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Albert Cortina

Interviste

15 Febbraio, 2026

33 min

Non sono io, è Cristo in me

Testimonianze della Verità

Non sono io, è Cristo in me

Albert Cortina parla con Padre Gustavo Lombardo, sacerdote dell’Istituto del Verbo Incarnato (IVE). Ha conseguito un Master in Scienze Sociali e Umanistiche presso l’Università Abat Oliba CEU (Barcellona). È responsabile di  https://ejerciciosespirituales.org  e collabora con  www.vozcatolica.org.

Padre Gustavo, ho avuto recentemente il privilegio di partecipare agli Esercizi Spirituali secondo il metodo di Sant’Ignazio di Loyola, che lei ha predicato personalmente a un gruppo di giovani e adulti in una cittadina vicino a Barcellona.

Molti dei nostri contemporanei ignorano questo tesoro offerto dalla Chiesa cattolica per raggiungere la santità, la felicità e la perfezione spirituale attraverso la gioia di fare la volontà di Dio. Pertanto, vorrei che spiegaste: quali sono gli obiettivi degli Esercizi Spirituali Ignaziani? Possono essere svolti  online ? Cosa troveranno giovani e adulti, uomini e donne, in questi Esercizi?

Il  formato online  degli Esercizi Spirituali Ignaziani mira a rendere questo strumento di conversione accessibile a coloro che, a causa della distanza geografica o delle esigenze della vita moderna, non possono partecipare a un ritiro di persona di diversi giorni o di un mese intero. Questa versione incoraggia i partecipanti a integrare la preghiera nella loro vita quotidiana, dedicando circa un’ora al giorno durante la Quaresima. L’obiettivo è che i partecipanti sviluppino un’abitudine di preghiera costante e duratura, che permetta loro di osservare come reagiscono alla vita quotidiana durante la meditazione.

In questi Esercizi, i giovani e gli adulti di entrambi i sessi troveranno un metodo pratico per ordinare la propria vita secondo la volontà di Dio e superare i propri disordini o “affezioni disordinate”.

Tra gli strumenti che i partecipanti scopriranno ci sono: discernere gli spiriti, identificare la fonte dei propri pensieri e sentimenti e distinguere tra l’azione di Dio e le macchinazioni del nemico; imparare a pregare; trovare vera pace e gioia, poiché scoprendo la volontà di Dio per loro, spesso sperimentano una pace profonda e la gioia della santità, definita come la gioia di compiere la volontà divina; trovare un percorso per unirsi più intimamente al Redentore e seguire le sue orme; e acquisire strumenti che consentiranno loro di prendere decisioni fondamentali, sia che riguardino una vocazione religiosa o cambiamenti pratici nella vita quotidiana (come la gestione del tempo o il modo in cui interagiscono con gli altri). In breve, gli Esercizi offrono la chiarezza necessaria per dare direzione e significato alla vita.

Le testimonianze confermano che coloro che si impegnano in questo percorso trovano un “prima e un dopo” nella loro vita spirituale, realizzando una conversione che ha un impatto su tutte le dimensioni personali e familiari.

Esercizi spirituali ignaziani guidati da Padre Gustavo (Foto: IVE)

Perché pensi che il nostro mondo abbia bisogno degli Esercizi Spirituali Ignaziani? Cosa può insegnarci oggi questo grande santo cattolico del XVI secolo? Ha a che fare con l’immutabilità di Dio e della Verità? Forse con la battaglia spirituale che si combatte così intensamente nel nostro tempo? Implica il superamento di se stessi per conquistare il regno interiore composto da corpo e spirito?

A causa della frenesia, del trambusto e delle distrazioni della vita moderna, troviamo difficile ascoltare la voce di Dio. Viviamo in una “società apostata”, immersa nel relativismo, dove il senso del peccato e il legame con le verità eterne sono andati perduti, lasciando le persone insensibili e prive di una bussola spirituale.

Questo grande santo del XVI secolo ha molto da insegnarci oggi, soprattutto perché fornisce un metodo pratico ed efficace per trovare significato e direzione. Ad esempio, offre regole precise per identificare la fonte dei nostri pensieri e sentimenti, distinguendo se provengono da Dio, dalla nostra natura o dallo “spirito maligno” che cerca di derubarci della nostra pace. Insegna che la santità è la “gioia di fare la volontà di Dio”, un progetto concepito per amore di ogni individuo fin dall’eternità. A loro volta, gli Esercizi servono come allenamento per meditare e contemplare le verità del Vangelo in modo profondo, trasformando la teoria in un’esperienza viva.

Come suggerisci, la sua proposta è profondamente connessa all’immutabilità di Dio e della Verità. Sant’Ignazio ci invita a vivere la “verità della vita” ( veritas vitae ), che si realizza quando l’esistenza di una persona corrisponde al disegno eterno e perfetto di Dio, che rimane immutato nonostante le tendenze di questo mondo. Gli Esercizi pongono l’uomo “ai margini dell’eternità”, ricordandogli che il suo obiettivo ultimo è lodare e servire il Creatore per salvare la sua anima, una verità immutabile fin dalla creazione.

Riguardo alla battaglia spirituale, che oggi si combatte con grande intensità, Sant’Ignazio descrive la vita umana sulla terra come una “milizia” invisibile, una battaglia tra il bene e il male. Non contento di questo, insegna strategie per affrontare i tre nemici tradizionali: il diavolo, il mondo e la carne. Eseguire questi Esercizi implica il superamento di se stessi per conquistare il dominio del regno interiore. L’obiettivo è ordinare la propria vita eliminando quei desideri o attaccamenti che ci ostacolano nel cammino verso la santità, affinché la volontà sia libera di scegliere ciò che Dio vuole. Lavorando sia sulla parte sensibile (le passioni e il corpo) sia su quella spirituale (l’intelletto e la volontà), la persona raggiunge la vera libertà che investe tutte le dimensioni del suo essere.

