23 Giugno, 2026

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Papa Leone XIV: “Sono stato confortato dalla fede e dalla gioia del popolo spagnolo”

Nella sua udienza generale, il Papa riflette sull'accoglienza riservata agli immigrati in Spagna, difende il valore della pietà popolare come forza trainante per l'inclusione e invita l'Europa a riscoprire la propria identità senza timore della diversità

Papa Leone XIV: “Sono stato confortato dalla fede e dalla gioia del popolo spagnolo”

La mattina di mercoledì 17 giugno, Piazza San Pietro è tornata a essere l’epicentro di una profonda riflessione ecclesiale e geopolitica. Papa Leone XIV ha dedicato l’udienza generale a una riflessione sul suo recente viaggio apostolico in Spagna, una visita che il pontefice ha descritto come una testimonianza vivente di come la fede e la bellezza culturale possano fungere da ponti in un’Europa frammentata.

Durante la sua catechesi, incentrata sulla ricchezza della liturgia e dei segni ecclesiali, il Santo Padre ha insistito sul fatto che la vera forza dei popoli risiede nella loro capacità di unirsi al di là delle proprie identità particolari, evitando le polarizzazioni contemporanee. «Unità non è uniformità», ha sottolineato, evidenziando che i legami umani e spirituali più forti si costruiscono «senza cadere in ideologie che isolano o escludono».

L’eco della Spagna: da Madrid alle periferie

Il Papa ha ripercorso i momenti salienti del suo intenso programma nella penisola iberica, ricordando le grandi celebrazioni e gli incontri con le fasce più vulnerabili della popolazione. Ha posto particolare enfasi sullo storico traguardo di Barcellona, ​​dove ha presieduto la solenne Messa e la benedizione della Torre di Gesù Cristo, appena completata, nella Sagrada Familia, in concomitanza con il centenario della morte dell’architetto Antoni Gaudí. Secondo il Papa, questo tempio e il suo completamento non sono semplici monumenti estetici, ma simboli di una comunità che eleva lo sguardo al trascendente nella modernità.

Tuttavia, il nucleo del suo messaggio non rimase confinato ai grandi templi. Leone XIV esaltò la vitalità della pietà popolare spagnola – le sue tradizioni, le processioni e le manifestazioni di fede per le strade – come una “viva professione di fede” che raggiunge l’uomo contemporaneo. Spiegò che queste espressioni tradizionali non dovevano essere considerate reliquie del passato, ma realtà dinamiche capaci di dimostrare la vicinanza della Chiesa ai “poveri, agli oppressi e ai soli”.

Un’Europa che non deve temere “l’altro”

L’analisi del Papa assunse un tono spiccatamente europeo e sociale, affrontando le sfide del continente, in particolare la gestione delle migrazioni e la cura dei più vulnerabili. Leone XIV esortò l’Europa a non perdere la propria anima né a chiudersi in se stessa per paura dell’ignoto o degli stranieri.

Per il Santo Padre, l’accoglienza e la fraternità universale non diminuiscono l’identità di un popolo, bensì la arricchiscono. Una società veramente sana, sosteneva, è quella capace di aprire le proprie porte e di riconoscere la dignità intrinseca di ogni persona, cercando soluzioni comuni alle crisi umane che non possono essere affrontate con mere strategie politiche o con la chiusura delle frontiere.

A conclusione del suo intervento, il Papa ha invitato i fedeli presenti e le Chiese locali a proseguire il cammino della sinodalità e dell’ascolto reciproco, ricordando che il nucleo del Vangelo consiste nel mettere sempre Gesù Cristo al centro, attraverso il volto e le necessità dei nostri fratelli e sorelle.

 

LEONE XIV

UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro
Mercoledì, 17 giugno 2026

 

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Catechesi. Il Viaggio Apostolico in Spagna

 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!

Oggi desidero proporre alcune riflessioni sul viaggio apostolico che ho compiuto la settimana scorsa in Spagna, visitando Madrid, Barcellona, l’Abbazia di Montserrat e le Isole Canarie.

