18 Agosto, 2026

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L’Assunzione di Maria: uno scorcio di speranza che non delude

Il dogma mariano come segno della Divina Misericordia e promessa di vita eterna per tutti

L’Assunzione di Maria: uno scorcio di speranza che non delude

Nei giorni scorsi abbiamo celebrato la Solennità dell’Assunzione della Vergine Maria, che è senza dubbio una delle feste e devozioni più radicate in tutta la Chiesa, ben prima che fosse proclamata Dogma di Fede da Papa Pio XII il 1° novembre 1950. Ma è proprio in questo Dogma che troviamo un primo scorcio della misericordia di Dio, concessa a Maria e, al tempo stesso, presentata come speranza per tutta l’umanità.

Secondo la bolla Munificentissimus Deus di Pio XII: «L’Immacolata Madre di Dio, la sempre Vergine Maria, avendo compiuto il corso della sua vita terrena, fu assunta in corpo e anima nella gloria celeste». E sebbene ciò possa sembrarci logico, dato che è la Madre di Dio,
ci sono elementi che ci spingono, come cattolici, a confidare che la misericordia di Dio non sia riservata unicamente alla Madre di suo Figlio, ma si estenda a tutti coloro che cercano di fare la sua volontà.

Il fatto che Maria sia stata assunta in cielo, in corpo e anima, ci porta anche a contemplare il mistero del suo passaggio da questo mondo all’altro. La tradizione della Chiesa ha ampiamente trattato la Dormizione di Maria, e diversi teologi e Padri della Chiesa, come san Giovanni Damasceno, hanno riflettuto su questo mistero. Tuttavia, il dogma dell’Assunzione non
definisce esplicitamente se Maria sia morta prima di essere assunta in cielo. Ciò che è veramente importante è che, contemplando questo mistero, troviamo una verità che vale anche per noi: Dio ci ha creati per la vita eterna, e il cielo è preparato per coloro che, con fede e perseveranza, cercano di compiere la sua volontà (cfr. Gv 14,2-3; 1 Cor 15,42-49).

Il dogma dell’Assunzione è profondamente connesso agli altri dogmi mariani: l’Immacolata Concezione, la Perpetua Verginità e la Divina Maternità. Maria fu scelta da Dio per essere la Madre di suo Figlio e, fin dal concepimento, fu preservata dal peccato originale per una grazia singolare di Dio in considerazione dei meriti di Cristo. Rimase sempre vergine e, accettando liberamente la volontà divina, divenne la Madre di Dio fatto uomo (cfr. Lc 1,26-38).

In tutti questi eventi vediamo la mano gloriosa di Dio; tuttavia, il piano di Dio si fondava anche sulla piena disponibilità di Maria, su quel “sì” pronunciato con fiducia e obbedienza, e sulla certezza riposta nella promessa ricevuta per mezzo dell’angelo: “Nulla è impossibile a Dio” (Lc 1,37).

Ma, tralasciando le grazie divine concesse a Maria come Theotokos – Madre di Dio – l’Assunzione rivela una grande verità: il cielo, la gloria e il paradiso non sono riservati esclusivamente a pochi eletti, ma rappresentano la meta a cui Dio chiama tutti i suoi figli (cfr. 1 Tim 2,4). Per incamminarsi verso questa meta, è necessario contemplare e imitare l’esempio di Maria.

Innanzitutto, dobbiamo essere consapevoli che anche noi siamo stati creati e chiamati da Dio. Egli ci conosceva prima ancora che esistessimo; conosceva la nostra storia, i nostri talenti, le nostre debolezze e anche lo scopo per cui ci ha chiamati alla vita. Non siamo qui per caso. Come Maria, ognuno di noi ha una missione che Dio ci ha affidato (cfr. Ger 1,5; Sal 139,13-16).

Un secondo punto importante è l’obbedienza a Dio attraverso i suoi comandamenti e gli insegnamenti della Chiesa. Ma soprattutto, dobbiamo essere pienamente consapevoli che la vera obbedienza scaturisce dall’amore. Quando si ama, si è capaci di sopportare, perseverare, offrire e donarsi. L’obbedienza non è una gabbia in cui Dio ci priva della libertà; al contrario, è la libera risposta di un cuore che riconosce Dio come vero bene e impara a discernere tra ciò che conduce alla vita e ciò che ci allontana da lui (cfr. Gv 14,15; 1 Gv 5,3).

Maria era piena della grazia di Dio e, perciò, seppe rispondere con fiducia all’annuncio della nascita del Figlio. Di fronte alla domanda: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?», non si chiuse al mistero né permise al dubbio di sopraffare la sua fede. Dopo aver ricevuto la spiegazione dell’angelo, rispose con quelle parole che continuano ad essere un esempio per tutti noi: «Avvenga di me secondo la tua parola» (Lc 1,34.38).

Ecco perché è così importante amare e obbedire. Chi ama veramente Dio cerca di essere fedele ai suoi comandamenti e agli insegnamenti della sua Chiesa. E infine, seguendo l’esempio di Maria, dobbiamo riporre la nostra fiducia in Dio: avere speranza nelle sue promesse e la certezza che, anche se spesso non sappiamo come andranno le cose, egli rimane
il padrone della nostra vita, del nostro destino, dei nostri cuori e delle nostre menti.