Questi tipi di Esercizi Spirituali si svolgono in un’atmosfera di silenzio e preghiera. I partecipanti si ritirano per alcuni giorni in cerca di solitudine e silenzio per stare con il Signore. È in questa solitudine che possiamo innamorarci di nuovo del Signore:  “La attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore”  (Osea 2:16). Questo raccoglimento interiore è importante per tutti noi che viviamo nel mondo? Arriviamo a godere e ad apprezzare questa solitudine e questo silenzio per stare con Dio e per Dio?

Per chi è immerso nel trambusto del mondo moderno, la riflessione interiore non è solo importante, ma vitale, poiché il rumore e le continue distrazioni della vita quotidiana rendono estremamente difficile udire la voce di Dio. Sebbene Dio possa manifestarsi miracolosamente o “gridarci”, di solito richiede che facciamo spazio al silenzio affinché possa parlare ai nostri cuori. Questo silenzio è un elemento necessario per “sentire e conoscere” i nostri impulsi interiori, per essere in grado di distinguere l’azione di Dio dalle astuzie del nemico.

Per quanto riguarda il fatto che si arrivi ad apprezzare e apprezzare questa solitudine, è importante capire che ciò che una persona inevitabilmente raggiunge attraverso questi Esercizi è una pace più profonda: una vera pace che nasce dalla conversione e dalla scoperta del proprio scopo nella vita. È una pace profonda che i partecipanti imparano ad apprezzare profondamente. Il silenzio non è vuoto, ma piuttosto uno spazio per incontrare “l’Altro” (Dio).

Negli Esercizi, chi si esercita può avere una conoscenza interiore del Signore che si è fatto uomo per lui, giungendo a godere di una relazione nuova e più intima con Cristo.

Dedicando, ad esempio, un’ora al giorno durante la Quaresima (il cosiddetto “deserto delle creature”), il ritirante sviluppa spesso un’abitudine che poi desidera mantenere, scoprendo che questo tempo di solitudine con Dio fornisce la forza necessaria per affrontare la realtà quotidiana. Anche grandi gruppi di persone che praticano questi Esercizi in ritiro (come gruppi di oltre 50 donne che li hanno praticati in assoluto silenzio) concludono il processo felici e grati, il che li porta a consigliare l’esperienza ad altri.

In definitiva, nessuno si pente di aver fatto gli Esercizi. Anche se all’inizio può essere difficile o spaventoso affrontare il silenzio, il risultato dell’essere per Dio e con Dio è una felicità e una libertà interiore che superano qualsiasi attrazione del mondo esterno.

Il libro degli Esercizi Spirituali scritto da Sant’Ignazio – che rappresenta una vera rivoluzione spirituale – si rivela una sorta di manuale di tattiche spirituali, un’indicazione del metodo da seguire, del sistema da sviluppare per raggiungere la santità. San Bernardo affermava che  “l’anima raggiunge un grado di perfezione proporzionato ai desideri che coltiva nel suo cuore”.  E in effetti, la santità, come ci ricordano tanti santi, non è una questione di età o di stato di vita, poiché la santità è vivere nello Spirito Santo, e questo è qualcosa che tutti possiamo raggiungere con la grazia di Dio.

Padre Gustavo, ci spieghi più in dettaglio come sono strutturati gli Esercizi. Quali sono le diverse tempistiche? Quali obiettivi si perseguono in ogni fase?

Gli Esercizi Spirituali di Sant’Ignazio sono strutturati come un processo pedagogico concepito per preparare l’anima a cercare e trovare la volontà divina. La struttura fondamentale è divisa in quattro fasi, tradizionalmente chiamate “settimane”, sebbene la loro durata non sia necessariamente di sette giorni cronologici, ma dipenda piuttosto dal progresso del ritirante. Inoltre, ogni momento di preghiera segue un metodo specifico: atti preparatori, che includono una preghiera preparatoria e preamboli come il ricordo della storia, la composizione della scena e la richiesta di una grazia specifica; un corpo di meditazione in cui le facoltà dell’anima (memoria, intelletto e volontà) vengono esercitate sul tema proposto; e atti conclusivi, in particolare un colloquio, in cui si parla con il Signore o con la Vergine Maria “come un amico parla a un altro”, e un successivo esame della preghiera per valutare come si è proceduto.

Per quanto riguarda la durata del ritiro, ci sono diverse modalità di svolgimento degli Esercizi a seconda della disponibilità e delle capacità individuali: il ritiro “di un mese intero” è l’opzione originale e più profonda, svolto in assoluto silenzio e totale isolamento per 30 giorni. Esistono anche ritiri più brevi di 3, 5 o 8 giorni, che condensano i temi principali per chi ha poco tempo. Infine, c’è l’  opzione online  , un adattamento moderno del formato precedente, che propone un’ora al giorno durante la Quaresima (circa 50 giorni in totale) per integrare la preghiera nella vita quotidiana.

Per quanto riguarda gli obiettivi, l’obiettivo generale è superare se stessi e dare ordine alla propria vita senza lasciarsi trasportare da emozioni disordinate. Ogni fase ha uno scopo specifico:

La Prima Fase (la Via Purgativa) si concentra sul “Principio e Fondamento” (il fine per cui l’uomo è stato creato) e sulla conoscenza dei propri peccati. L’obiettivo è la purificazione dell’anima, il pentimento e la purificazione dai peccati passati per essere pronti alla grazia.

