Quo vadis, humanitas?
La dottrina sociale della Chiesa di fronte alla rivoluzione biotecnologica e all'intelligenza artificiale (Parte 1)
In questo articolo, suddiviso in due parti, intendiamo affrontare in maniera necessariamente sintetica i contributi più recenti che la Dottrina Sociale della Chiesa (DSC) propone ai cattolici e a tutti gli uomini e le donne di buona volontà, a prescindere dalla loro tradizione religiosa o spirituale o dalle loro convinzioni secolari, di fronte alla rivoluzione biotecnologica esponenziale che stiamo vivendo, nonché all’irruzione dell’intelligenza artificiale in ogni aspetto della nostra vita, che rappresenta un profondo cambiamento dirompente nella storia dell’umanità e nella sua evoluzione biologica, culturale e tecnologica come specie.
Volevamo intitolare la prima parte dell’articolo: Quo vadis, humanitas?
“ Quo vadis, humanitas ? – Dove vai, umanità?” è il titolo del documento della Commissione Teologica Internazionale (CTI), approvato da Leone XIV il 9 febbraio 2026, che riassume perfettamente le ragioni fondamentali della sua pubblicazione e il suo obiettivo ultimo: oggi, di fronte a un’accelerazione tecnologica senza precedenti, la teologia cerca di offrire “una proposta teologica e pastorale” che intenda la vita umana come “vocazione integrale” e “corresponsabilità verso gli altri e verso Dio”, alla luce del Vangelo. Fondamentale è il riferimento alla Costituzione conciliare Gaudium et spes, pubblicata quasi 61 anni fa: il documento della CTI riprende sia il dialogo “aperto” tra la Chiesa e il mondo contemporaneo, sia il concetto di essere umano “integrale”, “nell’unità di corpo e anima, cuore e coscienza, intelletto e volontà”.
La seconda parte dell’articolo è intitolata: Magnifica Humanitas .
Questo è anche il titolo della prima enciclica di Papa Leone XIV, nella quale affronta una delle questioni più urgenti del nostro tempo: il destino dell’umanità nell’era dell’intelligenza artificiale. In continuità con la viva tradizione della Dottrina Sociale della Chiesa e con i suoi predecessori nel pontificato, il Papa offre una profonda riflessione sulle sfide spirituali, sociali e culturali poste dalla rivoluzione tecnologica del nostro tempo. In questo modo, Leone XIV ci invita a discernere il futuro dell’umanità alla luce del Vangelo. «La tecnologia è un fenomeno profondamente umano. Può guarire, connettere, educare e prendersi cura della nostra casa comune; ma può anche dividere, scartare e generare nuove ingiustizie». Di fronte al rischio che l’umanità perda la sua identità e che gli esseri umani vengano valutati unicamente in base alla loro produttività, è nostro compito, come famiglia umana, mettere la tecnologia al servizio della dignità umana, del bene comune, della giustizia e della solidarietà, e lavorare responsabilmente per un futuro più umano.
L’ indice che svilupperemo in questa prima parte dell’articolo è il seguente:
- LA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA. Una linea di continuità da Leone XIII a Leone XIV.
- UN’ERA DI CAMBIAMENTO E RIVOLUZIONI IN CORSO. Proposte per una società biotecnologica.
- IL PARADIGMA TECNOCRATICO. Il bene comune nell’era digitale.
- L’ETICA NELL’ERA DELLE TECNOLOGIE DISRUPTIVE. Una tabella di marcia operativa.
- LA PRIMA LEGGE SULL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE. Decreto N.DCCII, “Linee guida sull’intelligenza artificiale”.
- ANTIQUA ET NOVA. Sul rapporto tra intelligenza artificiale e intelligenza umana.
- QUO VADIS HUMANITAS? Riflessioni sull’antropologia cristiana di fronte ad alcuni scenari futuri per l’umanità.
- INTELLIGENZA ARTIFICIALE. Alcuni pericoli da evitare in relazione all’IA secondo Leone XIV.
I. LA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA. Una linea di continuità da Leone XIII a Leone XIV.
È significativo che Robert Francis Prevost, una volta eletto Sommo Pontefice della Chiesa Cattolica, abbia scelto il nome papale di Leone XIV, proprio per simboleggiare un forte impegno per la giustizia sociale e le sfide dell’era digitale, emulando Leone XIII, autore dell’enciclica sociale Rerum Novarum .
Infatti, la Rerum Novarum (“Delle cose nuove” – 1891) è il documento fondante della Dottrina sociale della Chiesa. Quest’enciclica fu una risposta diretta ai problemi sociali ed economici generati dalla prima rivoluzione industriale del XIX secolo e dal conflitto tra capitale e lavoro.
Leone XIV sottolineò all’inizio del suo pontificato che, proprio come nel XIX secolo, oggi stiamo vivendo una nuova “rivoluzione industriale” caratterizzata dall’intelligenza artificiale e dalla digitalizzazione, che richiede una risposta aggiornata da parte della Chiesa cattolica, fondata sulla fede.

I papi succedutisi a Leone XIII hanno continuato a sviluppare la dottrina sociale della Chiesa.
In seguito al Concilio Vaticano II, i seguenti Papi hanno dato contributi fondamentali:
Paolo VI
L’enciclica Populorum Progressio (“Sullo sviluppo dei popoli”, 1967) di Papa Paolo VI ha definito il progresso non solo come crescita economica, ma come sviluppo integrale di ogni essere umano (materiale, culturale e spirituale). Considerato un documento chiave della Dottrina sociale della Chiesa, afferma che lo sviluppo è il nuovo nome della pace e denuncia il divario tra nazioni ricche e povere, promuovendo la solidarietà e la giustizia internazionale.
Giovanni Paolo II
Il Papa succeduto a Giovanni Paolo I, il cui pontificato fu molto breve, consolidò la Dottrina Sociale della Chiesa ponendo la persona umana e la sua dignità al centro dell’ordine sociale, evidenziando il lavoro come elemento chiave della questione sociale. Attraverso encicliche come Laborem Exercens (“Lavoro”, 1981), Sollicitudo Rei Socialis (“La preoccupazione per la questione sociale”, 1987) e Centesimus Annus (“Il Centenario”, 1991), promosse la solidarietà, la sussidiarietà e la difesa dei diritti umani.
Il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, promosso da Papa San Giovanni Paolo II, è stato pubblicato nel 2004 e si basa sul Catechismo della Chiesa Cattolica. È un documento eccellente per comprendere e studiare i temi trattati dalla Dottrina Sociale della Chiesa Cattolica.
