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Jesús Ortiz López

Voci

21 Novembre, 2025

6 min

Sete di Dio ieri, oggi e domani

Oltre la morte: la speranza cristiana che risponde ai grandi interrogativi

Sete di Dio ieri, oggi e domani

Tra le preoccupazioni del nostro tempo vediamo la sete di Dio in tante ricerche personali avvolte in un clima di spiritualità non del tutto appagante.

Domande

Un tema importante, presente in molti casi, è ciò che accade oltre la barriera della morte: esiste una vera vita personale? Conserveremo la nostra identità personale al cento per cento? Vivremo un vero incontro con i nostri cari? È possibile la resurrezione personale? Dio è garanzia di felicità? Esistono un paradiso e un inferno?

Sono domande inevitabili che sorgono in momenti intensi della vita personale e familiare, come la perdita di persone care o il fallimento di progetti amati. Molti pensatori e scrittori esprimono le loro risposte al paradosso cristiano fondamentale: come possiamo vivere con una speranza sicura sulla terra se tutto finisce con la morte? Oppure, la comprensione cristiana delle realtà terrene ha senso se l’aldilà vanifica il nostro lavoro e i nostri affetti?

Ricerche

Non si tratta solo di affermare l’esistenza di Dio, ma di conoscere chi è Dio e qual è il Suo essere più profondo. Non solo, ma anche di comprendere la relazione di ogni persona con Dio, che coinvolge la mente, il cuore, i sentimenti e, in ultima analisi, l’abbandono fiducioso a Colui che ha dato tutto per ognuno di noi.

Forse è pertinente il pensiero del filosofo francese B. Pascal, il quale riteneva che la conoscenza di Dio senza la conoscenza della propria miseria provoca orgoglio. La conoscenza della propria miseria senza la conoscenza di Dio provoca disperazione. La conoscenza di Gesù Cristo, invece, favorisce la via di mezzo, perché in lui troviamo sia Dio sia la nostra miseria. (Pensieri, n. 192).

In ultima analisi, il pensiero di ciascuno dipende in larga misura dalla sua educazione religiosa, che spesso è scaturita dal rispetto e dalla paura, piuttosto che dall’amore di Dio, che si prende veramente cura di ogni uomo e di ogni donna e lo ha dimostrato fino in fondo attraverso l’Incarnazione del suo Figlio unigenito e la sua morte in croce. Il buon Curato d’Ars lo ha illustrato quando qualcuno gli ha chiesto cosa avrebbe pensato se, alla fine della sua vita, avesse scoperto che Dio non esisteva. Ha risposto che in tal caso non si sarebbe pentito di aver dedicato la sua vita a un ideale di amore e servizio al prossimo. E naturalmente, ha taciuto il fatto di essere certo dell’esistenza di Dio, non per i suoi meriti, ma per l’infinita bontà di Dio.

Re morti

Alla Basilica del Monastero di San Lorenzo de El Escorial si accede attraverso il Cortile dei Re, così chiamato in onore dei sei re d’Israele che commissionarono la costruzione di un tempio per la gloria di Yahweh. Una volta entrati, l’imponente pala d’altare cattura immediatamente l’attenzione e incarna il significato di questo grande tempio per l’incontro con Dio, invitando alla preghiera e alla fede nella storia della salvezza.

A destra e a sinistra della pala d’altare si trovano i due cenotafi di Carlo V e Filippo II, accompagnati dalle rispettive mogli e figlie, in adorazione devota di Gesù Cristo nell’Eucaristia. Questi cenotafi in bronzo dorato sono opera di Leone e Pompeo Leoni, che scolpirono anche tutte le figure della pala d’altare. Non contengono le spoglie di questi imperatori, poiché queste si trovano, come è noto, nella cripta situata direttamente sotto il presbiterio e l’altare dove viene celebrata l’Eucaristia.

Perché in questo recinto inferiore giacciono le tombe dei re delle dinastie degli Asburgo e dei Borbone, anch’esse in marmo e bronzo, accanto al Cristo crocifisso. Dignità e fede, ma senza orgoglio, nella terra comune condivisa da tutti i mortali: nell’ora della morte siamo tutti uguali, anche se è vero che le opere buone rimangono, come questo Monastero, il Pantheon Reale, la Basilica, la Biblioteca, la scuola, i cortili, le gallerie e i giardini.

I morti continuano a vivere in queste opere magnifiche, perché quegli uomini ebbero fede e riconobbero la loro miseria davanti al Dio che ha creato e salvato l’umanità. Re, imperatori, artisti, artigiani e costruttori seppero adorare il Dio vivente e vero con la sua volontà salvifica universale.

