Il Cardinale Pizzaballa a Gaza: “Cristo è crocifisso tra i feriti, sepolto sotto le macerie”
Dopo una visita pastorale straziante, i leader cristiani denunciano la sofferenza a Gaza e chiedono la fine della guerra: “Il silenzio davanti al dolore è un tradimento della coscienza”
Il Cardinale Pizzaballa a Gaza: “Cristo non è assente è lì, crocifisso tra i feriti, sepolto sotto le macerie”.
Città del Vaticano, 23 luglio 2025 – “Cristo non è assente in Gaza. È lì, crocifisso tra i feriti, sepolto sotto le macerie”. Difficile immaginare parole più dure di queste, pronunciate ieri dal Cardinale italiano Pierbattista Pizzaballa dopo la sua visita pastorale a Gaza.
Come quelle di Sua Beatitudine Teofilo III del Patriarcato greco-ortodosso di Gerusalemme, che ha aggiunto nella conferenza stampa congiunta: “Alla comunità internazionale diciamo: il silenzio di fronte alla sofferenza è un tradimento della coscienza”.
Dall’attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre 2023, durante la festività ebraica di Simchat Torah, in cui estremisti palestinesi hanno ucciso circa 1.200 persone e ne hanno rapite altre 350, di cui circa 50 sono ancora tenute in ostaggio, Israele ha reagito con tutti i mezzi a sua disposizione, ma ignorando purtroppo la proporzionalità richiesta dal diritto internazionale.
Ad oggi, i dati ufficiali parlano di quasi 60.000 morti palestinesi, tra cui 17.400 bambini, a seguito dei bombardamenti indiscriminati sulla popolazione civile, sugli ospedali e sulle scuole durante la repressione, ricevendo innumerevoli segnalazioni di violazioni dei diritti umani da parte delle Nazioni Unite e di organismi indipendenti, e di massacri, riportati quotidianamente dai media, con una situazione umanitaria sull’orlo del collasso totale.
I due Patriarchi hanno rivolto un appello congiunto ai leader mondiali e politici, chiedendo la fine della guerra, il rilascio dei detenuti e l’avvio di un vero processo di guarigione che restituisca vita e dignità a Gaza e in tutta la Terra Santa.
Hanno anche ricordato le parole di Papa Leone XIV durante la preghiera dell’Angelus, in cui esortava la comunità internazionale a “rispettare il diritto umanitario e l’obbligo di proteggere i civili, nonché il divieto di punizioni collettive, dell’uso indiscriminato della forza e dello sfollamento forzato della popolazione”.
“Non siamo andati come inviati politici, ma come Pastori. La Chiesa non abbandonerà il suo popolo”, ha segnalato il cardinale italiano.
Ha descritto la scena che ha visto come devastante ma piena di meravigliosa umanità, offrendo esempi descrittivi di “madri che preparano il cibo per gli altri” tra le “tende che sono diventate case per coloro che hanno perso tutto”.
Sua Beatitudine ha sottolineato che la missione della Chiesa a Gaza è universale e inclusiva: “I nostri ospedali, rifugi, scuole, parrocchie -San Porfirio, Sacra Famiglia, Ospedale Arabo Al-Ahli, Caritas- sono luoghi di incontro e condivisione per tutti: cristiani, musulmani, credenti, scettici, rifugiati, bambini. Gli aiuti umanitari non sono solo necessari, ma una questione di vita o di morte. Rifiutarli non è un ritardo, ma una condanna. Ogni ora senza cibo, acqua, medicine e riparo causa un danno profondo”.
Ha concluso ribadendo che una pace vera e duratura richiede un cammino di “riconciliazione autentica, dolorosa e coraggiosa. Non dimenticando, ma perdonando. Non cancellando le ferite, ma trasformandole in saggezza. Solo questo cammino può rendere possibile la pace, non solo politicamente, ma anche umanamente”.
Dopo il discorso di apertura, è stata letta ad alta voce la commovente dichiarazione di Sua Altezza Reale il Principe El Hassan bin Talal, in cui ha espresso il suo profondo dolore per il bombardamento della Chiesa della Sacra Famiglia, che ha causato vittime e feriti. Ha affermato che chiese e moschee, in quanto case di Dio, devono essere rispettate e preservate dagli orrori della guerra.
Discorso integrale di Sua Beatitudine
https://lpj.org/en/news/address-by-his-beatitude-theophilos-iii
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