La Seconda Fase (Via dell’Illuminazione) riguarda la vita di Gesù Cristo fino alla Domenica delle Palme. L’obiettivo è la conoscenza interiore del Signore per amarlo e seguirlo più profondamente. Questa è la fase in cui solitamente si compie la “Scelta”, ovvero decisioni fondamentali sul proprio stato di vita o riforme personali.

Nella terza tappa, meditiamo sulla Passione di Cristo. L’obiettivo è chiedere e provare dolore, tristezza e confusione con Cristo che soffre per i nostri peccati.

La Quarta Fase (Via Unitiva) si concentra sulla Resurrezione e l’Ascensione. L’obiettivo è sperimentare gioia e letizia con Cristo risorto e prepararsi a trovare Dio in ogni cosa.

Infine, gli Esercizi culminano con la “Contemplazione per raggiungere l’amore”, che cerca di aiutare il praticante a vivere in unione con Dio nella vita quotidiana.

 

Come hai giustamente sottolineato, gli Esercizi Ignaziani iniziano ponendo l’uomo di fronte a una legge metafisica, Principio e Fondamento, cioè il fine dell’uomo, e terminano con la contemplazione per raggiungere l’amore, punto ultimo e meta della vita umana. Il mondo moderno non comprende né se stesso né l’uomo, e per questo motivo il principio ordinatore supremo proposto dagli Esercizi è così necessario.

Se siete d’accordo, iniziamo con i Principi e i Fondamenti che sostengono la prima fase degli Esercizi: per cosa è stata creata l’umanità? Qual è lo scopo dell’umanità? Quale dovrebbe essere il nostro rapporto con il resto del creato e con tutto il creato?

Il Principio e Fondamento costituisce la legge metafisica e il supremo principio organizzativo degli Esercizi Spirituali, ponendo l’uomo di fronte al suo destino eterno fin dal primo stadio. Gli esseri umani sono stati creati per lodare, riverire e servire Dio nostro Signore e, attraverso questo cammino, per raggiungere la salvezza delle loro anime. Questo fine è una “vocazione” di ritorno al Creatore, nella consapevolezza che l’esistenza umana è un atto continuo in cui Dio sostiene il nostro essere in ogni momento; se Egli cessasse di darci l’essere, torneremmo al nulla.

Sant’Ignazio scompone questo obiettivo in tre azioni vitali: la “lode” implica la confessione pubblica della potenza di Dio e il costante ringraziamento per i suoi doni. La “riverenza” è la manifestazione esterna e interna del rispetto e dell’adorazione dovuti unicamente alla Divinità. Il “servire”, come “misticismo del servizio”, riversa l’amore nelle azioni, imitando e seguendo Gesù Cristo per il bene di tutti. La realizzazione umana si trova nel vivere la “verità della vita” ( veritas vitae ), che si verifica quando la propria esistenza personale corrisponde esattamente al progetto d’amore concepito da Dio dall’eternità.

Il rapporto dell’uomo con il resto del creato dovrebbe essere caratterizzato da indifferenza e ordine. Il pericolo risiede nel cercare la felicità nelle creature o nei piaceri fugaci (come il denaro, l’onore o i vizi) dove non risiede il nostro fine ultimo.

Per mantenere un sano rapporto con il creato, il praticante deve usare le creature solo nella misura in cui contribuiscono al fine ultimo. Bisogna liberare la propria anima dalle creature per prepararsi all’unione con Dio. Bisogna anche conquistare se stessi, ordinando i propri desideri in modo che l’unico scopo del possedere o desiderare qualcosa (come una posizione o un beneficio) sia il servizio, l’onore e la gloria della maestà divina. Allo stesso modo, bisogna evitare la “falsa vita”. Cercare il fine nelle creature invece che nel Creatore significa vivere una vita falsa che priva di pace e libertà. In breve, tutta la creazione è un mezzo, non un fine. La vera libertà consiste nel poter scegliere solo ciò che ci conduce più direttamente al nostro obiettivo primario: dare gloria a Dio e salvare le nostre anime.

Padre Gustavo, ho tante domande. Come possiamo conoscere l’amore di Dio in questa prima tappa degli Esercizi? Cosa significa che Dio ci dà consolazioni e desolazioni? In che modo il peccato è legato alla misericordia e alla giustizia di Dio? Come possiamo riconoscere la voce di Dio nelle nostre anime? Quali sono le regole per discernere gli spiriti? Gli Esercizi rappresentano un cammino autentico e profondo di conversione? Voi, direttori degli Esercizi, affermate che questa prima tappa è necessaria per  “riformare ciò che è deforme”.  Che significato date a questa affermazione?

Nella prima fase degli Esercizi Spirituali, l’amore di Dio viene sperimentato principalmente attraverso la consolazione, che è esplicitamente definita come “esperienza dell’amore di Dio”. Meditando sul “Principio e Fondamento”, il ritirante scopre di essere stato creato per amore per uno scopo eterno, il che gli consente di comprendere la propria vita come un piano divino di felicità.

Riguardo ai moti dell’anima, Sant’Ignazio insegna quanto segue: le consolazioni sono stimoli interiori che infiammano l’anima d’amore per il suo Creatore, accrescendo la fede, la speranza e la carità, e portando una pace e una gioia che attraggono verso le cose celesti. Le desolazioni sono l’opposto; si manifestano come oscurità, turbamento, inquietudine e tentazioni che portano a sfiducia e tristezza, facendo sì che l’anima si senta separata da Dio.

Il peccato è legato alla misericordia nella misura in cui Dio usa i “rimorsi” della coscienza per spingere il peccatore alla conversione e farlo uscire dal suo stato di errore. La giustizia divina si riflette nella necessità di una “via purgativa”, in cui chi la pratica cerca il pentimento e il dolore per i propri peccati al fine di purificare l’anima.