Benedetto XVI
Questo eminente teologo, intellettuale e Papa ha rafforzato la Dottrina Sociale della Chiesa incentrando il suo insegnamento sulla Caritas in Veritate (“Carità nella Verità”, 2009), legando indissolubilmente giustizia e carità. Nei suoi testi del Magistero, ha proposto uno sviluppo umano integrale, un’economia etica, la difesa della vita e la cura dell’ambiente fondate sulla verità.
Francesco
Nell’enciclica Laudato Si’ (“Lode a te”, 2015), Papa Francesco ha definito chiaramente il paradigma tecnocratico come una visione distorta che interpreta la vita, l’economia e l’ambiente esclusivamente attraverso la lente della tecnologia e della massimizzazione del profitto. Seguendo questa linea di pensiero, dobbiamo considerare anche l’enciclica Fratelli Tutti (“Tutti fratelli”, 2020) e l’esortazione apostolica Laudate Deum (“Lodiamo Dio”, 2023).
Leone XIV
Dalla sua elezione nel maggio 2025, l’attuale Papa ha pubblicato numerosi documenti di grande importanza. Per quanto riguarda la Dottrina Sociale della Chiesa, spicca l’esortazione apostolica Dilexi te (“Ti ho amato”, 2025). Tuttavia, è nella sua prima enciclica , Magnifica humanitas (“Sulla salvaguardia della persona umana nell’era dell’intelligenza artificiale”, 2026), che ci invita a discernere il futuro dell’umanità alla luce del Vangelo.
Leone XIV ha posto l’intelligenza artificiale tra le priorità, definendola la “nuova questione sociale” e auspicando una risposta etica che integri la fede cattolica con l’innovazione tecnologica.
Già nel suo primo discorso ai cardinali, Leone XIV dichiarò: «I progressi nell’intelligenza artificiale pongono nuove sfide per la difesa della dignità umana, della giustizia e del lavoro», sottolineando la necessità di una guida morale che ponga l’essere umano al centro.
Nel suo messaggio ai partecipanti alla Seconda Conferenza Annuale sull’IA, il 17 giugno 2025, il Papa ha approfondito questa visione: “La vostra presenza testimonia l’urgente necessità di una seria riflessione e di un dialogo continuo sulla dimensione etica intrinseca dell’IA, nonché sulle sue implicazioni per il futuro dell’umanità”. Qui, Leone XIV ha sottolineato che l’IA deve essere governata eticamente, promuovendo uno sviluppo inclusivo che rispetti la dignità di ogni persona. Inoltre, in un messaggio ai leader aziendali nel settore dell’IA, il 20 giugno 2025, ha affermato: “L’intelligenza non consiste nell’accumulare dati, ma nel cercare il vero senso della vita, non nell’avere cumuli di informazioni”. Questa affermazione sottolinea la sua preoccupazione che prevalga un approccio tecnocratico che trascura la dimensione spirituale.
Leone XIV, quindi, non solo mette in guardia dai rischi, ma propone anche un’etica che integra i valori cristiani fin dalla progettazione dell’intelligenza artificiale.
II. UN CAMBIO DI ERA E RIVOLUZIONI IN CORSO. Proposte per una società biotecnologica.
Spesso ci chiediamo se stiamo vivendo in un’era di cambiamento o in un cambio di era. Senza dubbio, possiamo affermare che ci troviamo nell’era della tecnologia esponenziale e che ciò comporta un cambio di epoca nel corso dell’evoluzione umana.

Diversi autori hanno definito questa nuova era la Quarta Rivoluzione Industriale, caratterizzata dalla trasformazione digitale e dall’irruzione dell’intelligenza artificiale in tutti gli ambiti della nostra vita.
Tuttavia, il cambiamento epocale che stiamo vivendo va oltre la cosiddetta quarta rivoluzione industriale. In realtà, possiamo osservare una convergenza di tre rivoluzioni che si verificano simultaneamente nei campi scientifico e tecnologico:
- La rivoluzione digitale, che contrappone l’intelligenza umana all’intelligenza artificiale
- La rivoluzione biologica, che mira a riprogettare gli esseri umani.
- La rivoluzione spaziale, che aspira a liberarci dai vincoli del nostro pianeta.
A loro volta, altre tre rivoluzioni di natura ecologica, umanistica e spirituale convergono con le precedenti.
- La rivoluzione ecologica, che promuove la conservazione e la tutela della casa comune per la famiglia umana.
- La rivoluzione umanista che promuove lo sviluppo umano integrale e un umanesimo avanzato.
- La rivoluzione spirituale, che prevede un aumento della consapevolezza e la generosa azione dello Spirito Santo.
Di fronte a queste sei rivoluzioni simultanee, si propongono almeno le seguenti visioni del mondo per orientarsi nell’attuale società biotecnologica:
- Un calvinismo siliconico, proposto come modello dalle aziende della Silicon Valley (USA).
- Un confucianesimo nichilista, che rappresenterebbe un modello alternativo proveniente da Shenzhen (Cina).
- Una regolamentazione tecnica incentrata sull’essere umano sarebbe la proposta delle istituzioni di Bruxelles (Europa).
- La Dottrina Sociale della Chiesa, presentata come visione integrale del mondo offerta dalla Santa Sede di Roma (Universale).
I primi tre modelli sono stati analizzati dal Prof. José Maria Lasalle, autore di “Cyberleviathan. Il crollo della democrazia liberale di fronte alla rivoluzione digitale” (Arpa, 2019) e “Civiltà artificiale. Saggezza o sostituzione: il dilemma umano di fronte all’IA” (Arpa, 2024).
Per quanto riguarda il modello che Lasalle chiama “Calvinismo della Silicon Valley”, sviluppato nella Silicon Valley (USA), possiamo elencare queste tre caratteristiche:
- Richiede un controllo tecnologico e un determinismo simile alla predestinazione calvinista. Libertà e “salvezza” attraverso l’efficienza e il successo.
- Si concentra sulla potenza dell’intelligenza artificiale basata sull’elaborazione di grandi quantità di dati.
- Propone una nuova forma di “provvidenza” moderna in cui le decisioni vengono prese dalle macchine.
Per quanto riguarda il “confucianesimo nichilista” che possiamo osservare a Shenzhen (Cina), i due elementi caratteristici potrebbero essere i seguenti:
- Si tratterebbe di un concetto ibrido che cerca di reinterpretare la struttura gerarchica e morale del confucianesimo partendo dal presupposto dell’intrinseca mancanza di significato della vita o della svalutazione dei valori tradizionali.
