23 Agosto, 2026

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Riflessione del Vescovo Enrique Díaz: E voi, chi dite che io sia?

XXI Domenica del Tempo Ordinario

Riflessione del Vescovo Enrique Díaz: E voi, chi dite che io sia?

Monsignor Enrique Díaz Díaz condivide con i lettori di Exaudi la sua riflessione sul  Vangelo di questa domenica, 23 agosto 2026dal titolo:  E voi, chi dite che io sia?. 

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Isaia 22:19-23:  «Gli porrò sulle spalle la chiave della casa di Davide».

Salmo 137:  «Signore, il tuo amore dura in eterno».

Romani 11:33-36:  «Tutto viene da Dio, tutto è stato fatto per mezzo di lui e tutto converge verso di lui».

Matteo 16:13-20:  «Tu sei Pietro e io ti darò le chiavi del regno dei cieli».

Gesù ha raggiunto la metà del suo cammino verso Gerusalemme. Dopo aver sfamato migliaia di persone, guarito la figlia della donna cananea e superato le tempeste, chiede ai suoi discepoli cosa pensi la gente di lui. Non che Gesù sia particolarmente interessato ai sondaggi d’opinione, né tantomeno che cerchi di influenzare le masse per i propri scopi; anzi, tutt’altro. Vuole che i suoi discepoli comprendano che, al di là delle immagini e delle apparenze, ciò che conta veramente è il loro incontro con lui e la loro adesione ai valori del Regno. Sottolinea il netto contrasto tra le aspettative eccessive di coloro che si aspettano un potente profeta o Messia e le semplici vie di servizio, dedizione e umiltà che Gesù sceglie. La gente lo chiama profeta, ma si aspetta che si conformi ai loro standard, che confermi le loro ambizioni e che tuteli i loro interessi. La confessione di Pietro va ben oltre e riflette la profonda influenza che il Signore risorto ha avuto sulla formazione del Vangelo. Ma non illudiamoci troppo: Pietro afferma categoricamente e correttamente chi è Gesù, ma è ancora lontano dall’abbracciare i suoi valori e il suo stile di vita. Inevitabilmente inciamperà e dovrà cambiare profondamente il suo cuore per conformarsi a quello di Gesù.

 La domanda di Gesù non è affatto relegata al passato. Oggi, più che mai, è attuale, e oggi, più che mai, dobbiamo rispondervi con la nostra vita.  Ma voi, chi dite che io sia?”.  È certamente una domanda impegnativa, quasi offensiva per alcuni. Per altri, è una domanda che nasce dal sincero amore che Gesù ha per noi. E chi è Gesù per me? Tutti abbiamo risposte tratte dalle lezioni di catechismo e da una teologia superficiale. Questa non è una domanda da esame di storia antica o contemporanea. Ci sono molti atei che pensano di sapere tutto di Gesù. Persino i farisei che lo spiavano sapevano tutto di lui: suo padre, sua madre, i suoi parenti, la sua età, i suoi viaggi in Palestina. Molti citano le parole di Gesù per rafforzare le proprie ideologie o per giustificare discriminazioni, condanne e giudizi sugli altri. D’altra parte, è triste constatare che molti che si definiscono cattolici o cristiani non esitano a commettere ingiustizie, a distruggere la fraternità e ad assumere posizioni contro la vita. È paradossale che uomini e donne che si dichiarano “cattolici” non contribuiscano, d’altra parte, alla costruzione del Regno, alla lotta per la giustizia o alla tutela dei diritti dei più vulnerabili. Vorremmo essere cristiani senza la croce. A Gesù non interessa un’immagine o il risultato di un sondaggio; a Gesù interessa una risposta vissuta con la nostra vita.

