12 Giugno, 2026

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Etica e Umanità

Leone XIV al Congresso dei Deputati spagnolo

Etica e Umanità

Sembra esserci una percezione unanime del fatto che gli interventi di Papa Leone XIV durante il suo recente viaggio in Spagna, e in particolare quello che trattiamo in questo rapporto, abbiano un significato che trascende la sfera religiosa, politica o sociale, offrendo un profondo discernimento sulla situazione attuale della nostra civiltà e sull’urgenza di riscoprire il vero significato dell’attività umana, i principi che dovrebbero sostenerla e i rischi da cui bisogna mettere in guardia.

Il fondamento della dignità umana 

Il Santo Padre ha affermato inequivocabilmente che «ogni società veramente giusta si fonda sul riconoscimento dell’inviolabile dignità della persona umana» ( 1)  ( 2) . Nella necessità di guardarsi da ogni relativismo, ha affermato che questa dignità non è una concessione giuridica, ma precede qualsiasi ordinamento giuridico, poiché appartiene a ogni individuo per il semplice fatto di esistere. Pertanto, è necessario chiarire che la persona possiede una «dignità ontologica» indipendente dalle circostanze, dalla salute o dalla produttività, fondata sul fatto di «essere stata voluta, creata e amata da Dio». Quando questa verità viene tenuta viva, la legge diventa una vera garanzia contro l’«imposizione di interessi e programmi particolari» ( 1)  . 

Come sottolineerò alla fine di questo scritto, è la ricerca della verità che dovrebbe animare il diritto e la legislazione, insistendo sul fatto che tale verità implica il raggiungimento del bene e il rispetto della dignità umana e della natura.  

La cultura della vita contro il paradigma dello scarto 

Uno dei rischi bioetici più urgenti, come già predetto da Papa Francesco, è la diffusione della “cultura dello scarto”, che tende a valutare la vita umana esclusivamente in termini di efficienza. Per questa mentalità utilitaristica, il livello di autonomia, inteso come opposto della dipendenza, e la capacità di autodeterminazione sono gli indicatori del livello di dignità che dovrebbe essere riconosciuto a ogni essere umano. 

In contrasto con questa mentalità, Leone XIV insistette sul fatto che la Chiesa sostiene che la protezione della vita non è un mero interesse confessionale, ma un “obiettivo della civiltà”. ( 2 )  

Egli ha sottolineato questo punto, evidenziando l’imperativo che «ogni vita umana sia riconosciuta e protetta dal concepimento alla morte naturale, in ogni circostanza della sua esistenza». Senza il riconoscimento del diritto alla vita, l’esercizio di qualsiasi altro diritto è impossibile. Per questo motivo, pratiche come  l’aborto indotto  , che comporta l’uccisione di innocenti, e  l’eutanasia , l’uccisione di chi soffre, sono giudicate «gravemente illegali» ( 1) 

Il Papa ha affermato che la vera grandezza di una nazione si misura dalla sua capacità di proteggere i più vulnerabili, poiché essi sono le «prime vittime» quando la legge perde il suo profondo senso di servizio ( 2 )  . 

Vi furono molti riferimenti al problema dell’immigrazione, perché anche gli immigrati sono persone vulnerabili, la cui indiscutibile dignità richiede protezione, al di sopra di interessi economici o ideologici. 

Famiglia e istruzione: scuole di umanità 

Egli definì il bene comune come «la forma sociale della dignità umana», e insistette sul fatto che questo principio è radicato nella famiglia, considerata la «prima scuola dell’umanità» e la «cellula fondamentale e insostituibile di ogni organizzazione comunitaria». È nell’ambiente familiare che si apprende la grammatica di base del vivere insieme: «ricevere la vita, prendersi cura degli altri, perdonare, servire e appartenere» ( 2)  . 

Questa affermazione rivela anche un profondo retroscena bioetico, poiché molti interventi sulla trasmissione della vita, come la contraccezione e l’aborto, e altri che propongono di alterare il modello familiare con proposte che escludono la fertilità o la differenza complementare, rappresentano una minaccia per la costruzione dell’ambiente in cui la vita viene accolta e protetta come scuola di umanità. 

Tra le responsabilità essenziali assegnate al nucleo familiare, il Papa ha sottolineato la necessità di difendere il «diritto primario e inalienabile dei genitori di scegliere il tipo di educazione e formazione che i propri figli ricevono», in modo che sia coerente con le proprie convinzioni. Ha definito la scuola come uno spazio per «cercare e amare la verità» e per «interrogarsi sul senso della vita e sulla dignità di ogni persona», assicurando che l’accesso a un’istruzione di qualità non dipenda unicamente dalle possibilità economiche. Anche le pressioni ideologiche possono diventare un ostacolo al libero esercizio di questa responsabilità.  