Per quanto riguarda il riconoscimento della voce di Dio, sappiamo che Egli di solito parla nella parte più intima del nostro essere, e per ascoltarLo sono necessari perfetta concentrazione e silenzio. La Sua voce è distintiva perché porta pace, incoraggiamento e forza, e le Sue correzioni sono gentili, a differenza dello “spirito maligno” che morde e ruba la pace con falsi pretesti. Le regole per discernere gli spiriti sono un metodo pratico per “sentire e conoscere” questi suggerimenti, permettendo al praticante di accogliere quelli buoni e respingere quelli cattivi. Questo processo implica un autentico e profondo cammino di conversione e funziona come una “macchina di conversione” o un “addestramento” spirituale che trasforma la vita di una persona ponendola di fronte all’eternità.

Infine, l’affermazione di “riformare ciò che è deforme” in questa prima fase significa lavorare sulla purificazione dei peccati passati e sull’ordinamento degli “affetti disordinati”. Si tratta di correggere ciò che nella vita di una persona ha perso la sua forma originale (il suo orientamento verso Dio) affinché la volontà possa essere libera e capace di cercare e trovare la volontà divina.

Viviamo in un’epoca in cui l’escatologia specifica rivelata a ciascuno di noi, e in particolare l’escatologia generale della Storia della Salvezza, non è ben compresa o accolta in molti ambienti cattolici. Di conseguenza, il suo studio viene evitato e la sua veridicità viene persino messa in discussione. Per questo motivo, credo sia fondamentale tornare alla Sacra Scrittura, ai Padri e ai Dottori della Chiesa, e ai Santi, per meditare e contemplare queste realtà ultime.

Secondo gli insegnamenti di Sant’Ignazio, come dovremmo intendere il paradiso, il purgatorio e l’inferno?

Secondo gli insegnamenti di Sant’Ignazio, il cielo, il purgatorio e l’inferno devono essere compresi nella prospettiva degli ultimi giorni dell’uomo, ponendo l’essere umano sempre “ai margini dell’eternità”.

Il Paradiso è presentato come il fine ultimo e la vera dimora dell’umanità. È descritto come l’unione totale con il Creatore, dove l’anima può vedere Dio faccia a faccia e condividere la Sua infinita gioia e felicità. È la ricompensa per coloro che muoiono in stato di grazia e hanno cercato di compiere la volontà di Dio sulla terra.

L’inferno funge da strumento di conversione. Sant’Ignazio propone un metodo specifico per meditare sull’inferno, usando l’immaginazione per percepirne la realtà fisica e spirituale. L’inferno è inteso come il rifiuto di Dio da parte dell’umanità, piuttosto che come il rifiuto di Dio nei confronti dell’umanità. Il suo più grande tormento è la perdita di Dio e la consapevolezza che questo destino non cambierà mai. Sant’Ignazio ci chiede di provare la sofferenza dei dannati affinché, se per i nostri fallimenti dimentichiamo l’amore di Dio, almeno la paura delle punizioni ci aiuti a evitare di cadere nel peccato.

Per quanto riguarda il purgatorio, sebbene sia menzionato solo brevemente negli Esercizi, esso è inteso come uno stato di purificazione necessario per coloro che non hanno raggiunto la piena santità sulla terra. In ogni caso, è preferibile ricercare la santità in questa vita e “riformare ciò che è deforme” attraverso gli Esercizi, per evitare di passare per il purgatorio, anche solo per un momento.

Per Sant’Ignazio, queste realtà sottolineano la serietà della vita spirituale, poiché abbiamo una sola anima e una sola possibilità di salvarla, per cui ordinare la vita secondo la volontà di Dio è il compito più urgente dell’essere umano.

La seconda tappa degli Esercizi Spirituali mira a  “formare ciò che è stato riformato”  e, pertanto, siamo invitati a meditare sulla vita di Gesù, a comprendere la sua missione e ad accogliere l’invito a seguirne l’esempio. Come spiegheresti questa imitazione di Cristo che tutti i cristiani dovrebbero intraprendere? La realtà di Gesù Cristo come Re dell’Universo è fondamentale in questo contesto?

Infatti, nella seconda fase degli Esercizi Spirituali, detta Via Illuminativa, l’obiettivo fondamentale è “conformare ciò che è stato riformato”, il che implica che l’anima, dopo essere stata purificata nella prima fase, debba ora assumere la “forma” di Cristo, configurando tutta la sua vita secondo il suo esempio e i suoi insegnamenti. L’imitazione proposta a ogni cristiano non è una copia esteriore di comportamenti, ma una profonda trasformazione basata sulla conoscenza interiore del Signore, sul combattimento spirituale e sull’universalità della santità.

Sant’Ignazio ci esorta a chiedere con insistenza la grazia di una “conoscenza interiore del Signore”, il cui scopo è “sentire e assaporare” interiormente le verità del Vangelo, affinché l’amore per la persona di Gesù sia ciò che muove la nostra volontà di seguirlo. L’imitazione è intesa come una chiamata alla lotta spirituale contro i nemici dell’anima (il diavolo, il mondo e la carne). Seguire Gesù significa imitarlo nella sua lotta, “calpestando tutto” – anche i nostri affetti più intimi – per diventare simili a Lui nel dono di sé. Gesù ha dato un esempio sia per la vita ordinaria (l’obbedienza ai genitori) sia per la vita di perfezione. Pertanto, l’imitazione di Cristo consiste nel ricercare la perfezione in ogni stato di vita, preparandosi ad essere accolti sotto la sua bandiera attraverso la povertà (reale o spirituale), il desiderio di vergogna e l’umiltà, che sono i tre gradini verso tutte le altre virtù.