Dopo il lungo viaggio in quattro Paesi africani, questa volta mi sono trovato immerso in un Paese europeo di antica e ricchissima tradizione cattolica. Ed è apparso evidente come nella Spagna di oggi, che ha conosciuto notevoli mutamenti sociali e culturali, il Papa sia stato accolto dovunque con entusiasmo e apertura all’ascolto. Di questo rendo grazie a Dio e a tutto il popolo spagnolo, al Re e alle Autorità civili, ai Vescovi e alle Comunità ecclesiali.

Il popolo di Dio mi ha molto confortato con la festosa manifestazione della sua fede e del suo affetto. A mia volta, ho confermato i fedeli e, come Vescovo di Roma, li ho incoraggiati a superare ogni forma di divisione e di contrapposizione coltivando sempre la comunione, il dialogo, l’unità nella diversità. Questo è il servizio proprio del Successore di Pietro, servizio che nei viaggi apostolici trova un’espressione specifica, ogni volta adatta alle situazioni ecclesiali e sociali dei Paesi visitati.

Nel caso della Spagna, ho potuto notare con gioia quanto la gente, di ogni età e condizione, aspettasse la visita del Papa: dappertutto ho trovato moltitudini ad accogliermi con grande calore. Questo fatto non era scontato, e merita una riflessione. Naturalmente tale partecipazione esprime anzitutto, come dicevo, la fede del popolo spagnolo; al tempo stesso, ritengo che manifesti il bisogno diffuso di ritrovarsi uniti su un fondamento vero e profondo, non ideologico né di interesse parziale. Quel fondamento che solo Cristo, in ultima analisi, può assicurare, e che il Vangelo, attraverso le necessarie “inculturazioni”, può trasmettere nella vita dei popoli. Può farlo perché il suo messaggio risponde pienamente a entrambe queste esigenze: la ricerca di verità e la sete di giustizia.

A Madrid e a Barcellona ci siamo radunati nelle grandi Cattedrali come pure negli stadi modernissimi. Abbiamo pregato il santo Rosario nell’Abbazia di MontserratAbbiamo celebrato nella Sagrada Familia, maestoso simbolo, sinfonia di pietra e di luce che parla a tutti del mistero cristiano. Questo incontro di antico e moderno, di tradizione cattolica e cultura contemporanea mi ha fatto percepire dal vivo il carattere proprio dell’Europa, la sua ricchezza inestimabile, come realtà attuale, non superata. Si tratta di un patrimonio da custodire con cura, per poterlo investire nell’oggi globale con le sue sfide epocali: la pace, l’ecologia integrale, lo sviluppo equo e sostenibile, il rispetto della dignità umana. Sono sfide che il Concilio Vaticano II aveva già chiaramente riconosciuto e sulle quali è ritornato il Magistero successivo, fino alla mia recente Enciclica Magnifica humanitas, che mira a custodire la persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale.

Ho colto, attraverso i vari incontri, il bisogno di ascoltare nella voce del Papa il Vangelo della speranza per questa nostra umanità di oggi, duramente provata dalle conseguenze negative di un modello di sviluppo ingannevole. Questo bisogno, che ha trovato espressione nelle tante testimonianze che ho potuto ascoltare – testimonianze a volte commoventi, a volte edificanti –, l’ho riconosciuto anche e soprattutto nei volti dei piccoli e dei poveri che ho incontrato: del bambino che nella parrocchia mi ha letto la sua lettera; di alcune vittime di abuso, che chiedono di essere ascoltate; dei detenuti che mi aspettavano nel carcere; dei giovani pieni di inquietudine e di progetti; dei migranti nei centri di prima accoglienza alle Canarie.

Proprio là, alle Isole Canarie, ultima tappa del nostro itinerario, mi è stata offerta una chiave di lettura complessiva. Me l’hanno offerta, da una parte, la stessa posizione geografica di quell’arcipelago; e, dall’altra, la realtà di una Chiesa locale che accoglie un gran numero di migranti forzati, provenienti soprattutto dall’Africa. Sappiamo che il fenomeno migratorio è complesso e che richiede piani di azione organici e concertati. Ma questa chiave di lettura apre una prospettiva diversa e più ampia: ci fa capire come siamo chiamati a rileggere il Vangelo nel mondo di oggi, scambiandoci i doni delle nostre rispettive culture, e in particolare i frutti prodotti in esse dalla fecondità del messaggio di Cristo. E uno di questi frutti è proprio il dialogo tra le persone e tra i popoli, l’incontro in spirito di fraternità, che permette di scoprire e apprezzare reciprocamente i valori di cui l’altro è portatore. Questo cammino non è facile, richiede buona volontà e l’aiuto di Dio, ma è il cammino che conduce alla civiltà dell’amore.

