31 Maggio, 2026

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La pace non si costruisce in laboratorio: la mappa di Papa Leone XIV per disinnescare la violenza quotidiana

Al termine del mese mariano nei Giardini Vaticani, il Pontefice ha invitato ad ascoltare il grido delle vittime e ha ammonito che la riconciliazione inizia frenando l'aggressività nella vita quotidiana e sui social media

La pace non si costruisce in laboratorio: la mappa di Papa Leone XIV per disinnescare la violenza quotidiana

La pace mondiale non è una teoria scientifica, un patto di interessi o un’ingenua illusione. È un impegno meticoloso, misurato nei minimi dettagli della vita quotidiana. Con questa premessa, Papa Leone XIV ha concluso il mese di maggio presiedendo la recita del Rosario nella replica della Grotta di Lourdes nei Giardini Vaticani, un atto spiritualmente connesso ai principali santuari mariani del mondo e incentrato su un’urgenza innegabile: la fine dei conflitti armati.

A conclusione dei Misteri Gaudiosi, e prendendo come tema centrale il Salmo 85 ( “Ascolterò la parola del Signore Dio, perché egli annuncia la pace al suo popolo” ), il Papa ha delineato una tabella di marcia che rifugge dai discorsi astratti per affrontare direttamente i comportamenti contemporanei. Per Leone XIV, la paralisi o l’indifferenza di fronte alla guerra derivano da un precedente allontanamento da Dio, che ci rende immuni alla sofferenza altrui.

Il volto di un grido innocente

In uno scenario globale frammentato dalla violenza, il Papa ha ricordato che la pace diventa umanamente possibile solo quando decidiamo di tendere l’orecchio e di ascoltare veramente coloro che sono stati privati ​​di tutto: bambini feriti, madri angosciate, rifugiati e prigionieri.

“Tutti loro”, sottolineò, “hanno una sola parola sulle labbra: pace!”

Il Papa ha insistito sul fatto che questa richiesta non può rimanere una mera espressione di desiderio, ma deve trasformarsi in una “missione e profezia” per sradicare l’esplosione delle bombe, il dramma degli sfollamenti forzati e la sete di potere che alimenta le strutture di guerra.

Il fronte digitale: la pace sui social media

La parte più incisiva del suo discorso si è concentrata sulla responsabilità individuale. Papa Leone XIV ha ammonito che non si può chiedere la fine delle guerre internazionali senza prima disarmare chi le circonda. La vera forza, ha spiegato, risiede nella gentilezza e nella saggezza delle proprie parole.

Pertanto, ha lanciato un appello esplicito: avviare il processo di pacificazione astenendosi da ogni forma di violenza verbale o fisica nella vita quotidiana e, soprattutto, sui social media. Secondo il Papa, la violenza del discorso online è il preludio a divisioni ancora maggiori.

La cerimonia si è conclusa con un’invocazione alla Vergine Maria, chiedendo a ogni credente di imparare a rispondere alle crisi attuali non con dichiarazioni formali, ma con un “Eccomi” tradotto in atti concreti di riconciliazione. Dio, ha concluso il Papa, continua a cercare attivamente operatori di pace in tutta la storia.

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DISCORSO DEL SANTO PADRE LEONE XIV
AL TERMINE DEL ROSARIO NEI GIARDINI VATICANI

Grotta di Nostra Signora di Lourdes nei Giardini Vaticani
Sabato, 30 maggio 2026

 

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«Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore: egli annuncia la pace per il suo popolo, per i suoi fedeli, per chi ritorna a lui con fiducia» (Sal 85,9). Le parole del Salmo accompagnano bene la nostra preghiera del Rosario questa sera, perché esprimono la speranza della quale sentiamo il bisogno, soprattutto davanti alle difficoltà e alle violenze del tempo presente.

Disponiamo allora il nostro cuore all’ascolto della Parola di Dio, così che nella preghiera possiamo comprendere il senso di quanto accade nella storia, riconoscendo la provvidenza di Dio che sempre la guida e ci soccorre. La Vergine Maria è modello del credente, che porge l’orecchio del cuore per ascoltare “che cosa dice Dio”. Ella ci è di esempio con la sua obbedienza, che accoglie l’incarnazione del Figlio di Dio nel grembo.

Contemplare con Maria i misteri del Rosario ci conduce a riconoscere in Gesù Cristo l’unica definitiva Parola, che il Padre ha pronunciato, Parola di pace per tutti coloro che ritornano a Lui con il cuore pentito. Il Signore non ci abbandona mai, anche quando noi lo dimentichiamo, anche quando perdiamo la via, Egli viene a cercarci e si fa vicino con l’amore di sempre. Come ricorda il profeta Isaia: «Io pongo sulle labbra: pace, pace ai lontani e ai vicini» (Is 57,19). Chi ha fiducia in Dio comprende questo annuncio di pace e ne diventa artefice, costruendola con le sue stesse mani (cfr Mt 5,9).

La pace, infatti, non è una teoria da verificare in laboratorio, né un’ingenua illusione, né un affare da gestire per interesse. Quando la si ricerca con cuore sincero, essa è piuttosto un impegno quotidiano della nostra vita: scaturisce dalla giustizia e dall’amore, come armonia che unisce le persone, le famiglie, le comunità, i popoli. Anche in questo tempo di tensioni e conflitti, la pace diventa possibile quando si vuole ascoltare il grido di chi ne è privato: bambini innocenti, madri e padri angosciati, prigionieri maltrattati, profughi, persone sofferenti di ogni età. Tutti costoro hanno sulle labbra una sola parola: pace!

Noi lo sappiamo: la pace è sempre possibile perché è dono di Dio. Questa pace, la sua pace, ha il volto di Gesù Cristo, il Figlio di Dio, che nella sua vita donata per noi ha riconciliato il cielo e la terra. Come scrive l’Apostolo Paolo: «Egli è la nostra pace» (Ef 2,14): Colui che abbatte i muri dell’inimicizia, che vince l’arroganza con l’umiltà e riscatta dal peccato l’intera creazione.

Quando il Signore Gesù è con noi e ci comportiamo da veri discepoli del suo amore, allora lo Spirito Santo può realizzare ciò che appare umanamente impossibile. Quando invece ci si allontana da Dio, ci si allontana anche dall’uomo, dal nostro prossimo, restando indifferenti al suo dolore. Ogni volta che ritorniamo al Signore, la sua pace diventa il nostro impegno, secondo i compiti e le responsabilità di ciascuno.

La nostra preghiera diventa così missione e profezia: non dovrà più esserci pianto di innocenti nelle nostre città; nessuno dovrà fuggire dalla propria casa per la minaccia delle bombe; la bramosia di potere e la violenza delle parole lasceranno il passo alla sete di giustizia e di verità. Ma ognuno può e deve fare la sua parte, cominciando da cose piccole ma importanti, astenendosi da ogni violenza verbale o fisica, nella vita di ogni giorno e anche nei social media.

Cari fratelli e sorelle, la pace vera inizia in un cuore che ama; viene testimoniata da labbra che pronunciano parole di riconciliazione; si riflette negli occhi che guardano al mondo con mitezza e saggezza. Questa è la vera forza, la forza della verità e dell’amore.

Dio cerca costruttori di pace! La nostra Madre Santissima ci aiuti a rispondergli ogni giorno il nostro “eccomi”, non a parole ma con i fatti.

Exaudi Redazione

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