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Albert Cortina

Voci

29 Settembre, 2025

32 min

Transumanesimo e conoscenza profetica

Trasformazione umana, etica cristiana e sfide del futuro

Transumanesimo e conoscenza profetica

Trasformazione e ripristine della natura umana

Sebbene il transumanesimo sia un movimento che comprende orientamenti molto diversi, questa ideologia emergente, caratteristica della rivoluzione culturale e antropologica dell’ipermodernità, si sta potenzialmente caratterizzando come la ricerca del miglioramento umano (fisico, mentale, morale) attraverso mezzi tecnologici, principalmente attraverso la biotecnologia, l’editing genetico, l’intelligenza artificiale e la robotica.

Nella sua versione più radicale, questo nuovo messianismo tecnologico promuove l’avvento di una specie posthumana, ovvero l’estinzione del comune soggetto umano percedere il passo a un’entità (neo-entità) con caratteristiche eccezionali che la porrebbero al di sopra di tutte le altre creature. Il “nuovo uomo” e la “nuova umanità” raggiungerebbero questa condizione postumana grazie alle biotecnologie emergenti una volta manifestata la Singolarità, un fenomeno che i transumanisti prevedono avverrà con l’emergere della Superintelligenza, un momento chiaramente dirompente nell’evoluzione bioculturale degli esseri umani e nella storia dell’umanità.

La promessa del destino in nome del transumanesimo/postumanesimo era molto ambiziosa, come la vittoria definitiva sulla morte; e alcune di queste affermazioni suonavano estremamente inquietanti. In breve, l’obiettivo è prendere il controllo della nostra evoluzione e, con ciò, dare il via a un processo di artificializzazione della natura.

Miglioramento umano (Foto: CCCB)

Per tutte queste ragioni, è sempre più necessario prendere sul serio il discorso transumanista e riflettere sulla sua vera portata e sui presupposti che contiene.

Come sottolinea il filosofo spagnolo Antonio Diéguez, una parte significativa dei critici del transumanesimo ha basato le proprie obiezioni sulla tesi secondo cui esiste una proprietà fondamentale degli esseri umani (di origine naturale o meno, a seconda degli autori) che impone limiti rigorosi a ciò che può essere loro legittimamente fatto, come la natura dotata della vita e l’etica che ne consegue (Sandel 2007), o l’inviolabilità di una natura umana che è considerata la base della nostra dignità come persone e una condizione fondamentale della nostra esistenza come esseri morali che si comprendono come tali (Fukuyama 2002, Habermas 2002).

Humans+ o esseri umani potenziati (Foto: CCCB)

Tuttavia, secondo Diéguez, il problema principale di queste critiche basate sulla trasgressione di un presunto “ordine naturale” è che non possono essere affrontate da coloro che non credono nell’esistenza di questo ordine prestabilito riguardo all’umanità, o che non trovano alcun significato plausibile nelle espressioni “andare contro la dignità umana” o “ignorare la natura dotata della vita”. E, ovviamente, sarebbe difficile trovare un sostenitore del transumanesimo che pensi che queste espressioni designino qualcosa di oggettivabile.

Da una prospettiva transumanista, la questione è proprio se esista un ordine naturale inviolabile o una natura umana stabile e normativa.

Ecco perché, a mio parere, la filosofia basata sull’umanesimo integrale avanzato, la dottrina sociale della Chiesa cattolica e la teologia cristiana dovrebbero in questo momento discutere quali cambiamenti subirà la natura umana con l’arrivo del Millennio e come, dalla visione cristiana del mondo, si comprende che la persona umana stessa sarà restaurata, recuperando così il suo stato originale: “Tutti saremo trasformati” (1 Cor 15,51).

La fine dei tempi e il riassunto di tutte le cose in Cristo

La maggior parte delle persone che hanno una visione cristiana della storia umana identificano erroneamente gli “Ultimi Tempi” con la “Fine del Mondo”. Secondo Alberto Villasana, teologo, filosofo e umanista messicano, ciò è dovuto non solo al fatto che la parola “ultimo” evoca l’ultimo e il più remoto, ma anche all’interpretazione post-agostiniana prevalente in Occidente, che non è riuscita a spiegare la concretezza del regno di Gesù Cristo per “mille anni” in questo mondo.

Per Villasana, l’inizio di questa confusione spetta a Sant’Agostino, poiché nella sua opera “La Città di Dio”, il grande teologo cristiano, circondando i combattenti di Cerinto, spiritualizzò a tal punto il Regno di Cristo da indurre i suoi interpreti a confondere la Fine dei Tempi con la Fine del Mondo e il Regno di Cristo con il Cielo.

Al contrario, il primo Padre della Chiesa concepisce il Tempo Finale come il periodo di purificazione che precede il rito glorioso di Cristo, il quale tornerà per sconfiggere il maschio e regnare il suo mondo per un lungo periodo di tempo.

Così, nella Sua Prima Venuta, Cristo si manifesto come Re dell’Universo e Redentore di tutta l’umanità in una forma umile, come un piccolo bambino nato in una semplice mangiatoia. In quel singolare momento del racconto, Gesù Cristo propone il Proprio Regno d’Amore della Croce (chiamato anche Albero della Vita), cioè dona un “trono” libero dal potere del mondo che attribuiamo solo alla regalità. Sulla Croce, Cristo, Re dell’Universo, abbandonò disinteressatamente la Sua Persona Divino-Umana a Dio Padre per restaurare la Creazione interna dalla sua degradazione in comunione con lo Spirito Santo e riscattare l’umanità dal peccato e dalla morte causata dalla Caduta originaria.

