22 Aprile, 2026

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Papa Leone XIV a Saurimo: “Cristo ascolta il grido del popolo e rinnova la storia”

Nel terzo giorno del suo viaggio apostolico in Angola, il Papa ha celebrato una Messa per una grande folla e ha visitato una casa di riposo, dove ha sottolineato il valore della saggezza degli anziani e il potere del perdono

Papa Leone XIV a Saurimo: “Cristo ascolta il grido del popolo e rinnova la storia”

Lunedì 20 aprile 2026, Papa Leone XIV è arrivato di buon mattino a Saurimo, capoluogo della provincia di Lunda Sul, proveniente da Luanda. La giornata è iniziata con una visita a una casa di riposo statale, affettuosamente chiamata “Lar” (casa), che ospita 62 anziani: 26 uomini e 36 donne. In seguito, ha celebrato la Santa Messa in un ampio spazio aperto davanti a circa 60.000 fedeli, molti dei quali lo hanno accolto con gioia al suo passaggio sulla papamobile. Prima dell’Eucaristia, il Santo Padre ha trascorso un momento in preghiera e adorazione del Santissimo Sacramento nella Cattedrale di Nostra Signora dell’Assunzione.

Una casa dove Gesù dimora nel perdono e nella cura reciproca.

Presso il Lar, il Papa ha espresso la sua gioia per la “fedele accoglienza” dei residenti e ha auspicato che il luogo diventi davvero una casa di famiglia. Ha ricordato che Gesù amava visitare le case dei suoi amici, come quelle di Pietro, Maria, Marta e Lazzaro, e ha affermato che anche Lui dimora in esse: “Egli vive in mezzo a voi ogni volta che cercate di amarvi e aiutarvi gli uni gli altri come fratelli e sorelle. Ogni volta che, dopo un malinteso o una piccola offesa, sapete perdonare e riconciliarvi”.

Leone XIV ringraziò le autorità angolane per iniziative come questa e sottolineò che “la cura degli anziani è un indicatore molto importante della qualità della vita sociale di un Paese”. Aggiunse: “Non dimentichiamo che gli anziani non solo devono essere aiutati, ma soprattutto ascoltati, perché sono i custodi della saggezza di un popolo. E dobbiamo loro gratitudine, perché hanno affrontato grandi difficoltà per il bene della comunità”. Concluse affidandoli alla Vergine Maria.

La direttrice del centro, Georgina Mwandumba, ha sottolineato la stretta collaborazione con la chiesa locale, che offre guida spirituale e sostegno finanziario. Molti residenti coltivano piccoli orti e partecipano insieme alla Messa, anche se non sono cattolici. Ha espresso il desiderio di contrastare pratiche come la stregoneria, che inducono alcune famiglie ad abbandonare i propri parenti anziani.

A Messa: il Pane che non perisce di fronte all’ingiustizia che corrompe

Durante l’omelia, commentando il Vangelo di Giovanni in cui Gesù rimprovera la folla che lo cerca perché ha mangiato alcuni dei pani moltiplicati, il Papa ha messo in guardia contro una fede egoistica o superstiziosa che tratta Dio come un “portafortuna”. Gesù, ha detto, non respinge coloro che lo cercano per motivi sbagliati, ma li invita a esaminare i propri cuori e a convertirsi: “Egli non lavora per il cibo che perisce, ma per il cibo che dura per la vita eterna”.

Con chiarezza ed empatia, Leone XIV denunciò le realtà che frustrano la speranza: «Oggi vediamo che i desideri di molti sono frustrati dai violenti, sfruttati dai potenti e ingannati dalla ricchezza. Quando l’ingiustizia corrompe i cuori, il pane di tutti diventa proprietà di pochi». Ma subito aggiunse una parola di consolazione e di forza: «Di fronte a questi mali,  Cristo ascolta il grido del popolo e rinnova la nostra storia : da ogni caduta ci rialza, in ogni sofferenza ci consola e nella nostra missione ci incoraggia».