- Mette in discussione la validità, lo scopo e il significato delle norme tradizionali.
Per quanto riguarda la scelta di una regolamentazione tecnica incentrata sull’uomo da parte delle istituzioni di Bruxelles (Europa), possiamo riassumere il modello in questi tre elementi distintivi:
- Si basa sull’utilitarismo tecnico.
- I suoi principi sono quelli del positivismo etico.
- Regolamenta i rischi dell’IA, ma non definisce le finalità di tale intelligenza artificiale che contribuiscono al benessere delle persone.
Da parte sua, il cristianesimo cattolico, proveniente dalla Santa Sede di Roma e di carattere universale, offre una visione del mondo alternativa e un modello integrale, basato sui pilastri e sui valori fondamentali della dottrina sociale della Chiesa, dato che:
- La Chiesa cattolica ritiene urgente un cambiamento nel modo in cui gli esseri umani si rapportano all’intelligenza artificiale.
- Egli intravede il rischio che la macchina possa sostituire l’essere umano nel pensare e nel prendere decisioni.
- Si lancia un monito sul pericolo di una crescente disumanizzazione causata dal capitalismo cognitivo guidato da cinesi e americani attraverso modelli di intelligenza artificiale e sulla possibilità che un’algocrazia sostituisca la democrazia di cui gode attualmente una parte del mondo.
Dobbiamo tenere presente che la Dottrina Sociale della Chiesa non impone regole rigide, ma offre piuttosto principi universali – la dignità della persona umana, il bene comune, la solidarietà e la sussidiarietà – che sono i pilastri fondamentali della Dottrina Sociale Cattolica, e valori fondamentali – verità, libertà, giustizia e amore – per guidarne un uso responsabile. In un’epoca in cui l’intelligenza artificiale permea la vita quotidiana, dalle raccomandazioni personalizzate alle diagnosi mediche, la Chiesa Cattolica ci invita a una profonda riflessione affinché queste tecnologie siano al servizio dell’umanità e non la rendano schiava.
III. IL PARADIGMA TECNOCRATICO. Il bene comune nell’era digitale.
Nel giorno della presentazione dell’enciclica Laudato Si’ (“Lodato sii tu”. Sulla cura della casa comune, 2025), Papa Francesco pronunciò queste parole: “Invito tutti ad accogliere a cuore aperto questo Documento che prosegue la linea della Dottrina Sociale della Chiesa”.
In questa enciclica, Papa Francesco definisce il “paradigma tecnocratico” come una visione distorta che interpreta la vita, l’economia e l’ambiente esclusivamente attraverso la lente della tecnologia e della massimizzazione del profitto. Questo modello considera le risorse naturali come infinite, trascurando la natura e la dignità umana e promuovendo una crescita illimitata che conduce a una crisi ecologica e sociale.
L’incontro dal titolo “Il bene comune nell’era digitale”, organizzato nel 2019 dal Pontificio Consiglio della Cultura e dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano, ha affrontato l’importanza di porre le basi di un’etica del bene comune per l’era digitale. Sono state delineate diverse sfide per la politica, l’economia, la salute, l’etica e le relazioni umane.
Nel suo discorso di apertura all’incontro, il cardinale Peter K.A. Turkson ha affermato: “Se la dignità umana è un bene comune a tutta l’umanità, allora la protezione, lo sviluppo e la dignità di tutti diventano il quadro di riferimento del bene comune”.
I partecipanti all’incontro – al quale ho avuto l’onore di presenziare – hanno individuato tre aree che potrebbero essere particolarmente influenzate dallo sviluppo delle tecnologie dell’era digitale:
- Il consolidamento della pace e della guerra.
- Il futuro del lavoro.
- Nuovi orizzonti per il bene comune.
Nel corso delle sessioni dell’incontro sono emerse alcune questioni molto interessanti:
- Le tecnologie rappresentano una fonte di speranza per la creazione di nuovi posti di lavoro dignitosi?
- Le nuove tecnologie possono aiutarci a implementare un concetto di lavoro più inclusivo e completo?
- Oppure, al contrario, rappresentano una minaccia per lo sviluppo umano integrale?
- La tecnologia è accessibile a tutti?
- Siamo preparati per un uso responsabile delle biotecnologie, o queste verranno invece utilizzate come strumenti di dominio e abuso di potere?
Data la natura globalizzata della ricerca e il coinvolgimento di attori provenienti da tradizioni etiche, culturali e religiose molto diverse, la Chiesa cattolica ritiene possibile raggiungere un certo livello di consenso e individuare alcuni criteri che possano guidare una risposta condivisa alle principali sfide etiche e sociali dell’era digitale.

A conclusione dell’incontro, Papa Francesco ha formulato una serie di riflessioni che riteniamo di grande interesse riprodurre qui di seguito, poiché rafforzano l’idea di una Chiesa cattolica impegnata nel modello offerto dalla Dottrina Sociale applicata, in questo momento, alla rivoluzione biotecnologica e all’irruzione esponenziale dell’IA.
Il Papa ci ricorda che «il bene comune non è solo il massimo bene per il maggior numero di persone, ma deve estendersi a considerare specificamente gli ultimi, gli esclusi».
Il potere tecnologico pone l’umanità a un bivio cruciale.
«L’umanità è entrata in una nuova era in cui la nostra abilità tecnica ci ha condotti a un bivio» ( Laudato Si’, n. 102). Da un lato, «siamo beneficiari di due secoli di enormi cambiamenti», frutto dei quali è nata una nuova era digitale che offre «innumerevoli vantaggi per l’umanità». Dall’altro lato, però, il potere della tecnologia è spesso associato al potere economico e finanziario.
Coloro che esercitano questo potere crescente e totalizzante sull’umanità e sulla natura non sono necessariamente “addestrati a usare bene il potere” ( Laudato Si’, n. 105).
In generale, «l’immenso sviluppo tecnologico non è stato accompagnato da uno sviluppo della responsabilità e dei valori umani, né da uno sviluppo della coscienza umana riguardo alla libertà e ai limiti antropologici» ( Laudato Si’ , n. 105).
«L’umanità ha abbracciato la tecnologia e il suo sviluppo secondo un paradigma indifferenziato e unidimensionale» ( Laudato Si’ , n. 106). Un paradigma esalta l’individuo e la sua libertà, disconnessi dalle relazioni sociali e naturali che costituiscono il soggetto, e un altro paradigma risponde al mito del progresso illimitato.