Bioetica, intelligenza artificiale e transumanesimo 

Come il Santo Padre ha già sottolineato, sia nella sua recente Enciclica “Magnifica Humanitas” sia nel suo precedente “Messaggio del Santo Padre Leone XIV per la 60ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali” ( 3) ,  ha insistito sul fatto che il progresso tecnologico, specialmente nel campo dell’intelligenza artificiale, offre possibilità ammirevoli, ma ha avvertito che la tecnologia “non è neutrale, perché assume il volto di coloro che la concepiscono, la finanziano, la regolano e la utilizzano”. Il pericolo sorge quando il “paradigma tecnocratico” tenta di stabilire quali vite contano e quali possono essere scartate in base all’efficienza. 

Pertanto, è necessario monitorare le narrazioni del “ transumanesimo e del postumanesimo ”, che immaginano un “umanità potenziata” o un “uomo ibrido” con la macchina ( 1) .  In questo senso, se l’essere umano viene trattato come mera “materia da perfezionare o superare”, si corre il rischio di accettare i sacrifici dei più vulnerabili in nome di una presunta ottimizzazione della specie.  

Occorre pertanto sottolineare che il progresso tecnico deve sempre essere accompagnato da una maturazione etica; altrimenti, si ritorce contro l’uomo, il che implicherebbe necessariamente che cesserebbe di essere tale. 

Nel suo discorso, ha sottolineato che una delle questioni più serie in questo ambito è l’applicazione di queste tecnologie in campo militare. L’etica impone che “le decisioni di vita o di morte non debbano mai essere delegate a sistemi automatizzati né sottratte alla responsabilità morale della persona umana”. Non è lecito affidare decisioni letali irreversibili a sistemi artificiali, poiché il giudizio morale richiede una coscienza e il riconoscimento dell’altro, qualità che nessuna macchina possiede. 

Libertà, legge e responsabilità 

Riguardo al concetto di libertà, il Santo Padre ha chiarito che essa non consiste unicamente nell’assenza di coercizione o nella mera scelta, ma piuttosto «significa saper riconoscere il bene e aderirvi responsabilmente». Una società libera richiede una limitazione del potere pubblico affinché la libertà degli individui e delle comunità non sia indebitamente ristretta. 

Nel campo della bioetica, questa necessità di accompagnare la libera scelta con la possibilità di identificare il bene e di aderirvi – che è ciò che la rende veramente libera – richiede anche l’accesso a informazioni complete, veritiere e rigorose sulla natura delle opzioni disponibili. L’accesso alla verità è essenziale per l’esercizio della libertà. 

Infine, e ribadendo un concetto già espresso, egli afferma inequivocabilmente che la legittimità di una legge non risiede unicamente nella sua approvazione formale. Una legge raggiunge la sua “vera grandezza” solo quando “può presentarsi di fronte alla dignità della persona e uscirne senza vergogna”. 

La tragica confusione che si crea nell’attribuire legittimità etica a ciò che diventa legale semplicemente perché così decide la maggioranza, può condurre alla tragedia degli attacchi alla vita e alla dignità umana, come dimostrano i numerosi esempi di leggi ingiuste che, sia storicamente che ai giorni nostri, hanno stroncato vite, soggiogato e ridotto in schiavitù persone, discriminato i deboli o perseguitato i dissidenti, sempre in nome della legalità vigente.  

Ancora una volta, la riflessione etica è l’antidoto a questi eccessi. Allo stesso modo, una solida formazione sui principi etici può impedire che la confusione tra ciò che è eticamente lecito e ciò che è legale porti sempre più persone ad adottare posizioni di accettazione acritica di ciò che la maggioranza legalizza, anche se ciò costituisce un attacco alla vita umana, alla dignità o alla libertà.  

Conclusione 

Il discernimento bioetico nell’era  dell’intelligenza artificiale  deve concentrarsi sul “rimanere profondamente umani”, salvaguardando quell’umanità che nessuna macchina può sostituire. Solo uno sviluppo che si interroghi se renda la vita “più umana” e “più dignitosa” può costruire una vera civiltà dell’amore. 

Julio Tudela. Osservatorio di Bioetica. Università Cattolica di Valencia.

Observatorio de Bioética UCV

El Observatorio de Bioética se encuentra dentro del Instituto Ciencias de la vida de la Universidad Católica de Valencia “San Vicente Mártir” . En el trasfondo de sus publicaciones, se defiende la vida humana desde la fecundación a la muerte natural y la dignidad de la persona, teniendo como objetivo aunar esfuerzos para difundir la cultura de la vida como la define la Evangelium Vitae.