Morte e vita

Sì, noi, uomini e donne del XXI secolo, riceviamo il grande messaggio della fede cristiana, della speranza che non delude e della vita abbondante in Dio a cui siamo chiamati. Dalla magnifica grandezza di queste opere, dalla bellezza che eleva l’anima, dalle scienze che cercano la verità e dalla saggezza del cuore, e molto altro ancora, noi, uomini di oggi, possiamo trovare il senso della storia. E in essa, il senso della vita personale, che ha la sua origine in Dio Padre, il Creatore, in Gesù Cristo, il Redentore, e nello Spirito Santo, il Santificatore.

Morte e vita sono due facce della stessa medaglia quando si tratta di raggiungere la vera felicità a cui siamo tutti chiamati. Questo vale per ricchi e poveri, sani e malati, re e popolani. Basta visitare il Monastero di San Lorenzo de El Escorial e aprire gli occhi per essere catapultati negli aspetti più sublimi e duraturi della storia.

Per fede sappiamo che Dio non è arbitrario nel donare i suoi doni, ma li semina con infinita generosità – Gesù Cristo ne è la prova tangibile – in ogni anima: nessuno rimane estraneo all’azione dello Spirito divino, che ci attrae con dolcezza e potenza, rispettando la libertà di ogni uomo e donna. Questa libertà spiega il terribile problema del male nel mondo, ma anche l’amore disinteressato dei credenti e di quanti si sforzano di essere luce per il mondo.

Vale la pena sottolineare che le domande su Dio, l’aldilà e la resurrezione personale coinvolgono così profondamente l’individuo che la sola riflessione intellettuale non è sufficiente: perché non siamo semplicemente un cervello pensante o un corpo fisico, quella res cogitans e quella res extensa del filosofo René Descartes, grazie a Dio. E sia noto che il pensatore francese era un credente sincero e autentico, che si è perso in una cristallina elaborazione intellettuale. Ed è una fortuna che il suo atteggiamento di fiducia in Dio e nel cristianesimo gli abbia permesso di progredire alla luce della fede.

Come in uno specchio

San Paolo paragona la fede a uno specchio che riflette qualcosa di Dio e del nostro cammino nella storia della Salvezza, anche se non è ancora l’incontro e il possesso definitivi nella Vita Eterna.

Qualcuno potrebbe rimanere sconcertato dalla certezza della fede proclamata dalla Chiesa nel Credo degli Apostoli: Credo in Dio Padre, Creatore; credo in Dio Figlio, Redentore; credo nello Spirito Santo, Santificatore; credo nella Chiesa; credo nel perdono dei peccati; credo nella vita eterna. Questa può sembrare una certezza non scientifica, persino una posizione di orgoglio nei confronti di chi dubita di tante certezze. Tuttavia, l’affermazione della fede è al tempo stesso luce e ombra, sicurezza e rischio, speranza e dolore. Nulla negli esseri umani è come il diamante, chimicamente puro o un pensiero assoluto.

Papa Leone XIV lo espresse così: «Questo è lo spirito missionario che deve animarci, senza chiuderci nel nostro piccolo gruppo o sentirci superiori al mondo; siamo chiamati a offrire a tutti l’amore di Dio, perché si realizzi questa unità che non annulla le differenze, ma valorizza la storia personale di ciascuno e la cultura sociale e religiosa di ogni popolo».

Noi credenti siamo grati per il dono della fede e della grazia di Dio. Ci sforziamo di comprendere tutti, anche coloro che non ci comprendono, e di praticare la carità, che è ancora più umana della semplice tolleranza. Amando il prossimo come figlio di Dio e fratello o sorella di Gesù Cristo, siamo consapevoli delle difficoltà che alcuni affrontano e chiediamo a Dio Padre di riversare la sua speranza su un mondo così spesso tormentato. In Gesù Cristo, morto e risorto, abbiamo la ragione ultima della nostra speranza.

Jesús Ortiz López

Jesús Ortiz López es sacerdote que ejerce su labor pastoral en Madrid. Doctor en Pedagogía, por la Universidad de Navarra, y también Doctor en Derecho Canónico. Durante varios años ha ejercido la docencia en esa misma Universidad, como Profesor del actual Instituto Superior de Ciencias Religiosas. Ha dirigido cursos de pedagogía religiosa para profesores de religión. Es autor de varias obras de sobre aspectos fundamentales de teología y catequética, tales como: Creo pero no practico; Conocer a Dios; Preguntas comprometidas; Tres pilares de la vida cristiana.