Perché è bloccata l’erezione del monumento al Re Sobieski a Vienna
Cancel culture austriaca in salsa islamista
La battaglia di Vienna del 1683, sia per la sua portata che per il suo significato strategico e politico, è considerata una delle battaglie più importanti della storia europea. La vittoria del re polacco Giovanni III Sobieski sull’esercito del sultano fermò la conquista ottomana dell’Europa e l’islamizzazione del nostro continente. Oggi, i politici austriaci di sinistra e islamici impediscono la costruzione del suo monumento a Vienna.
Nell’estate del 1682, la Turchia iniziò i preparativi per la guerra contro l’Austria. Il 29 giugno 1683, un potente esercito turco si mise in marcia verso Vienna. A Belgrado, il sultano cedette il comando dell’esercito di 110 mila uomini al Gran Visir Kara Mustafa. Le truppe austriache, in inferiorità numerica rispetto ai turchi ottomani, furono costrette a ritirarsi nell’entroterra. Il 14 luglio iniziò l’assedio della capitale austriaca. Le forze della difesa ammontavano a circa 30 mila uomini. In questa drammatica situazione un inviato austriaco giunse da re Giovanni III Sobieski chiedendo l’aiuto. Il 3 settembre, le forze alleate convergevano sul Danubio e Giovanni III Sobieski assunse il comando di tutte le forze austriache, tedesche e polacche, per un totale di 67 mila soldati (inclusi 31 mila cavalieri).
La mattina dell’8 settembre 1683, nella cappella sulla collina di Kahlenberg, che domina Vienna, il frate cappuccino italiano Marco d’Aviano celebrò la Santa Messa, pronunciando un’ardente predica. Il re di Polonia servì personalmente la Messa. Alla fine, invece di “Ite, missa est”, il monaco disse: “Vinces Joannes” – vincerai, Giovanni. Il 12 settembre, quando le forze alleate marciarono contro i turchi, padre Marco d’Aviano prese una croce e si fermò su una collina con i cavalieri. Durante il giorno, correva tra loro, incoraggiandoli e pregando con le parole usate durante gli esorcismi: “Ecce crux Domini, fugite partes adversae”. La battaglia durò circa 12 ore e si concluse con una vittoria completa delle forze cristiane, che non solo salvò la capitale austriaca, ma segnò anche il crollo dell’aggressione ottomana in Europa: re Sobieski salvò l’Europa cristiana dalla conquista islamica.
La vittoria a Vienna si deve anche a questo cappuccino italiano, che dopo la battaglia ricevette un altro importante incarico dal re polacco: consegnare al Papa Innocenzo XI una lettera in cui Giovanni III Sobieski scriveva: “Venimus, vidimus et Deus vicit” – “Siamo venuti, abbiamo visto, Dio ha vinto”. Papa conferì al re la medaglia Defensor Fidei e, in memoria della vittoria di Vienna, istituì il 12 settembre come festa del Santissimo Nome di Maria.

I musulmani non hanno mai dimenticato la battaglia di Vienna e la sconfitta delle forze del Sultano. Quando un gruppo di terroristi islamici decise di dichiarare guerra all’Occidente sferrando un colpo al cuore dell’America, scelse un giorno speciale per il suo attacco: l’11 settembre 2001, alla vigilia della battaglia di Vienna. I terroristi di Al-Qaeda ammisero apertamente di aver scelto quel giorno per vendicare la più grande sconfitta subita dalle forze musulmane, che impedì la conquista dell’Europa.
Purtroppo, Re Giovanni III Sobieski non fu mai onorato con un monumento a Vienna, sebbene senza il suo intervento la capitale austriaca sarebbe probabilmente diventata la più grande città musulmana d’Europa. Pertanto, recentemente furono gli stessi polacchi a promuovere la donazione di un monumento al liberatore della città. Fu creato dal famoso scultore polacco Czesław Dźwigaj: la scultura raffigura Re Sobieski durante un attacco, dietro di lui si vedono degli ussari con caratteristiche ali e, sotto gli zoccoli dei cavalli, l’esercito ottomano sconfitto. Il comitato di costruzione del monumento fu presieduto dall’ideatore del progetto, Piotr Zapart della storica Confraternita dei Fucilieri di Cracovia.
In occasione del 330° anniversario della liberazione di Vienna, il 12 settembre 2013, la prima pietra del monumento a Re Sobieski fu posata sulla collina di Kahlenberg, dove le truppe polacche erano di stanza prima della battaglia. Alla cerimonia presero parte, tra gli altri, il sindaco di Cracovia, i rappresentanti delle autorità di Vienna e i membri della Confraternita dei Fucilieri.
Il monumento sul Kahlenberg avrebbe dovuto essere inaugurato nel 2018, in occasione del 335° anniversario della Battaglia di Vienna, più di sette anni fa. Il piedistallo fu preparato nel 2013 e vi fu incisa la data della battaglia: 12 settembre 1683. Tuttavia, la città non acconsentì alla collocazione del monumento, fuso a Gliwice (Polonia), su di esso. Invece di raggiungere l’Austria, il monumento viene portato attraverso la Polonia partendo da Cracovia; ora viene trasportato su una speciale pedana in diverse località del Paese.
Vienna non realizzerà una rievocazione “che potrebbe essere utilizzata per l’agitazione xenofoba e per alimentare il risentimento islamofobo e anti-turco” – ha annunciato all’inizio di novembre 2024 Veronica Kaup-Hasler del Partito Socialdemocratico Austriaco (SPÖ), consigliere comunale responsabile della cultura. Il quotidiano austriaco “Der Standard” ha ricordato che un “gruppo di esperti austro-polacchi” ha espresso riserve sul concetto di un tipico “monumento agli eroi” del XIX secolo, raccomandando di “prendere le distanze da qualsiasi forma di monumento eroico”, come se in Europa non si potessero elogiare gli eroi cristiani.