La realtà di Gesù Cristo come Re Eterno è l’asse attorno al quale ruota l’intera scena, soprattutto attraverso la meditazione sulla “Chiamata del Re Temporale”, che ci aiuta a contemplare la vita del Re eterno. Gesù Cristo È RE in senso reale e teologico; Egli è Re in virtù del suo essere Dio, in quanto uomo perfetto e per “diritto di conquista”, avendo redento l’umanità con il Suo sangue sulla croce. A differenza di un leader che si limita a comandare, questo Re “cammina davanti ai Suoi” e chiede a ciascuno di fare ciò che Lui stesso ha fatto. Chiunque desideri condividere la Sua vittoria nella gloria deve prima condividere le Sue fatiche, il Suo cibo e i Suoi dolori sulla terra. Cristo, in quanto “Capitano Generale Supremo”, chiama tutti gli uomini a conquistare l’intero universo per Dio. Questa realtà è così fondamentale che non seguire questo Re nobile e virtuoso è tipico di chi ha perso la testa o la ragione.

Accettare questa imitazione significa in ultima analisi offrirsi all’opera di Cristo Re, con la determinazione di imitarlo nel sopportare insulti, rimproveri e povertà, affinché il suo regno si stabilisca prima nel proprio cuore e poi in tutto il mondo.

Gli Esercizi Spirituali di Sant’Ignazio sono anche noti come Esercizi delle Due Bandiere. Qual è il significato di questa espressione? È un modo per comunicare che il cammino che il Signore desidera per me è un cammino di santità e pienezza di vita, e non di inganno, peccato e dannazione eterna? Come si collega questo all’intelletto e alla volontà nella meditazione sui tre principi binari praticati negli Esercizi, che è una metodologia preziosa per fare costantemente buone scelte in accordo con la volontà di Dio?

La meditazione sui “Due Stendardi” costituisce il nucleo del combattimento spirituale che ogni cristiano intraprende. Come abbiamo già accennato, Sant’Ignazio, con la sua formazione cavalleresca, descrive la vita umana sulla terra come una “milizia” o una guerra in cui non ci sono neutrali: si combatte sotto la bandiera di Gesù Cristo, il nostro “Capitano Supremo”, o sotto quella di Lucifero, il “nemico mortale della nostra natura umana”.

Questa meditazione è il modo pratico per discernere che la via del Signore conduce alla santità e alla pienezza, mentre la via del nemico conduce all’inganno e alla condanna. Sant’Ignazio rivela le tattiche opposte di questi due leader. La strategia dello Stendardo di Lucifero per sviare le anime consiste in un programma in tre fasi: in primo luogo, tenta con l’avidità di ricchezze, in modo che queste conducano alla vuota gloria del mondo e, infine, all’orgoglio dilagante, da cui nascono tutti gli altri vizi. Lo Stendardo di Cristo propone la via opposta alla pienezza, invitando prima alla povertà spirituale (e alla povertà effettiva, se Egli lo desidera), poi al desiderio di vergogna e disprezzo (per diventare come il Cristo umiliato), e quindi a raggiungere l’umiltà, che è la porta d’accesso a tutte le altre virtù.

Gli Esercizi integrano le facoltà dell’uomo per fare le scelte giuste. Mentre Due Stendardi è un esercizio dell’intelletto, la meditazione sui Tre Binari è un esercizio della volontà. In Due Stendardi, chiediamo “la conoscenza degli inganni del leader malvagio” per proteggerci da essi, e “la conoscenza della vera vita” mostrata da Cristo, così da poterla imitare. È un esercizio di discernimento per non lasciarsi ingannare da false ragioni o apparenze di bene. Tre Binari è la “prova” della generosità e della sincerità di volontà. Presenta tre tipi di persone che hanno acquisito una somma di denaro (o un affetto) e desiderano trovare Dio in pace, ma sono ostacolate da un attaccamento disordinato. La prima persona vorrebbe liberarsi dell’affetto, ma è un desiderio teorico e non compie i passi necessari fino alla morte. La seconda vuole liberarsi dell’affetto, ma in modo tale da “conservare la cosa”, aspettandosi che Dio accolga la sua volontà. È una volontà che “vuole e fa”, ma non ciò che Dio chiede, privandosi della grazia piena. Il terzo uomo possiede una volontà che ha raggiunto l’indifferenza. Vuole avere qualcosa o non averla solo secondo la volontà di Dio per il Suo miglior servizio. È la disposizione a “firmare un assegno in bianco” alla Provvidenza.

Questa struttura è una metodologia infallibile per scegliere secondo la volontà di Dio. Illuminando l’intelletto riguardo allo scopo dell’umanità e alle insidie ​​del male, e allenando la volontà nell’abnegazione del Binario, il praticante è libero di cercare e trovare ciò che Dio desidera veramente, raggiungendo così la vera “gioia di fare la volontà di Dio”.

Immagine di Sant’Ignazio di Loyola (Foto: Albert Cortina)

La terza fase mira a  “confermare ciò che è stato formato”  meditando sulla passione e morte di Gesù Cristo per comprendere il suo sacrificio e il suo amore incondizionato per l’umanità. Come dovremmo contemplare e amare la Croce? Per farlo, dobbiamo bandire il più grande peccato dell’orgoglio e perfezionarci nella virtù dell’umiltà, non è vero?

Infatti, nella terza fase (o Terza Settimana) degli Esercizi, l’obiettivo è “confermare ciò che è stato formato”, concentrando la meditazione sulla Passione e morte di Gesù Cristo. Dopo aver cercato di conformare la propria vita a Cristo nella seconda fase, il ritirante si sofferma ora davanti al sacrificio supremo per comprendere la profondità dell’amore divino.