Gesù Cristo, il nuovo Adamo, ha così abbracciato amorevolmente tutta l’umanità con le braccia tese a forma di croce, offrendo questo sacrificio al Padre, così compiendo la sua missione di Salvatore di tutta l’umanità. Una croce che coincide con il segno matematico del più, e che è bello pensare che attraverso il suo amore disinteressato ci abbia resi più umani.

Al contrario, alla sua Seconda Venuta, Cristo si manifesterà in tutta la sua gloria come Re dell’Universo per rinnovare tutte le cos e ripristinare la Creazione.

Cristo Re dell’Universo nella sua gloria e maestà (Immagine: Topofart.com)

In questo senso, per Villasana, la Fine dei Tempi è “il periodo del raccolto in cui il grano e la zizzania vengono separati dopo essere cresciuti insieme nel corso della storia. La Fine dei Tempi è la purificazione globale prima del Ritorno di Cristo. È la fine della storia umana come conosciamo la, prima che il mondo e la natura umana siano stati completamente rinnovati, realizzandosi con il piano originario di Dio.

Secondo il professor Villasana, le parole di San Matteo su questo periodo di purificazione globale “quale non vi è mai stato né mai vi sarà”, riferendosi alla Grande Tribolazione (Mt 24,21), implica chiaramente che la storia umana continuerà fino alla fine dei tempi e che una purificazione di questo tipo non accadrà mai più.

Sorprendentemente, Papa San Giovanni Paolo II ha ripreso l’interpretazione originaria della Fine dei Tempi quando, in una delle prime catechesi di questo millennio (14.02.2001), analizzando l’Apocalisse alla luce del grande teologo Sant’Ireneo, Padre della Seconda Chiesa, ha rivelato che la “ricapitolazione” di tutto ciò che si cuce in Cristo se egli realizzerà questa storia e la sua ricerca della Terra, anche se totalmente trasformato.

Dato l’enorme interesse per questi tempi incerti e confusi, riproduciamo di seguito la parola pronunciata da San Giovanni Paolo II durante l’udienza generale del 14 febbraio 2001:

1. Il disegno salvifico di Dio, «il mistero della sua volontà» (Ef 1,9) per ogni creatura, è espresso nella Lettera agli Efesini con un finale caratteristico: «ricapitolare» in Cristo tutte le cose, quelle del cielo e quelle della terra (cfr Ef 1,10). L’immagine può anche riferirsi al fusto attorno al quele era avvolto il rotolo di pergamena o di papiro del volume, contenente una scritta: Cristo dà un senso unitario a tutte le ellabe, parole e pere della creazione e della storia.

Il cugino a colliere e sviluppare mirabilimente questo tema della “ricapitolazione” fu sant’Ireneo, vescovo di Lione, un grande Padre della Chiesa del II secolo. Contro la netta frammentazione della storia della salvezza, contro la netta separazione tra antica e nuova Alleanza, contro la netta dispersione della rivelazione e dell’azione divina, sant’Ireneo esalta l’unico Signore, Gesù Cristo, che nell’Incarnazione unisce in se tutta la storia della salvezza, l’umanità e l’intera creazione: «Egli, come Re siempre, ricapitola in se tutte le cose» (Adversus haereses III, 21, 9).

2. Ascoltiamo un brano in cui questo Padre della Chiesa commenta le parole dell’Apostolo, che si è pubblicato proprio alla ricapitolazione di tutte le cose in Cristo. Sant’Ireneo afferma che l’espressione “tutte le cose” comprende anche l’uomo, toccato dal mistero dell’Incarnazione, attraverso il quale il Figlio di Dio “da invisibile è diventato visibile, da incomprensibile comprensibile, da impassibile passibile, e da Verbo uomo. Egli ha ricapitolato in se tutte le cose, affinché il Verbo di Dio, como ha il primato esseri sugli sovracelesti, spirituali e invisibili, così abbia il primato sugli visibili esseri e corporei; la convergenza di tutte le cose in Cristo, centro del tempo e dello spazio, si realizza progressivamente nella storia, superando gli ostacoli e le resistenze del peccato e del male.

3. Per illustrare questa tensione, sant’Ireneo utilizza la contrapposizione, presentata da san Paolo, attraverso Cristo e Adamo (cfr Rm 5,12-21): Cristo è il nuovo Adamo, cioè il Primogenito dell’umanità fedele, che accoglie con amore e obbedienza il disegno di redenzione che Dio ha delineato come anima e meta della storia. Cristo, pertanto, deve eliminare l’operazione di devastazione, le orribili idolatrie, la violenza e ogni peccato che l’Adamo ribelle ha disseminato nella storia secolare dell’umanità e nelle origini della creazione. Con la sua piena obbedienza al Padre, Cristo inaugura l’era della pace con Dio e con il suo mondo, riconciliando in sé l’umanità dispersa (cfr Ef 2,16). Egli “ricapitola” in se Adamo, nel quele l’umanità intera si riconosce, lo trasfigura in Figlio di Dio e lo porta all’anima in comunione con il Padre. Proprio attraverso la sua fratellanza con noi nella carne e nel sangue, nella vita e nella morte, Cristo spezza il capo della salvezza umana. Scrive ancora sant’Ireneo: «Cristo ha ricapitolato in se tutto il sangue versato da tutti i giusti e da tutti i profeti che sono esistiti fin dal principio» (Adversus haereses V, 14, 1; cf V, 14, 2).

4. Bene e male, dunque, sono considerati alla luce dell’opera redentrice di Cristo. Come suggerisce San Paolo, la redenzione di Cristo tocca l’intera creazione, nella varietà delle sue componenti (cfr Rm 8,18-30). Anzi, la natura stessa, soggetta all’insensatezza, al degrado e alla devastazione causa dal peccato, partecipa così alla gioia della liberazione operata da Cristo nello Spirito Santo.

