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Agustín Ortega

27 Ottobre, 2025

8 min

Dilexi te, teologia e spiritualità dell’amore per i poveri

Carità, giustizia e missione evangelizzatrice per i poveri

Dilexi te, teologia e spiritualità dell’amore per i poveri

In continuità con l’eredità del suo amato Francesco, a sei mesi dalla sua morte, Leone XIV ha pubblicato la sua esortazione apostolica  Dilexi te  (DT), sull'”amore per i poveri”. Infatti, proseguendo la Tradizione con la Sacra Scrittura e i Santi Padri o Dottori – i santi stessi – unita al Magistero della Chiesa con la sua Dottrina Sociale (DSI) dei Papi precedenti, la DT ci insegna quanto di più vero, di più bello e di meglio esista di un’autentica  teologia e spiritualità  dell'”amore preferenziale per i poveri”. Questo è anche ciò che i Vescovi dell’America Latina hanno trasmesso con le  Conferenze  di  Medellín Puebla, fino ad  Aparecida, o in Spagna, con due documenti memorabili come “La Chiesa e i poveri” e “Chiesa, serva dei poveri”, che raccomandiamo vivamente.

In primo luogo,  il nucleo e il fondamento cristologico  di questa scelta. Il Figlio Eterno e Unigenito del Padre, il Verbo di Dio incarnato in Gesù Cristo, nasce e si fa povero e umile; si umilia con gli ultimi, con i poveri e le vittime o gli schiavi, per donarci il suo amore, la sua misericordia e la sua solidarietà con l’umanità, con la sofferenza, il male e l’ingiustizia che essa subisce. Questo è ciò che ci mostrano la Parola di Dio, i Vangeli dell’Infanzia (in Matteo e Luca) e le stesse Lettere paoline (1 e 2 Corinzi e Filemone). Gesù si è incarnato ed è nato in una famiglia povera; sua madre era una donna semplice, umiliata e insignificante che ha partorito in una mangiatoia con gli animali, in un luogo periferico come Betlemme. Cristo ha vissuto ai margini dell’Impero Romano e del potere ebraico, a Nazareth, essendo suo padre e lui stesso lavoratori poveri (DT 18-20). Gesù annuncia il Regno di Dio e la sua giustizia verso i poveri, manifestando la sua missione: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione; mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio» (Lc  4,18; cfr  Is  61,1). Egli, dunque, si presenta come colui che viene a manifestare nella storia odierna la vicinanza amorevole di Dio, che è anzitutto opera di liberazione per quanti sono prigionieri del male, per i deboli e i poveri» (DT 21).

Ciò è stato chiaramente dimostrato dal Concilio Vaticano II (LG 8) e dai Papi, ad esempio Benedetto XVI in Aparecida o in DCE e soprattutto Francesco in EG (cap. IV), LS o FT. Pertanto, questa Tradizione (DT 45-46) e il Magistero della Chiesa vedono nei poveri: un sacramento (presenza) di questo Cristo incarnato, povero, umile e crocifisso, unito al criterio definitivo di salvezza, che è questo amore fraterno e giustizia per i poveri, in cui troviamo il Cristo povero (Mt 25,31-46). Davvero, “Gesù si identifica con i poveri” (Benedetto XVI, DCE 15). Come sottolineano in modo particolare San Paolo VI e San Giovanni Paolo II con il loro insegnamento e la DSI, che sottolinea questa «opzione preferenziale per i poveri… L’amore della Chiesa per i poveri è decisivo e appartiene alla sua costante tradizione… L’amore per l’umanità e, in primo luogo, per i poveri, nei quali la Chiesa vede Cristo, si esprime nella  promozione della giustizia» (San Giovanni Paolo II, CA 57-58). Il Signore Gesù si incarna (si fa carne) nei poveri (DT 110).

