07 Agosto, 2026

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San Lorenzo, la ricchezza della povertà

Il vero tesoro di San Lorenzo: la fede e i poveri di fronte al potere imperiale a Roma

San Lorenzo, la ricchezza della povertà

Lorenzo è il martire più famoso della feroce persecuzione perpetrata dal potente imperatore Valerio.

È davvero impressionante, è sorprendente, che l’antica Roma, che era stata la madre di sontuosi templi idolatri, sia diventata una città consacrata al povero uomo dagli occhi di giglio, Gesù.

Le ricche immagini idolatre furono gettate nel pascolo per i pipistrelli. Giove, l’idolo adultero, fu bandito da Roma, esiliato! Cristo, il Sole, succedette alla notte oscura.

Una trasformazione così colossale non fu compiuta dalle potenti e fragorose truppe dell’aquila imperiale, ma dal povero sangue porpora di martiri come San Lorenzo.

Questo diacono di Papa Sisto II amministrava gli affari temporali della Chiesa. Pertanto, l’avido prefetto di Roma, per appropriarsi delle ricchezze della Chiesa, gli ordinò: “Damcele!”.

Se pensava che la Chiesa fosse molto ricca, ha colto nel segno, poiché i suoi meravigliosi e stupendi tesori valgono molto più di tutto l’oro nascosto nelle viscere di Madre Terra.

Lorenzo promise di consegnargli i fantastici tesori del re dei re, del re dell’universo, del re infinitamente ricco. Gli furono concessi tre giorni per raccoglierli.

Il prefetto sarebbe già impazzito di gioia, sognando calici d’oro scintillanti e simili a fulmini, avrebbe già messo su parecchi chili, assaporando e accarezzando i gioielli con la sua immaginazione.

Lorenzo, dunque, si diresse verso Roma. Attraversò la città sfarzosa, la grande, quella che aveva il mondo ai suoi piedi.

Lei, la conquistatrice di eserciti, colei che rovesciò troni e rese schiavi i re, l’usurpatrice dei tesori delle nazioni. Lei che, come Mida, trasformò ogni cosa in oro.

Città, signora, ingioiellata d’oro, diamanti, rubini, zaffiri e smeraldi, dimora del ripugnante pus dei disgustosi ratti delle pestilenziali e fetide fogne dei vizi.

Lorenzo cercava a Roma solo i miseri e i malati. Coloro che avevano un solo piede perché la gamba era rotta; coloro i cui arti ulcerati emanavano un odore putrido.

Radunò tutti quei miserabili e li condusse dal prefetto, il quale, avidamente, attendeva le ricchezze promesse. Gli disse: «Queste sono le ricchezze della Chiesa».

Ma la miseria è davvero ricchezza? Quella vale molto di più dell’oro più pregiato e di altissimo carato.

Ci sono corpi spezzati con le anime in cielo. Ci sono persone così distaccate dai beni materiali che questi non le appesantiscono né le riportano sulla terra, e si avvicinano a Dio.

Con perle così preziose Madre Chiesa adorna i suoi bellissimi e adorabili capelli. Così bella e adorabile, compiace grandemente Gesù, l’Amato, di cui è la sua amata e prediletta sposa.

Se il prefetto si impossesserà di quelle montagne di monete scintillanti e di quei fiumi d’oro, ne trarrà un immenso vantaggio; sarà molto più ricco dell’imperatore romano.

In verità, i beni spirituali sono di gran lunga superiori ai beni materiali! Perciò, potrei fare del bene a coloro che ne hanno più bisogno, e quindi al più grande dei re, Cristo!

Tuttavia, non tutto ciò che si nasconde nell’oro minerale è oro. Trasportato dal possente fiume, si è riempito di terra, sporca, bisognosa di un fuoco purificatore.

Inoltre, per l’oro si compiono le azioni più vergognose, come perdere la propria modestia e fomentare la guerra.

Al ricco prefetto, uomo di alto rango, non fu dato oro, ma misere cose. Le considerava rifiuti spregevoli e disgustosi, da buttare via. Era molto irritato!

Fece mettere Lorenzo sulle griglie ardenti. Il santo, mentre la sua carne veniva bruciata, disse: «Potete girarmi ora, perché sono cotto a sufficienza da questo lato per essere mangiato».

Il martire delle griglie! Le lacrime di San Lorenzo! Pover’uomo! Ma, agli occhi della verità, agli occhi di Dio, Lorenzo risplende come il più fortunato, il più ricco, con un cuore d’oro.

Egli possiede l’immensa ricchezza dell’eroe e del santo, il dolce profumo di Cristo. È preferibile, con un animo nobile, sentire le proprie membra disintegrarsi agonizzantemente, piuttosto che peccare.

Al contrario, nell’anima del ricco prefetto, l’uomo che si pone al di sopra di tutti gli altri, si annidano le ripugnanti, purulente e gangrenose ulcere della malvagità.

Nulla è più miserabile, lebbroso e putrido del peccatore! Nulla è più orrendo! Orribile è la fetida cicatrice del peccato, che infetta ogni cosa con una piaga vile!

In breve, abbiamo visto un uomo povero che è ricco e un uomo ricco che è povero, o meglio due semplici pennellate di questa bellissima idea di Papa Leone XIV: la ricchezza della povertà.

José María Montiu de Nuix

Nacido en Cervera, Lérida, España, en 1960 y bautizado ese mismo año. Ordenado sacerdote en 1992. Doctor en Filosofía. Licenciado en Filosofía y Ciencias de la Educación por la Universidad de Barcelona (UB). Licenciado (especialidad: Matemática Fundamental), cursos de doctorado y suficiencia investigadora en Ciencias Exactas por la UB. Licenciado en Filosofía por la Universidad de Navarra. Licenciado en Estudios Eclesiásticos por la Facultad de Teología San Vicente Ferrer, Valencia. Docente e investigador con más de medio millar de publicaciones. Académico de la Academia Hispanoamericana de Doctores.