Se essa delinea la realizzazione del disegno originario del Creatore: una creazione in cui Dio e uomo, uomo e donna, umanità e natura sono in armonia, in dialogo, in comunione. Questo disegno, alterato dal peccato, viene miracolosamente restituito a Cristo, che lo sta misteriosamente realizzando più efficacemente nella realtà presente, nel tentativo del suo pieno compimento. Gesù stesso ha detto che questo è il fulcro e il punto di convergenza di questo disegno di salvezza, quando ha affermato: “Quando si alzerà da terra, mi tenderà la mano” (Gv 12,32). L’evangelista San Giovanni presenta la sua quest’opera proprio come una sorta di ricapitolazione, una “riunione in una delle figure di Dio che erano disperse” (Gv 11,52).

5. Quest’opera raggiungerà la sua pienezza alla fine della storia, quando, come ci ricorda san Paolo, «Dio sarà tutto in tutti» (1 Cor 15,28).

L’ultima pagina dell’Apocalisse, proclamata all’inizio del nostro incontro, descrive vividamente questo obiettivo. La Chiesa e lo Spirito attendono e invocano quel momento in cui Cristo «consacra il regno a Dio Padre, dopo aver ridotto al nulla ogni Principato, ogni Dominazione e ogni Potestà. (…) L’ultimo nemico ad essere annientato sarà la morte, perché ogni cosa ha posto sotto i piedi» del Figlio (1 Cor 15,24-27).

Ricapitolazione di tutte le cose in Cristo (Immagine: internet)

Al termine di questa battaglia, cantata in mirabili pagine dall’Apocalisse, Cristo compirà la «ricapitolazione» e coloro che si uniranno a lui formeranno la comunità dei redenti, che «non sarà più ferita dal peccato, dalle macchie, dall’amor proprio, che distruggono o feriscono la comunità terrena degli uomini. La visione beatifica, nella quale Dio si rivelerà inesauribilmente agli eletti, sarà l’immensa sorgente di felicità, di pace e di comunione reciproca» (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1045).

La Chiesa, sposa amorosa dell’Agnello, con lo sguardo fisso su quel giorno di luce, eleva la fervente invocazione: «Marana tha» (1 Cor 16,22), «Vieni, Signore Gesù!» (Ap 22,20).

Come afferma Alberto Villasana, secondo l’Apocalisse, il Giudizio finale e definitivo avrà luogo, sì, alla fine della storia umana, ma la Parusia o Ritorno glorioso di Gesù Cristo è posta all’inizio di un lungo periodo di pace e di benessere universale che viene inaugurato dall’apparizione condiscendente del Signore della storia alla fine della Grande Tribolazione, una purificazione globale che suggella la Fine dei Tempi.

In senso lato, secondo le parole di Villasana, possiamo essere certi che la Fine dei Tempi iniziò con il ritorno degli ebrei nella Terra Promessa, un evento profetizzato centinaia di anni prima di Cristo (Ezechiele 37:21). Resta da vedere quando inizieranno gli ultimi sette anni di questo periodo, quelli della “Grande Tribolazione” descritta dai profeti Daniele, Isaia, Zaccaria, dai Sinottici e da Paolo di Tarso.

In effetti, la proclamazione dell’indipendenza dello Stato di Israele (1948) e la Guerra dei Sei Giorni (giugno 1967) ci hanno dato la certezza che stavamo già vivendo nella Fine dei Tempi in senso lato, con solo il senso stretto ancora da determinare, cioè l’inizio della Grande Tribolazione, comunemente nota come la “settimana di Daniele”.

Governo globale tecnocratico ed etica globale

Secondo Alberto Villasana, nel suo ruolo di analista internazionale, così come altri autori simili, i passi dell’occupazione globale verso un governo mondiale tecnocratico che stiamo vivendo in questi Tempi della Fine, furono chiaramente definiti da Albert Pike (Boston, 1809-1891), Gran Sovrano dell’Antico e Accettato Rito della Massoneria, in una lettera da lui indirizzata il 15 agosto 1871 a Giuseppe Mazzini, Gran Sovrano degli Illuminati dopo Adam Weishaupt, fondatore della cupola degli Illuminati il ​​1° maggio 1776. In quel documento, depositato nella Biblioteca del British Museum di Londra, vennero stabilite le tre guerre mondiali che avrebbero dovuto essere provocate per instaurare il Nuovo Ordine Mondiale.

Avrebbero scatenato la prima guerra mondiale per rovesciare gli zar cristiani ortodossi, portando il vasto territorio russo sotto il controllo dell’élite globalista e utilizzandolo quindi come piattaforma da cui diffondere i loro obiettivi internazionalisti.

Un documento fondamentale fu la Dichiarazione Balfour (firmata nel 1917), in cui si affermava che il governo britannico vedeva con favore l’istituzione di una patria ebraica in Palestina, nella consapevolezza che ciò non avrebbe pregiudicato i diritti civili e religiosi delle comunità non ebraiche in Palestina. Questa dichiarazione fu sostenuta da diversi paesi, tra cui gli Stati Uniti, e divenne un documento importante dopo la Prima Guerra Mondiale, quando la Società delle Nazioni assegnò al Regno Unito il mandato sulla Palestina.

La seconda guerra mondiale sarebbe stata combattuta esacerbando le differenze tra sionismo politico e nazionalismo tedesco, con l’obiettivo di consolidare ed estendere l’influenza russa e di fondare lo Stato di Israele in Palestina.

La Terza Guerra Mondiale sarebbe stata provocata, dice Pike, “esasperando le differenze tra ebrei e arabi per provocare un formidabile cataclisma sociale che, in tutto il suo terrore, dimostrerà alle nazioni l’effetto dell’ateismo assoluto, l’origine della barbarie e della confusione più violenta. Allora, le moltitudini, disilluse dal cristianesimo e non sapendo chi adorare, riceveranno la vera luce di Lucifero, in una manifestazione che sarà il risultato del movimento reazionario generale, in seguito alla distruzione del cristianesimo e dell’ateismo, entrambi conquistati e sterminati allo stesso tempo”.