Così, «il paradigma tecnocratico è diventato talmente dominante da tendere ad assorbire tutto, condizionando e plasmando i nostri stili di vita» ( Laudato Si’ , n. 108).
Tuttavia, il Papa ci ricorda che “il progresso tecnologico dell’umanità deve essere fondato sul bene comune”.
Secondo Francesco, i notevoli progressi nel campo della tecnologia, “specialmente nell’intelligenza artificiale, stanno avendo implicazioni sempre più significative in tutti gli ambiti dell’attività umana. Pertanto, credo che un dibattito aperto e concreto su questo tema sia più necessario che mai”.
«L’indubbio beneficio che l’umanità potrà trarre dal progresso tecnologico dipenderà dalla misura in cui le nuove possibilità disponibili saranno utilizzate eticamente» ( Laudato Si’, n. 105).
Secondo Francesco, questa correlazione richiede che, accanto all’immenso progresso tecnologico in atto, si sviluppi un corrispondente senso di responsabilità e di valori. Altrimenti, prevarrà il “paradigma tecnocratico” che promette un progresso incontrollato e illimitato, rischiando forse di eliminare altri fattori di sviluppo e ponendo enormi pericoli per tutta l’umanità.
Tra gli altri argomenti, i partecipanti all’incontro hanno affrontato anche le ripercussioni della robotica nel mondo del lavoro.
Una delle conclusioni è che dobbiamo impedire che questo strumento, di per sé estremamente efficiente, venga utilizzato unicamente per aumentare i profitti e i rendimenti economici, privando migliaia di persone del loro lavoro e mettendo a repentaglio la loro dignità.
Un altro esempio discusso durante l’incontro riguardava i vantaggi e i rischi associati all’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei dibattiti su importanti questioni sociali. Da un lato, può facilitare un maggiore accesso a informazioni affidabili e quindi garantire la validità di analisi concrete; dall’altro, sarà possibile, come mai prima d’ora, diffondere opinioni distorte e dati falsi, “avvelenare” i dibattiti pubblici e persino manipolare le opinioni di milioni di persone, fino al punto di compromettere gli stessi principi che garantiscono la convivenza pacifica.
Pertanto, lo sviluppo tecnologico a cui stiamo assistendo richiede che ci riappropriamo di noi stessi e reinterpretiamo i termini etici che altri ci hanno trasmesso.
Se il progresso tecnologico dovesse causare disuguaglianze sempre crescenti, non potremmo considerarlo un vero progresso.
Se il cosiddetto progresso tecnologico dell’umanità diventasse nemico del bene comune, condurrebbe a una deplorevole regressione verso una forma di barbarie dettata dalla legge del più forte.
Si tratta dunque di uno sforzo di civiltà volto a ridurre le disuguaglianze economiche, educative, tecnologiche, sociali e culturali e a porre le basi etiche per garantire la difesa della dignità di ogni persona umana, nella convinzione che il bene comune non possa essere dissociato dal bene specifico di ciascun individuo.
Nelle sue osservazioni conclusive, il Papa ha affermato: «Finché una persona è vittima di un sistema, per quanto avanzato, che non valorizza la dignità intrinseca e il contributo di ciascuno, quel sistema è perverso. Un mondo migliore è possibile grazie al progresso tecnologico se questo è accompagnato da un’etica fondata sulla visione del bene comune, un’etica di libertà, responsabilità e fraternità, capace di favorire il pieno sviluppo delle persone in relazione agli altri e al creato».
IV. L’ETICA NELL’ERA DELLE TECNOLOGIE DISRUPTIVE. Una tabella di marcia operativa.
Il Vaticano, unendosi agli sforzi di vari governi e organizzazioni per regolamentare e stabilire le migliori prassi relative all’uso dell’intelligenza artificiale, ha pubblicato un manuale di etica su questa tecnologia nel 2023.
Il documento, intitolato “Etica nell’era delle tecnologie dirompenti: una tabella di marcia operativa”, offriva alle organizzazioni un piano strategico per migliorare le pratiche di gestione etica, consentendo loro di orientarsi nel complesso panorama delle tecnologie dirompenti come l’intelligenza artificiale, l’apprendimento automatico, la crittografia, il tracciamento e altre, mantenendo al contempo elevati standard etici.
Le linee guida incluse nel manuale rappresentano il primo progetto concreto dell’organizzazione denominata Institute of Technology, Applied Ethics (ITEC) presso l’Università Santa. L’ITEC spiega sul suo sito web che l’istituto “riunisce leader del mondo imprenditoriale, della società civile, del mondo accademico, del governo e di tutte le tradizioni religiose e di credo per promuovere una riflessione più approfondita sull’impatto della tecnologia sull’umanità”.
Questi sforzi della Santa Sede si sono concretizzati in quello che potremmo considerare il primo regolamento sull’intelligenza artificiale, pubblicato nel 2024.
V. LA PRIMA LEGGE SULL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE. Decreto N.DCCII, “Linee guida sull’intelligenza artificiale”.
Il primo decreto dello Stato della Città del Vaticano che disciplina l’uso dell’intelligenza artificiale è entrato in vigore il 1° gennaio 2025, vietando gli usi discriminatori dell’IA e istituendo una commissione speciale per sovrintendere alla “sperimentazione” con la nuova tecnologia in Vaticano.
Le nuove normative stabiliscono severi divieti sull’uso dell’intelligenza artificiale all’interno delle istituzioni dello Stato vaticano.
Tra le pratiche vietate figurano l’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale che compromettono la sicurezza della Città del Vaticano, l’implementazione di sistemi di intelligenza artificiale che escludono le persone con disabilità dall’accesso alle loro funzioni e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per trarre conclusioni antropologiche con effetti discriminatori sugli individui.
Il decreto vieta inoltre le applicazioni di intelligenza artificiale che creano disuguaglianze sociali, violano la dignità umana o utilizzano tecniche di manipolazione subliminale che causano danni fisici o psicologici alle persone.
Inoltre, è vietato qualsiasi utilizzo dell’intelligenza artificiale che sia in conflitto con la missione del Papa, l’integrità della Chiesa cattolica o le attività istituzionali del Vaticano.
Il decreto istituisce inoltre una “Commissione per l’Intelligenza Artificiale” composta da funzionari degli uffici legali, informatici e di sicurezza della Città del Vaticano.
Questa commissione avrebbe il compito di sovrintendere alle attività relative all’IA, di preparare le leggi attuative e di pubblicare relazioni semestrali sull’IA nella Città del Vaticano e nelle aree disciplinate dai Patti Lateranensi.
