Salviamo la memoria
Le famiglie dei prigionieri dei lager tedeschi chiedono una giornata per commemorare le vittime polacche
L’Associazione Cristiana delle Famiglie di Auschwitz si appella alle più alte autorità polacche affinché il 14 giugno sia dedicato esplicitamente alla memoria dei polacchi vittime dei lager tedeschi. Sarebbe un gesto dovuto per ricordare il prezzo inimmaginabile pagato dai polacchi durante la Seconda Guerra Mondiale.
Dal 1933 al 1945 il governo tedesco fece costruire 20 mila diversi campi (in tedesco lager) situati in molti Paesi europei. I campi furono di diverso genere: campi di concentramento, campi di sterminio, campi di lavori forzati, ecc. Le vittime dei lager ammontano a circa 11 milioni di persone, di cui 6 milioni furono ebrei. Il campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau fu il più grande campo di sterminio; perciò, è stata data una grande importanza al giorno della sua liberazione, il 27 gennaio. Da anni, tale giorno si commemora la Giornata internazionale della Memoria, ricordando le vittime ebree dei campi di concentramento tedeschi e dell’industria della morte. Il 2 agosto, a sua volta, è dedicato alla memoria dello sterminio dei Rom e dei Sinti. La data del 27 gennaio non è casuale: è il giorno della liberazione del campo di concentramento Auschwitz-Birkenau, il più grande campo di sterminio tedesco.
In Polonia si celebra anche un’altra giornata: la Giornata Nazionale della Memoria per le Vittime dei Campi di Concentramento e di Sterminio tedeschi. Si è scelta una data precisa per farlo, il 14 giugno. È una data è simbolica perché in questo giorno del 1940 arrivò ad Auschwitz il primo trasporto di 728 prigionieri politici polacchi provenienti dalla città di Tarnów, nel sud-est della Polonia. Queste persone non vennero portate nel campo per caso. Fin dall’inizio, i tedeschi pianificarono di annientare le élite polacche, distruggere l’intellighenzia, il clero, gli attivisti sociali e tutti coloro che avrebbero potuto organizzare la futura resistenza contro l’occupante tedesco. In totale i tedeschi deportarono ad Auschwitz circa 140 mila polacchi non ebrei.
Va ricordato che fu solo nel 1942 che iniziarono le deportazioni di massa degli ebrei verso il campo di concentramento di Auschwitz. Questo campo divenne poi – in base alle direttive di Himmler del 1941 – un elemento cruciale della macchina per attuare il piano di sterminio degli ebrei europei. All’interno di questo piano genocida, al campo di concentramento di Auschwitz-Bikenau fu assegnato un ruolo primario. Una parte consistente degli ebrei morti in quel lager erano i cittadini polacchi.
Purtroppo, il nome della Giornata commemorativa del 14 giugno non indica in alcun modo che i polacchi costituissero un importantissimo gruppo nazionale sterminato dai tedeschi. Per questo motivo l’Associazione cristiana delle famiglie di Auschwitz attiva in Polonia ha lanciato un’iniziativa per cambiare il nome della Giornata indicando direttamente le vittime polacche. Questo è importante perché oggi la storia del campo di Auschwitz viene spesso riferita a un solo gruppo nazionale.
Krzysztof Utkowski, presidente dell’Associazione, sottolinea che l’obiettivo è garantire che la prospettiva polacca non vada persa in una narrazione sempre più semplificata, in cui Auschwitz viene ridotto unicamente a simbolo dell’Olocausto. Questa è, naturalmente, la sua dimensione fondamentale, ma non l’unica. “Fin dall’inizio, il campo è stato un luogo di tortura per migliaia di polacchi che vi furono deportati per le loro attività a favore dell’indipendenza, per aver aiutato il prossimo, per essere rimasti fedeli alle proprie convinzioni o semplicemente per essere polacchi. I tedeschi costruirono questo campo pensando ai polacchi già nel 1940” – fa notare Krzysztof Utkowski
Come nota l’on. Jaroslaw Sellin, già viceministro della cultura polacco “è naturale che le nazioni e le comunità vogliano custodire la memoria delle proprie vittime. È difficile non chiedersi perché i polacchi non dovrebbero avere una giornata che ricordi al mondo, in modo diretto e inequivocabile, che anche loro sono stati uno dei principali gruppi perseguitati e sterminati dal Terzo Reich.”
Ma ricordando le vittime di Auschwitz sarebbe doveroso ricordare anche che quel campo di sterminio non fu solo una fabbrica di morte. Fu anche un luogo di straordinario eroismo. Lì San Massimiliano Maria Kolbe diede la vita per un compagno di prigionia. Lì operò il Capitano Witold Pilecki, lasciandosi imprigionare volontariamente nel campo per formare un movimento di resistenza e rivelare al mondo la verità sui crimini tedeschi. Lì l’ostetrica Stanisława Leszczyńska, rischiando la propria vita, fece nascere dei bambini e salvò la dignità delle donne condannate a morte.
Come sottolinea il professor Mieczysław Ryba, membro del collegio dell’Istituto della Memoria Nazionale, “non si tratta di privare nessuno del diritto alla propria memoria ma è difficile capire perché i polacchi, che rappresentavano uno dei gruppi più numerosi di vittime del terrore tedesco, non abbiano istituito una giornata commemorativa a loro dedicata”.
Istituire una Giornata delle vittime polacche avrebbe anche un enorme significato internazionale. “Per molte persone in tutto il mondo, sarebbe un chiaro segnale che la Polonia occupata non era solo un luogo sul cui territorio i tedeschi costruirono campi di sterminio, ma anche una nazione che vi subì perdite inimmaginabili” – sostiene il professor Ryba.
Come sottolinea Krzysztof Utkowski tale proposta non esclude nessuno ma al contrario: “E’ un tentativo di rendere il dovuto omaggio a coloro che per anni sono rimasti nell’ombra di una grande storia. Una nazione che non è in grado di ricordare ed onorare i sacrifici dei propri figli, prima o poi permetterà ad altri di scriverne la storia”.
Per istituire una giornata del genere, è necessaria una legge, perciò si vuole raccogliere 100.000 firme per avviare un’iniziativa legislativa.
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