12 Maggio, 2026

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Polonia: Vogliono rubare le elezioni del presidente della Polonia

Tusk non ammette la sconfitta del suo candidato

Polonia: Vogliono rubare le elezioni del presidente della Polonia

In Polonia sta avvenendo un golpe bianco, ad opera del premier europeista Donald Tusk. Lo aveva denunciato mesi fa non un politico dell’opposizione, non un giornalista ma il presidente del Tribunale Costituzionale Bogdan Święczkowski. Lo ha annunciato in una conferenza stampa, lo scorso 5 febbraio: «Non si tratta di un colpo di Stato che prevede l’impiego dell’esercito nelle strade, ma di un colpo di Stato strisciante e sistemico», ha affermato Święczkowski. Inoltre ha informato d’aver firmato una notifica di un ragionevole sospetto di un crimine commesso dal Primo Ministro, dai ministri, dal Presidente del Sejm (camera bassa del Parlamento), dal presidente del Senato, dai membri del Parlamento e dai senatori della coalizione al potere». Święczkowski spiega che dal 13 dicembre 2013 fino ad oggi nei vari luoghi della Polonia queste persone agiscono come un gruppo criminale con l’obiettivo di «cambiare il sistema costituzionale della Repubblica di Polonia», e di «impedire l’azione dell’organo costituzionale, Il Tribunale Costituzionale, ed altri organi costituzionali compreso il Consiglio Nazionale della Magistratura e la Corte Suprema». Per raggiungere questi obiettivi si ricorre «alla violenza e alle minacce illegali impedendo il funzionamento del Tribunale Costituzionale e di altri organismi costituzionali, tra cui il Consiglio Nazionale della Magistratura e la Corte Suprema». In questo modo «si mina anche lo status costituzionale e legale della Camera di Controllo e Affari Pubblici della Corte Suprema» e «si mette in discussione lo status dei giudici del Tribunale Costituzionale».

Le accuse, gravissime e ben motivate, sono rimaste inascoltate dai grandi media mondiali ma anche, la cosa che deve stupire, anche a Bruxelles e nelle altre capitali europee. Il problema è che il golpe è entrato in una fase decisiva legata alle recenti elezioni presidenziali in Polonia. Il gruppo che detiene il potere in Polonia voleva “appropriarsi” dell’unico posto che non controllava: la presidenza dello Stato. Per questo motivo il governo, tutte le strutture dello stato, i servizi segreti, le procure, le amministrazioni locali ma prima di tutto i media si sono mobilitati per far vincere il candidato del primo ministro Tusk, il suo vice nel partito Piattaforma Civica, Rafal Trzaskowski, il sindaco della capitale.

VA ricordato che le elezioni presidenziali sono state manipolate dall’inizio quando il ministro del governo Tusk non ha voluto trasferire al più grande partito dell’opposizione Legge e Giustizia (PiS) i fondi del finanziamento dei partiti spettanti al PiS. In questo modo il PiS non aveva i fondi, decine di milioni di zloty, per fare la campagna elettorale a favore del rivale di Trzaskowski, Karol Nawrocki. Soltanto un enorme mobilitazione della gente ha permesso di rimpiazzare in parte questo ammanco.

In questa situazione Nawrocki ha dovuto combattere contro l’intero gigantesco sistema mediatico controllato dal governo e da certi gruppi politici che lo appoggiano la cui gran parte è in mano al capitale straniero, impegnato nella lotta contro la sovranità polacca ed anche contro gli stessi interessi nazionali della Polonia. Tutta questa macchina mediatica doveva assicurare la vittoria di Trzaskowski. L’elezione di Trzaskowski a presidente avrebbe assicurato a Tusk un controllo assoluto dello stato, il completamento del colpo di stato che era cominciato con la formazione del governo liberal di sinistra del 13 dicembre 2023.