La commissione dovrà inoltre valutare le proposte di sperimentazione con l’intelligenza artificiale per accertarsi che siano conformi al quadro etico del decreto.
È opportuno precisare che le linee guida del Vaticano si ispirano al Regolamento sull’intelligenza artificiale dell’Unione Europea, entrato in vigore il 1° agosto 2024 e con applicazione progressiva a partire dal 2 febbraio 2025. Tale regolamento pone l’accento su un approccio basato sul rischio per le applicazioni di intelligenza artificiale.
Oltre a delineare i principi generali, il suddetto decreto stabilisce linee guida specifiche per settori quali la sanità, i beni culturali, l’attività giudiziaria e le procedure amministrative.
Nonostante i divieti, le linee guida affermano che “la scienza e la tecnologia sono prodotti della creatività umana, intesa come dono di Dio, e hanno posto rimedio a innumerevoli mali che affliggevano e limitavano gli esseri umani”.
D’altro canto, Papa Leone XIV, in un rescritto pubblicato il 16 maggio 2026, ha approvato la creazione della commissione interdicasteruale dedicata alle sfide dell’intelligenza artificiale.
Secondo quanto affermato dalla Santa Sede, questa commissione è stata creata per rispondere a tre criteri principali: lo sviluppo, negli ultimi decenni, del fenomeno dell’intelligenza artificiale e la recente accelerazione della sua diffusione; i suoi possibili effetti sugli esseri umani e sull’umanità nel suo complesso; e la preoccupazione della Chiesa per la dignità di ogni persona umana, specialmente in relazione al suo sviluppo integrale.
VI. ANTIQUA ET NOVA. Sul rapporto tra intelligenza artificiale e intelligenza umana.
Il 28 gennaio 2025, il Dicastero per la Dottrina della Fede, insieme al Dicastero per la Cultura e l’Educazione, ha pubblicato una nota fondamentale per comprendere la posizione della Chiesa cattolica sul rapporto tra intelligenza umana e intelligenza artificiale. Il documento è strutturato attorno ai seguenti punti:
- Introduzione.
- Che cos’è l’intelligenza artificiale?
- L’intelligenza nella tradizione filosofica e teologica.
- Il ruolo dell’etica nel guidare lo sviluppo e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale.
- Questioni specifiche.
- Riflessione finale: la vera saggezza.
La nota si apre con la seguente affermazione: “Con saggezza antica e nuova siamo chiamati a considerare le sfide e le opportunità quotidiane offerte dalla conoscenza scientifica e tecnologica, in particolare quelle derivanti dal recente sviluppo dell’intelligenza artificiale”.
La Chiesa cattolica promuove il progresso nella scienza, nella tecnologia, nelle arti e in tutte le attività umane, considerandole parte della “collaborazione dell’uomo e della donna con Dio per il perfezionamento del creato visibile”.
Quando ci chiediamo cosa significhi “essere umani”, non possiamo escludere la considerazione delle nostre capacità scientifiche e tecnologiche.
La Nota affronta in dettaglio le questioni antropologiche ed etiche sollevate dall’intelligenza artificiale, questioni particolarmente rilevanti poiché uno degli obiettivi di questa tecnologia è imitare l’intelligenza umana che l’ha progettata.
Ad esempio, a differenza di molte altre creazioni umane, l’IA può essere addestrata su prodotti realizzati dall’uomo e quindi generare nuovi “artefatti” con un livello di velocità e abilità che spesso eguaglia o supera le capacità umane, come la generazione di testi o immagini indistinguibili da composizioni umane, sollevando così preoccupazioni circa la sua possibile influenza sulla crescente crisi della verità nel dibattito pubblico.
Inoltre, poiché questa tecnologia è progettata per apprendere e prendere determinate decisioni in modo autonomo, adattandosi a nuove situazioni e fornendo soluzioni non previste dai suoi programmatori, sorgono importanti questioni di responsabilità etica e di sicurezza, con ripercussioni più ampie per la società nel suo complesso. Questa nuova situazione porta l’umanità a interrogarsi sulla propria identità e sul proprio ruolo nel mondo.
La Nota si propone principalmente di distinguere il concetto di “intelligenza” in riferimento all’IA e all’essere umano. In primo luogo, prende in esame la prospettiva cristiana sull’intelligenza umana, offrendo un quadro generale di riflessione fondato sulla tradizione filosofica e teologica della Chiesa cattolica. Successivamente, propone diverse linee d’azione volte a garantire che lo sviluppo e l’utilizzo dell’IA rispettino la dignità umana e promuovano lo sviluppo integrale dell’individuo e della società.
Che cos’è l’intelligenza artificiale?
La nota approfondisce il concetto di intelligenza artificiale e le sue caratteristiche, concludendo che stiamo assistendo allo sviluppo di sistemi complessi in grado di svolgere compiti altamente sofisticati.
«Le sue funzionalità avanzate conferiscono all’intelligenza artificiale capacità sofisticate per svolgere compiti, ma non la capacità di pensare. Questa distinzione è cruciale, perché il modo in cui definiamo l’“intelligenza” determinerà inevitabilmente la nostra comprensione del rapporto tra il pensiero umano e questa tecnologia. Per comprenderlo appieno, dobbiamo ricordare che la ricchezza della tradizione filosofica e della teologia cristiana offre una visione più profonda e completa dell’intelligenza, che è centrale per l’insegnamento della Chiesa sulla natura, la dignità e la vocazione della persona umana».

Per questo motivo, nella sezione seguente, la Nota offre una magnifica panoramica del concetto di “intelligenza” nella tradizione filosofica e teologica dai seguenti punti di vista:
- Razionalità.
- L’Incarnazione.
- Relazionalità.
- Il rapporto con la Verità.
- La tutela del mondo.
- Una comprensione approfondita dell’intelligenza umana.
- I limiti dell’intelligenza artificiale.
Come affermato nella Nota, “sebbene l’IA elabori e simuli alcune espressioni di intelligenza, rimane fondamentalmente confinata a un dominio logico-matematico, il che impone alcune limitazioni intrinseche. Mentre l’intelligenza umana si sviluppa continuamente in modo organico durante la crescita fisica e psicologica di una persona ed è plasmata da una miriade di esperienze vissute, l’IA non ha la capacità di evolversi in questo modo”.