E da un punto di vista profetico, Israele è l'”orologio” di Dio, il cronometro che ci dice quanto siamo vicini o lontani dalla fine dei tempi attuali delle nazioni e della Chiesa e dall’inizio dei tempi messianici del Regno di Cristo.

Grazie al profeta Ezechiele, sappiamo come Dio romperà il Suo silenzio prima dell’inizio della Grande Tribolazione. Egli descrive una battaglia, comunemente nota come la “Guerra di Gog e Magog”, in cui Dio distruggerà prepotentemente un’alleanza di invasori che attaccherà Israele e le nazioni da cui provenivano quegli eserciti.

La guerra di Gog e Magog è un conflitto unico per cronologia, scopo, caratteristiche ed effetti su Israele e sul mondo intero.

Ezechiele predisse che, dopo la loro riunificazione nella terra promessa, alla fine dei tempi, gli Israeliti saranno attaccati da nemici provenienti dal nord (i paesi arabi) insieme alla Russia: “Ecco, io sono contro di te, Gog, principe capo di Mesec e Tubal (l’attuale Russia) (…) Ti farò uscire con tutto il tuo esercito (…) Con loro ci sono la Persia (Iran), l’Etiopia (Etiopia) e Put (Libia), tutti armati di scudo ed elmo. Gomer con tutte le sue truppe, e la casa di Togarmah (Turchia) dall’estremo nord con tutte le sue truppe, e molti popoli con te (…) Dopo molti anni tu invaderai un paese salvato dalla spada, radunato da molti popoli sui monti d’Israele (…) Negli ultimi giorni tu piomberai sul mio popolo Israele come una nube per coprire la terra” (Ez 38, 3-8, 16).

Nei capitoli 38 e 39, i nomi Gog e Magog sono usati insieme come titolo per la combinazione di un grande avversario di Dio: Gog come “principe” e Magog come paese o regione. Due volte usa “Magog” per indicare il territorio da cui proviene il leader chiamato “Gog”, che in ebraico antico significa “alto e potente”. Riferendosi a Gog come proveniente dall'”estremo nord”, Ezechiele sembra indicare il massimo livello di autorità all’interno di un’alleanza di nazioni provenienti da quelle che oggi sono le ex repubbliche sovietiche, dal territorio dell’antico regno di Anatolia e da oltre il Caucaso.

Quella guerra mondiale, in cui diversi paesi si uniranno per attaccare Israele, si concluderà, dice Ezechiele, con un portentoso intervento divino che sventerà l’invasione. Mesi dopo, avrà luogo il falso accordo di pace firmato da quella figura che il profeta Daniele chiamò la “quarta bestia” (a cui San Giovanni si riferisce come “Anticristo”), che dominerà il mondo per sette anni: “per una settimana egli concluderà un’alleanza con molti” (Dan 9,27). Gesù Cristo chiamò questo periodo la “Grande Tribolazione”, ed è la fase in cui l’umanità sarà purificata e preparata per il suo glorioso Ritorno, un evento che chiude i tempi della Chiesa e delle nazioni e dà inizio ai nuovi tempi messianici del Regno di Dio sulla Terra.

L’Anticristo, il Signore del mondo (Foto: Internet)

La guerra contro Israele descritta da Ezechiele, che precede i sette anni della Grande Tribolazione, sarà interrotta da un’azione diretta di Dio:  «Tu cadrai sui monti d’Israele, tu e tutte le tue schiere e i popoli che sono andati con te (…) Farò conoscere il mio santo nome in mezzo al mio popolo Israele e non permetterò più che il mio santo nome sia profanato; le genti sapranno che io sono il Signore, il Santo in Israele»  (Ez 39, 4.7).

In questo contesto profetico, l’architettura del governo mondiale tecnocratico sta attualmente avanzando grazie alla costruzione del cervello digitale globale che è Internet. Vale a dire, la rete connessa di tutto con tutto. L’Internet delle cose e delle persone al servizio del potere disordinato, del controllo totalizzante e del male. Un simile governo mondiale potrebbe, se finalmente istituito, controllare l’umanità in breve tempo attraverso un sistema economico biotecnologico e l’implementazione diffusa di microchip.

D’altro canto, una nuova etica globale che ha guadagnato terreno dalla fine della Guerra Fredda nel XX secolo sta guadagnando terreno. Secondo la professoressa Marguerite A. Peeters dell’Institute  for Intercultural Dialogue Dynamics , subito dopo la caduta del Muro di Berlino (1989), si è verificata una rivoluzione culturale globale: nuove parole, nuovi paradigmi, norme, valori, stili di vita, metodi educativi e processi di governance, appartenenti a una nuova etica, si sono diffusi in tutto il mondo e hanno guadagnato terreno. Si tratta di un sistema etico postmoderno e, nei suoi aspetti radicali, post-giudaico-cristiano. È anche uno standard globale; governa già le culture di tutto il mondo. La maggior parte degli intellettuali e dei decisori tende a seguire i nuovi standard senza analizzarne attentamente l’origine e le implicazioni, mentre una minoranza rimane contraria all’adozione di questa etica globale.

I contenuti della nuova cultura globale non sono evidenti. Sotto la maschera di un “consenso morbido”, secondo il professor Peeters, l’etica globale nasconde un’agenda anticristiana radicata nell’apostasia occidentale e promossa da potenti minoranze che detengono il timone della governance globale dal 1989.

