15 Aprile, 2026

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La pace non è un’utopia

Controcorrente, Papa Leone XIV sfida le menti e i cuori dei violenti

La pace non è un’utopia

Sabato scorso, 11 aprile, una grande folla attendeva  Leone XIV  in Piazza San Pietro e nella Basilica gremita. Solo pochi giorni prima, il Papa aveva indetto una veglia di preghiera per la pace. In un momento in cui la potenza militare si impone e la legge del più forte schiaccia il diritto internazionale, invitare le persone a pregare sembra, per lo meno, ingenuo. Le soluzioni basate sulla forza danno l’impressione di maggiore realismo e pragmatismo. Sia la destra che la sinistra hanno da tempo abbracciato l’identificazione della verità con l’azione. Nulla potrebbe essere più strano, quindi, che recitare il rosario in Vaticano per la pace.

Tuttavia, è opportuno sottolineare che mai prima d’ora le grandi potenze politiche mondiali hanno posseduto strumenti così ampi per garantire il successo strategico. In primo luogo, un enorme potenziale economico e militare. In secondo luogo, strumenti tecnologici che consentono un’efficienza inimmaginabile negli sforzi militari: sorveglianza satellitare, intelligenza artificiale, armi di distruzione di massa e così via. In terzo luogo, mezzi di comunicazione capillari e pervasivi. Eppure, il risultato di tutto ciò sembra essere un  clamoroso fallimento.  I conflitti armati che si prevedeva sarebbero stati brevi sembrano protrarsi a lungo. I governi che avrebbero potuto essere facilmente intimiditi o dissolti stanno consolidando il loro potere e dimostrando resilienza.

È come se, all’improvviso, empiricamente e davanti a tutti, fosse diventato di nuovo chiaro che il pragmatismo non è sinonimo di realismo, ma piuttosto una delle sue astrazioni ideologiche più perniciose. Esistono sempre aspetti non strumentali della realtà che trascendono la prospettiva utilitaristica e che, ironicamente, sono spesso i fattori decisivi per “far accadere le cose”.

La leggenda narra che intorno al 1943,  Winston Churchill  cercò di ricordare  a Joseph Stalin  che, al di là di mappe, eserciti e denaro, esisteva anche una realtà spirituale e morale che non poteva essere ignorata in tempo di guerra.  Stalin,  fedele alla sua concezione del potere, rispose: “Quante divisioni  ha Papa Pio XII ?”. In quelle poche parole, era racchiusa un’intera visione del mondo. La storia avrebbe dimostrato come un giovane povero e orfano, nato in un villaggio polacco marginale, appellandosi ad altre forze e riponendo la sua fiducia nel volto oscuro di un’antica icona mariana, avrebbe influenzato il corso della storia in un modo che Stalin non avrebbe mai potuto immaginare.

Leone XIV,  consapevole che le energie che trasformano veramente il mondo sono quelle capaci di trasformare i cuori, ha affermato sabato scorso: «La Chiesa è un grande popolo al servizio della riconciliazione e della pace, che avanza senza esitazione, anche quando il rifiuto della logica della guerra può costarle incomprensione e disprezzo. Essa annuncia il Vangelo della pace e insegna l’obbedienza a Dio piuttosto che agli uomini, specialmente quando si tratta dell’infinita dignità degli altri esseri umani, minacciata dalle continue violazioni del diritto internazionale. In tutto il mondo è auspicabile che ogni comunità diventi una “casa di pace”, dove si impari a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo, dove si pratichi la giustizia e si conservi il perdono. Oggi più che mai, infatti, è necessario dimostrare che la pace non è un’utopia».

Rodrigo Guerra López

Doctor en filosofía por la Academia Internacional de Filosofía en el Principado de Liechtenstein; miembro ordinario de la Pontificia Academia para la Vida, de la Pontificia Academia de las Ciencias Sociales; Secretario de la Pontificia Comisión para América Latina. E-mail: [email protected]