La Memoria del Cuore
San Josemaría Escrivá, il Santo dell'Ordinario che conquistò i cuori con la sua Follia d'Amore Divino
José María Escrivá de Balaguer, giurista, teologo e sacerdote cattolico spagnolo, è nato il 9 gennaio 1902 a Barbastro (Huesca). Fondò l’Opus Dei nel 1928 e morì il 26 giugno 1975. (Fonte: Wikipedia)
Il 17 maggio 1992, San Giovanni Paolo II beatificò Josemaría Escrivá de Balaguer. Lo proclamò santo dieci anni dopo, il 6 ottobre 2002, in Piazza San Pietro a Roma, davanti a una grande folla. « Seguendo le sue orme», disse il Papa nell’omelia in quell’occasione, «si diffuse nella società, senza distinzione di razza, classe, cultura o età, la consapevolezza che siamo tutti chiamati alla santità ».
La chiamata alla santità nella vita ordinaria mi scosse il giorno in cui Lo incontrai nel 1972. Era un uragano d’amore per Dio, desideroso di diffondere la sua passione a tutti. Mi aprì un orizzonte che non avrebbe avuto fine se non in cielo. La sua passione catturò la mia mente e il mio cuore; tutto il mio progetto prese forma concreta con il mio nome, da tutta l’eternità. La sua passione d’amore divino fu l’abito che mi fece sentire “la regina della mia festa”; visualizzai chiaramente il mio destino, il cammino e gli strumenti necessari per quel viaggio.
Ho detto sì, senza esitazione, all’amore e al dolore. Ho detto sì a un amore crocifisso per me. “L’amore si ripaga con l’amore”.
Ho imparato che la fedeltà non è né rigida né statica, che l’amore di Dio non cambia e non dipende dai miei meriti, ma dal cuore che offro in ogni battaglia, anche se la perdo.
Ogni giorno infilo l’ago con il filo che Dio mi dona e lo guardo con la speranza che i miei nodi non facciano inciampare chi cammina accanto a me.
Ho imparato che solo vivendo nell’amore dell’Amore riesco a continuare a sorridere e a tenere lo sguardo fisso sul destino. Tutto nella mia vita ha un senso. I pezzi si incastrano e si disgregano facilmente, ma nel Suo Amore e con Lui, ogni cosa trova il suo posto.
Il mio lavoro professionale assume una dimensione di eternità; il mio cuore si tempra e si abbandona lungo il cammino; le ferite di quel corpo, in cui nulla è sano, sono un rifugio di purificazione, imparando a chiedere perdono e a perdonare, cosa che sono capace di fare solo con il suo aiuto. Ho imparato a rendere tutto questo concreto, ho imparato a materializzarlo, grazie a San Josemaría.
Ricordo le sue parole: «Santità autentica, senza palliativi, senza eufemismi, che va fino alle ultime conseguenze; senza mezze misure, nella pienezza di una vocazione vissuta fino in fondo» (Meditazione 19-III-1960).
Ci ha insegnato costantemente che “essere santi significa essere come Cristo, più simili a Cristo, più santi” (Tertulia 16-XI-1972)
Oggi è un giorno di gratitudine. In definitiva, tutto si riduce a non distogliere lo sguardo: “Nessun occhio vide, nessun orecchio udì ciò che Dio ha preparato per coloro che lo amano” (1 Corinzi 2:9).
Oggi, 9 gennaio 2026, ricorrono anche due anni da quando mio marito ha avuto un ictus e, grazie a San Josemaría, che lo ha preso in braccio, aiutandolo a volare e a superare difficoltà dopo difficoltà, è ancora al mio fianco. Era un martedì e la settimana successiva era già a casa senza gravi conseguenze.
Cinque attacchi di cuore e un ictus grazie alla misericordia di Dio.
E, come ho scritto in un articolo di dicembre: “Oggi, alla mia età, il mio cuore anela all’abbraccio eterno, e che quando arriverò, Lui mi riconosca e mi sorrida. Questa speranza mi sostiene e mi spinge a non vivere in prestito… Ho capito che non c’è cammino più sicuro che lasciarmi riconoscere da Lui, perché il Suo sguardo non si perde mai, anche se il mio, a volte, può vagare”.
Grazie, scusa
E aiutami di più!
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