Una nuova etica fornisce ai nuovi paradigmi la loro configurazione unificante. L’etica è globale e ha sostituito i valori universali su cui si fondava l’ordine internazionale nel 1945 e i Diritti Umani proclamati nel 1948, poiché ora sono considerati in parte obsoleti dalla nuova visione della tecno-globalizzazione nella nuova era biodigitale del XXI secolo.

Il punto di partenza e l’obiettivo dell’etica globale non coincidono con quelli del concetto tradizionale di universalità. È impossibile comprenderla senza metterla in relazione con la nuova “teologia” che ha preceduto la rivoluzione culturale globale e che ha spinto la trascendenza di Dio oltre, al di fuori della storia umana, riponendo l’immanente nelle mani dell’umanità.

Dalla conoscenza profetica questa idea verrebbe espressa nel modo seguente:

Poi vidi l’angelo che mi disse: «Che cosa vedi, figlio dell’uomo?». Gli risposi: «Vedo qualcosa di simile alle tavole della legge di Mosè». Ed egli mi rispose: «Non lo sono, anche se sembrano». Non disse forse questo il profeta Daniele? Il profeta disse: «Egli cercherà di mutare i tempi e la legge; ed essi saranno dati nelle sue mani per un tempo, un tempo e la metà di un tempo»  (Daniele 7:25).

Emerge così una linea fondamentale che distingue l’umanesimo postcristiano e le correnti transumaniste/postumaniste emergenti della nuova etica mondiale dai principi universali di un’etica basata sulla legge naturale e da un umanesimo cristiano autentico e integrale guidato dalla salvezza in Cristo.

Da una visione cristiana del mondo caratterizzata dalla speranza, il nuovo ordine mondiale e la globalizzazione sono chiamati a essere la civiltà dell’amore.

Nel documento  “Impegno per costruire una civiltà dell’amore”,  presentato il 15 dicembre 1999, pochi giorni prima dell’inizio del nuovo Millennio, San Giovanni Paolo II offriva la seguente riflessione:  “È necessario analizzare attentamente le cause della perdita del senso di Dio e riproporre con coraggio l’annuncio del volto del Padre, rivelato da Gesù Cristo alla luce dello Spirito. Questa rivelazione non diminuisce, anzi esalta la dignità della persona umana come immagine del Dio Amore”.

Santissima Trinità (Foto: internet)

Considerata l’epoca di cambiamenti che stiamo vivendo, è sempre più necessario un lavoro di autentico discernimento e di comprensione ispirata per comprendere i cambiamenti dirompenti già in atto.

Entrambe le capacità – il discernimento e la comprensione degli eventi storici e delle nostre vite – sono il prodotto dell’integrazione cognitiva e dell’intelligenza spirituale di cui godono gli esseri umani, e che l’intelligenza artificiale o un futuro essere postumano troveranno difficile da acquisire. Questa intelligenza spirituale è spesso completata da quella che potremmo chiamare conoscenza profetica.

Libertà morfologica per forzare l’evoluzione umana

Il transumanesimo è il fulcro del postmodernismo scatenato. Dopo che il motore ideologico della modernità, il liberalismo e ora il neocapitalismo globale, ha distrutto le forme prevalenti di religione, stato, nazione, famiglia e genere, la nostra specie si trova di fronte a un bivio importante: cambiare la condizione umana stessa.

Nel corso dei decenni, il progresso tecno-scientifico è diventato un fattore ideologico, quasi una pseudo-religione, un nuovo messianismo laico, mentre la tecnologia non è stata altro che tecnologia. La tecnologia è ambivalente – sebbene non neutrale – e può essere mirata indistintamente a realizzare il bene o il male. Le tecno-scienze possono essere al servizio delle persone o al servizio del biopotere che cerca di controllare tutta la vita.

Siamo ormai giunti alla fase recente della visione tecnocratica del mondo, che mira a superare i limiti della specie umana in ciò che la rende veramente uguale: la sua vulnerabilità e mortalità. Questo è ciò che il transumanesimo persegue con il “Programma H+”, una proposta che mira a essere l’utopia/distopia finale del neoliberismo occidentale.

Nella prospettiva transumanista, l’essere umano non è un’entità “sacra”, ma semplicemente un prodotto del “caso”. Pertanto, secondo questo movimento, il miglioramento genetico delle persone è una delle questioni moralmente più significative che si possano intraprendere nel XXI secolo.

Come afferma la transumanista Natasha Vita-More:  “Che ci piaccia o no, diventeremo cyborg”.  Questa designer americana spiega che  “le persone capaci di adattarsi all’evoluzione tecno-scientifica svilupperanno anche nuovi strumenti e idee innovative”.  Vita-More usa il concetto di “libertà morfologica” per riferirsi al momento in cui le persone accelerano la propria evoluzione attraverso la progettazione biotecnologica.

Giovinezza eterna, poteri sovrumani, immortalità cibernetica, ecc.: i transumanisti aspirano a nuovi esseri umani che si adattino al Nuovo Ordine Mondiale. Il progresso tecnologico dovrebbe consentire la presunta ottimizzazione della nostra specie e riportarci in paradiso, affermano. La ribellione delle creature contro il Creatore e i nostri limiti è un tema costante nel discorso transumanista. In questa battaglia, gli esseri umani tentano di domare la natura e manipolarla per soddisfare i propri desideri.

La Trinità satanica (Immagine: Internet)

Il transumanesimo è in prima linea nella guerra informatica e nella rivoluzione spaziale. In un recente studio intitolato “Cyborg Soldier 2050: Human/Machine Fusion and the Implications for the Future of the DOD”, gli esperti del Pentagono  propongono lo sviluppo di potenziamenti neurali diretti al cervello umano per il trasferimento bidirezionale di dati nei soldati cyborg. In altre parole, si tratta di garantire la telepatia agli esseri umani, un progresso rivoluzionario nelle capacità dei soldati del futuro.