Per contemplare la Croce in modo proficuo, Sant’Ignazio propone una partecipazione non solo intellettuale, ma anche profondamente affettiva e sensibile. In questa fase, il ritirante non chiede consolazione, ma piuttosto “dolore, tristezza e confusione”, esigendo di provare “dolore, lacrime e tormento con Cristo tormentato” per i propri peccati. L’obiettivo è comprendere che Gesù va alla Passione per amore di ogni individuo, prendendo il posto che avrebbe dovuto essere nostro e portando su di sé la colpa dell’umanità. La presenza della Vergine Maria come Madre Addolorata ai piedi della Croce è fondamentale. Lei è la “maestra saggia” che ci insegna a rimanere con il Redentore nel momento di maggiore sofferenza. In questa fase, siamo invitati a usare la nostra immaginazione per “vedere” le ferite e “udire” le bestemmie, lasciando che le nostre anime tremino di fronte al realismo del dolore di Cristo.

Come hai detto, questo cammino richiede un confronto diretto con l’orgoglio per raggiungere la perfezione nell’umiltà. L’orgoglio è il peccato supremo, che porta l’uomo a voler “emanciparsi da Dio” e a essere l’unico artefice della propria vita, il che conduce all’autodistruzione. La Terza Via dell’Umiltà: questo è il più alto grado di perfezione che si possa raggiungere e quello che meglio definisce l’amore per la Croce. Consiste nel fatto che il praticante scelga e desideri la povertà con il Cristo povero, la vergogna con il Cristo vergognoso, e venga considerato “stolto per Cristo” piuttosto che essere stimato saggio in questo mondo, mantenendo lo stesso livello di servizio a Dio. Amare la Croce a questo livello significa che l’anima non guarda più al cielo o all’inferno per interesse personale, ma solo a Gesù Cristo Crocifisso, trovando “dolcezza in ogni sofferenza” per amore di Lui.

Immagine di Cristo crocifisso (Foto: Albert Cortina)

La quarta tappa mira a  “trasfigurare ciò che è stato confermato”  e, a tal fine, meditiamo sulla Risurrezione di Cristo per vivere la nostra risurrezione con gioia e letizia. In questa fase degli Esercizi, contempliamo come sarà la vita eterna. Ci spieghi più dettagliatamente come Sant’Ignazio intendeva questa trasfigurazione dell’essere umano in un corpo glorioso unito alla sua anima immortale, nonché la vita nella Gloria.

Come dici tu, nella quarta fase degli Esercizi Spirituali, la via unitiva, l’obiettivo è “trasfigurare ciò che è formato”, concentrando la meditazione sulla Resurrezione e l’Ascensione di Cristo. Questa fase mira a riempire il ritirante di gioia e intensa letizia per la vittoria e la gloria del Signore. Proprio come Cristo è risorto in corpo e anima per apparire a sua Madre, l’umanità è chiamata a una resurrezione totale. In questo stato, il corpo risorge sano e glorioso. Sebbene il corpo risorto possa apparire esteriormente identico a quello mortale, è “infinitamente migliore” nella sua natura.

La vita eterna è descritta come la Nuova Gerusalemme o Gerusalemme Celeste, uno stato di perfezione in cui tutta la creazione raggiunge la sua pienezza. Le realtà della vita nella Gloria sono, in definitiva, un mistero difficile da spiegare con parole umane. Proprio come Gesù usava le parabole per descrivere il Regno dei Cieli, Sant’Ignazio ci invita a usare il potere dell’immaginazione per contemplare queste verità, riconoscendo che non possono essere pienamente comprese senza vedere Dio faccia a faccia.

Questa fase comprende non solo la resurrezione individuale, ma una resurrezione totale dell’universo, dove Dio creerà “un nuovo cielo e una nuova terra”, dedicando definitivamente tutte le cose e le opere umane al Suo servizio e alla Sua gloria. Questa fase è una preparazione alla gioia del Paradiso, fondata sulla fede che la vittoria di Cristo sulla morte garantisce la trasfigurazione finale della nostra umanità nell’eternità.

Gli Esercizi sottolineano l’importanza della preghiera costante alla presenza del Signore, della contemplazione per raggiungere il Suo Amore e della necessità del dialogo privato con ciascuna delle tre Persone della Santissima Trinità che sono un solo Dio.

Per chi volesse approfondire questo dialogo: quali tipi di preghiera esistono? Potresti darci una breve descrizione di ciascuno di questi modi di pregare?

Nella tradizione degli Esercizi Spirituali, la preghiera è un allenamento spirituale che comprende diverse modalità per aiutare l’anima a comunicare con Dio. I tipi di preghiera descritti dal Santo sono:

La preghiera vocale è quella che utilizza parole specifiche e formule stabilite, come il Padre Nostro, l’Ave Maria o il Credo degli Apostoli. Anche in queste brevi preghiere, si dovrebbe prestare piena attenzione a ciò che viene detto per entrare alla presenza della Santissima Trinità.

La preghiera mentale si riferisce al dialogo interiore con Dio che avviene nella mente e nel cuore, senza bisogno di parole esterne. È una forma di “conversazione frequente” con il Creatore.

La meditazione è una pratica spirituale avanzata che implica la contemplazione delle cose di Dio. Esercita le tre facoltà dell’anima: memoria, comprensione (intelligenza) e volontà. L’obiettivo è riflettere o approfondire le verità della fede per trarne beneficio spirituale e prendere decisioni ferme.

L’esame di coscienza è un tipo di preghiera riflessiva utilizzata per esaminare lo stato della propria anima. Esiste un esame generale (una revisione della giornata, ringraziando Dio e chiedendo perdono) e un esame particolare, che si concentra su un difetto specifico o una virtù che si desidera acquisire, annotando i progressi quotidiani.

