L’Odissea del Computer
Dal libro allo schermo: come è cambiato il nostro modo di apprendere e ricercare la conoscenza
Sicuramente chi di noi ha vissuto buona parte della propria vita nel ventesimo secolo – nell’era precedente non avevamo personali computer, oggi ampiamente accessibili – ricorderà quali fossero le nostre fonti di informazione quando dovevamo imparare qualcosa di specifico, ad esempio a scuola o all’università. Dovevamo rivolgerci a dizionari o voluminose enciclopedie; al massimo ai libri stampati che si trovavano sugli scaffali di casa. Oppure, in caso contrario, dovevamo recarci nelle biblioteche pubbliche, che all’epoca erano molto affollate, per accedere ai fascicoli consultando le schede di cartone infilate su un’asta metallica all’interno di appositi cassetti. Dovevamo fare la fila, il più delle volte. Poi, con le informazioni ottenute dal fascicolo, dovevamo compilare un modulo di consultazione e consegnarlo al bibliotecario, una figura molto importante, che andava alla ricerca del libro richiesto – purché disponibile – e ce lo consegnava, dopo un’attesa a volte piuttosto lunga. Poi arrivava un altro momento emozionante: controllare, nelle pagine del libro appena ricevuto, se fosse utile o meno per raccogliere le informazioni di cui avevamo bisogno. Per ottenere le informazioni desiderate sono stati quindi necessari molto tempo e impegno.
Alla luce di quanto sopra, applichiamo il principio secondo cui ciò che costa – il tempo è denaro – ne vale la pena. Da questo punto di vista, l’informazione era molto preziosa in epoche passate.
Mentre entriamo nel primo quarto del XXI secolo, le informazioni sembrano sempre più facili da ottenere, grazie alla tecnologia informatica onnipresente. Vale la pena ricordare, in questo contesto, come l’economia affronti il fenomeno dell’abbondanza di un certo bene sul mercato e della sua facilità di acquisizione. È importante considerare la cosiddetta legge della domanda e dell’offerta. Quando c’è abbondanza di un bene, il suo valore di scambio diminuisce.
La tecnologia, come forse abbiamo capito, è ambivalente nei suoi effetti positivi o negativi sul bene autentico, oggetto delle aspettative di tutti. Pertanto, dobbiamo essere cauti riguardo ai risultati apparentemente splendidi – e brillanti – che ci ha offerto, come l’intelligenza artificiale, così di recente; così come i social media e i testi digitalizzati, tra gli altri; resi possibili grazie alla meravigliosa Internet, il cui utilizzo diffuso nel nostro ambiente si avvicina ormai ai trent’anni.
Non lasciamo che questi scintillanti prodotti tecnologici – l’elettronica – in continuo rinnovamento, tra cui smartphone, tablet e laptop, siano per noi solo canti di sirena; contengono risorse sempre più ingegnose. Può accadere ad alcuni di noi, come racconta saggiamente Omero nell’Odissea, nel Libro XII, quando Ulisse – protagonista del viaggio; un viaggio di vita, dopotutto – deve attraversare l’immenso mare sulla sua fragile nave, dovendo avvicinarsi agli aguzzi moli dove vivono le sirene abbaglianti. Essere attratti dai canti seducenti di tali bellezze sarebbe fatale per raggiungere la destinazione del campione dell’Odissea. Fortunatamente, la simbolica Circe avverte Ulisse del pericolo e gli consiglia di proteggersi. La nave dell’Odissea viene salvata dall’arenamento fatale e prosegue il suo viaggio.
Come leggiamo nelle prime parole della Metafisica di Aristotele: tutti gli esseri umani desiderano naturalmente la conoscenza. Da qui, logicamente, la rilevanza dell’informatica. Tuttavia, dobbiamo essere ripetutamente avvertiti che questo nobile desiderio può portare a una conoscenza tossica che, risvegliando le debolezze umane, è in grado di causare dipendenze. Come le tendenze disordinate al gioco d’azzardo – si pensi al gioco compulsivo – o all’effimero piacere fisico, che i sensi possono fornire. Come la vista, l’udito e l’immaginazione. Alcuni interessi risvegliati dagli splendori dell’informatica sono in grado di distoglierci dal cammino che ci conduce al bene autentico. È necessario esercitare prudenza quando si interagisce con il grande potere dell’informatica. Considerarli effettivamente solo come questo: mezzi. Dobbiamo essere cauti nel convertirli tacitamente in fini per noi stessi. Se fossero scelti in questo modo – i mezzi come fini – verrebbero presto smascherati, rivelando tutti i loro limiti di fronte a obiettivi capaci di soddisfare le ambizioni più profonde e intime degli esseri umani.
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