D’altra parte, il problema dell’emergere di un’intelligenza artificiale forte o generale è attualmente oggetto di un intenso dibattito. Una tale superintelligenza comporterebbe la creazione di una razionalità priva di moralità e sentimenti umani – seppur dotata di conoscenza illimitata e memoria perfetta – senza empatia, senza umanità, senza cuore. In queste condizioni, il transumanesimo corre il rischio di cedere tutto il potere a una simile superintelligenza. Il risultato potrebbe essere una dittatura cibernetica di proporzioni straordinarie e attualmente inimmaginabili.

Come ha affermato il filosofo dell’Università di Oxford Nick Bostrom, la superintelligenza rappresenta un “rischio esistenziale” per la specie umana. Nel gennaio 2015, Nick Bostrom, Stephen Hawking, Max Tegmark, Elon Musk, Martin Rees e Jaan Tallinn, tra gli altri, hanno firmato una lettera aperta su richiesta del Future of Life Institute, mettendo in guardia dai potenziali pericoli dell’intelligenza artificiale forte o generale. Nel documento, hanno riconosciuto che  “è importante e tempestivo studiare come sviluppare sistemi di intelligenza artificiale che siano allo stesso tempo robusti e utili per l’umanità”.

La lettera è firmata non solo da persone estranee all’intelligenza artificiale, come Hawking, Musk e Bostrom, ma anche da importanti informatici (tra cui Demis Hassabis, uno dei principali ricercatori nel campo dell’intelligenza artificiale), perché dopotutto, se sviluppano un’intelligenza artificiale che non condivide i migliori valori umani, significa che non sono stati abbastanza intelligenti da controllare le proprie creazioni.

La superintelligenza sarà la tecnologia che l’Anticristo descritto nella Bibbia userà per dominare l’umanità? L’Anticristo dell’Apocalisse sarà l’essere più perfetto della nuova razza postumana?

Neo-entità postumana (Foto: Internet)

Ritratto dell’Anticristo e biodigitalizzazione totalizzante

Il filosofo e teologo russo Vladimir Solovyov (1853-1900), cosmista e cattolico bizantino, scrisse un libro intitolato “Breve resoconto dell’Anticristo” alla fine della sua vita, come testamento. In questo libro, egli descrive con grande efficacia l’Anticristo e ne narra l’ascesa al più alto potere concepibile sulla Terra.

In uno scritto del 1873, Soloviev definì l’obiettivo della sua vita come segue:  “Esprimere il cristianesimo in una forma nuova”,  rimuovendo ciò che  “finora gli ha impedito di entrare nella coscienza comune “. La forza trainante di questo obiettivo è la convinzione che fede e ragione non siano realtà antitetiche, ma complementari: la ragione permette di approfondire la fede, e la fede permette alla ragione di comprendere che le esigenze più profonde della filosofia sono soddisfatte dal cristianesimo. Per Soloviev, filosofia e teologia non si confondono; si incontrano e si rafforzano a vicenda.

Nei dialoghi del libro citato, Soloviev passa al problema della realtà e della natura dell’Anticristo, che il signor Z (portavoce dell’autore) definisce come  “l’incarnazione del male, un’incarnazione individuale, unica nella sua esecuzione e nella sua pienezza ” .

Secondo il commento di Fernando Castelli al libro di Soloviev (Humanitas n. 33), in questa storia, un superuomo viene consacrato come Anticristo nel XXI secolo. Questa figura apparentemente porta sicurezza e prosperità all’umanità. A quel tempo, la scienza e la tecnologia avevano raggiunto alti livelli di progresso e stavano risolvendo molti problemi globali.

Solo le questioni ultime sono rimaste irrisolte: la vita, la morte, il destino finale dell’umanità e del mondo. Oltre al materialismo teorico, anche la spiritualità e la fede delle persone sono in crisi, così come il concetto di creazione dal nulla. Un’apostasia diffusa dal Creatore e dal Dio d’Amore ha preso piede sulla Terra.

Mentre la stragrande maggioranza degli uomini e delle donne non credeva affatto alla Fine dei Tempi, d’altro canto, alcuni credenti divennero uomini e donne che compresero e ragionarono nella chiave della conoscenza profetica, adempiendo le parole dell’apostolo: ” Siate bambini nel vostro cuore, non nella vostra mente”.

Già al tempo di San Paolo, l’apostolo annunciava che la salvezza era vicina. Nella sua lettera ai cristiani di Roma, li esortava così:

«Fratelli, considerate il momento presente. È ormai giunta l’ora di svegliarvi dal sonno, perché la salvezza è più vicina a noi ora di quando diventammo credenti. La notte è avanzata, il giorno è vicino. Gettiamo via perciò le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. Comportiamoci con dignità, come in pieno giorno. Niente ingordigia, niente ubriachezza, niente fornicazione, niente disordini, niente contese, niente invidie, ma rivestitevi del Signore Gesù Cristo» ( Rm 13,11-14a).

In un contesto di incredulità e disinteresse per la conoscenza profetica, secondo Soloviev, appare l’Anticristo. È un giovane di trentatré anni.  “L’eccessiva autostima di questo grande spiritualista, asceta e filantropo sembrava, o almeno poteva essere, sufficientemente giustificata, oltre che da questo eccezionale genio, bellezza e nobiltà, dalla sua suprema abnegazione. Era così dotato di doni divini che difficilmente si poteva criticarlo per non aver visto in questi doni un segno speciale di benevolenza dall’alto e per essersi considerato secondo solo a Dio, l’unigenito Figlio di Dio, unico nel suo genere. In breve, si considerava ciò che Cristo era stato veramente. Cristo? Il più grande dei suoi precursori, inviato a preparare la sua venuta, perché era colui che era atteso nella storia, inviato da Dio per completare e correggere l’opera di Cristo”.

