24 Settembre, 2026

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Una storia da ricordare

Cronaca del più grande saccheggio del patrimonio storico e artistico spagnolo da parte delle truppe napoleoniche

Una storia da ricordare

Conoscere la storia della Spagna significa apprendere delle sue imprese, dell’unità raggiunta con grande sforzo di fronte alle invasioni musulmane e di vari altri eventi come l’invasione napoleonica iniziata nel 1808, una data non dimenticata per il disastro che portò. Poi venne la confisca delle terre ecclesiastiche da parte di Mendizábal, che aggravò la devastazione causata dai francesi.

Tutto ciò fa parte di secoli di storia sotto le monarchie degli Asburgo e successivamente dei Borbone, quando la Spagna era un potente impero. Gran parte di questa storia è esposta in numerosi musei, tra cui l’attuale Galleria delle Collezioni Reali di Madrid, sebbene rappresenti solo una piccola parte del patrimonio storico e artistico della monarchia spagnola. Molte meraviglie artistiche sono conservate anche nei palazzi del patrimonio nazionale legati alla monarchia, sebbene molte altre opere siano scomparse a causa delle guerre e dei saccheggi che distruggono rapidamente ciò che ha richiesto decenni e secoli per essere costruito. Un’opera recente denuncia il grande saccheggio causato dalle truppe di Napoleone ed è opportunamente sottotitolata: “Cronaca del più grande saccheggio del patrimonio spagnolo” [1] .

Il grande saccheggio perpetrato dalle truppe di Napoleone

La Spagna fu la ferita sanguinante di Napoleone e l’inizio della sua caduta. Ma fu anche un paradiso per i suoi marescialli, veri professionisti del saccheggio. L’ingresso delle truppe napoleoniche nel 1808 non portò le riforme proclamate dai filofrancesi, bensì il furto di tutto ciò che trovarono o distrussero, afferma l’autore nel prologo. Aggiunge che da Siviglia portarono via quasi un migliaio di dipinti; a Burgos profanarono la tomba del Cid, la Certosa di Miraflores e il Monastero di Las Huelgas; a León, la cattedrale e, a San Isidoro, i dipinti della cripta considerati la Cappella Sistina dell’arte romanica; a Madrid, saccheggiarono i palazzi reali; a Granada, tentarono di distruggere l’Alhambra, e così via.

Non si tratta semplicemente di elencare una serie di furti o di abbandonarsi a sterili lamenti, ma di comprendere la cultura e la ricchezza sviluppatesi nel corso dei secoli e di prendersi cura del patrimonio che possediamo oggi, sebbene notevolmente ridotto. Per mano di Napoleone e dei suoi generali, i palazzi subirono il più grande saccheggio, depredazione e devastazione della loro storia. Inoltre, il bottino finì in Francia o nelle mani di Giuseppe Bonaparte e, sebbene alcuni pezzi siano stati recuperati, la maggior parte finì in altre mani a seguito di questi grandi saccheggi.

Il libro di Del Junco include la documentazione relativa alle rapine al Monastero dell’Escorial, ai Gioielli della Corona spagnola, ai palazzi del Buen Retiro, del Pardo e al Palazzo Reale di Madrid; al saccheggio di Cordova e Saragozza; alle rapine a Granada e all’Alhambra; al depredamento di Siviglia, e anche all’importante archivio di Simancas.

Imparare qualcosa dai disastri

Non è la stessa cosa avere informazioni generiche sui saccheggi compiuti dalle truppe napoleoniche e verificare, con dati precisi ed elenchi dettagliati, le numerose opere rubate in un lasso di tempo così breve, molte delle quali sono andate perdute o sono oggi esposte in tanti musei di tutto il mondo. L’autore dedica molte pagine all’elenco documentato degli oggetti rubati e dispersi che hanno impoverito il patrimonio spagnolo. Il capitolo finale affronta la questione cruciale: perché le opere rubate dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale vengono restituite, mentre quelle trafugate dai francesi durante l’invasione napoleonica no? Sembra che il tempo guarisca tutte le ferite e non restituisca giustizia ai tesori saccheggiati.

Poiché non abbiamo recuperato molte opere d’arte né lo splendore di molte cattedrali e templi, palazzi e terre, vale quantomeno la pena conoscere la portata del disastro, per imparare qualcosa dalla storia.

L’autore chiarisce che quest’opera è concepita come un libro di divulgazione scientifica, evitando dettagli prolissi e informazioni circostanziali, e concentrandosi invece sui saccheggi più significativi. Adotta uno stile semplice e colloquiale, simile a quello utilizzato in lezioni e presentazioni, per rendere le informazioni accessibili a un vasto pubblico e sensibilizzare su alcuni aspetti della nostra storia moderna. Una selezione della bibliografia consultata è inclusa in appendice.

Dedica il libro a coloro che hanno minimizzato la portata del saccheggio napoleonico, scrivendo ironicamente: “A tutti coloro che credono che i francesi ci abbiano portato la modernità e volessero tirarci fuori dalla nostra ignoranza e arretratezza”. Riassume poi l’entità dei danni inflitti al patrimonio artistico spagnolo in tre periodi deplorevoli: l’invasione napoleonica, le devastanti confische di Mendizábal e la tragica guerra civile.

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[1]  Francisco Garcia del Junco. Le rapine di Napoleone in Spagna. La sfera dei libri. 2026, 430 pp.

Jesús Ortiz López

Jesús Ortiz López es sacerdote que ejerce su labor pastoral en Madrid. Doctor en Pedagogía, por la Universidad de Navarra, y también Doctor en Derecho Canónico. Durante varios años ha ejercido la docencia en esa misma Universidad, como Profesor del actual Instituto Superior de Ciencias Religiosas. Ha dirigido cursos de pedagogía religiosa para profesores de religión. Es autor de varias obras de sobre aspectos fundamentales de teología y catequética, tales como: Creo pero no practico; Conocer a Dios; Preguntas comprometidas; Tres pilares de la vida cristiana.