L’Ingegnere della Fedeltà: Beato Álvaro del Portillo
Un pastore di pace, roccia di umiltà e primo successore del Fondatore dell'Opus Dei
Oggi, 12 maggio, la Chiesa celebra la memoria liturgica del Beato Álvaro del Portillo (1914-1994). Non è una data scelta a caso; coincide con l’anniversario della sua Prima Comunione, il momento in cui, come lui stesso diceva, il Signore iniziò a prendere possesso del suo cuore.
Per comprendere “Don Álvaro”, come viene affettuosamente chiamato, bisogna analizzare la figura di un uomo che è riuscito nella difficile sintesi tra brillantezza intellettuale e un’umiltà tale da renderlo quasi invisibile, affinché solo Dio potesse risplendere.
Una vita di servizio: dal mondo alla roccia dell’Opus Dei
Álvaro del Portillo è stato, innanzitutto, un uomo dalla formazione eccezionale. Dottore in Ingegneria civile, in Filosofia e in Diritto Canonico, la sua mente analitica e strutturata fu lo strumento che la Provvidenza utilizzò per dare forma giuridica allo spirito dell’Opus Dei.
Tuttavia, il suo titolo più grande fu quello di “Sassum” (La Roccia). San Josemaría Escrivá, vedendo la sua fedeltà incrollabile, la sua serenità di fronte alle prove e la sua capacità di lavoro, trovò in lui il sostegno più saldo per l’espansione dell’Opera.
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Fedeltà eroica: Dopo la scomparsa del fondatore nel 1975, Álvaro prese il timone. La sua analisi della situazione fu chiara: non veniva per innovare, ma per essere il primo continuatore. La sua missione fu garantire che il carisma originale rimanesse intatto mentre l’istituzione cresceva nei cinque continenti.
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Impulso sociale: Sotto il suo mandato furono avviate innumerevoli iniziative di promozione sociale e umana, specialmente in Africa e America Latina, come il Centro Ospedaliero Monkole (Congo) o l’Università della Santa Croce a Roma.
Profondità spirituale: la “Saxum” e il sorriso permanente
Ciò che rendeva profonda la figura di Álvaro del Portillo non erano i suoi successi esterni, ma la sua pace interiore. Chi ha vissuto con lui sottolineava che “la sua sola presenza trasmetteva pace”.
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L’unione con la Croce: Ha vissuto momenti di grande sofferenza, tra cui persecuzioni ideologiche e problemi di salute, ma sempre con una gioia che non era frutto del temperamento, bensì della preghiera.
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La Chiesa come centro: Il suo amore per il Papa e la gerarchia fu assoluto. Collaborò attivamente al Concilio Vaticano II, ricoprendo il ruolo di segretario della commissione che redasse il decreto Presbyterorum Ordinis sulla vita e il ministero dei sacerdoti.
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Umiltà analitica: Aveva la capacità di sviscerare problemi complessi con la precisione di un ingegnere, ma terminava sempre con una nota di speranza soprannaturale: “Grazie, perdono, aiutami di più”, era la sua giaculatoria costante.
Un’eredità di pace per l’oggi
Il Beato Álvaro ci insegna che la santità non consiste necessariamente nel compiere cose straordinarie, ma nel fare straordinariamente bene le cose ordinarie. La sua figura è un balsamo per un mondo frammentato; egli ha dimostrato che si può essere fermi nelle convinzioni (essere una roccia) senza perdere la tenerezza e la vicinanza verso ogni persona.
In questo 12 maggio, la sua memoria ci invita a cercare quella “unità di vita” dove il lavoro professionale, le relazioni familiari e la fede non siano compartimenti stagni, ma un unico tessuto di amore a Dio e servizio agli altri.
“Signore, grazie di tutto. Perdono per tutto. Aiutami di più”. — Beato Álvaro del Portillo

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