L’Anticristo nel racconto di Soloviev ha origini oscure: non ha nome, può apparire ovunque, è ambiguo e misterioso, ma è anche un prodigio di intelligenza ed energia. Afferma di credere in Dio, ma il suo Dio si confonde con una realtà misteriosa, cioè con lo spirito del male, che gli instilla un “eccessivo amore di sé”. Spinto dall’orgoglio, vorrebbe usurpare il posto di Cristo e fondare un regno tutto suo, puntando ad alcuni obiettivi precisi: soprattutto, stabilire la “sua” pace, fondata sul “bene comune”, che significa “benessere”, la soddisfazione dei propri desideri, la possibilità di svago, sicurezza e tranquillità in una “Nuova Chiesa” senza Cristo, sincretica, mondana, non libera ed estranea al Dio Uno e Trino.

L’inganno più pericoloso dell’Anticristo fu quello di far credere alla gente che egli fosse il vero “Messia”, il “Salvatore”, venuto per perfezionare, o meglio, correggere, l’opera di Cristo.

Seguendo i postulati transumanisti, l’Anticristo perseguirebbe l’abbattimento dei confini della condizione umana, tentando di migliorare l’essere umano biologico e naturale attraverso le tecnoscienze per trasformarlo in un altro essere. Avrebbe ingegnerizzato geneticamente e biopotenziato gli esseri umani, intervenendo sulla loro linea germinale e sulle loro menti.

Come abbiamo già espresso in altre occasioni, il transumanesimo aspira a trascendere la condizione umana, che ha una coerenza cosmica fintantoché segue la legge naturale impressa nella creazione. In questo scenario, potremmo chiederci: a immagine e somiglianza di chi i transumanisti vogliono creare una superintelligenza e degli esseri postumani?

Come ci mostra il professor Fernando Castelli, il cosmista Soloviev costruì il suddetto Racconto breve partendo da quattro idee fondamentali:

  1. L’essenza del cristianesimo non risiede nella sua dottrina o nella sua morale, ma nella persona di Gesù Cristo. Soloviev vede il segno dell’Anticristo nella convinzione che non vi sia stata alcuna resurrezione, alcun miracolo, alcuna rivelazione divina. Il filosofo russo respinge fermamente l’idea che il cristianesimo sia semplicemente una dottrina etico-sociale che dà senso alla vita, insegna l’amore per il prossimo e rifiuta la violenza. Il cristianesimo è incentrato sul Dio dell’Amore. E gli esseri umani sono creati, secondo questa visione spirituale del mondo, in libertà e dignità, a immagine e somiglianza del Creatore.
  2. La Chiesa cattolica è la Chiesa di Cristo, fondata su Pietro affinché  «egli possa essere in definitiva il pastore del gregge in Cristo, cioè della Chiesa cattolica, ortodossa e riformata, superando le barriere esistenti tra i cristiani». Quella Chiesa è veramente il Popolo di Dio, il Corpo mistico di Cristo.
  3. La salvezza verrà dagli ebrei. È loro compito smascherare l’empietà idolatrica dell’Imperatore (l’Anticristo) e dell’Antipapa (il Falso Profeta), sollevarsi e far trionfare il Dio d’Israele. E sono anche i primi a vedere Cristo – il Cristo ebreo – discendere dal Cielo per accogliere i suoi fedeli. Così, Soloviev fondeva l’escatologia ebraica e quella cristiana nella sua proposta.
Il mistero dell’iniquità (Foto: La Passione di Cristo)
  1. Il narratore della storia si chiede: qual è il vero significato dell’intero dramma della storia umana?

Soloviev non capisce perché l’Anticristo odi così tanto Dio. La risposta sembra banale: il fatto è che c’è qualcosa di buono, ma non nella sostanza. Il bene che viene da Satana è puramente apparente. Non è generato dall’amore, ma dall’odio, non dalla verità, ma dalla menzogna. Di conseguenza, altera la mente, deteriora l’anima, genera la morte e distrugge l’armonia dell’Essere. Il narratore, in una delle sue osservazioni nel Racconto, dice:  “Non è tutto oro ciò che luccica”.  Lo splendore di un bene artificiale non ha valore.

Per l’analista e teologo internazionale Alberto Villasana, la parola “Anticristo” ha due significati: “colui che combatte Cristo” o “colui che soppianta Cristo”. Quest’ultimo è il significato usato da San Giovanni nell’Apocalisse. Inizialmente, non viene descritto come una figura violenta, malevola e crudele, ma piuttosto come un leader positivo e carismatico che risolverà i principali problemi dell’umanità (guerra, fame, collasso finanziario ed ecologico), seducendo gran parte dell’umanità con la sua ingegnosità e apparente bontà.

L’Anticristo, che, secondo Villasana, sarà considerato dagli ebrei il Messia promesso, stipulerà un patto con vari governanti per conto di Israele, diventando uno stratega e un ingannatore che soggiogherà l’umanità, prima con la seduzione e il sotterfugio, poi con la forza. San Giovanni afferma che alla fine rivendicherà il culto divino per sé, promuovendo una religione apostata universale, sincretica e unica.

Secondo la conoscenza profetica cristiana, l’Anticristo sarà accompagnato dal Falso Profeta.

Come affermò una volta l’arcivescovo cattolico americano Fulton Sheen (1895-1979):  “Il falso profeta avrà una religione senza croce. Sarà una religione per distruggere le religioni. Ci sarà una falsa chiesa. La Chiesa di Cristo (la Chiesa cattolica) sarà una. E il falso profeta ne creerà un’altra. La falsa chiesa sarà mondana, ecumenica e mondiale. Sarà una federazione di chiese. E le religioni formeranno una sorta di associazione globale. Un parlamento mondiale di chiese svuotate di ogni contenuto divino. E sarà il corpo mistico dell’anticristo. Il corpo mistico sulla terra oggi avrà il suo Giuda Iscariota, e sarà lui il falso profeta. Satana lo recluterà tra i nostri vescovi”.

