23 Giugno, 2026

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Rosa Montenegro

Voci

22 Giugno, 2026

4 min

LA VETRATE, con occhi nuovi

(Il Papa, San Josemaría e i prossimi 100 anni)

LA VETRATE, con occhi nuovi

Ci sono momenti in cui nulla cambia, eppure tutto acquista un nuovo splendore.

Il paesaggio è sempre lo stesso.

La famiglia è la stessa.

Il lavoro è lo stesso.

Ma all’improvviso, abbiamo scoperto qualcosa che era rimasto nascosto fino ad allora.

Non si stava nascondendo. Semplicemente, lo stavamo guardando dal punto sbagliato.

Tre parole sul suolo spagnolo

Qualche settimana fa, durante il suo viaggio in Spagna, Leone XIV scelse tre parole per il suo pellegrinaggio.

Non si trattava di un programma.

Non era un manifesto.

Tre parole dal Vangelo di Giovanni 4,35, dall’incontro di Gesù con la donna samaritana, che aspettano di essere riascoltate: «Alzate gli occhi…»

“Alza gli occhi”

Non era un invito a fuggire dalla realtà. Era un invito ad approfondire.

Perché l’essenziale raramente viene imposto. Viene scoperto.

2 ottobre 1928

Questo invito di Leone XIV ci trasporta immediatamente in un’altra epoca. In un’altra Madrid.

Un giovane sacerdote, Josemaría Escrivá de Balaguer, accolse con chiarezza la missione che Dio gli aveva affidato.

Quel giorno nacque l’Opus Dei.

A Madrid.

In Spagna.

Nella stessa terra che Leone XIV ha appena visitato.

Coincidenza? Forse. Ma alcune coincidenze meritano di essere ponderate con calma.

Dio non è mai stato fuori dalle nostre vite

Viviamo immersi in un mare di informazioni.

Le richieste immediate ci assalgono con impazienza e ci rubano le energie:

Quando i mezzi prendono il posto dei fini.

Quando le forme oscurano lo sfondo.

Quando il viaggio ci fa dimenticare la destinazione.

Il contributo di San Josemaría non consistette nell’inventare qualcosa di nuovo, ma nell’illuminare la trascendenza dell’ordinario:

Dio non era al di fuori delle nostre vite. Era dentro di esse.

Al lavoro. In famiglia. Nelle amicizie.

Alzare lo sguardo non significava smettere di lavorare. Significava lavorare guardando Dio e lasciandosi vedere da Lui.

«Arriva un momento in cui diventa impossibile distinguere dove finisce la preghiera e dove inizia il lavoro, perché il nostro lavoro è anche preghiera, contemplazione, una vera vita mistica di unione con Dio, senza stranezze: la deificazione.»

(Lettera, 6 maggio 1945, n. 23)

Come preparare quella nuova prospettiva

Ogni trasformazione inizia sempre con un nuovo modo di vedere.

In una cultura che premia la velocità,

Dobbiamo fermarci .

Fermarsi a riflettere non ci allontana dal mondo.

Dà una prospettiva alla profondità.

Non riduce l’orizzonte. Gli conferisce altezza.

E lì, all’improvviso, scopriamo Chi ci sta guardando, lentamente, con calma e serenità.

Scopriamo la presenza dell’Amore nel mezzo delle realtà più ordinarie.

La nostra vita assume un’altra dimensione.

Ma NESSUNO arriva lontano completamente da solo.

Viviamo connessi come mai prima d’ora, eppure abbiamo ancora bisogno di qualcosa che nessuna tecnologia può sostituire.

Nessuno sguardo rimane vivo a lungo nella solitudine.

Abbiamo bisogno di persone che camminino al nostro fianco.

Possano aiutarci ad “alzare lo sguardo”.

Possano sostenerci quando la speranza vacilla.

Lasciate che ci ricordino chi siamo quando rischiamo di dimenticarlo.

La vera amicizia ha qualcosa di miracoloso nella vita di tutti i giorni.

San Josemaría considerava l’amicizia uno dei luoghi privilegiati per condividere la fede: perché l’essenziale raramente si trasmette da una tribuna, ma passa di cuore in cuore.

Siamo tutti pecore e pastori lungo quel sentiero comune.

“UT OPERARETUR” (Genesi 2:15)

Viviamo in un’epoca affascinata dal fare.  Ma il fare segue l’essere . E il significato del fare è  rivelare  l’essere che fa.

Il lavoro non è solo ciò che facciamo.  È anche uno dei modi in cui esprimiamo chi siamo.

Il dipinto parla del pittore.

L’opera parla del suo autore.

Ogni compito svolto con amore, competenza e spirito di servizio parla silenziosamente della persona che lo compie.

Per questo motivo san Josemaría scoprì nel lavoro una via verso la santità.

Perché permette all’invisibile di diventare visibile. Permette alla fede di diventare vita.

Lascia che l’amore si trasformi in servizio.

Un centenario che non è nostalgia

Il 2 ottobre 2028 ricorre il centenario di quel momento fondativo a Madrid. Le celebrazioni proseguiranno fino al 14 febbraio 2030, data che segnerà anche il centenario dell’inizio del Lavoro con le donne.

L’attuale prelato dell’Opus Dei, monsignor Fernando Ocáriz, ha proposto un itinerario spirituale strutturato attorno a tre assi:

Contemplazione  in mezzo al mondo,

L’amicizia  come relazione che arricchisce, accompagna e sostiene.

Santificazione  del lavoro.

Tre modi per alzare lo sguardo senza fuggire dalla quotidianità.

Si celebra con l’umiltà di occhi nuovi. In un mondo in rapida trasformazione che ha bisogno di ciò che è permanente per non affondare. È l’audacia di chi sa che lo sguardo dell’AMORE cambia tutto.

Riconsiderare le cose dalla prospettiva di Dio nel tempo.

La domanda che sorge spontanea è:

Come possiamo collegare la natura duratura dei valori alla natura mutevole degli ambienti?

La risposta sembra semplice. E, allo stesso tempo, inesauribile.

Guarda di nuovo.

Vedere le cose dalla prospettiva di Dio.

Vedere con occhi diversi.

Forse abbiamo solo bisogno di spiccare il volo  e scoprire, con stupore, che  “Non l’avevamo mai visto da quella collina”.

“Fammi vedere con i tuoi occhi, Cristo mio!”

Gesù dell’anima mia!

(San Josemaría, 19 marzo 1975)

Rosa Montenegro

Pedagoga, orientadora familiar (UNAV) y autora del libro “El yo y sus metáforas” libro de antropología para gente sencilla. Con una extensa experiencia internacional en asesoramiento, formación y coaching, acompaña procesos de reconstrucción personal y promueve el fortalecimiento de la identidad desde un enfoque humanista y transformador.