La nota prosegue affermando che “sebbene i sistemi avanzati possano “apprendere” attraverso processi come l’apprendimento automatico, questo tipo di addestramento è essenzialmente diverso dallo sviluppo dell’intelligenza umana, in quanto è plasmato dalle esperienze corporee: stimoli sensoriali, risposte emotive, interazioni sociali e il contesto unico che caratterizza ogni momento”.
L’uso stesso del termine “intelligenza” in riferimento all’IA è fuorviante e rischia di trascurare ciò che di più prezioso c’è nella persona umana. Da questa prospettiva, l’IA non dovrebbe essere vista come una forma artificiale di intelligenza, ma come uno dei suoi prodotti.
D’altro canto, la Nota pone particolare enfasi sul ruolo fondamentale dell’etica nel guidare lo sviluppo e l’utilizzo dell’IA.
L’intelligenza artificiale dovrebbe essenzialmente essere un aiuto alla libertà umana e al processo decisionale.
Dobbiamo sempre tenere presente che l’attività tecnico-scientifica non è neutrale, essendo un’impresa umana che mette in discussione le dimensioni umanistiche e culturali dell’ingegno umano.
Pertanto, “come ogni prodotto dell’ingegno umano, anche l’IA può essere indirizzata verso fini positivi o negativi. Se utilizzata in modo da rispettare la dignità umana e promuovere il benessere degli individui e delle comunità, può contribuire favorevolmente alla vocazione umana. Tuttavia, come in tutti gli ambiti in cui gli esseri umani sono chiamati a prendere decisioni, anche qui incombe l’ombra del male. Laddove la libertà umana consente la possibilità di scegliere ciò che è sbagliato, la valutazione morale di questa tecnologia dipenderà da come essa viene indirizzata e impiegata”.

In questa prospettiva generale, la Nota si propone di fornire indicazioni in situazioni specifiche, secondo la “saggezza del cuore”. Pur non essendo esaustiva, questa proposta intende contribuire a un dialogo volto a individuare le modalità con cui l’IA può tutelare la dignità umana e promuovere il bene comune. A tal fine, la Nota illustra aspetti pratici e concreti nei seguenti ambiti:
- Questioni specifiche.
- Società.
- Relazioni umane.
- L’economia e il lavoro.
- Assistenza sanitaria.
- Istruzione.
- Disinformazione, deepfake e abusi.
- Privacy e controllo.
- La protezione della nostra casa comune.
- La guerra.
- Il rapporto dell’umanità con Dio.
In conclusione, la Nota solleva la questione di cosa sia realmente la vera saggezza umana.
«La questione essenziale e fondamentale rimane sempre se l’uomo, in quanto uomo, nel contesto di questo progresso, diventi veramente migliore, cioè più maturo spiritualmente, più consapevole della dignità della sua umanità, più responsabile, più aperto agli altri, in particolare ai più bisognosi e ai più deboli, più disponibile a dare e prestare aiuto a tutti.»
«Oggi, la vasta estensione della conoscenza è accessibile in modi che avrebbero stupito le generazioni passate; tuttavia, per evitare che i progressi scientifici rimangano sterili dal punto di vista umano e spirituale, dobbiamo andare oltre la mera accumulazione di dati e aspirare alla vera saggezza.»
Questa saggezza è il dono di cui l’umanità ha più bisogno per affrontare le profonde domande e le sfide etiche poste dall’intelligenza artificiale: “Solo donandoci una prospettiva spirituale, solo recuperando la saggezza del cuore, saremo in grado di leggere e interpretare la novità del nostro tempo”.
Questa “saggezza del cuore” è “quella virtù che ci permette di intrecciare il tutto e le parti, le decisioni e le loro conseguenze”. L’umanità non può “aspettarsi questa saggezza dalle macchine”, poiché “si lascia trovare da chi la cerca e si mostra a chi la ama; anticipa chi la desidera e va alla ricerca di chi ne è degno”.
La Nota si conclude con la seguente affermazione: “In un mondo segnato dall’intelligenza artificiale, abbiamo bisogno della grazia dello Spirito Santo, che ci permette di vedere le cose con gli occhi di Dio, di comprendere i legami, le situazioni, gli eventi e di scoprirne il significato”.

VII. QUO VADIS HUMANITAS? Riflessioni sull’antropologia cristiana di fronte ad alcuni scenari futuri per l’umanità.
Seguendo la linea di pensiero che abbiamo discusso nelle sezioni precedenti, il Vaticano – tramite la Commissione Teologica Internazionale – ha recentemente proposto un importante quadro di riflessione con la pubblicazione del documento Quo vadis, humanitas?, che si propone di considerare l’antropologia cristiana alla luce di alcuni scenari riguardanti il futuro dell’umanità.
Il documento si rivela una profonda interpretazione della condizione umana in un’epoca di cambiamenti epocali come quella che stiamo vivendo.
Il punto di partenza è un’osservazione iniziale: il progresso tecnoscientifico rinnova il nostro stupore per le capacità umane, ma non elimina la fragilità. Morte, malattia, guerra e disuguaglianza continuano a esistere.
Tuttavia, il documento promuove un’antropologia cristiana che riconosce sia la grandezza che i limiti, e pone la dignità umana al centro come dono preesistente, non come costrutto acquisito.
Si afferma dunque che la questione della tecnologia è, prima di tutto, antropologica. La dignità della persona, infatti, non può essere ridotta alle sue capacità cognitive o alle prestazioni che la tecnologia promette di migliorare.
Il testo della Commissione Teologica Internazionale propone di utilizzare la categoria cristiana di vocazione, in cui l’uomo non è semplicemente un progetto da ottimizzare o riprogettare tecnologicamente, ma una realtà ricevuta in dono e chiamata a svilupparsi in relazione con Dio, con gli altri e con il mondo.
È opportuno notare che il documento Quo Vadis humanitas? si collega in modo appropriato al sessantesimo anniversario di Gaudium et spes (“Sulla Chiesa nel mondo contemporaneo”, 1965), una delle quattro costituzioni della Chiesa scaturite dal Concilio Vaticano II.
Quo Vadis Humanitas? propone un metodo di discernimento per affrontare le enormi sfide poste dalla rivoluzione biotecnologica e dall’avvento dell’intelligenza artificiale. Questo metodo consiste nel confrontare i nuovi orizzonti culturali e tecnologici con le esigenze perenni della condizione umana, distinguendo i contributi compatibili con il Vangelo da quelli che lo contraddicono.
La Commissione Teologica Internazionale organizza quindi la sua analisi attorno a quattro categorie:
- Sviluppo. Si rivela un tema chiave nel dibattito sul futuro, generando tensione tra il miglioramento della vita delle persone e dell’individuo e la tentazione di sostituire l’essere umano.
