rapporto e dalla vita, ma come un essere caro, qualcuno vicino». Quanto al prossimo viaggio del Papa, Curti ha ricordato che non andrà a dare «il suo imprimatur a un’opera finita. Ancora non sappiamo quando finirà, ma nemmeno come. Papa Leone pone l’accento sul cammino. Sul fatto che noi facciamo parte della Storia della Salvezza e che la vita della Chiesa è oggi. Che la Chiesa è pellegrina nel mondo, attratta verso Dio, come la stessa Sagrada Família».
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