27 Aprile, 2026

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Riflessione del Vescovo Enrique Díaz: “Il Signore, il Re della Gloria, sta arrivando”

Quarta Domenica di Avvento

Riflessione del Vescovo Enrique Díaz: “Il Signore, il Re della Gloria, sta arrivando”

Monsignor Enrique Díaz Díaz condivide con i lettori di Exaudi la sua riflessione sul  Vangelo di questa domenica, 21 dicembre 2025dal titolo:  “Il Signore, il Re della Gloria, sta arrivando.

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Isaia 7:10-14:  “Il Signore stesso vi darà un segno”

Salmo 23:  Viene il Signore, il Re della gloria

Romani 1:1-7:  “Gesù Cristo, nostro Signore, il Figlio di Dio, è nato dalla stirpe di Davide”

Matteo 1:18-24: “Gesù nacque da Maria, promessa sposa di Giuseppe, figlio di Davide”

Mancano ormai poche ore alla nascita di Gesù e possiamo rivolgerci a Giuseppe e Maria e ascoltare le loro ansie e speranze: come sarà il bambino? A chi assomiglierà? Che ne sarà di lui? Le letture odierne ci aiutano a comprendere il volto di questo bambino, non fisicamente, ma nella sua vera personalità. Storie e promesse dei tempi antichi, i nomi annunciati per colui che sta per nascere, la discendenza da cui proviene, ciò che ci si aspetta da lui: tutto questo ci offre non solo un volto, ma anche una personalità e una missione per l’atteso Messia. I racconti dell’infanzia di Gesù, a differenza delle altre parti del Vangelo, sono concepiti con un intento più teologico che storico. Sono resoconti composti molto tempo dopo la morte di Gesù, e in essi si intrecciano sia le speranze di Israele sia la fede che la sua risurrezione ha risvegliato nei suoi seguaci. Questa non è una storia, ma uno sguardo di fede sulla vita di Gesù, e la prima cosa che risalta è proprio la fede di un uomo giusto che, riconoscendo questo bambino, nato dallo Spirito, lo inserisce nella sua discendenza paterna, collegandolo a tutte le promesse e le tradizioni messianiche dell’Antico Testamento. Ed è questa la prima caratteristica di questo bambino: egli entra a far parte della storia di un popolo con tutte le sue vicissitudini e le sue gesta eroiche; si radica nella tradizione di un popolo e giunge a realizzarne i desideri e i sogni. Gesù è parte di questa storia, ed è anche parte della nostra storia. Come accogliamo la nostra storia interpretata da Gesù? Qual è la nostra responsabilità in questa storia?

Nella cultura semitica, un nome significa la realtà di una persona, e mai un nome è più strettamente legato alla missione che in Cristo Gesù. “Dio salva”, “Dio è salvezza”, è il significato di “Gesù”. Ed è questo che questo bambino viene a offrirci: una salvezza vera, completa e integrale per tutti gli uomini. La salvezza è un dono gratuito offerto da Dio, ma richiede l’accettazione e l’impegno umano. Acaz, nella prima lettura, cerca la salvezza di Dio quando si sente minacciato dalle nazioni vicine, ma non è disposto a correre i rischi della fede e cerca invece protezione dai re terreni. Pertanto, fingendo umiltà, rifiuta di chiedere un segno. Il profeta Isaia gli offre un segno che sembrerebbe contraddittorio di fronte ai potenti eserciti che circondano Israele: “Una vergine concepirà e partorirà un figlio “. Sì, il Signore offre una salvezza completa, ma esige una fede che si manifesti in una fiducia assoluta e si esprima in azioni concrete. Giuseppe è una testimonianza dell’affidabilità di Dio, mentre Acaz è una contro-testimonianza, apparentemente credente ma in cerca della propria sicurezza. Giuseppe è scosso dagli eventi, evidenziando il suo carattere forgiato nella fede e nell’umiltà. Offre poche spiegazioni, spesso in sogni misteriosi, e assume impegni profondi accettando di essere il padre di Dio. Eppure, sebbene inizialmente sembri semplicemente abbandonare Maria, in seguito, in rispettoso silenzio, con costante responsabilità e umile obbedienza, porta a termine la meravigliosa e difficile missione affidatagli. Fede, giustizia, silenzio per ascoltare il Signore e discernimento per scoprire il messaggio sono qualità che Giuseppe ci offre a prima vista. Questa è la lezione che ci offre per l’attesa del Messia. Questo bambino che ci porta la salvezza ci chiede la prima cosa: la fede – una fede convinta, una fede sicura – che ci permetta di ascoltare la sua parola e di osservare i suoi comandamenti.