La contemplazione, a differenza della meditazione discorsiva, utilizza la “vista dell’immaginazione”. Chi la pratica entra nelle scene del Vangelo come se fosse presente, cercando di “sentire e assaporare le cose interiormente” piuttosto che di conoscere molto intellettualmente.

L’applicazione dei sensi è una forma specifica di contemplazione in cui i cinque sensi immaginari (vista, udito, olfatto, gusto e tatto) vengono applicati a una realtà spirituale, come la Passione o l’Inferno, per percepire interiormente quelle verità.

Il Colloquio è considerato da molti il ​​momento di preghiera più importante. Consiste nel parlare con il Signore, la Vergine Maria o il Padre “come un amico parla con un altro” o un servo con il suo padrone. È uno spazio per comunicare sentimenti, chiedere consiglio o assumersi la responsabilità delle proprie mancanze.

La Petizione è la preghiera di richiesta in cui si chiede a Dio una grazia specifica in base all’argomento trattato (ad esempio, chiedere dolore per i peccati o gioia con Cristo risorto).

Sant’Ignazio propone ulteriori strutture alla fine degli Esercizi, tra cui pregare sui Comandamenti, meditare su ogni parola di una preghiera (come il Padre Nostro) o pregare seguendo il ritmo del respiro. Affinché uno qualsiasi di questi metodi sia efficace, è necessaria un’atmosfera di silenzio, solitudine e perfetta concentrazione, che permetta a Dio di parlare alla parte più intima del proprio essere.

Nella fase finale, oltre al consueto schema di meditazione, contemplazione e dialogo con il Signore, ai partecipanti viene chiesto di creare un Piano d’Azione. Ciò significa che sono incoraggiati a elencare nel loro diario personale gli scopi e le decisioni che lo Spirito Santo ha ispirato durante le varie fasi del loro cammino spirituale durante gli Esercizi. Come suggeriresti di creare questo Piano d’Azione?

La creazione di un Piano d’Azione (o Piano di Vita) è il culmine pratico degli Esercizi Spirituali, il cui obiettivo è integrare l’ordine raggiunto durante il ritiro nella vita quotidiana. Per strutturare efficacemente questo piano, deve scaturire dall’abnegazione. Sant’Ignazio insegna che “si trarrà profitto in tutte le questioni spirituali nella misura in cui ciò deriva dal proprio amore, desiderio e interesse”. L’obiettivo è riformare la propria vita in modo che ogni azione sia allineata al fine ultimo: dare gloria a Dio e salvare la propria anima.

Per sviluppare questo piano, ci viene innanzitutto chiesto di identificare la volontà di Dio, riflettendo su ciò che Dio ci ha chiesto in passato, su ciò che ci chiede chiaramente ora e sugli ostacoli che ci impediscono di seguirlo radicalmente. Ci viene poi chiesto di esaminare la nostra vita, considerando le dimensioni della nostra esistenza per scoprire cosa dobbiamo eliminare (ciò che è un attaccamento sbagliato o disordinato), migliorare (gli atteggiamenti che Dio vuole che cambiamo) o mantenere. I desideri teorici non bastano. Il piano deve determinare il tempo e il modo in cui svolgere le attività necessarie e acquisire le virtù richieste.

Un Piano d’Azione completo dovrebbe identificare il tuo difetto dominante e le virtù che devi urgentemente acquisire. Dovrebbe affrontare le passioni incontrollate (rabbia, odio) e le cattive abitudini (pigrizia, mancanza di puntualità). Si raccomanda di stabilire orari per la preghiera quotidiana, la frequenza della confessione, come partecipare alla Santa Messa, alla lettura spirituale e all’esame di coscienza quotidiano. Allo stesso modo, dovrebbe definire come guiderai e insegnerai nella tua famiglia attraverso la parola e l’esempio, adempiendo ai doveri del tuo stato di vita (coniuge, genitore, figlio). Dovrebbe includere il trarre il massimo vantaggio dai tuoi studi e intraprendere azioni concrete di zelo apostolico per la salvezza degli altri.

Il piano dovrebbe essere adattato al tuo attuale stato di vita, carattere e forza, ed essere sufficientemente flessibile da non rendere schiava la tua anima a circostanze impreviste derivanti dalla carità, ma sufficientemente fermo da non modificarlo a tuo piacimento. È essenziale rivederlo e approvarlo con un direttore spirituale, poiché nessuno è un buon giudice nel proprio caso. Si consiglia di tenere una sessione di rendicontazione mensile (ad esempio, durante un ritiro mensile) per esaminare i progressi verso i propri obiettivi, prendere nuove decisioni se necessario e correggere eventuali incongruenze.

Come vedono la Beata Vergine Maria gli Esercizi Spirituali di Sant’Ignazio? Ella espresse il suo speciale  Fiat  all’Annunciazione, che diede inizio al mistero del Verbo Incarnato; accompagnò Gesù, insieme a San Giuseppe, per tutta la sua vita ordinaria e, in seguito, nel suo ministero pubblico; soffrì profondamente durante la Passione nel suo Cuore Immacolato; rimase ai piedi della Croce a contemplare la morte del Figlio; e, infine, ebbe la gioia di vedere Gesù Cristo Risorto e Ascendente al Cielo. Davvero, Maria è nostra Madre e Maestra per ciascuno di noi individualmente e per la Chiesa nel suo insieme, non è forse così?

