19 Aprile, 2026

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Rivivere il Giubileo dei Missionari Digitali: “Sono qui perché qualcosa arde dentro di voi”

Missionari digitali e influencer cattolici hanno incontrato il Vescovo Lucio Ruiz per condividere le loro esperienze del Giubileo

Rivivere il Giubileo dei Missionari Digitali: “Sono qui perché qualcosa arde dentro di voi”

Dopo aver offerto diversi webinar con Monsignor Lucio Ruiz, segretario del Dicastero per la Comunicazione, per incoraggiare la partecipazione degli evangelizzatori digitali al suo giubileo a Roma (28 e 29 luglio 2025), i Comunicatori digitali e missionari di Schoenstatt hanno organizzato un incontro per raccogliere le esperienze di questo evento.

Testimonianza del vescovo Lucio Ruiz

Monsignor Lucio Ruiz  ha presentato una relazione che riassumeva i punti principali dell’incontro. In primo luogo, ha spiegato i due obiettivi chiave del Giubileo. “Il primo”, ha osservato, “era che coloro che lavorano su Instagram, YouTube, TikTok, podcast, blog, WhatsApp – il lavoro missionario sui social media – sentissero di non essere soli, che sapessero che la Chiesa li riconosce come parte vitale della sua missione”. Il secondo obiettivo, ha aggiunto, era “che la Chiesa universale avesse un punto di partenza per scoprire più profondamente la missione digitale come un capitolo veramente nuovo nella storia missionaria della Chiesa”.

Sei valori chiave del Giubileo

Successivamente, Monsignor Ruiz ha presentato alcune frasi chiave pronunciate da diversi relatori, partendo dalla prospettiva di sei valori che, trasversalmente, hanno lasciato il segno, e che qui trascriviamo:

1. Comunione

Nelle parole del  Cardinale Parolin: “La tecnologia digitale non è semplicemente una risorsa, ma un ambiente che plasma il nostro modo di pensare, di sentire e di relazionarci gli uni con gli altri. La missione non può essere ridotta a tecniche, ma deve essere una presenza viva della Chiesa”.

Per  Paolo Ruffini, Prefetto del Dicastero per la Comunicazione, «la Chiesa era già una rete. La vera rete che ci unisce viene da Dio e dal battesimo. La comunione non si misura in seguaci o statistiche, ma nel mistero di essere parte di uno stesso corpo, il cui capo è Cristo». E ha proseguito: «In un mondo digitale segnato dalla competizione e dalla logica della virilità, siamo stati invitati a essere una comunità che trasforma le piattaforme virtuali in luoghi di incontro».

2. Formazione

Paolo Ruffini  ha parlato di “autentica alfabetizzazione mediatica e digitale”, sottolineando che “è necessario coltivare la spiritualità, per comunicare a partire dal cuore del Vangelo e non dalle logiche del marketing”.

A sua volta, Padre  David McCallum  ha invitato tutti “a sperimentare la formazione attraverso la contemplazione e il discernimento”. Il Vescovo Ruiz ha spiegato che “ci ha portato a fare silenzio, a guardare dentro i nostri cuori, chiedendoci cosa ci muovesse, se lo stessimo facendo nel modo giusto”. Nelle parole di McCallum, “la formazione del missionario digitale non consiste solo nell’imparare a usare gli strumenti, ma nel coltivare una prospettiva di fede sulla realtà”.

3. La testimonianza

Da parte sua,  monsignor Rino Fisichella, parafrasando Paolo VI, ha affermato che «Il mondo oggi non ascolta gli influencer, ma i testimoni. E se ascolta gli influencer, è perché sono testimoni».

Padre  Antonio Spadaro , citato da Ruiz, ha affermato che “non sono qui per ricevere una strategia di comunicazione cattolica. Sono qui perché qualcosa arde dentro di voi. Creare contenuti non basta. Ciò che convince è la coerenza tra la vita e ciò che viene annunciato”. Prosegue con una domanda: “(I miei contributi) nascono dal fuoco del Vangelo o dalla paura di non essere visti?”

4. L’unità

Riguardo alla sfida dell’unità,  Ruiz  ha sottolineato che “in mezzo alla polarizzazione, l’unità è una condizione di credibilità”. Ha spiegato che “possiamo vincere una discussione, ma se rompiamo la comunione, è il Vangelo a perdere”, indicando che “il soggetto dell’evangelizzazione non è ogni singolo individuo all’interno della Chiesa, ma la Chiesa stessa”, sottolineando così l’importanza di essere in unità con la Chiesa, con i pastori, con le comunità locali, con altri influenti e con i missionari.

5. Sinodalità

Citando  Kim Daniels, Ruiz ha affermato che “gli ambienti digitali favoriscono la sinodali perché consentono di dare voce a chi non ne ha una e promuovono la responsabilità condivisa”.

Il cardinale  Luis Tagle  ha ricordato che «la Chiesa cresce per attrazione, non per imposizione» e che «il mondo digitale può essere un terreno fertile in cui mostrare quell’attrattiva di Gesù, a patto che sia vissuta in uno spirito di ascolto e di dialogo».

6. Fraternità

Citando  Padre Spadaro, Ruiz ha sottolineato che “non sei un marchio, sei una benedizione. Quindi non creare un fan club, crea una fraternità”. “Questa frase”, ha continuato Ruiz, “esprime ciò che molti di noi sentono: che la missione digitale non può essere ridotta a metriche, ma deve incarnare relazioni autentiche”.