Certamente, la Parola di Dio, insieme alla Chiesa e alla teologia, ci trasmette i fondamenti dell’antropologia  teologica  che sostengono questo amore per i poveri. Il Dono della Grazia, con l’Amore di Dio Padre in Cristo e il suo Spirito riversato nel profondo del nostro essere e del nostro cuore (Rm 5,5), ci conduce a questa vita e alle virtù teologali della fede: speranza e carità, che sono indissolubilmente unite; e il cui primato è detenuto da quella virtù più importante: la carità (1 Cor 13), l’Amore di Dio e degli altri, che, autenticamente realizzati nella promozione della giustizia, sono inseparabili (DCE 17), come insegna anche Benedetto XVI nella Costituzione (n. 6).

In questo senso, come la Bibbia comunica già con i profeti (DT 17) e la Tradizione con i santi padri (DT 41) insieme all’insegnamento della Chiesa, il vero culto di Dio con la liturgia e i sacramenti, specialmente l’Eucaristia, non può essere separato dalla vita, da questa solidarietà amorevole e dall’impegno per la giustizia verso i poveri (DCE 14-15). A questo proposito, i vescovi spagnoli affermano che «Gesù ci ha lasciato due sacramenti della sua presenza: uno, sacramentale, all’interno della comunità: l’Eucaristia; e l’altro, esistenziale, nel quartiere e nella gente, nelle baraccopoli delle periferie, tra gli emarginati… Così come la nostra fede scopre Cristo nell’Eucaristia, che è il suo Corpo mistico, come la chiamava la Chiesa dei primi secoli, o nei nostri cuori attraverso lo Spirito che ci è stato donato, dobbiamo anche risvegliare la nostra fede per scoprirlo in tutte le persone, specialmente nei più bisognosi. Non possiamo affermare un aspetto senza l’altro, né negare l’uno senza negare l’altro» (IP 22, 132).

Per questo motivo, come affermava San Giovanni XXIII con il Vaticano II (LG 8, GS 1) e San Giovanni Paolo II in LE (n. 8), Francesco ha sottolineato che la Chiesa di Gesù è  la Chiesa povera con i poveri  (DT 35-36). Queste  chiavi ecclesiologiche  dell’opzione per i poveri vengono esplicitate, in continuità con il Vaticano II, e si esprimono in ciò che è più importante per la Chiesa. Cioè, la vocazione universale alla santità, a cui siamo tutti chiamati come Popolo di Dio, camminando insieme sinodalmente, al servizio della missione evangelizzatrice che annuncia, celebra e serve il Regno di Dio che porta questo amore, vita e giustizia ai poveri. È  la Chiesa samaritana, dalla Misericordia, che è incarnata dal Dio umanizzato, Gesù Cristo, che la orienta a esercitare tutta questa solidarietà fraterna e giustizia con i poveri (DT 109-11).

In questo modo, come  esprime la storia della Chiesa  (DT, cap. III), la vera  spiritualità e santità si realizza nella missione al servizio della trasmissione della fede e dell’amore per Dio, per la Chiesa e per gli altri, con questa povertà spirituale, evangelica delle Beatitudini  (Mt 5, 3-11) .  Cioè, la comunione di fede, di vita, di beni e l’azione di solidarietà per la giustizia con i poveri che, come Chiesa povera, ci salva e ci libera dall’egoismo e dagli idoli della ricchezza – essere ricchi, dal potere e dalla violenza. In questa linea, il DSI si è sviluppato  come una via  di questa carità, amore e giustizia con i poveri (DT, cap. IV), con i suoi valori e principi o chiavi.

Come la  vita e la dignità sacre e inviolabili delle persone, dei popoli e dei poveri con i loro “movimenti popolari”, come immagini e figli di Dio, essendo  protagonisti  della missione evangelizzatrice, della sapienza, della cultura, dell’educazione, del loro sviluppo, promozione e liberazione integrale (DT 99-102). Contro ogni assistenzialismo o paternalismo ed elitismo (DT 114), contro i falsi dei del potere, del possedere e dell’avere prima dell’essere. Una promozione e liberazione integrale dal peccato personale, sociale,  strutturale e storico, quelle “strutture di peccato” e di ingiustizia che dominano e impoveriscono, causando sempre maggiori disuguaglianze, ingiustizie ed esclusione. Come questa economia dominante che uccide, la dittatura del mercato, la tecnocrazia finanziario-bancaria speculativa, il feticismo del denaro, la cultura dello scarto e la globalizzazione dell’indifferenza (DT 90-98); in opposizione a quella comprensione ideologizzata e individualistica dei poveri e della povertà, che li incolpa, li stigmatizza e li demonizza.

