La Sindone di Gaza: i nomi che la storia non può cancellare
Un telo lungo 27 metri, cucito in una piccola città italiana, salva dall'oblio i nomi di oltre 18.000 bambini assassinati e ci pone di fronte al giudizio del futuro
Una Sacra Sindone fisicamente più grande di quella di Cristo, ma non per questo meno terrificante. Misura 27 metri di lunghezza per 5 di larghezza e reca i nomi di oltre 18.000 bambini uccisi a Gaza durante i bombardamenti dell’esercito israeliano, su ordine del Primo Ministro Benjamin Netanyahu.
Questa iniziativa nasce dall’impegno di cittadini, associazioni e organizzazioni che lavorano per la pace e che desiderano riaffermare la necessità di umanità, giustizia e tutela dei diritti di tutte le popolazioni colpite, ricordando ai giovani le conseguenze dei conflitti.
Questa iniziativa richiama alla mente la lettura, da parte del cardinale Matteo Zuppi il 14 agosto 2025, dei nomi dei bambini uccisi in Israele e a Gaza durante il conflitto in corso. Iniziò con i 16 bambini ebrei uccisi da Hamas il 7 ottobre 2023 e proseguì con i 12.000 bambini uccisi a Gaza fino a quel momento.
E poiché “non sono numeri, ma persone”, il cardinale ha espresso la speranza che il gesto diventi “una preghiera per la fine della violenza, per un cessate il fuoco e per la pace”. Ha aggiunto la speranza che “porti a risposte adeguate: bisogna soprattutto sentire la sofferenza dei bambini”.
L’edizione odierna del quotidiano Avvenire, giovedì 28 maggio, spiega che “le mani di donne e uomini di una piccola città italiana, Caneva di Tolmezzo, in Friuli-Venezia Giulia, hanno scritto i nomi dei 18.457 bambini uccisi nella Striscia di Gaza durante i primi 22 mesi del conflitto, tra il 7 ottobre 2023 e il 31 luglio 2025”.
Aggiunge che questa cifra non include “le vittime subite durante i tre mesi della successiva offensiva, e quelle che continuano ad aumentare, nonostante il cessate il fuoco in vigore dal 10 ottobre”.
Ieri, al termine dell’udienza generale, Papa Leone XIV si è rivolto al conflitto in Ucraina causato dall’aggressione russa, un sentimento che si applica a tutti i conflitti, compreso quello di Gaza: «Desidero esprimere la mia vicinanza a coloro che soffrono per i recenti attacchi perpetrati anche contro i civili. La guerra non risolve i problemi, ma li aggrava. Non costruisce la sicurezza, ma moltiplica la sofferenza e l’odio. Dove cadono missili e droni, cadono anche le speranze, vengono distrutte case e luoghi di culto e vengono spezzate vite innocenti. Affido tutti i popoli feriti dalla guerra alla protezione della Vergine Maria, Regina della Pace».
E sorge spontanea una domanda: come ci giudicherà la storia per questo massacro che, grazie ai media, viene vissuto quasi in diretta?
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