San Domingo della Calzada, 12 maggio
Promotore del Cammino di Santiago
Appartiene a una delle epoche che più hanno contribuito a dare risalto al Cammino di Santiago (Ruta Jacobea). Egli stesso ne fa parte con la sua persona e il suo operato. Ha lasciato la sua impronta in una delle tappe di questo Cammino, percorso instancabilmente per secoli da numerosi pellegrini che si recano a pregare davanti alla tomba dell’Apostolo Giacomo.
Fu contemporaneo dei santi Domenico di Silos e Giovanni d’Ortega, testimoni della sua virtù. I suoi genitori, Ximeno García e Orodulce, lo accolsero con gioia quando venne al mondo a Vitoria de Rioja (Burgos, Spagna) intorno all’anno 1019. Non potevano neppure immaginare la trascendenza che il loro rampollo avrebbe avuto, ma l’impatto della sua esistenza, benedetta da numerosi miracoli, è rimasto vivo fino ai giorni nostri.
Erano proprietari di diversi possedimenti che misero a disposizione degli altri. Sicuramente la rilevanza di ciò che visse in un focolare segnato dal distacco dai beni materiali dovette instillare in Domenico una precoce aspirazione alla vita religiosa. Di certo, il suo periodo di formazione di quattro anni presso i monaci benedettini di Nuestra Señora de Valvanera a Logroño, dove giunse verso il 1031, suscitò in lui il chiaro desiderio di far parte della comunità.
Lì si era impregnato della ricchezza accumulata da questi umili seguaci di Cristo, temprati nella preghiera, nel lavoro e nello studio, conoscitori della scienza, esperti miniaturisti, artefici di gioielli unici e incunaboli che continuano a mettere in risalto la fecondità della vita monastica e lo splendore di un’epoca che ancora perdura.
Con questo grande bagaglio patrimoniale, Domenico dovette partire senza riuscire nel proposito di convivere con i monaci per il resto dei suoi giorni. Forse l’abate non volle oscurare il futuro dei genitori che avevano riposto le loro speranze nell’erede e, ancor meno, essendo suo padre già deceduto, aumentare il dolore di Orodulce.
Ma Domenico ci riprovò recandosi al monastero di San Millán de la Cogolla, un altro dei bastioni spirituali e culturali limitrofi. Neppure lì i suoi tentativi ebbero successo. Si vede che Dio aveva scelto per lui la vita eremitica, la solitudine e la feconda via purgativa del silenzio, almeno per un certo periodo, poiché i Suoi piani andavano oltre. Si ritirò così alla Ayuela o Fayuela, un piccolo monte circondato da lecci vicino all’enclave di quella che oggi è conosciuta come Domingo de la Calzada, per dare gloria all’Altissimo.
La sua dimora fu un eremo diroccato attorno al quale coltivò la terra fertile per approvvigionarsi dello stretto necessario senza dipendere dall’elemosina. Era un degno erede della genuina tradizione eremitica e visse come tale fino all’anno 1039. Si colloca in quella data l’inizio della sua collaborazione con il vescovo di Ostia, Gregorio, che si era trasferito nella località di Calahorra con un legato papale al fine di aiutare la popolazione a liberarsi di un’insidiosa piaga di locuste che invadeva i campi.
Fu lui a ordinarlo sacerdote. Entrambi costruirono un ponte di legno per attraversare il fiume Oja, pensando soprattutto a mitigare le difficoltà di accesso incontrate dai pellegrini diretti a Santiago di Compostela.
Il prelato morì nel 1044 e Domenico continuò a lavorare instancabilmente da solo. Quando il fiume cambiò il suo corso e il ponte primitivo smise di essere praticabile, iniziò il complesso compito di sostituirlo con uno di pietra. Destinò i propri beni a questa importante costruzione, oltre a praticare l’elemosina per contribuire alle ingenti spese per materiali e manodopera.
Alla fine del 1046 portò a termine questa opera di ingegneria: uno splendido ponte con 24 arcate sul fiume Oja, che facilitava il costante passaggio dei pellegrini. Esiste ancora oggi. Ma il suo contributo alla Ruta Jacobea era solo all’inizio. In seguito lo incrementò con nuove infrastrutture: ostelli, un eremo dedicato a Santa Maria, un ospedale per il soccorso dei pellegrini… e la creazione di strade lastricate (calzadas).
Insieme a Giovanni d’Ortega, modificò l’antico accesso romano spostandolo verso sud a beneficio dei camminatori, consolidando così il transito per Nájera e Redecilla del Camino. Per questa azione, la località è conosciuta come Santo Domingo “de la Calzada” (della Strada).
Contò sul sostegno dei nobili e del re Alfonso VI di Castiglia. Quest’ultimo seppe valorizzare l’importanza del Cammino di Santiago (Itinerario Culturale Europeo dal 1998) a tutti i livelli. Contribuì al progresso e, inoltre, fu decisivo per l’insediamento del castigliano in quel contesto privilegiato.
Domenico attirò lì il patrimonio culturale che accompagna questa via, poiché l’impronta del Cammino si apprezza nello splendido romanico che lo circonda e in altre arti che fiorirono al suo passaggio insieme all’architettura: musica, pittura, scultura, ecc., oltre ad altri beni immateriali, costumi, lingue e pensiero.
Il Miracolo del Gallo e della Gallina
Gli si attribuiscono innumerevoli miracoli. Uno dei più popolari è forse quello accaduto nel XIV secolo in una locanda. Protagonista sarebbe stata una coppia che viaggiava verso Santiago di Compostela insieme al figlio. La figlia del locandiere, invaghitasi del giovane e vedendo che non era corrisposta, ordì la sua vendetta introducendo nella bisaccia del ragazzo un oggetto d’argento.
In seguito lo denunciò, un reato per il quale fu condannato a morte per impiccagione. Tuttavia non perse la vita, come constatarono i genitori il giorno seguente. Il giovane spiegò che la doveva a Domenico, che lo aveva liberato dalla corda asfissiante. Il magistrato locale (corregidor) fu informato dell’accaduto dai felici genitori del ragazzo.
In quel momento aveva davanti a sé un piatto con un gallo e una gallina arrostiti e si accingeva a consumarli. Non gli venne in mente altro paragone che quello dei volatili, rispondendo scettico ai coniugi che il loro figlio era vivo tanto quanto quegli uccelli. E in quell’istante, i volatili iniziarono a cantare, testimoniando così l’autenticità del miracolo.
Da qui il detto: “Santo Domingo de la Calzada, dove cantò la gallina dopo essere stata arrostita”. Domenico morì il 12 maggio 1109. Sebbene non vi sia traccia della data della sua canonizzazione, nel Martirologio del 1584 risultava già iscritto come santo. È il patrono degli ingegneri civili.
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