Devi solo lasciarla agire, come Maria.

L’Assunzione di Maria è anche un chiaro segno della fugacità di questo mondo; della finitezza della nostra vita terrena e del fatto che viviamo un processo che ci forma, ci plasma e ci prepara alla vita eterna (cfr. 2 Cor 4,16-18). Spesso, e a ragione, piangiamo per la perdita di un familiare o di una persona cara. Il dolore della separazione è reale e profondamente umano. Tuttavia, come cattolici, siamo chiamati a mantenere viva la
speranza che la morte non abbia l’ultima parola e che, attraverso la promessa di Cristo, speriamo di ritrovarci un giorno alla presenza di Dio (cfr. 1 Tess 4,13-18; Gv 11,25-26).

La vita sulla terra non è eterna, ma la gloria del Signore sì. È lì che dobbiamo fissare lo sguardo e non vacillare lungo il cammino. La nostra natura umana spesso ci porta a cadere nel peccato, ma è proprio lì che troviamo un’altra virtù di Maria che siamo chiamati a imitare: la perseveranza in Dio anche in mezzo alle prove, anche in mezzo al mondo e anche in mezzo alla fragilità umana.

Maria rimase fedele. Rimase piena di grazia e aperta all’azione dello Spirito Santo. E questo dovrebbe incoraggiare anche noi: il fatto di essere umani non significa essere perfetti; significa essere chiamati a camminare verso la perfezione in Dio. Colui che ci ha creati è perfetto, e i nostri sforzi dovrebbero essere diretti ad avvicinarci sempre di più a Lui, ricercando quella pienezza che scaturisce dall’amore divino (cfr. Mt 5,48).

Ed è proprio qui che il mistero dell’Assunzione incontra il grande messaggio lasciatoci dal Giubileo della Speranza. Papa Francesco, nella bolla Spes non confundit, ci ricorda che «la speranza non delude» (cfr. Rom 5,5) e che questa speranza nasce dall’amore di Dio, è sostenuta dall’azione dello Spirito Santo e ci conduce alla gloria (cfr. Rom 5,1-5). La speranza cristiana non è semplicemente un desiderio che le cose vadano bene; è la certezza che Dio mantiene le sue promesse.

Maria è proprio una testimone privilegiata di questa speranza. Lei, che è rimasta fedele anche ai piedi della croce, senza perdere la fiducia in Dio, diventa per noi anche la Madre della Speranza. In lei contempliamo non solo la donna che ha detto “sì” a Dio, ma anche la creatura che già partecipa alla gloria che tutti siamo chiamati a raggiungere (cfr. Lc 2,34-35; Gv 19,25-27).

L’Assunzione di Maria, dunque, non è solo un privilegio concesso alla Madre di Dio, ma anche un segno che ci permette di guardare al nostro destino. Maria ci mostra in anticipo ciò che ci attende: la vittoria di Cristo sulla morte, la glorificazione dell’umanità e la pienezza della vita con Dio (cfr. 1 Cor 15,20-23; Fil 3,20-21).

Oggi, a 76 anni dalla proclamazione ufficiale del Dogma dell’Assunzione, la profondità di questo mistero rimane immutata. Noi fedeli dobbiamo comprendere che in Maria ci viene mostrata, in anticipo, la pienezza dell’opera di Dio: la misericordia del Padre, la potenza redentrice del Figlio risorto e l’azione dello Spirito Santo, che riempie il cuore umano e lo rende capace di diventare dimora e testimonianza di Dio.

Non possiamo rimanere indifferenti a questa celebrazione. Al contrario, dovremmo coglierla come
stimolo per accrescere la nostra fede, rafforzare la nostra speranza e ardere di carità (cfr. 1 Cor 13,13).

L’Assunzione di Maria non dovrebbe essere solo una festa da celebrare; dovrebbe essere anche una promessa su cui meditare e una speranza che ci ispira. Maria ci ricorda che il nostro destino ultimo non è in questo mondo, ma in Dio. Che vale la pena dire “sì” quando Lui ci chiama. Che vale la pena obbedire anche quando non comprendiamo appieno le Sue vie. Che vale la pena rimanere fedeli anche in mezzo alle difficoltà.

Perché solo Dio può compiere grandi opere, solo Dio può rinnovare ogni cosa (cfr. Ap 21,5) e solo Lui può concederci la ricompensa della vita eterna, non per i nostri meriti, ma secondo la Sua infinita bontà e misericordia.

E così, mentre contempliamo Maria assunta in cielo, possiamo volgere lo sguardo anche alla nostra speranza. Ella è un segno di ciò che Dio può compiere in coloro che si abbandonano alla sua volontà. Ci insegna che la fede perseverante, l’obbedienza che nasce dall’amore e la fiducia in Dio non sono vie vane, ma sentieri che conducono alla vita eterna.

Perché la speranza cristiana non delude: Dio mantiene le sue promesse, Cristo ha vinto la morte e Maria ci preannuncia la gloria alla quale anche noi siamo chiamati. Maria, Madre della Speranza, prega per noi e insegnaci a dire: «Sia fatta la tua volontà in me!».

Alain Reyes

Exaudi Redazione

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