17 Maggio, 2026

Seguici su

Riflessione del Vescovo Enrique Díaz: Sarò con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo

Settima Domenica di Pasqua, Ascensione del Signore

Riflessione del Vescovo Enrique Díaz: Sarò con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo

Monsignor Enrique Díaz Díaz condivide con i lettori di Exaudi la sua riflessione sul  Vangelo di questa domenica, 17 maggio 2026,   dal titolo:  “Io sarò con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo ”.

***

Atti degli Apostoli 1:1-11 : «Voi mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria, e fino agli estremi confini della terra».

Salmo 46:  «Tra grida di gioia, Dio ascende al suo trono. Alleluia».

Efesini 1:17-23:  «Egli lo ha fatto sedere alla sua destra nei luoghi celesti».

Matteo 28:16-20:  «Io sarò con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Che contrasti! Cristo è risorto e si è rivelato ai suoi apostoli, riempiendoli di pace e di nuova speranza, ma ora, mentre sta per partire, riemerge quell’ambizione segreta che ancora rode i loro cuori:  “Signore, ora ristabilirai il regno d’Israele?”.  Gli apostoli non avevano compreso di cosa si trattasse veramente. Per questo chiedono della restaurazione di Israele, sognando ancora un trionfo temporale e politico. Gesù percepisce la loro difficoltà di comprensione, quindi reindirizza le loro aspirazioni ed esorta prima di tutto ad attendere lo Spirito Santo. Un tempo di attesa e di preghiera. Quando lo Spirito Santo arriverà, quando discenderà su di loro, quando li riempirà dall’interno, allora comprenderanno che il suo Regno non è di questo mondo, che è qualcosa di molto più grande e trascendente, un Regno di pace e di amore, un Regno senza confini di spazio né di tempo, che alla fine distruggerà la morte stessa e realizzerà un trionfo formidabile e senza fine. Ma un Regno che si costruisce nei piccoli spazi e nei tempi limitati in cui viviamo.

E una volta ricolmo di Spirito, li manda – quanto diversi da ciò che si aspettavano! – come suoi testimoni, pieni di forza,  “a Gerusalemme”  (sì, nella città dove lo perseguitarono, lo assalirono e lo uccisero crocifiggendolo);  “a Samaria”  (la regione che un tempo gli chiuse le porte); e  “fino agli estremi confini della terra ”. Comprendiamo benissimo cosa significhi “estremi”: ciò che quasi nessuno vede, dove viene gettata la spazzatura, ciò che è nascosto e dimenticato, ciò che rimane celato, gli angoli… E così, a questi esseri timorosi e codardi, affida una missione che sembra enorme ma che riempie i loro cuori di entusiasmo e speranza: “essere testimoni di Gesù”, non da una posizione di potere, ma da una di servizio. Oggi ci sono molti luoghi dove non c’è speranza, luoghi di violenza e insicurezza, luoghi di discriminazione e fame, luoghi che non vorremmo nemmeno visitare. Eppure oggi Gesù riempie anche noi del suo Spirito e ci rende suoi testimoni, proprio in questi angoli più remoti. Il discepolo di Gesù si assume dunque una responsabilità di fronte alla società e alla storia, in un contesto di emarginazione e marginalità. Non può rimanere uno spettatore passivo o indifferente, privo di proposte da sviluppare, come se il nuovo mondo dovesse essere costruito da altri o come se si aspettasse che figure illustri venissero a illuminarlo. Non aspettiamo di essere criticati per la nostra mancanza di proposte e di impegno. Non limitiamoci a contemplare Cristo che ascende al cielo. Gli angeli, guardando i discepoli rapiti, li esortarono:  «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo?».  Cosa ci direbbero oggi?