Ma i polacchi hanno fatto la loro scelta: 50,89% dei voti sono andati per Karol Nawrocki. Affluenza record: 71,63%, la Commissione Elettorale Nazionale ha confermato il risultato. Tutto sembrava chiaro e secondo la legge. Ma per l’attuale governo, questo è inaccettabile. Quasi subito dopo le elezioni è stata lanciata, tramite gli stessi media, un’aggressiva campagna che aveva un solo obiettivo: bloccare l’esito delle elezioni prima che diventasse un fatto. La Corte Suprema è stata sommersa da oltre 54 mila proteste, la maggior parte delle quali identiche e ripetute a catena. Dietro questa gigantesca campagna c’è l’avvocato della famiglia Tusk, oggi deputato, Roman Giertych. Le lettere di protesta contenevano il codice fiscale dello stesso Giertych che mostra che è stato lui a preparare una matrice distribuita successivamente in tutto il Paese. Non si tratta più di segnalazioni individuali: è una campagna organizzata, spregiudicata, pericolosa perché mina la stabilità del Paese. E’ questo piano funziona: ogni giorno che passa, l’atmosfera di pressione e manipolazione cresce. I media parlano ogni giorno di “irregolarità”, di “anomalie statistiche”, come se si volesse ripetere lo scenario rumeno, dove i risultati elettorali sono stati contestati dopo la vittoria di un candidato conservatore.

Il 26 giugno i media indipendenti hanno dato la notizia di un possibile piano per entrare con la forza nella Corte Suprema in relazione al processo di determinazione della validità delle elezioni presidenziali. Il Ministro della Giustizia Adam Bodnar avrebbe dovuto emanare un ordine affinché i procuratori entrassero nell’edificio del Tribunale per ottenere i documenti elettorali. Se qualcuno della procura osasse eseguire questo “ordine”, ci troveremmo di fronte a un attacco senza precedenti alle fondamenta dello stato di diritto. Non si tratta solo di abuso di potere, è un attacco alla democrazia. Questa notizia gravissima ha mobilitato tanti cittadini nella difesa dell’edificio del Tribunale.

Ovviamente la colpa principale della situazione è del primo ministro Tusk che non ammette chiaramente il risultato delle elezioni, del ministro Bodnar che non riconosce i giudici della Corte Suprema che dovrebbe dichiarare la vittoria di Nawrocki, e di Giertych che ripete continuamente: il voto deve essere ripetuto. Questi politici spregiudicati contano anche sul fatto che il mondo sia preso dalle guerre e conflitti in tutto il mondo, dal caos geopolitico e, perciò, sarà distratto, non farà caso del “colpo di stato” in Polonia. Ma l’UE può permettersi di tollerarlo? Il prezzo sarebbe altissimo: significherebbe l’approvazione della deriva antidemocratica dell’Unione e la perdita di qualsiasi credibilità della Commissione, cominciando dalla stessa Von der Leyen.

La Polonia non è un’isola solitaria nell’oceano. Ha dei vicini potenti e magari qualcuno dall’esterno vuole incendiare lo Stato polacco.

Wlodzimierz Redzioch

Wlodzimierz Redzioch è nato a Czestochowa (Polonia), si è laureato in Ingegneria nel Politecnico. Dopo aver continuato gli studi nell’Università di Varsavia, presso l’Istituto degli Studi africani, nel 1980 ha lavorato presso il Centro per i pellegrini polacchi a Roma. Dal 1981 al 2012 ha lavorato presso L’Osservatore romano. Dal 1995 collabora con il settimanale cattolico polacco Niedziela come corrispondente dal Vaticano e dall’Italia. Per la sua attività di vaticanista il 23 settembre 2000 ha ricevuto in Polonia il premio cattolico per il giornalismo «Mater Verbi»; mentre il 14 luglio 2006 Sua Santità Benedetto XVI gli ha conferito il titolo di commendatore dell’Ordine di San Silvestro papa. Autore prolifico, ha scritto diversi volumi sul Vaticano e guide ai due principali santuari mariani: Lourdes e Fatima. Promotore in Polonia del pellegrinaggio a Santiago de Compostela. In occasione della canonizzazione di Giovanni Paolo II ha pubblicato il libro “Accanto a Giovanni Paolo II. Gli amici e i collaboratori raccontano” (Edizioni Ares, Milano 2014), con 22 interviste, compresa la testimonianza d’eccezione di Papa emerito Benedetto XVI. Nel 2024, per commemorare il 40mo anniversario dell’assassinio di don Jerzy Popiełuszko, ha pubblicato la sua biografia “Jerzy Popiełuszko. Martire del comunismo” (Edizioni Ares Milano 2024).