“Emmanuele”, Dio con noi. Se consideriamo il significato dei nomi, non troviamo alcuna contraddizione, come se al Messia venissero imposti due nomi: Dio salva, e il modo concreto in cui ci salva è rendendosi presente in mezzo a noi, stando con noi, condividendo la nostra vita, la nostra storia, i nostri desideri. Il Vangelo di Matteo si apre con l’annuncio che Gesù appartiene alla nostra stirpe, alla nostra storia, che è l’Emmanuele; e si chiude con il messaggio e la promessa di Gesù stesso, che dice ai suoi discepoli: «Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». Egli continua a essere, oggi, Dio con noi. Non solo è presente nella comunità, ma ne è il salvatore, il fondamento e il sostegno. Dio è vicino. Questo è il messaggio fondamentale del brano odierno e di tutto il Vangelo. Il Dio che giudicavamo lontano e inaccessibile si fa umano, concreto, sorridente e piangente, e la sua vicinanza ci avvolge tutti. Assumendo la carne stessa di Maria, Egli condivide la storia dell’umanità intera, dandole direzione e significato. Il Natale si avvicina e anche noi ci avviciniamo con amore e rispetto a questo Emmanuele che si fa tangibile, aprendo i nostri cuori affinché possa trovare un luogo in cui essere presente. Ci lasciamo riempire dal suo amore, nutrire dalla sua speranza e impegnarci nella sua missione.

Anche noi dovremo lavorare con impegno e delicatezza per plasmare il volto di Gesù. Non si tratta di modellare pezzi di legno; si tratta di farlo vivere in noi stessi, nella nostra comunità, nel nostro tempo. Impegniamoci a rendere concreta la nostra solidarietà con questo bambino che viene a condividere la sua vita con noi: dobbiamo pregare e sperimentare che Dio è con noi, che si dona a noi e si condivide, che rimane con noi per sempre. Risvegliamoci a una fede che, come Giuseppe, ci apre ai progetti di Dio, impariamo a non creare ostacoli e ad accogliere la volontà di Dio in noi stessi. Possiamo essere materia che si lascia plasmare dallo Spirito per diventare dimora dell’Emmanuele. Cosa significa la presenza di Dio con noi in questo mondo di violenza e insensatezza? A cosa ci impegna? Come possiamo scoprire il suo volto?

Effondi, o Signore, la tua grazia su di noi, affinché possiamo scoprire il vero volto di Gesù; aiutaci a maturare in una fede convinta e a rendere reale nel nostro mondo la presenza del tuo Figlio, l’Emmanuele, Dio con noi. Amen.

Enrique Díaz

Nació en Huandacareo, Michoacán, México, en 1952. Realizó sus estudios de Filosofía y Teología en el Seminario de Morelia. Ordenado diácono el 22 de mayo de 1977, y presbítero el 23 de octubre del mismo año. Obtuvo la Licenciatura en Sagrada Escritura en el Pontificio Instituto Bíblico en Roma. Ha desarrollado múltiples encargos pastorales como el de capellán de la rectoría de las Tres Aves Marías; responsable de la Pastoral Bíblica Diocesana y director de la Escuela Bíblica en Morelia; maestro de Biblia en el Seminario Conciliar de Morelia, párroco de la Parroquia de Nuestra Señora de Guadalupe, Col. Guadalupe, Morelia; o vicario episcopal para la Zona de Nuestra Señora de la Luz, Pátzcuaro. Ordenado obispo auxiliar de san Cristóbal de las Casas en 2003. En la Conferencia Episcopal formó parte de las Comisiones de Biblia, Diaconado y Ministerios Laicales. Fue responsable de las Dimensiones de Ministerios Laicales, de Educación y Cultura. Ha participado en encuentros latinoamericanos y mundiales sobre el Diaconado Permanente. Actualmente es el responsable de la Dimensión de Pastoral de la Cultura. Participó como Miembro del Sínodo de Obispos sobre la Palabra de Dios en la Vida y Misión de la Iglesia en Roma, en 2008. Recibió el nombramiento de obispo coadjutor de San Cristóbal de las Casas en 2014. Nombrado II obispo de Irapuato el día 11 de marzo, tomó posesión el 19 de Mayo. Colabora en varias revistas y publicaciones sobre todo con la reflexión diaria y dominical tanto en audio como escrita.