Il libro degli Atti, nel narrare l’Ascensione del Signore, non si limita a raccontare un evento, ma insiste nel mettere in luce i temi centrali che rafforzeranno la fede del discepolo Teofilo (“amico di Dio”) attraverso i secoli. Ci mostra Gesù glorificato, meta e fine di ogni cristiano, e ci assicura del suo ritorno definitivo. Come leggiamo negli scritti dei primi secoli, fu proprio questa fiducia e certezza del ritorno imminente del Signore a mantenere vivo nei discepoli l’entusiasmo e la forza necessari per continuare a predicare in mezzo a tante difficoltà e persecuzioni. Credo però che, sebbene questa speranza della seconda venuta del Signore ci incoraggi e ci rafforzi, non debba essere fonte di alienazione o di illusione. A rafforzare la nostra speranza, ci ricorda san Matteo con la certezza che il Signore è con noi ogni giorno fino alla fine del mondo. Proprio come si è avvicinato a quegli “ultimi luoghi” e li ha trasformati in luoghi di privilegio e di servizio; proprio come li ha riempiti di luce e di significato; Così come li ha redenti e nobilitati, ora in ciascuno dei suoi discepoli, suoi testimoni, si rende presente per donare nuova speranza. E ogni cristiano è testimone di Gesù. Non a caso, san Paolo ricorda agli Efesini che ogni discepolo è stato chiamato alla speranza e ha ricevuto la ricca e gloriosa eredità che Dio dona ai suoi.

In questa domenica dell’Ascensione, non possiamo rimanere a fissare il cielo o oltre le nuvole. Cristo ci comanda di andare fino agli angoli più remoti della terra e portare speranza e gioia, per annunciare la Sua Buona Novella. Oggi dobbiamo guardare al cielo come meta, ma tenere i piedi ben piantati a terra, nella nostra realtà. L’Ascensione ci viene presentata sulla cima di una montagna, perché dobbiamo puntare in alto e aspirare alle cose più grandi. Ma il cammino si compie passo dopo passo, e dobbiamo prestare molta attenzione ad ogni angolo e a ogni pietra per poter progredire. Ah! Non dimentichiamo ciò che Cristo promette: ” Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo “. Il significato della nuvola, nell’Antico Testamento, è duplice: da un lato, simboleggia la trascendenza, ma dall’altro, la presenza di Dio che cammina con il Suo popolo.

Come stiamo vivendo il nostro cammino? Siamo noi gli uomini che portano speranza negli angoli più remoti della terra? Siamo impegnati nella lotta per la giustizia e l’uguaglianza, guardando al contempo oltre la sfera terrena?

Signore Gesù, non permettere che diventiamo schiavi delle nostre circostanze, ma nemmeno che dimentichiamo di lottare per la giustizia e la verità ignorando il tuo Regno. Concedici di costruire il tuo Regno qui sulla terra con una sana speranza, volgendo sempre lo sguardo al cielo dove ci attendi. Amen.

Enrique Díaz

Nació en Huandacareo, Michoacán, México, en 1952. Realizó sus estudios de Filosofía y Teología en el Seminario de Morelia. Ordenado diácono el 22 de mayo de 1977, y presbítero el 23 de octubre del mismo año. Obtuvo la Licenciatura en Sagrada Escritura en el Pontificio Instituto Bíblico en Roma. Ha desarrollado múltiples encargos pastorales como el de capellán de la rectoría de las Tres Aves Marías; responsable de la Pastoral Bíblica Diocesana y director de la Escuela Bíblica en Morelia; maestro de Biblia en el Seminario Conciliar de Morelia, párroco de la Parroquia de Nuestra Señora de Guadalupe, Col. Guadalupe, Morelia; o vicario episcopal para la Zona de Nuestra Señora de la Luz, Pátzcuaro. Ordenado obispo auxiliar de san Cristóbal de las Casas en 2003. En la Conferencia Episcopal formó parte de las Comisiones de Biblia, Diaconado y Ministerios Laicales. Fue responsable de las Dimensiones de Ministerios Laicales, de Educación y Cultura. Ha participado en encuentros latinoamericanos y mundiales sobre el Diaconado Permanente. Actualmente es el responsable de la Dimensión de Pastoral de la Cultura. Participó como Miembro del Sínodo de Obispos sobre la Palabra de Dios en la Vida y Misión de la Iglesia en Roma, en 2008. Recibió el nombramiento de obispo coadjutor de San Cristóbal de las Casas en 2014. Nombrado II obispo de Irapuato el día 11 de marzo, tomó posesión el 19 de Mayo. Colabora en varias revistas y publicaciones sobre todo con la reflexión diaria y dominical tanto en audio como escrita.