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Rosa Montenegro

Voci

16 Settembre, 2025

4 min

La porta senza maniglia, senza chiave

Il balbettio dell'intimità

La porta senza maniglia, senza chiave

L’intimità non viene rubata, viene donata. Non viene forzata; si apre dall’interno. In un mondo in cui tutto sembra essere condiviso, esposto e persino mercificato, scoprire quel rifugio inviolabile del sé è sia  una sfida che un invito  a crescere.

Parlare di intimità è balbettare: le parole sono sempre insufficienti, perché toccano la parte più profonda di una persona.  L’ineffabile

Distinzione tra concetti

Parliamo di intimità

La privacy  non è riservatezza. La privacy è per le cose ciò che la privacy è per le persone. Privata è una lettera, che non viene aperta a meno che tu non sia il destinatario. Non si forza una cassetta della posta chiusa a chiave, né si curiosa nel computer o nel telefono di qualcun altro. La privacy è protetta dalla privacy:  se tutto appartiene a tutti, niente appartiene a nessuno.

La tutela della privacy pone un limite salutare: ci sono spazi non accessibili al pubblico che devono essere chiusi affinché la persona sia preservata e protetta da sguardi indiscreti.

L’intimità  non è nemmeno interiorità in senso stretto. L’interiorità sono i nostri pensieri, i nostri desideri, la nostra sofferenza, le nostre frustrazioni… L’interiorità diventa visibile se la riveliamo.  L’intimità non è interiorità, ma si nutre ed esprime attraverso di essa.

L’interiorità è quel dialogo con se stessi, quello specchio che riflette voci di incoraggiamento o di dubbio e che ci rivela ciò che portiamo dentro.

Parliamo quindi di intimità.

Intimità, come quella porta aperta…

La privacy appartiene a un’altra galassia di stelle. Richiede finezza per scrutare senza invadere e senza invadere noi. Michael Ende, ne *La storia infinita*, lo esprime con l’allegoria della Porta Aperta: una porta chiusa fatta di un materiale indistruttibile che resiste quanto più si desidera aprirla. Si apre solo quando qualcuno riesce a dimenticare le proprie intenzioni e non intende invadere…

L’intimità richiede attesa, delicatezza e rispetto degli orari di apertura.

Un ridotto inviolabile

Quando ho lavorato su questa allegoria con i miei studenti adolescenti, abbiamo scoperto insieme che la porta dell’intimità si apre solo dall’interno. Si apre con la libertà, non con la forza. Il nostro io più autentico risiede in essa.

Ricordo un amico che pregava ogni giorno: “Signore, non farmi impazzire. Perché se impazzisco, farò cose folli”. Sapeva che in quell’intimità risiedeva la sua autonomia, quella capacità di decidere con distacco dagli eventi. In questo risiede la nostra unicità: siamo irripetibili, unici, con una dignità che nessuno può negoziare.

“Qualcuno che è padrone di se stesso, dotato di libero arbitrio, inalienabile. Il suo valore non è soggetto ha contratto e non può mai essere usato come mezzo…”

Mariolina Ceriotti

Il filosofo Julián Marías lo ricordava con un’altra luminosa espressione:

“La persona, quel qualcuno corporeo, è libera in quel rifugio inviolabile che è l’intimità.”

Il corpo e l’intimità

trasparenza e custodia

L’intimità non è un concetto astratto: si incarna ed esprime attraverso il corpo.

Vestiamo il nostro corpo non solo per convenzione sociale, ma anche per proteggere quell’intimità che non può essere rivelata dall’esterno.

L’abito è custode, trasparenza, mediazione.

Ma quando perdiamo questo senso, l’abito diventa un travestimento. Invece di rivelare, nasconde. Invece di adornare, sfigura. Allora l’unità tra ciò che sono e ciò che mostro si rompe: non è più la persona a esprimersi, ma un personaggio che interviene.

Balbettio e sfida

L’intimità resiste a essere catturata. È diffusa, dinamica, sempre nuova. Nemmeno io la possiedo pienamente: mi ritrovo sempre un po’ estranea a me stessa, sorpresa da ciò che pulsa dentro. Ecco perché, quando parlo di intimità, balbetto.

Eppure, in quel chiacchiericcio, si apre un orizzonte immenso: la certezza che dentro di me esiste un luogo inviolabile dove sono libero, unico, irripetibile… e capace di amare senza maschere.

Il cuore e l’intimità

“Il  cuore  e  l’intimità sono buoni amici.  Una volta che questa relazione si spezza, il cuore mendica nelle discariche.” (Il Sé e le sue metafore, Rosa Montenegro)

Conosco qualcuno che, quando la droga gli procurava brutti viaggi, si nascondeva in un armadio perché il mondo esterno lo spaventava, e tengo per me le sue parole cupe per non dimenticarle mai:

Il mio letto: bara affittata a ore.

La mia stanza: una città disgustosamente fredda.

I miei vestiti: il ballo in maschera.

I miei genitori: il mondo alle calcagna

Oggi vorrei che questa poesia ti giungesse. Potrebbe portare il tuo nome, o forse quello di molti altri, persino il mio…

 “Ci sono urla che non si possono sentire,

Ci sono parole che non dicono nulla,

Ci sono silenzi pieni

nelle tue lacrime

Prendili nelle tue mani

Vedrai come ti scivoleranno tra le dita.

Non piangere,

Non farlo in silenzio.

Perché sul tuo marciapiede ci sono mille bacchette magiche

Cosa faranno con le tue lacrime?

Una collana di madreperla.

Se sei coraggioso

Sentirai il silenzio urlare,

Chiama senza parole,

Lo saprai piangendo

C’è sempre un’ansia nell’anima.”

(Rosa Montenegro)

Rosa Montenegro

Pedagoga, orientadora familiar (UNAV) y autora del libro “El yo y sus metáforas” libro de antropología para gente sencilla. Con una extensa experiencia internacional en asesoramiento, formación y coaching, acompaña procesos de reconstrucción personal y promueve el fortalecimiento de la identidad desde un enfoque humanista y transformador.