“Solo Javier”: un viaggio spirituale che trascende confini e cuori
Dall'aristocrazia e dal successo mondiale alla ricerca della vera felicità
Distribuito di recente nelle sale da Bosco Films, Solo Javier racconta la sorprendente vita di Javier Sartorius, un giovane la cui storia sembra uscita da un film di Hollywood: aristocratico, campione di paddle tennis, surfista e allenatore. Ma al di là dei suoi successi mondani, la sua storia diventa una testimonianza di trasformazione spirituale e di totale dedizione alla fede.
In questa intervista, Rosa Muguiro, cugina di Javier, e Josep María Anglès, il regista del film, ci raccontano come è nata l’idea di portare la sua vita sullo schermo, le sfide di riprese che hanno toccato Perù, Stati Uniti e Lérida e come il progetto finanziato tramite crowdfunding è diventato un vero e proprio ponte di connessione umana e spirituale.
La storia dietro Javier
La sua carriera sembra uscita da un film: aristocratico, campione di padel, surfista, allenatore di Hollywood… Quando hai pensato che la storia di Javier Sartorius meritasse di essere raccontata al cinema?
Rosa Muguiro:
“Sapevo che Javier era una persona molto speciale per l’impressione duratura che lasciava in chi lo conosceva. Sono rimasto colpito dal fatto che il suo incontro con Gesù Cristo abbia portato a una conversione così brillante e radicale. Quando il rettore del suo seminario ci ha incoraggiato a condividere la sua vita, ho sentito che la sua storia sarebbe stata un esempio per gli altri.”
La sfida di filmare un viaggio spirituale e geografico
Le riprese includevano scene di finzione, interviste e location in Perù, Stati Uniti e Lérida. Com’è stato affrontare visivamente questo viaggio interiore e quale sequenza è stata la più impegnativa?
Josep María Anglès:
Il viaggio interiore di Javier è stato accompagnato da un “viaggio esteriore” molto diversificato, che rifletteva il suo percorso spirituale. La sua giovinezza spensierata ci ha portato a filmare su campi da tennis, in locali notturni e in discoteche, con musica e luci che trasmettevano la sua vita di eccessi. In seguito, il suo approccio alla religione orientale ci ha condotto in un centro di meditazione Hare Krishna, un ambiente che rifletteva il suo primo passaggio verso una realtà lontana da tutto ciò che la sua vita aveva rappresentato.
Le riprese in Perù sono state senza dubbio le più impegnative. La sua esposizione alla povertà, già iniziata in California, ha raggiunto qui il suo apice. La sequenza più toccante è quella di Javier che corre giù per una collina con diversi bambini, dopo il suo ritorno alla Chiesa attraverso una confessione durata tre giorni. Ci sono volute molte ore di lavoro, ma il significato narrativo del momento ha giustificato qualsiasi sacrificio.

Crowdfunding e il potere della comunità
Il film è stato finanziato tramite crowdfunding. In che modo questo formato ha influenzato lo sviluppo del progetto, sia dal punto di vista creativo che logistico?
Rosa Muguiro:
“Abbiamo dovuto rispettare un budget e ci sono stati momenti difficili, ma la cosa bella è che quasi tutti i donatori hanno partecipato al progetto con grande entusiasmo. Attraverso le riprese e gli eventi di raccolta fondi, si sono creati legami umani e spirituali molto forti. Javier sta già compiendo piccoli miracoli di conversione e gentilezza per molte persone.”
Mostra la trasformazione senza idealizzarla
Javier passò da una vita di successo mondano a una dedizione totale al silenzio, alla preghiera e alla povertà. Come possiamo descrivere questa trasformazione senza cadere nell’eroe idealizzato?
Josep María Anglès:
«Fin dall’inizio abbiamo chiarito che non volevamo mostrare Javier come un uomo ‘perfetto’. Era un uomo con cui era facile identificarsi, e la sua vita ha elementi in cui chiunque può identificarsi. In ‘Solo Javier’, mostriamo un uomo inquieto e ferito, alla ricerca del suo posto e del suo significato nella vita. Il vero protagonista è l’azione di Dio nella sua vita, che risveglia in lui preoccupazioni e lo guida lungo percorsi inaspettati, a cui Javier decide di dire di sì. Mostriamo anche momenti di debolezza e dubbio, perché fanno parte della vita di ogni essere umano.»
Un messaggio universale e giovanile
Questa è una storia spirituale con un impatto umano universale. Quale pubblico vorresti raggiungere e quale impatto speri che il film abbia?
Rosa Muguiro:
“Mi piacerebbe che raggiungesse tutti i pubblici. Il messaggio del documentario è che chiunque si avvicini a Gesù Cristo e intraprenda un cammino spirituale e la ricerca della verità trasformerà la propria vita, passando dal vuoto alla felicità. Spero soprattutto che raggiunga i giovani, aiutandoli a trovare un senso alla vita, a donarsi agli altri e a vivere una vita autenticamente felice. L’incontro con Gesù Cristo è una svolta; Javier ha trovato la felicità con la S maiuscola.”
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