D’altra parte, il professor Villasana vede il “marchio della bestia” come il fulcro del progetto dell’Anticristo per un governo mondiale che mira a realizzare una dittatura economica globale: una società senza circolazione monetaria, con un sofisticato sistema di pagamento biotecnologico attraverso il quale tutti possono essere controllati attraverso le attività quotidiane di acquisto e vendita.

L’Apocalisse ci dice che l’Anticristo  «farà sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi, ricevano un marchio sulla mano destra o sulla fronte; e che nessuno possa comprare o vendere se non chi ha tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome»  (Ap 13,16-18).

Sebbene questa citazione non debba necessariamente essere direttamente correlata all’impianto di microchip, potrebbe benissimo essere che questo sia lo strumento tecnologico che facilita il biocontrollo globale.

Cercare di sfuggire al sistema dei microchip significherebbe essere esclusi dai sistemi sanitario ed educativo, dal commercio, dai sussidi statali, dai sistemi di razionamento alimentare di massa, dal nuovo sistema finanziario e così via.

Tuttavia, questo scenario apocalittico, da un’escatologia cristiana piena di speranza nel Redentore, dall’ingresso della pienezza degli ebrei nella salvezza messianica, seguendo la pienezza dei gentili, permetterà al Popolo di Dio di raggiungere la pienezza di Cristo in cui Dio sarà tutto in noi.

Pertanto, il trionfo della Chiesa, intesa come Popolo di Dio, non avverrebbe attraverso un processo graduale ed evolutivo di successo, ma, come Cristo, dovrebbe passare attraverso la sua passione e morte per giungere alla sua risurrezione.

Da un’altra prospettiva, Pierre Teilhard de Chardin, religioso gesuita, paleontologo e filosofo francese, ci ha lasciato questa frase su cui riflettere:

“Credo che l’Universo sia un’Evoluzione. Credo che l’Evoluzione si muova verso lo Spirito. Credo che lo Spirito si realizzi in qualcosa di personale. Credo che la Persona suprema sia il Cristo Universale.”

Intelligenza spirituale personale e collettiva

Di fronte a questo ritratto dell’Anticristo dipinto da Soloviev e profeticamente predetto dai testi dell’Apocalisse, e di fronte allo sviluppo del transumanesimo e del paradigma tecnocratico inteso come biopotere totalitario, possiamo discernere adeguatamente i tempi in cui viviamo per continuare a sviluppare il nostro progetto evolutivo di perfezione come esseri umani. Per raggiungere questo obiettivo, disponiamo dell’intelligenza spirituale, nota anche come intelligenza esistenziale o trascendente. In questo modo, l’intelletto e la mente si collegano al cuore.

Nella visione cristiana del mondo, la Vergine Maria è stata l’essere umano più unico che raro nella creazione. Ha utilizzato questa intelligenza spirituale di fronte agli eventi straordinari che ha vissuto, e i Vangeli ci dicono che li ha contemplati e custoditi nel suo cuore. Pertanto, Maria, Madre di Dio e dell’umanità, ha un ruolo fondamentale negli Ultimi Tempi, poiché, per la sua umiltà e semplicità, sarà causa di salvezza e precursore della distruzione del male incarnato nella figura dell’Anticristo.

Nostra Signora di Guadalupe (Foto: internet)

D’altra parte, per Howard Gardner, lo psicologo americano che ha identificato le otto forme di intelligenza negli esseri umani, l’intelligenza spirituale è  “la capacità di situarsi in relazione al cosmo”.  L’intelligenza spirituale potrebbe anche essere definita come la capacità di situarsi in relazione alle caratteristiche esistenziali della condizione umana, come il significato della vita, il significato della morte e il destino ultimo del mondo fisico, psicologico e spirituale. L’intelligenza spirituale si manifesterebbe quindi in esperienze profonde come l’amore per i nostri simili o nella bellezza dell’espressione artistica, collaborando così all’opera del Creatore.

Per la visione cristiana del mondo, l’intelligenza spirituale equivarrebbe alla ragione illuminata dalla fede e dalla grazia santificante.

D’altra parte, la conoscenza profetica di cui abbiamo parlato in questo articolo contribuisce ad accrescere questa intelligenza spirituale come elemento costitutivo della nostra natura umana.

L’intelligenza spirituale è la parte più importante di tutta l’intelligenza umana, prodotta in un robot o in un’intelligenza artificiale.

Questa intelligenza si presenta nel potere di conoscere il significato della vita spirituale e nella conoscenza e comprensione di Dio-Amore. Da un punto di vista scientifico, non è necessario che una persona si connetta a questa dimensione spirituale, ma sicuramente giunge allo stato di coscienza, pace e pienezza, raggiunti attraverso una vita interiore coltivata nel silenzio e attraverso l’impegno a servire gli altri, il tutto con l’aiuto della fede e della grazia santificante.

ALBERTO CORTINA

Articolo pubblicato il 24 novembre 2019 sulla rivista “Frontiere, geoculture review”.

Albert Cortina

Albert Cortina es abogado y urbanista. Director del Estudio DTUM, impulsa un humanismo avanzado para una sociedad donde las biotecnologías exponenciales estén al servicio de las personas y de la vida. Promueve la integración entre ciencia, ética y espiritualidad. Actualmente focaliza su atención en la preservación de la naturaleza y condición humana desde una antropología adecuada que priorice el desarrollo integral de la persona. Cree en unos principios basados en una ética universal que tenga su fundamento en la ley natural y en la espiritualidad del corazón. Desde su vocación profesional gestiona ideas, valores y proyectos a favor del bien común.