Come si vede, tutta questa essenziale carità sociale e politica che ci chiama all’«impegno per risolvere le cause strutturali della povertà» (DT 91) è molto importante… «Dobbiamo impegnarci sempre di più per risolvere le cause strutturali della povertà. È un’urgenza che «non può aspettare, non solo per un’esigenza pragmatica di ottenere risultati e di organizzare la società, ma anche per guarirla da una malattia che la rende fragile e indegna e che può solo portare a nuove crisi. I piani di assistenza, che affrontano determinate emergenze, dovrebbero essere pensati solo come risposte temporanee». La mancanza di equità “è la radice dei mali sociali”. In effetti, “si ha spesso la sensazione che, in realtà, i diritti umani non siano uguali per tutti”.” (DT 94).

La vera  solidarietà , virtù umana e spirituale essenziale e inseparabile dalla carità (amore), come ci insegna San Giovanni Paolo II (SRS), consiste nel condividere anche le necessità della vita e “lottare contro le cause strutturali della povertà, della disuguaglianza, della mancanza di lavoro, di terra e di casa, e della negazione dei diritti sociali e del lavoro. Significa affrontare gli effetti distruttivi dell’impero del denaro […]. La solidarietà, intesa nel suo senso più profondo, è un modo di fare la storia, ed è ciò che fanno i movimenti popolari”.(DT 81). Qui dobbiamo sottolineare l’importanza decisiva del lavoro dignitoso, piuttosto che di tali piani o sussidi e simili (LE), la vita dignitosa del lavoratore con la sua agenzia e i suoi diritti, come un “giusto salario”, che viene prima del capitale (DT 87).   La destinazione universale dei beni, poiché  per giustizia possiamo possedere solo ciò che è necessario per vivere, “restituendo” tutto ciò che è  dovuto  ai poveri, che hanno la priorità sulla proprietà.

In questo senso, il DSI, come elemento essenziale della missione evangelizzatrice con la sua azione di carità e amore, si sintetizza in questa ricerca dello  sviluppo umano e dell’ecologia integrale, accogliendo il grido dei poveri e il grido della terra; promuovendo la giustizia sociale e ambientale con una “bioetica globale” che protegge la vita in tutte le sue fasi o dimensioni, tutte le vittime, i poveri, gli scartati, i fratelli e le sorelle migranti, ecc. Per concludere – come abbiamo già notato – tutta questa  universalità  di amore-carità e giustizia per i poveri della terra, oltre ogni frontiera (DT 120), che ci conduce alla vita piena, alla trascendenza e all’eternità, è stata testimoniata nel corso della storia dai santi. Ad esempio, San Francesco (DT 6) e Mons. Romero, testimoni di tutto questo Amore di Dio con la sua opzione preferenziale per i poveri (DT 89).

Agustín Ortega

Nacido en Las Palmas de Gran Canaria, España. Agente de Desarrollo Local (ADL), Animación Sociocultural y Habilidades Sociales. trabajador social, experto en Intervención Social Integral y doctor en la rama de Ciencias Sociales (Dpto. de Psicología y Sociología, Formación del profesorado, ULPGC). Ha cursado asimismo los estudios de licenciatura y posgrado-máster en Filosofía (Magister Universitario Cum Laude, IVCH) y Teología (ISTIC), Experto Universitario en Moral (Ética Filosófica y Teológica) y Derecho (UNED), doctor en Humanidades y Teología (Cum Laude, UM). Profesor e investigador en diversas universidades e instituciones académicas latinoamericanas, pontificias, católicas y seminarios mayores diocesanos. Investigador asociado de la Universidad Anáhuac (México). Es miembro de la Sociedad Peruana de Filosofía. Autor de numerosas publicaciones, artículos y libros.