Mi colpisce la condanna che Isaia rivolge nella prima lettura contro colui che avrebbe dovuto essere un servo del Signore. Ha abusato del suo potere e, pur essendo solo un amministratore del palazzo, si atteggia a re con sfacciata arroganza, compiendo atti arbitrari e disprezzando il Signore. Colui che doveva essere servo e prendersi cura del popolo ne diventa tiranno e oppressore. Il Signore lo condanna e gli presenta un nuovo servo al quale darà le chiavi del palazzo, rendendolo saldo come un piolo nel muro. Queste sono le parole dure di Dio. Parole che indicano il limite della sua divina pazienza. Parole che dovrebbero risuonare nelle nostre orecchie come la giusta minaccia del nostro Dio, il nostro Padre di bontà, che, proprio perché è buono, usa ogni mezzo a sua disposizione per ricondurre i suoi figli sulla retta via, anche minacce serie e punizioni severe. Le confessioni, per quanto complete e belle possano essere, non bastano. Le vie di Dio non seguono il percorso di persone arroganti e ingannevoli che si impossessano del potere per soddisfare i propri capricci. Pietro, dopo aver professato la sua fede, dovrà intraprendere un lungo cammino di apprendimento al fianco di Gesù. Dovrà scoprire tutto ciò che questa confessione significa, fino al punto di offrire il proprio sangue sulla croce, proprio come fece Gesù stesso.

D’altra parte, la domanda di Gesù racchiude una grande fiducia e un profondo affetto per colui al quale si rivolge. È la domanda di un amante che desidera scrutare nel cuore dell’amato; è una supplica d’amore. Credo che ognuno di noi dovrà creare quello spazio di intimità per lasciarsi interrogare da Gesù:  “Chi dici che io sia?”.  Avviciniamoci a lui e parliamo con fiducia, facendo una sincera confessione di fede, ma anche presentando a Gesù i nostri criteri, le nostre priorità, come impieghiamo il nostro tempo, e confrontandoli con le esigenze del Regno. Un vero amico ci aiuterà a scoprire, con coraggio e amore, le nostre ferite e le nostre contraddizioni. Ci mostrerà se i nostri cuori rispondono alla rivelazione di Dio Padre, o se invece seguiamo i canoni del mondo e ci muoviamo tra le correnti e gli idoli moderni che ci seducono con i loro canti melodiosi e ci avvolgono nelle loro menzogne ​​e falsità. Fermiamoci un attimo e osiamo rispondere onestamente alla domanda: chi è Gesù per noi? Poi confrontiamo le nostre parole con la nostra vita per vedere se rispecchiano la realtà. Viviamo davvero ciò che professiamo di credere? Il nostro rapporto personale con Lui si manifesta nelle nostre azioni? Dialoghiamo con Lui, Gli dedichiamo tempo e Lo prendiamo sul serio? Non temiamo: chi accoglie Cristo nel proprio cuore non perde nulla; al contrario, la Sua amicizia apre le porte della vita.

Dio Padre, concedici che, come Gesù, possiamo trovare la via per compiere la tua volontà e costruire il Regno della Vita e dell’Amore. Amen.

Enrique Díaz

Nació en Huandacareo, Michoacán, México, en 1952. Realizó sus estudios de Filosofía y Teología en el Seminario de Morelia. Ordenado diácono el 22 de mayo de 1977, y presbítero el 23 de octubre del mismo año. Obtuvo la Licenciatura en Sagrada Escritura en el Pontificio Instituto Bíblico en Roma. Ha desarrollado múltiples encargos pastorales como el de capellán de la rectoría de las Tres Aves Marías; responsable de la Pastoral Bíblica Diocesana y director de la Escuela Bíblica en Morelia; maestro de Biblia en el Seminario Conciliar de Morelia, párroco de la Parroquia de Nuestra Señora de Guadalupe, Col. Guadalupe, Morelia; o vicario episcopal para la Zona de Nuestra Señora de la Luz, Pátzcuaro. Ordenado obispo auxiliar de san Cristóbal de las Casas en 2003. En la Conferencia Episcopal formó parte de las Comisiones de Biblia, Diaconado y Ministerios Laicales. Fue responsable de las Dimensiones de Ministerios Laicales, de Educación y Cultura. Ha participado en encuentros latinoamericanos y mundiales sobre el Diaconado Permanente. Actualmente es el responsable de la Dimensión de Pastoral de la Cultura. Participó como Miembro del Sínodo de Obispos sobre la Palabra de Dios en la Vida y Misión de la Iglesia en Roma, en 2008. Recibió el nombramiento de obispo coadjutor de San Cristóbal de las Casas en 2014. Nombrado II obispo de Irapuato el día 11 de marzo, tomó posesión el 19 de Mayo. Colabora en varias revistas y publicaciones sobre todo con la reflexión diaria y dominical tanto en audio como escrita.