Negli Esercizi Spirituali, la Beata Vergine non è solo una figura di devozione, ma la saggia e ispiratrice “Maestra” dell’intero processo. Sant’Ignazio mantenne un rapporto d’amore con Lei fin dalla sua conversione, considerandola la Signora dei suoi pensieri e della sua vita. Esiste un’antica e consolidata tradizione che afferma che la Vergine stessa insegnò o “dettò” gli Esercizi a Sant’Ignazio nella grotta di Manresa affinché fossero strumento di salvezza per le anime.

La presenza di Maria negli Esercizi Spirituali è contemplata sia come intercessore che come modello nei Misteri della Vita di Nostro Signore. Per ottenere una grazia dal Padre, il ritirante deve prima rivolgersi “alla Madre”, chiedendole di intercedere presso il Figlio; poi al Figlio, affinché interceda presso il Padre; e infine al Padre stesso. Questo metodo abitua i fedeli a riconoscere Maria nel posto che la fede della Chiesa le assegna come mediatrice.

Dalla Seconda Settimana in poi, Maria appare come il modello di tutte le virtù. Nell’Annunciazione e nel Fiat, contempliamo la decisione della Trinità e la risposta della Madonna, in cui si umilia e rende grazie alla maestà divina per il mistero dell’Incarnazione. La seguiamo attraverso episodi come le nozze di Cana, presentandola come modello di vita santa e “maestra di buona vita”. Nella Terza Settimana, la sua presenza come Madre Addolorata si intensifica ai piedi della Croce, dove il partecipante contempla la sua solitudine, il dolore e la stanchezza per la morte del Figlio. Sant’Ignazio sottolinea esplicitamente che, sebbene non sia affermato nella Scrittura, si ritiene che Cristo risorto sia apparso per primo alla sua Beata Madre, affinché fosse la prima a gioire della sua vittoria sulla morte.

Gli Esercizi sottolineano infatti che Maria è nostra Madre e Maestra. Sant’Ambrogio afferma che la sua vita è una chiara lezione per tutti e uno specchio che riflette come praticare tutte le virtù. Per la Chiesa nel suo insieme, ella è la “contemplativa per eccellenza” e la guida che aiuta l’uomo moderno a superare i suoi affetti disordinati e a scoprire la volontà di Dio. Intraprendendo gli Esercizi, si cerca di instaurare il regno di Cristo nel mondo attraverso il regno del Cuore Immacolato di Maria.

Sant’Ignazio riceve ispirazione dal Cielo durante la stesura del libro degli Esercizi Spirituali. Scultura in pietra di Joan Cortina (Foto: Albert Cortina)

Attraverso il vostro lavoro missionario e pastorale presso l’Istituto del Verbo Incarnato (IVE), offrite costantemente vari formati (in presenza,  online , ecc.) degli Esercizi Spirituali Ignaziani. La Quaresima è il periodo più opportuno per intraprenderli?

Crediamo che la Quaresima sia il periodo più opportuno per intraprendere gli Esercizi Spirituali per diverse ragioni. La Quaresima è un tempo di grazia particolare, in cui Dio è pronto a benedire più intensamente coloro che aprono il loro cuore. Intraprendere gli Esercizi durante questo periodo permette ai fedeli di fare un balzo in avanti nella loro vita spirituale, rispondendo all’invito di Dio a offrire un sacrificio maggiore per ricevere il centuplo. Proprio come Gesù si ritirò nel deserto, gli Esercizi propongono un “deserto di creature”. Dedicare un’ora al giorno alla preghiera durante questi giorni costituisce quello spazio di ritiro necessario per ascoltare la voce di Dio. Meditare sulla fine dell’umanità e sul peccato si sposa perfettamente con il pentimento e la purificazione propri del periodo quaresimale.

Un altro punto da considerare è che, a differenza di un ritiro di tre giorni che ha un “impatto” rapido, gli esercizi quaresimali durano circa 50 giorni (dal Mercoledì delle Ceneri al Mercoledì di Pasqua), il che facilita lo sviluppo di una solida abitudine di preghiera che perdura nella vita quotidiana. Poiché vengono svolti tra lavoro, famiglia, studio e altre attività, il ritirante può vedere come le sue meditazioni influenzano immediatamente le sue reazioni e decisioni quotidiane. Gli Esercizi Ignaziani seguono un ritmo che culmina nella Passione e nella Resurrezione. Pertanto, la struttura del  ritiro online  è progettata in modo che le fasi finali coincidano con la Settimana Santa e la gioia della Pasqua, consentendo un’esperienza molto più profonda dei misteri della fede.

Grazie di cuore, Padre Gustavo, per aver spiegato in modo così dettagliato i benefici per l’anima degli Esercizi Spirituali secondo il metodo di Sant’Ignazio di Loyola. Ci auguriamo che molte persone trovino negli Esercizi il proprio cammino di santificazione e imitazione di Cristo, e possano così raggiungere la meta ultima di ognuno di noi, che non è altro che la Vita Eterna.

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“Infatti mediante la legge io sono morto alla legge, affinché io viva per Dio. Sono stato crocifisso con Cristo e non vivo più io, ma Cristo vive in me. Questa vita, che vivo ora nella carne, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me” (Galati 2:19-20).

Albert Cortina

Albert Cortina es abogado y urbanista. Director del Estudio DTUM, impulsa un humanismo avanzado para una sociedad donde las biotecnologías exponenciales estén al servicio de las personas y de la vida. Promueve la integración entre ciencia, ética y espiritualidad. Actualmente focaliza su atención en la preservación de la naturaleza y condición humana desde una antropología adecuada que priorice el desarrollo integral de la persona. Cree en unos principios basados en una ética universal que tenga su fundamento en la ley natural y en la espiritualidad del corazón. Desde su vocación profesional gestiona ideas, valores y proyectos a favor del bien común.