Papa Leone XIV annuncia i Concistori Annuali con i Cardinali e ne convoca uno nuovo a giugno
Il Pontefice chiude la prima riunione straordinaria, evidenziando la sinodalità vissuta in comunione, e conferma l'Assemblea Ecclesiale del 2028
Papa Leone XIV ha concluso il Concistoro Straordinario dei Cardinali tenutosi il 7 e 8 gennaio nell’Aula Paolo VI in Vaticano, con la partecipazione di 170 cardinali, elettori e non elettori. Nel suo discorso di chiusura, il Pontefice ha annunciato la celebrazione di un nuovo Concistoro Straordinario nel giugno 2026, in coincidenza con la Solennità dei Santi Pietro e Paolo, e ha espresso il desiderio che questi incontri diventino una tradizione annuale, della durata di tre o quattro giorni.
Leone XIV descrisse questo primo concistoro come una “prefigurazione del nostro cammino futuro”, in continuità con le congregazioni generali che precedettero il conclave che lo elesse. Sottolineò l’esperienza di una “sinodalità non tecnica”, caratterizzata da profonda armonia e comunione, che permise ai cardinali di conoscersi reciprocamente pur nella diversità delle loro provenienze ed esperienze. Il Papa ricordò il Concilio Vaticano II come fondamento del rinnovamento ecclesiale e chiarì che le questioni non sottoposte a votazione, come la liturgia e la costituzione apostolica Praedicate Evangelium, rimangono legate al Concilio e non vanno dimenticate.
In un gesto di gratitudine, il Papa ha ringraziato in modo particolare i cardinali più anziani per il loro impegno: «La loro testimonianza è preziosa». Ha esteso la sua vicinanza agli assenti, affermando: «Siamo con voi e vi sentiamo vicini». Ha anche accennato alla situazione mondiale, segnata da guerre e violenze, che rende «ancora più urgente» la risposta della Chiesa, con un pensiero speciale per le comunità ecclesiali sofferenti.
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Durante la conferenza stampa al termine della seconda giornata, i cardinali Stephen Brislin (arcivescovo di Johannesburg, Sudafrica), Luis José Rueda Aparicio (arcivescovo di Bogotà, Colombia) e Pablo David (vescovo di Kalookan, Filippine) hanno illustrato il lavoro svolto in 20 gruppi linguistici. Le discussioni si sono concentrate sulla sinodalità come “compagni di viaggio”, sul suo riflesso nell’esercizio dell’autorità, sulla formazione sacerdotale, sul ruolo dei nunzi e sulla necessità di una maggiore internazionalizzazione della Curia romana. È stata proposta una rilettura dell’esortazione di Papa Francesco Evangelii Gaudium, considerata ancora attuale e stimolante per le diocesi, la Curia e il Papa stesso. La proposta di affrontare sinodalità e missione alla luce di questo documento è stata approvata a maggioranza.
Sebbene non fosse all’ordine del giorno ufficiale, la questione del Venezuela è emersa con forza, soprattutto tra i cardinali latinoamericani. Il cardinale Rueda Aparicio ha ricordato le parole del Papa durante l’Angelus del 4 gennaio, in cui ha espresso “profonda preoccupazione” per la situazione nel Paese e si è impegnato a promuovere il dialogo per una pace “disarmata e disarmante”, rispettosa dei diritti umani e della sovranità. “Quel messaggio ha dato il tono alle mie riflessioni di questi ultimi giorni”, ha aggiunto il cardinale colombiano, che ha sottolineato che il Venezuela “è fonte di dolore per tutti noi e auspichiamo il miglior esito possibile”.
I cardinali hanno concordato sul fatto che l’esperienza sia stata “molto arricchente”. Brislin ha sottolineato la diversità di prospettive e l’opportunità di conoscersi meglio, osservando che l’annuncio di giugno dimostra che “il Papa prende sul serio” il contributo collegiale dei cardinali. Rueda Aparicio ha sottolineato “l’unità senza uniformità” e che, appena otto mesi dopo il Conclave, Leone XIV convocò questo incontro per “ascoltarsi a vicenda”. David ha elogiato il formato “conversazione nello Spirito”, dove tutti potevano partecipare, e ha elogiato l’atteggiamento del Papa, osservando che “ascoltava più di quanto parlasse”, prendendo appunti con cura.
Riguardo alla partecipazione dei laici e delle donne, il cardinale David ha affermato: «Come non riconoscere il ruolo delle donne e dei loro ministeri nella Chiesa?». Ha menzionato la costante attenzione alle questioni femminili, il lavoro della Commissione per il diaconato femminile e la necessità di superare il clericalismo, ricordando il «sacerdozio del popolo di Dio» del Vaticano II: «Abbiamo il capo della Chiesa, ma anche un corpo; le persone hanno il potere di partecipare alla vita e alla missione della Chiesa».
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