Cari fratelli e sorelle, il motto di questo Viaggio Apostolico era “Alzad la mirada”, “Alzate lo sguardo!” (cfr Gv 4,35). Sono parole di Gesù, rivolte ai suoi primi discepoli, per insegnare loro a vedere nelle persone e nelle folle il desiderio di vita, di verità, di pienezza. A me per primo il Signore ripete quelle parole, e con la sua grazia ne ho fatto esperienza anche durante il Viaggio. Oggi vorrei condividere con voi questo invito: alziamo lo sguardo! Impariamo da Gesù a guardare il prossimo, la gente, il mondo “con gli occhi di Dio”, cioè con amore, rispetto e compassione.

Infine, voglio ringraziare tutti coloro che hanno pregato per la buona riuscita di questo Viaggio Apostolico, in modo particolare le comunità di monache contemplative, che in Spagna, grazie a Dio, sono molto numerose. Continuate a pregare, perché, con l’intercessione della Vergine Maria, i semi che ho sparso portino frutti abbondanti. Grazie!

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APPELLI

Accolgo con soddisfazione il raggiungimento di un accordo tra la Repubblica Islamica dell’Iran e gli Stati Uniti d’America, che sarà firmato nella giornata di venerdì, quale incoraggiante risultato di un paziente lavoro di dialogo e di negoziazione. Esprimo gratitudine ai Paesi che si sono impegnati per favorire l’incontro tra le Parti e rendere possibile tale intesa. Auspico che questo accordo possa contribuire a rafforzare la fiducia reciproca, la sicurezza e la stabilità nel Medio Oriente, promuovendo percorsi di dialogo e di cooperazione tra i popoli.

Arrivano invece notizie dolorose sulla guerra in Ucraina, che continua ad allargarsi: tante vittime innocenti, soccorritori uccisi, chiese e luoghi del patrimonio culturale devastati dalle fiamme. Sono vicino a quanti piangono i propri cari, ai feriti e a coloro che, in mezzo alla violenza, continuano a servire la vita con coraggio. Invito tutti a pregare perché questa guerra finisca. Chiediamo al Signore di aprire vie di dialogo, di spegnere l’odio e di rendere possibile una pace giusta e duratura.

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Saluti

Rivolgo il mio cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto il pellegrinaggio della Diocesi di Volterra, con il Vescovo Mons. Roberto Campiotti: cari fratelli e sorelle, possa la sosta presso le tombe degli Apostoli rafforzarvi nella fede e spingervi a proseguire con rinnovato entusiasmo nel cammino della santità, fedeli al Vangelo e all’insegnamento della Chiesa.

Accolgo con affetto i sacerdoti novelli di Brescia e di Cremona, i Chierici Regolari Teatini e i Cappellani delle carceri italiane: a ciascuno auguro di essere operai laboriosi nella vigna del Signore. Saluto, altresì, i fedeli di Borgo Velino, San Bartolomeo in Galdo e Santa Barbara in Salento, come pure l’Associazione sportiva Vjs Velletri, la squadra di basket Jungle Tea Palestrina e l’Associazione Banca del Tempo di Piana degli Albanesi: su tutti invoco la grazia del Signore e l’assistenza materna della Beata Vergine Maria.

Il mio pensiero va, infine, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Siamo alle soglie del periodo estivo, tempo di turismo e di pellegrinaggi, di ferie e di riposo. Cari giovani, mentre penso ai vostri coetanei che stanno ancora affrontando gli esami, auguro a voi già in vacanza di profittare dell’estate per utili esperienze sociali e religiose. Esorto voi, cari malati, a trovare conforto e sollievo nella vicinanza dei vostri familiari. E a voi, cari sposi novelli, rivolgo l’invito ad utilizzare questo periodo estivo per approfondire sempre più il valore della missione nella Chiesa e nella società.

A tutti la mia benedizione!

Exaudi Redazione

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