21 Ottobre, 2026

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Senza scuole d’affetto, il mondo non ha futuro

Di fronte alla paura dell'"eternità", la famiglia rimane l'unico luogo in cui si impara veramente a prendersi cura, a rispettare e a perdonare

Senza scuole d’affetto, il mondo non ha futuro

Ricordo ancora il pomeriggio in cui alcuni cari amici mi mostrarono il materiale del loro corso prematrimoniale. Avevo una cartella piena di schede di lavoro, attività di gruppo e schemi di lettura.

La coppia se n’è andata felicissima, è la verità. Ma chiacchierando più tardi davanti a un caffè, siamo giunti alla stessa conclusione: per quanto ben organizzato possa essere un corso del fine settimana, il matrimonio non è qualcosa che si impara in un’aula. Amarsi veramente non è qualcosa che si può improvvisare all’ultimo minuto.

Lo stesso monito è risuonato nell’omelia pronunciata mercoledì scorso dal Cardinale Luis Antonio Tagle a nome di Papa Leone XIV – preghiamo per la sua pronta e completa guarigione – in occasione del decimo anniversario di Amoris Laetitia . Con una semplicità quanto mai apprezzabile, ha ricordato una certezza tanto fondamentale quanto spesso trascurata: «Imparare ad amare qualcuno non è qualcosa che si può improvvisare, né può essere l’obiettivo di un corso prematrimoniale ». Ed è vero: le lezioni più importanti della vita non si imparano con un gessetto o con dei volantini, ma piuttosto sedendosi al tavolo della cucina, nei corridoi di casa, osservando come i propri genitori si sostengono a vicenda, si guardano o accettano il perdono dopo una porta sbattuta. 

La preparazione a impegnare tutta la propria vita inizia molto prima. Come ha detto il Papa, citando la sua stessa esortazione, «In realtà, ognuno è preparato al matrimonio fin dalla nascita, e tutto ciò che un giovane sperimenta in famiglia dovrebbe contribuire a renderlo capace di un impegno pieno e definitivo ». Lì, senza grandi clamori, si costruiscono le fondamenta di un amore duraturo. 

La casa: la prima scuola del cuore

In casa accadono cose che nessuna aula scolastica può sostituire. La vita quotidiana – con i suoi momenti di stanchezza, disaccordi e piccole gioie – plasma la nostra sensibilità quasi senza che ce ne rendiamo conto. L’omelia lo ha espresso con grande perspicacia riferendosi alla “carità domestica, concreta, non priva di momenti di stanchezza, errori e cadute, e al tempo stesso meravigliosa nella sua imprevedibile quotidianità “, concludendo che essa è “la prima scuola degli affetti, il primo prezioso e insostituibile apprendimento della ‘gioia dell’amore’ “ . 

È in quell’intimità che si impara a non vedere la persona accanto come un ostacolo o un mezzo per raggiungere i propri scopi. Lì si coltiva la pazienza, insieme alla disponibilità a cedere e a quella virtù così spesso maltrattata oggi: la castità. Lungi dall’essere un catalogo di freddi divieti, la castità insegna il rispetto: è la “preziosa condizione per la crescita autentica dell’amore interpersonale “. In definitiva, si tratta di non manipolare o usare la persona amata, ma piuttosto di trattarne la dignità con cura. 

I giovani che vedono i propri genitori prendersi cura l’uno dell’altro quando si ammalano, perdonarsi dopo un litigio o assistere pazientemente i nonni quando le loro forze vengono meno, ricevono un’indelebile lezione prematrimoniale. Capiscono che l’amore non dipende da un’improvvisa ondata di entusiasmo o da una scintilla fugace, ma da un impegno incrollabile alla fedeltà.

Il sostegno della comunità e della Chiesa

Chiunque può notare l’avversione per i legami forti che ci affligge oggi. L’idea di “per sempre” ci fa girare la testa, ci spaventa la fragilità altrui e tendiamo a chiuderci nel nostro piccolo mondo. Ma la soluzione non sta nel lamentarsi o nel chiedere più burocrazia. Sta nel restituire alla famiglia la responsabilità che le spetta di diritto.

Se le famiglie non imparano ad amare generosamente, la società e la Chiesa saranno prive di fondamenta. Leone XIV lo affermò senza mezzi termini: “Nessuna unione precaria o chiusa alla trasmissione della vita garantisce il futuro della società “. E concluse: “Senza famiglie forti, aperte al dono dei figli, attente alla loro educazione e crescita, il mondo non ha futuro ” . 

La famiglia è la linfa vitale di ogni comunità. Da essa nascono cittadini affidabili, veri amici, lavoratori onesti e persone capaci di empatia. Vogliamo una società giusta o una Chiesa fiorente, ma trascuriamo le nostre famiglie, ed è come pretendere un frutto tagliandone la radice.

Ritorno alla normalità

Ecco perché è così urgente rivitalizzare la vita familiare. L’omelia ci incoraggia a riscoprire le semplici abitudini che la frenesia della vita quotidiana ha spazzato via: benedire la tavola, riposare insieme, andare a Messa la domenica o parlare un po’ a fine giornata. Sono piccoli dettagli che lasciano spazio alla grazia di Dio, affinché le famiglie possano raggiungere “insieme anche quei luoghi che non raggiungerebbero mai da sole ” . 

Desidero esprimere la mia gratitudine ai tanti padri e madri che, in ogni città e quartiere, adempiono alla loro vocazione “giorno dopo giorno, senza clamore, ma con una fedeltà talvolta eroica “. Attraverso il loro esempio quotidiano, sono i veri maestri. 

Saper amare è un compito che dura tutta la vita. Accompagniamo i giovani con buoni corsi e sostegno pastorale, naturalmente; ma soprattutto, coltiviamo la fonte da cui per primi beviamo: le nostre case. Se riusciremo a rendere le case di nuovo vere scuole di affetto, cura e fede, non solo avremo matrimoni migliori domani, ma rideremo vita a una società che ha bisogno di luce.

Eloy Asenjo Carpintero

(Madrid, 1965) es Licenciado en Ciencias Físicas por la Universidad Autónoma de Madrid (1988) y docente de Enseñanzas Medias en las áreas de Matemáticas, Física e Informática. Con experiencia como consultor en e-learning e implantación de tecnologías educativas, actualmente imparte clases en el Colegio María Teresa de Alcobendas y desarrolla recursos didácticos interactivos para la enseñanza de las ciencias en Secundaria y Bachillerato.