- Vocazione. Sottolinea l’importanza di considerare la vita nei suoi aspetti relazionali e da una prospettiva di responsabilità.
- Identità. Questa è una dimensione particolarmente delicata ai nostri tempi, data la possibilità di intervenire tecnicamente sulla natura umana. A questo proposito, dobbiamo prestare particolare attenzione alle bio-ideologie come il transumanesimo e il postumanesimo.
- Condizione drammatica. Implica il carattere storico, libero e rischioso, del percorso attraverso il quale ogni persona “diventa ciò che è”.
Uno dei punti focali più espliciti del documento Quo Vadis humanitas? è il dialogo critico con il transumanesimo e il postumanesimo, correnti che ripensano radicalmente il rapporto tra corpo, tecnologia e destino umano.
Il transumanesimo si basa su un progetto che mira a superare i limiti biologici degli esseri umani (disabilità, invecchiamento e persino la morte) attraverso la scienza e la tecnologia, con un ottimismo antropocentrico e illimitato nei confronti del progresso.
Il postumanesimo, nel suo senso stretto, mette in discussione l’esistenza di una “forma umana” degna di essere protetta e sfuma il confine tra uomo e macchina.
In entrambi i casi, il documento della Commissione Teologica Internazionale sostiene che la soluzione alla tensione umana tra finitezza e infinito non può derivare dalla soppressione o dalla sostituzione dell’essere umano, bensì dalla sua integrazione e pienezza.

Quo Vadis humanitas? affronta anche il rapporto tra etica e sviluppo tecnologico, evidenziando le implicazioni antropologiche dei recenti sviluppi tecnologici, in particolare nella comunicazione digitale, nei dati, nell’intelligenza artificiale, nelle biotecnologie e nella robotica.
Il documento rileva che la tecnologia opera non solo come tecnologia, ma anche come un “ambiente” che rimodella la vita sociale e la comprensione di sé. Pertanto, è necessario identificare e mitigare i rischi più significativi posti da queste tecnologie, che, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, includono i seguenti:
- L’opacità dei processi decisionali automatizzati in settori sensibili come la sanità, la giustizia o la sicurezza.
- La polarizzazione e la “tribalizzazione” del dibattito pubblico alimentate dai social media.
- La particolare vulnerabilità dei bambini e dei giovani alle dinamiche di isolamento, manipolazione e violenza.
- La tendenza a ridurre il corpo a mero materiale da modificare al fine di migliorare le prestazioni, preservare la giovinezza o eliminare il dolore.
Come conseguenza di questo “sviluppo tecnologico”, il documento colloca queste trasformazioni in quattro relazioni fondamentali della persona:
- In relazione all’ambiente.
- In relazione agli altri.
- In relazione a se stessa.
- In relazione a Dio.
Sul fronte ecologico, il documento mette in guardia contro una logica tecnocratica che relativizza i limiti della natura e acuisce le disuguaglianze, soprattutto nelle regioni più vulnerabili del pianeta.
In ambito sociale, l’impatto dell’iperconnettività e dell’ansia informativa impone vigilanza contro la manipolazione dei dati e la concentrazione del potere.
A livello personale, mette in guardia dall’indebolimento del pensiero critico e dalla tentazione di concepire la coscienza come informazione trasferibile.
Infine, sul piano religioso, egli riconosce le opportunità di missione, ma mette in guardia dal rischio di un “mercato” spirituale digitale privo di comunità, e persino dalla possibilità che la tecnologia sostituisca il significato ultimo.
Quo Vadis Humanitas? è un documento che propone alternative al paradigma tecnocratico. La soluzione sta nel recuperare le dimensioni che considera minacciate da un’idea riduttiva di progresso:
- Storia: memoria, senso del tempo e speranza.
- Spazio: casa, città, paese e mondo contro la spersonalizzazione dei non-luoghi.
- Intersoggettività: famiglia, appartenenza culturale e fraternità.
La vita viene proposta come vocazione. Gli esseri umani non sono compresi pienamente come un progetto auto-fondato, ma come individui chiamati a ricevere la vita come un dono, a plasmare la propria identità con una libertà responsabile e a diventare un dono per gli altri.
In conclusione, il documento della Commissione Teologica Internazionale sottolinea che l’umanità non ha bisogno di un “salto evolutivo” che superi la sua condizione attuale, bensì di una relazione che la salvi, la renda abitabile e la elevi.
In contrasto con le utopie transumaniste e postumaniste di perfezione illimitata o con le narrazioni di sostituzione umana, la Commissione propone una sintesi “integrale” che preservi le tensioni costitutive dell’esperienza – corpo e spirito, uomo e donna, individuo e comunità, finitezza e infinito – senza negarle, e le indirizzi verso una pienezza che, in chiave cristiana, si realizza in Cristo.
In un mondo in cui il potere tecnologico tende a concentrarsi, il testo avverte che le conseguenze più gravi ricadranno innanzitutto sui più vulnerabili, sui più poveri, e pertanto auspica che ogni sviluppo sia orientato verso la dignità di tutti, la giustizia e il bene comune.
Il documento si propone di approfondire il rapporto tra antropologia, riflessione teologica e comprensione dei progressi prodotti dalle tecnologie emergenti, cercando di comprendere con maggiore precisione le dinamiche reali che stanno trasformando il nostro modo di conoscere, decidere e relazionarci gli uni con gli altri.
La questione non riguarda solo ciò che le macchine possono fare, ma anche ciò che siamo disposti a delegare loro dai nostri processi cognitivi.
La Commissione conclude affermando che solo in questo modo sarà possibile offrire indizi di discernimento capaci di accompagnare realmente gli esseri umani nell’era della rivoluzione biotecnologica e dell’irruzione dell’intelligenza artificiale.
VIII. INTELLIGENZA ARTIFICIALE. Alcuni pericoli da evitare in relazione all’IA secondo Leone XIV.
Il messaggio pronunciato il 24 gennaio 2026 in occasione della 60ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, Papa Leone XIV ha voluto dedicarlo al tema della “salvaguardia delle voci e dei volti umani” in quest’era di intelligenza artificiale.
Nel suo discorso ai professionisti dei media, il Papa ha messo in guardia da alcuni rischi e pericoli da evitare in questa fase della rivoluzione digitale e ha stabilito alcune linee guida per il discernimento applicabili all’uso dell’intelligenza artificiale.
