26 Febbraio, 2026

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Grazie a Cristo, c’è una “gloria nascosta” che vive dentro di noi

Settima meditazione quaresimale nella Cappella Paolina per Leone XIV e la Curia Romana, questo pomeriggio del 25 febbraio. Dio ha posto in noi un potenziale immenso; il suo piano per noi "è infinitamente meraviglioso"

Grazie a Cristo, c’è una “gloria nascosta” che vive dentro di noi

Quando Gesù spiegò cosa significasse rimanere con lui ed entrare nel Regno, proclamò: “Molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non lo seguivano più”. Non erano disposti ad accettare i suoi insegnamenti sul realismo sacramentale, l’indissolubilità del matrimonio e la necessità della Croce. Quando Cristo fu crocifisso sul Calvario, il gruppo che aveva camminato con lui solo sei giorni prima era scomparso. Rimasero solo due seguaci: sua Madre e Giovanni, il Discepolo Amato.

Giovanni offre un resoconto preciso della kenosis di Gesù, che si dispiega su due livelli: quello dell’amore divino, spremuto nel torchio della Croce; e quello del tradimento della lealtà umana, quando perfino coloro che avevano promesso fedeltà usque ad mortem fuggirono, chiudendosi in casa per leccarsi le ferite in segreto.

Tuttavia, Giovanni insiste sul fatto che è proprio questa scena di abbandono a manifestare la gloria di Cristo.

La glorificazione, dice Bernardo, avviene quando, dopo aver completato il nostro cammino terreno, contempliamo finalmente ciò che abbiamo sperato con fermezza in questa vita, riponendo la nostra fiducia nel nome di Gesù. «Spes in nomine, res in facie est». Non c’è modo di esprimere il significato di questa formula concisa e bella se non con una parafrasi un po’ elaborata: «La nostra speranza è nel nome del Signore; la realtà sperata è vederlo faccia a faccia».

Tuttavia, anche ora è percepibile una certa “gloria nascosta”. Agostino amava dire che qui e ora portiamo l’immagine della gloria in una “forma oscura”, una forma incarnata e soggetta alle vicissitudini dell’esistenza concreta. Una volta attraversata questa vita, la forma si rivelerà esplicitamente e “luminosamente”.

Ogni distorsione causata da una libertà mal utilizzata verrà quindi riformata, affinché la forma possa emergere nella sua bellezza originariamente immaginata: come una “forma formosa”. Agostino, così profondamente umano e tuttavia così perspicace, sottolinea che la gloria dell’immagine non può essere perduta; è impressa nel nostro essere. Tuttavia, può essere sepolta sotto strati di oscurità che si accumulano e devono essere rimossi.

La Chiesa ricorda alle donne e agli uomini la gloria segreta che dimora in loro. La Chiesa ci rivela che la mediocrità e la disperazione del presente, senza dimenticare la mia disperazione per i miei persistenti fallimenti, non devono essere permanenti; che il piano di Dio per noi è infinitamente meraviglioso; e che Dio, attraverso il Corpo Mistico di Cristo, ci darà la grazia e la forza di cui abbiamo bisogno per raggiungerlo, se glielo chiediamo.

La Chiesa manifesta splendori di “gloria nascosta” nei suoi santi. I santi sono la prova che la malattia e il degrado possono essere mezzi che la Provvidenza usa per raggiungere uno scopo glorioso, dando forza ai deboli e, non contenti di così poco, trasformandoli in santi radiosi.

La Chiesa comunica la “gloria nascosta” nei suoi sacramenti. Ogni sacerdote, ogni cattolico, conosce la luce che può prorompere nel confessionale, durante un’unzione, un’ordinazione o un matrimonio. La più splendida, e in un certo senso la più velata, è la gloria della Santa Eucaristia.

Quale sacerdote non potrebbe dire, dopo aver celebrato i santi misteri, ciò che un grande musicista una volta dichiarò riguardo all’esperienza di essere strumento di una comunicazione luminosa di bellezza, guarigione e verità: “La morte non sarebbe davvero una tragedia: [perché] il meglio di ciò che sta al centro della vita umana è stato visto e vissuto”, con un cuore ardente di gloriosa meraviglia?

Il vescovo Erik Varden di Trondheim, Norvegia, è stato invitato a predicare gli Esercizi spirituali del 2026 per Papa Leone XIV, i cardinali residenti a Roma e i capi dei Dicasteri della Curia Romana, che si terranno da domenica 22 febbraio a venerdì 27 febbraio.

  1. Prima meditazione
  2. Seconda meditazione
  3. Terza meditazione
  4. Quarta meditazione
  5. Quinta meditazione
  6. Sesta meditazione
  7. Settima meditazione

Exaudi Redazione

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