Papa Leone XIV in Angola: un messaggio di speranza al fianco di un popolo ferito
Dalla pianura di Kilamba al santuario di Mama Muxima, il Pontefice rievoca le ferite del passato e riaccende la luce della Resurrezione per un giovane Paese pieno di promesse
Immaginate una vasta distesa sotto il sole africano, con quasi 100.000 persone riunite per la Messa di Papa Leone XIV. È il terzo Papa a visitare questo Paese ricco di risorse, eppure segnato da profonde disuguaglianze. Gli angolani lo sanno fin troppo bene: una guerra civile ha imperversato qui dal 1975 al 2002 e, sebbene siano trascorsi più di vent’anni, le cicatrici sono ancora visibili. Corruzione, povertà, mancanza di servizi essenziali nelle periferie… eppure, una fede che resiste e unisce.
L’inviato speciale che ha condiviso questo videoreportage lo ha vissuto in prima persona. Era già stato qui con Giovanni Paolo II nel 1992 e con Benedetto XVI nel 2009. Ora, sotto Leone XIV, il contrasto rimane netto: strutture e ospedali moderni nel centro di Luanda, quartieri di lusso per stranieri e diplomatici, mentre nelle periferie e fuori dalla capitale la gente continua a morire di malaria, colera o per mancanza di medicinali e frigoriferi per conservare i vaccini. La Chiesa, come sempre in Africa, colma molte di queste lacune con scuole, cliniche e una presenza costante.
“Come i discepoli di Emmaus”: l’Angola, un Paese che ha bisogno di guardare avanti
Nella sua omelia durante la Messa a Kilamba (quella “città fantasma” costruita dai cinesi, con edifici costosi e pochi abitanti), il Papa ha ripreso il Vangelo del giorno: i due discepoli che, disillusi dopo la morte di Gesù, tornano a Emmaus con il cuore spezzato e tutto sembra perduto.
Leone XIV lo ha espresso chiaramente, senza mezzi termini, nello stile di Giovanni Paolo II: quell’immagine corrisponde perfettamente a quella dell’Angola. Un paese magnifico ma ferito, afflitto da inimicizie, divisioni, risorse sprecate e povertà persistente nonostante la ricchezza di petrolio e minerali. “Non rimanete intrappolati nel dolore”, li esortò. La Chiesa angolana, che ha svolto un ruolo chiave durante la guerra e la ricostruzione, soprattutto nell’istruzione e nella sanità, ha ora la missione di accompagnare il popolo affinché possa superare le vecchie divisioni e costruire la speranza.
Il messaggio era rivolto soprattutto ai giovani: l’Angola è un paese giovane , con il 60% della popolazione sotto i 25 anni. Li ha esortati a essere coraggiosi e a non lasciarsi sconfiggere dalla corruzione, dalla disuguaglianza e dalle ferite ancora aperte. “Dio cammina con voi”, ha detto, “e nell’Eucaristia spezza il pane e si rivela a voi. Non siete soli”.
Mamma Muxima: la mamma che c’è sempre
Nel pomeriggio, il Papa si è recato in elicottero al santuario di Mama Muxima (o Mama Mushima), la santa patrona dell’Angola, la Vergine dalla pelle scura che il popolo considera “la madre dei propri cuori”. Lei è la loro Guadalupe, la loro Częstochowa: è stata al fianco del popolo nei momenti belli e, soprattutto, in quelli più difficili. Lì, davanti a circa 30.000 persone, ha guidato la recita del Rosario.
Leone XIV ha ricordato la profonda devozione di San Giovanni Paolo II al Rosario e ha presentato Maria come la madre che ama tutti i suoi figli allo stesso modo, siano essi “buoni o cattivi”. Ha esortato tutti a imitare questa vocazione d’amore per costruire la fraternità, accogliere i più vulnerabili, nutrire gli affamati e prendersi cura degli infermi. Ha incoraggiato i giovani: non scoraggiatevi. Intraprendete il vostro cammino e fate tutto il possibile per una società più giusta, pacifica e accogliente.
Non solo l’Angola: uno sguardo al mondo
Sebbene la giornata fosse profondamente religiosa, il Papa non ha dimenticato le sofferenze del mondo. Al termine della Messa, durante il Regina Coeli , ha deplorato i rinnovati attacchi contro l’Ucraina che continuano a devastare la popolazione civile e ha chiesto che “le armi tacciano” e che il dialogo riprenda. Ha inoltre accolto con speranza la tregua in Libano ed ha espresso l’auspicio che i negoziati conducano a una pace giusta e duratura in tutto il Medio Oriente.
L’eredità di una domenica in Angola
Una giornata dedicata a rafforzare la fede di 15 milioni di cattolici angolani, per dare loro motivi di speranza e per ricordare che, come i discepoli di Emmaus riconobbero Gesù nello spezzare il pane, anche oggi il Risorto si rende presente in mezzo alla sofferenza e apre nuove strade.
Il Papa se ne va con un messaggio chiaro e coraggioso: guardare avanti con coraggio, non spegnere la speranza, l’amore è sempre più forte della guerra e della divisione. Domani proseguirà il suo viaggio in altre città dell’Angola, ma l’eco di questa domenica già risuona: in un Paese che ha sofferto molto, la Chiesa rimane un segno di conforto e una forza trainante per il futuro.
Non ti viene voglia di leggerlo tutto? Perché quando un Papa parla con tanta chiarezza, con il cuore rivolto al popolo e senza timore di indicarne le ferite, si percepisce che la fede non è una consolazione a buon mercato, ma una forza capace di trasformare la realtà.
Possa la mamma Muxima accompagnare tutto il popolo angolano… e possa il suo esempio giungere anche a noi.
Alla prossima spedizione!
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