Uno dei pericoli contro cui Papa Leone XIV ci mette in guardia è la sostituzione del volto e della voce umani, un effetto che può condurre a una grave depersonalizzazione.
«Il volto e la voce sono tratti unici e distintivi di ogni persona; manifestano la propria identità irripetibile e sono l’elemento costitutivo di ogni incontro», ha affermato il Papa. «Il volto e la voce sono sacri. Ci sono stati donati da Dio, che ci ha creati a sua immagine e somiglianza, chiamandoci alla vita attraverso la Parola che egli stesso ci ha rivolto».

«Non siamo una specie composta da algoritmi biochimici predefiniti», ha affermato il Papa. «Ciascuno di noi ha una vocazione insostituibile e inimitabile che nasce dalla vita e si manifesta proprio nella comunicazione con gli altri».
Leone XIV prosegue nel suo messaggio che la tecnologia digitale, “se trascurata, rischia di alterare radicalmente alcuni dei pilastri della civiltà umana, che a volte diamo per scontati. Simulando voci e volti umani, saggezza e conoscenza, coscienza e responsabilità, empatia e amicizia, i sistemi noti come intelligenza artificiale non solo interferiscono con gli ecosistemi informativi, ma invadono anche il livello più profondo della comunicazione: il rapporto tra le persone”.
La sfida individuata dal Papa non è dunque di natura tecnologica, bensì antropologica. La persona è un’unità corporea e spirituale. L’anima o lo spirito si rivelano nel volto e nella voce. Il volto e la voce sono le soglie della persona. Salvaguardare i volti e le voci significa, in definitiva, proteggerci dal rischio che il volto e la voce vengano sostituiti.
Cogliere con coraggio, determinazione e discernimento le opportunità offerte dalla tecnologia digitale e dall’intelligenza artificiale non significa nascondere a noi stessi i punti critici, le ambiguità e i rischi.
Un secondo pericolo di cui ci mette in guardia Papa Leone XIV riguarda la tentazione di rinunciare al pensiero critico di fronte ad algoritmi manipolativi.
Da tempo esistono numerose prove che dimostrano come gli algoritmi progettati per massimizzare l’engagement sui social media premino le emozioni effimere, penalizzando al contempo le espressioni umane che richiedono tempo, come lo sforzo di comprendere e riflettere. Intrappolando gruppi di persone in bolle di facile consenso e indignazione, questi algoritmi indeboliscono la capacità di ascolto e di pensiero critico, e aumentano la polarizzazione sociale.
Un terzo pericolo è la fiducia acritica e ingenua nell’intelligenza artificiale, vista come un “amico” onnisciente, dispensatore di ogni informazione, depositario di ogni memoria e “oracolo” di ogni consiglio. Tutto ciò può ulteriormente erodere la nostra capacità di pensiero analitico e creativo, di comprensione dei significati e di distinzione tra sintassi e semantica.
La questione che ci interessa, ha detto il Papa nel suo discorso, non è ciò che la macchina può o potrà fare, ma ciò che noi possiamo o potremo fare, crescendo in umanità e conoscenza, con un uso saggio di strumenti così potenti al nostro servizio.
Un quarto pericolo riguarda la diffusione degli influencer digitali . Mentre navighiamo nei nostri flussi di informazioni, diventa sempre più difficile distinguere se stiamo interagendo con altri esseri umani o con bot o influencer virtuali. Gli interventi opachi di questi agenti automatizzati influenzano i dibattiti pubblici e le decisioni delle persone.
Le tecnologie che sfruttano il nostro bisogno di connessione possono non solo avere conseguenze dolorose sulla vita delle persone, ma possono anche danneggiare il tessuto sociale, culturale e politico delle società.
Un’altra sfida posta da questi sistemi emergenti è il pregiudizio che porta ad acquisire e trasmettere una percezione distorta della realtà. I modelli di intelligenza artificiale sono plasmati dalla visione del mondo di chi li crea e, a loro volta, possono imporre schemi mentali che replicano gli stereotipi e i pregiudizi presenti nei dati su cui si basano. La mancanza di trasparenza nella progettazione degli algoritmi, unita all’inadeguata rappresentazione sociale dei dati, tende a intrappolarci in reti che manipolano i nostri pensieri e perpetuano e aggravano le disuguaglianze e le ingiustizie sociali esistenti.
Il sesto pericolo che il Papa denuncia nel suo messaggio per la 60ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali è la mancanza di precisione. I sistemi che spacciano la probabilità statistica per conoscenza ci offrono, nella migliore delle ipotesi, approssimazioni della verità, che a volte sono vere e proprie “allucinazioni”. La mancata verifica delle fonti può creare un terreno ancora più fertile per la disinformazione, provocando un crescente senso di sfiducia, smarrimento e insicurezza.
Il fatto è che le nuove tecnologie sono delle buone serve, ma delle pessime padrone.
Di fronte a tutti questi rischi, il Papa propone di imparare a “navigare bene” e di stabilire un’alleanza tra tutte le parti coinvolte basata su tre pilastri:
- Responsabilità, che si traduce in onestà, trasparenza, coraggio, lungimiranza, dovere di condividere le conoscenze, diritto all’informazione, ecc. Nessuno può sottrarsi alla propria responsabilità per il futuro che stiamo costruendo.
- La cooperazione, che si estenda a tutti i settori coinvolti, è essenziale poiché nessuno di essi può affrontare da solo la sfida di guidare l’innovazione digitale e governare l’IA. Occorre creare meccanismi di protezione.
- L’educazione, per costruire e rendere efficace una cittadinanza digitale consapevole e responsabile. A tal fine, l’educazione deve contribuire: accrescere le nostre capacità personali di riflessione critica, valutare la credibilità delle fonti e i potenziali interessi che si celano dietro la selezione delle informazioni che riceviamo; comprendere i meccanismi psicologici che si attivano in risposta a tali informazioni; e consentire a famiglie, comunità e associazioni di sviluppare criteri pratici per una cultura della comunicazione sana e responsabile.
Leone XIV conclude il suo messaggio con un appello affinché il volto e la voce tornino a esprimere la persona. La voce del Papa ci invita a salvaguardare la persona umana in tempi di rivoluzione biodigitale e di sviluppo dell’intelligenza artificiale. Per questo motivo, il Papa ha dedicato a questo tema la sua prima enciclica, Magnificat Humanitas, che approfondiremo nella seconda parte di questo articolo.
Barcellona, 25 maggio 2026

“NON RINUNCIARE AI TUOI PENSIERI” (Papa Leone XIV).
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