Allo stesso tempo,  il cardinale Michael Czerny  ha sottolineato che “questa non è semplicemente una fraternità virtuale, ma una fraternità che include gli scartati. Anzi, soprattutto gli scartati”.

Da parte sua,  monsignor Luis de San Martín  sottolinea che «la missione digitale è autentica solo quando ci aiuta a vivere in comunione con tutta la Chiesa».

Esortazioni di Papa Leone

Monsignor Ruiz  ha concluso la sua sintesi del Giubileo dei Missionari Digitali con il contributo di Papa Leone, indicando che «ci ha dato tre esortazioni, che sono un programma di vita per ognuno di noi».

La prima esortazione del Papa, spiega Ruiz, è stata quella di “cercare la carne sofferente di Cristo in ogni fratello e sorella”. Ha poi proseguito: “Non si tratta semplicemente di generare contenuti, ma di trovare i cuori”. Per Ruiz, “queste parole cambiano completamente le nostre prospettive, perché spesso pensiamo al digitale come a una produzione, ma il Papa ci ha ricordato che la misura non sono gli algoritmi, ma i volti concreti, le persone reali dietro gli schermi”, concludendo, con le parole di Papa Leone, che “la missione digitale ha senso solo se ci porta a toccare quelle ferite”.

La seconda idea chiave del Papa, spiega Ruiz, è: “Andate e riparate le reti”, aggiungendo che siamo chiamati a riparare ciò che è stato rotto nel tessuto sociale e digitale. E citando il Papa, prosegue: “La vostra missione non è alimentare queste crepe, ma ripararle”.

La terza idea chiave  di Papa Leone, sottolinea Ruiz, è “sentirsi amati ed essere grati”. E continua: “Il Papa ha ringraziato gli influencer per tutto ciò che fanno in ambito digitale, come a dire: vediamo cosa fate, sappiamo cosa contribuite, riconosciamo e apprezziamo il vostro impegno. In questo modo, il Papa ha lasciato il segno: questa missione è preziosa e necessaria”.

Altre testimonianze

Jesmary Velázquez, di Porto Rico, ha condiviso il suo entusiasmo nel vedere che gli influencer che partecipavano al giubileo registravano, scattavano foto ed erano attivi, perché, spiega, “c’è un senso di missione”. Ha sottolineato l’importanza delle parole di Papa Leone, rivolte agli evangelisti digitali nella Basilica di San Pietro: “Andate e riparate le reti”, indicando che la missione consiste nel costruire ponti di integrazione attraverso le reti digitali, superando la polarizzazione.

Cristina Kleine, giornalista argentina, racconta che è stata un’esperienza profonda della Chiesa, incontrare al Giubileo gli influencer che si seguono e condividere con loro, vedendoli con un cuore molto aperto, disposto ad ascoltare, aperto all’incontro.

Verónica Brunkow, brasiliana del Dicastero per la Comunicazione e membro del team organizzativo del Giubileo, ha espresso il suo entusiasmo per il fatto che questo incontro rientrasse nel tema “Pellegrini della speranza”, perché “questo è l’anno per rinnovare la speranza e, in questo contesto, quanto è meraviglioso che sia nato un nuovo giubileo sulla missione digitale”, ha affermato, concludendo che le sembra “un segno profetico, anche per la missione della Chiesa”.

Infine,  suor Francine-Marie Cooper , una donna britannica che vive in Germania (quando non è in viaggio per il mondo), membro della comunità delle Suore di Maria di Schoenstatt e responsabile delle comunicazioni internazionali per la sua comunità, ha affermato che il Giubileo “è stato incredibile” per lei, sottolineando che “ha riempito la sua anima come missionaria digitale” e le ha dato “più forza per la missione futura”.

Incontri dei missionari digitali in Argentina

Dal 21 al 23 novembre 2025, il Seminario Metropolitano di Buenos Aires ospiterà il terzo Incontro Nazionale degli Evangelizzatori Digitali dell’Argentina, un forum dedicato al rafforzamento della missione nell’ambito digitale. Ulteriori informazioni sono disponibili al seguente link: www.ened.com.ar.

Contemporaneamente, i Comunicatori e Missionari Digitali di Schoenstatt organizzano un incontro per influencer cattolici e missionari digitali provenienti dall’Argentina e dall’estero, a cui è stato invitato espressamente il Vescovo Lucio Ruiz. L’incontro si terrà presso il Santuario Nazionale di Schoenstatt a Florencio Varela, nella Provincia di Buenos Aires, il 6 e 7 giugno 2026. Informazioni sull’evento saranno pubblicate sul sito web:  www.schcom.org.

Enrique Soros

Argentino. Reside desde hace 27 años en Washington, DC, Estados Unidos, con su esposa Erica, con quien tiene un hijo, Martín, de 21 años. Es comunicador social, escritor, traductor público. Actúa como agente pastoral y comunicacional en Estados Unidos, donde es vicepresidente del Consejo Nacional Católico para el Ministerio Hispano -NCCHM, por sus siglas en inglés-, que tiene como misión la promoción y el trabajo común de las fuerzas pastorales hispanas en el país. Participa en proyectos pastorales y comunicacionales en Latinoamérica y desde 2012 colabora con el CELAM, Consejo Episcopal Latinoamericano en esfuerzos de integración pastoral entre dicha institución y la Iglesia en los Estados Unidos.