Bruxelles e Kyiv vogliono distruggere l’agricoltura polacca
La Commissione europea minaccia la Polonia se non apre le frontiere ai prodotti agricoli ucraini
La Commissione della Von der Leyen, invece di rappresentare gli interessi di uno Stato membro come la Polonia, si schiera completamente dalla parte di un Paese extra-UE e cerca di ricattare i polacchi se non aprono le frontiere a tutti i prodotti agricoli ucraini. Una mossa che danneggerebbe in primo luogo l’agricoltura polacca ma anche gli altri Paesi. La Germania e Bruxelles non fingono nemmeno più di agire contro la Polonia in nome degli interessi ucraini. Con lo scoppio del conflitto russo-ucraino il governo Morawiecki, con un gesto di grande solidarietà, ha aperto le frontiere ai prodotti agricoli provenienti dall’Ucraina. Ma i produttori del settore agroalimentare ed i consumatori polacchi ne hanno subito le conseguenze negative.
Ora, gli eurocrati cercano di imporre alla Polonia di nuovo questa apertura del mercato attraverso un oltraggioso ricatto! Purtroppo, il Primo Ministro Tusk, succube della Von der Leyen e delle oligarchie di Bruxelles, da un lato blatera di aver preso decisioni difficili quando era necessario per proteggere gli agricoltori polacchi dalle importazioni eccessive di merci dall’Ucraina, ma in pratica ha accettato un nuovo accordo commerciale UE-Ucraina, che ha aumentato le quote di importazione esenti da dazi per le merci ucraine, che non dovranno rispettare gli standard UE fino al 2028!
Va sottolineato che fino ad allora, l’Ucraina può esportare prodotti agricoli contenenti pesticidi e sostanze chimiche vietate da anni nell’UE. Perciò i prodotti agricoli possono rappresentare una minaccia per la salute dei cittadini dell’UE. Bisogna ricordare che l’Ucraina non è soggetta alle norme dell’UE. Mentre gli agricoltori dell’UE devono rispettare le norme, spesso draconiane, in Ucraina i prodotti possono essere geneticamente modificati e possono essere utilizzati anche prodotti fitosanitari vietati nell’Unione: evidentemente la sicurezza dei consumatori per i produttori ucraini non è una priorità. Per non parlare della zootecnia: il “benessere animale” negli allevamenti è un concetto poco conosciuto.
Dai dati delle autorità polacche che hanno eseguito nel 2023 dei controlli circa la qualità del grano ucraino risultava che nei campioni di cereali importati dall’Ucraina sono stati trovati pesticidi, OGM, micotossine; altri contenevano anche mercurio, cadmio, piombo e ferro. Per esempio, da gennaio a maggio 2023 la presenza di sostanze dannose è stata rilevata nel 35% campioni raccolti.
Per capire la situazione che devono affrontare gli agricoltori in Polonia, ma anche in Europa in generale, bisogna spiegare che in Polonia ci sono circa 1,3 milioni di agricoltori e ognuno di loro mediamente coltiva circa 12 ettari di terreno agricolo. La superficie totale coltivabile del Paese è di 18,87 milioni di ettari. E questi contadini che gestiscono fattorie familiari devono competere con l’agricoltura del Paese, l’Ucraina possiede una superficie agricola più estesa d’Europa (dopo la Russia): 41,5 milioni di ettari (circa il 70% della superficie del Paese), di cui oltre 32 milioni di ettari sono coltivabili. Le condizioni eccellenti per le colture sono dovute al clima favorevole e al terreno fertile. Nel periodo comunista esistevano 12mila kolchoz cioè aziende agrarie collettive dello stato sovietico. Con la nascita dell’Ucraina indipendente nel 1991 è cominciata una radicale riforma dell’agricoltura con la privatizzazione generale. In questo modo sono nate le aziende agricole (agroholding), che gestiscono da decine a centinaia di migliaia di ettari affittati dai proprietari. Le dieci più grandi aziende agricole ucraine affittano un totale di 2,8 milioni di ettari di terreno. I proprietari di queste imprese sono diventati gradualmente uno dei gruppi di pressione politica più importanti del Paese, accanto agli oligarchi che operano nell’industria. La UkrLandFarming (registrato a Cipro), che è nelle mani dell’oligarca Oleg Bakhmatyuk, ne controllava oltre 670.000 ettari. Kernel Holding è di proprietà di Andriy Verevskij e possiede mezzo milione di ettari. È già il più grande esportatore di cereali in Ucraina e ha terminali sul Mar Nero. HarvEast Holding è di proprietà di System Capital Management di Rinat Akhmetov e Smart Holding di Vadym Novynskyi: il gruppo ha un fatturato di decine di miliardi di dollari.
Va ricordato che prima della guerra con la Russia l’Ucraina è stata uno dei più grandi esportatori mondiali di frumento (6% dell’export mondiale) e di mais (11% dell’export mondiale).
Gli oligarchi ucraini del grano, agendo sul mercato mondiale, sono ovviamente legati alle grandi multinazionali come Cargill. Per di più circa il 10% dei terreni coltivabili in Ucraina è in mano ai proprietari stranieri. Si tratta principalmente di aziende dei Paesi dell’Unione Europea, ma anche degli Stati Uniti, della Cina e di altri Paesi. Esse possiedono principalmente vaste aree di terreno coltivabile e le loro attività si concentrano sulla produzione di cereali, semi oleosi e ortaggi.
Secondo le informazioni dell’ispettorato veterinario al confine polacco-ucraino, le aziende che importavano cereali dall’Ucraina nel periodo dall’inizio di gennaio alla metà di febbraio 2023 sono state principalmente aziende che rappresentano interessi occidentali: Cargill, Glencore Polska, Inter-Grain, Limagrain Polska, Louis Dreyfus Company Polska, Mars Polska, Pfeifer & Langen Polska.
Allora bisogna chiedersi se la guerra del grano che le autorità dell’Ucraina hanno scatenato contro i Paesi vicini, prima di tutto contro la Polonia, non è una guerra per procura, per conto degli oligarchi dell’agroalimentare e delle grosse aziende occidentali che cooperano con loro.
La situazione per gli esportatori ucraini sie è complicata dopo i bombardamenti dei porti sul Mar Nero, Odessa, Cornomorsk i Mykolaiv, quando l’Ucraina ha perso parzialmente il modo più economico dell’export del grano. Allora le lobby agroalimentari ucraino faranno sicuramente di tutto per far transitare l’export attraverso i Paesi dell’UE con il rischio che il grano finirà sul mercato europeo invece di raggiungere i Paese dell’Africa, per esempio.
Purtroppo, tanti duri provvedimenti dell’UE colpiscono l’agricoltura polacca che è già stata indebolita dall’accordo Mercosur e dal precedente accordo UE-Ucraina. Ma il governo Tusk non si oppone abbastanza a questa politica della Commissione europea che chiaramente danneggia l’agricoltura e i consumatori polacchi. Per di più l’UE prende provvedimenti in favore del Paese, l’Ucraina, che non appartiene all’Unione a scapito di un Paese membro e degli consumatori. Adesso altri tre anni di concorrenza sleale potrebbero fare sì che i piccoli agricoltori polacchi, già indebitati, faranno la bancarotta e, probabilmente, dovranno vendere la loro terra e le loro fattorie. E questo che succede in Polonia dovrebbe allarmare tutti gli agricoltori dell’UE.
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