Tuttavia, i promotori della costruzione del monumento hanno continuato i loro sforzi per farlo erigere. Ma all’inizio di quest’anno, il Consiglio comunale di Vienna ha nuovamente respinto la mozione per erigere un monumento a Giovanni III Sobieski, con il voto dei consiglieri del Partito Socialdemocratico. Aslıhan Bozatemur, consigliera comunale di Vienna di origine turca, membro del Partito Socialdemocratico (SPÖ), ha ripetuto con fermezza che “non c’è posto a Vienna per un monumento che promuova xenofobia, islamofobia o retorica anti-turca” e “conduca alla discriminazione o inciti all’odio”. La posizione della rappresentante turca è stata duramente criticata dai politici del Partito Popolare Austriaco (ÖVP) e del Partito della Libertà Austriaco (FPÖ). “Siamo a Vienna; la difesa dall’assedio turco fa parte della storia di Vienna. Questo deve essere accettato” – ha dichiarato Caroline Hungerländer (ÖVP) al quotidiano Express, aggiungendo che l’integrazione degli immigrati significa integrarsi nella storia e nella cultura del Paese e che la cancellazione della storia di Vienna non deve essere consentita. Il presidente del circolo dei consiglieri dell’FPÖ, Maximilian Krauss, ha sottolineato ai media che “il fatto che l’SPÖ stia seriamente tentando di etichettare la memoria della liberazione di Vienna come ‘xenofobia’ o ‘islamofobia’ dimostra quanto si sia allontanata dalla propria storia”. “Le dichiarazioni dei parlamentari dell’SPÖ sono praticamente senza precedenti nella loro amnesia storica e cecità ideologica. Giovanni III Sobieski è stato il liberatore di Vienna: senza il suo impegno, Vienna come la conosciamo oggi non esisterebbe nella sua forma attuale. Dedicargli un monumento è una cosa ovvia, non un atto di ‘discriminazione'” – ha affermato Maximilian Krauss.
Piotr Zapart, presidente del Comitato per la costruzione del monumento a Re Giovanni III Sobieski sul Kahlenberg, nella conversazione con il giornale polacco “Nasz Dziennik” ha detto che il Comitato, insieme all’ambasciatore polacco in Austria, non si arrende e continuerà a impegnarsi per l’installazione del monumento a Vienna. “Stiamo costantemente lavorando su questa questione” – ha affermato Zapart, sottolineando che l’installazione del monumento a Sobieski sarà possibile solo dopo un cambio di governo in città, tenendo conto dell’opposizione dei consiglieri socialdemocratici. “Noi, in quanto persone a cui sta a cuore l’erezione di questo monumento a Vienna, continueremo a fornire aggiornamenti circa la situazione, sottolineando che questo non è un monumento solo per Vienna o per l’Austria, ma un monumento per l’Europa” – ha aggiunto Zapart. Ha anche espresso indignazione per il fatto che le attuali autorità vogliano chiamare il semplice basamento un monumento a Re Sobieski. “Non possiamo accettarlo. È difficile per noi immaginare che il vincitore di Vienna possa essere trattato in questo modo. La liberazione di Vienna è considerata una delle battaglie più importanti nella storia d’Europa, di grande significato storico” – ha sottolineato, specificando che grazie a Sobieski, l’Europa ha preservato i suoi valori e la sua identità.
Ciò che succede nella capitale austriaca mostra una consolidata tendenza che si sta allargando in Europa: un’alleanza di sinistra (rosso-verde) ed islam politico. La sinistra radicale ha bisogno di voti e le reti degli islamisti li possono offrire. Nella sinistra ci sono anche alcuni ambienti radicali che giudicano l’Occidente troppo “giudeo-cristiano” e questo fa gioco anche all’islam politico che in fin dei conti vuole conquistare l’Europa e per questo deve combattere il cristianesimo. Chiunque osa denunciare questo fatto, chiunque usi il termine ‘islamizzazione’ viene accusato di islamofobia.
C’è anche una parte della sinistra appoggiata da giornalisti e intellettuali che considerano i musulmani la “nuova classe operaia”, i “nuovi dannati della terra” e per questo favoriscono l’islam nella società, irresponsabilmente andando contro i valori stessi di libertà e laicità occidentali.
In questo contesto vale la pena ricordare il libro di Mario Adinolfi, intitolato “Wokismo e islamismo”. La tesi del libro è che wokismo e islamismo, in questo particolare periodo storico, abbiano stipulato una sorta di patto Ribbentrop-Molotov. Da un lato, il wokismo “punta a materializzare il suicidio dell’Occidente cristiano attraverso tre strumenti: la cancel culture, l’ideologia (trans)gender e le leggi contro la vita, a partire da aborto ed eutanasia”. L’Islam, invece, che viene ritenuto come l’unica vera religione punta sulla nascita della Umma islamica, ossia di un mondo totalmente islamizzato. L’islamismo usa tutte le armi possibili per penetrare in Occidente e la principale è la cultura woke che diventa “il cavallo di Troia perfetto per insinuarsi nelle crepe dell’Occidente cristiano in via di secolarizzazione, usando poi l’immigrazione come strumento determinante per piazzare una bomba a orologeria nel cuore stesso delle società più evolute perché fondate sulla Bibbia e non sul Corano”.
Il risultato degli sforzi per l’erezione del monumento al Re Sobieski a Vienna mostrerà se l’Austria, e l’Europa in generale, ha ancora la forza per difendere la sua storia, la sua identità e i suoi valori o se si è già arresa alla dittatura del wokismo ed islamismo.
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