Egli insistette sul fatto che “ogni forma di oppressione, violenza, sfruttamento e menzogna nega la risurrezione di Cristo, il dono supremo della nostra libertà”. Non siamo venuti al mondo per morire, né per essere schiavi della corruzione, né della carne né dell’anima. La liberazione portata dal Risorto si realizza ogni giorno, nella storia concreta. Pertanto, “è il Signore che traccia il percorso di questo cammino, non i nostri bisogni urgenti o le tendenze del momento”.

Richiamando le parole di San Giovanni Paolo II nell’enciclica  Ecclesia in Africa , ha invitato la Chiesa in Angola a vivere come un “sinodo di risurrezione e di speranza”. “Con il Vangelo nei vostri cuori, avrete coraggio di fronte alle difficoltà e alle delusioni; la via che Dio ci ha aperto non fallisce mai”, ha affermato. Condividere l’Eucaristia significa servire il popolo con una dedizione che lo solleva dalle cadute, ricostruisce ciò che la violenza distrugge e condivide con gioia i legami fraterni.

La testimonianza dei martiri e dei santi, ha concluso, “ci incoraggia e ci spinge verso un cammino di speranza, riconciliazione e pace”. Al termine della celebrazione, il Papa ha ringraziato i vescovi, i sacerdoti, i consacrati, i laici e le autorità civili per il loro impegno organizzativo e ha chiesto all’Angola di rimanere fedele alle proprie radici cristiane per continuare a contribuire alla giustizia e alla pace in Africa e nel mondo.

Una giornata intensa che coniuga il rispetto per i più vulnerabili con la coraggiosa proclamazione di un Cristo che ascolta, solleva e rinnova. Un messaggio che, nella terra di Saurimo, risuona con forza tra coloro che cercano il pane che non perisce e una speranza che non delude.

VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ PAPA LEONE XIV
IN ALGERIA, CAMERUN, ANGOLA E GUINEA EQUATORIALE
(13-23 APRILE 2026)

SANTA MESSA

OMELIA DEL SANTO PADRE

Spianata di Saurimo (Saurimo)
Lunedì, 20 aprile 2026

 

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Cari fratelli e sorelle,

in ogni parte del mondo, la Chiesa vive come popolo che cammina alla sequela di Cristo, nostro fratello e Redentore: Egli, il Risorto, ci illumina la via verso il Padre e con la forza dello Spirito ci santifica, affinché trasformiamo il nostro stile di vita secondo il suo amore. Questa è la Buona Notizia, il Vangelo che scorre come sangue nelle vene, sostenendoci lungo la strada. Una strada che oggi mi ha portato qui, con voi! Nella gioia e nella bellezza della nostra assemblea, riunita nel nome di Gesù, ascoltiamo con cuore aperto la sua Parola di salvezza, perché ci fa riflettere sul motivo e sul fine per i quali seguiamo il Signore.

Quando il Figlio di Dio si fa uomo, infatti, compie gesti eloquenti per manifestare la volontà del Padre: fa luce nelle tenebre donando la vista ai ciechi, dà voce agli oppressi sciogliendo la lingua dei muti, sazia la nostra fame di giustizia moltiplicando il pane per i poveri e i deboli. Chi sente parlare di queste opere, si mette alla ricerca di Gesù. Al contempo, il Signore vede nel nostro cuore e ci chiede se lo cerchiamo per gratitudine o per interesse, per calcolo o per amore. Dice infatti alla gente che lo seguiva: «Voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati» (Gv 6,26). Le sue parole rivelano i progetti di chi non desidera l’incontro con una persona, ma il consumo di oggetti. La folla vede Gesù come uno strumento per altro, un erogatore di servizi. Se Egli non desse loro qualcosa da mangiare, i suoi gesti e i suoi insegnamenti non interesserebbero.

Questo accade quando alla fede autentica si sostituisce un commercio superstizioso, nel quale Dio diventa un idolo che si cerca solo quando ci serve, finché ci serve. Persino i più bei doni del Signore, che sempre si prende cura del suo popolo, diventano allora una pretesa, un premio o un ricatto, e vengono fraintesi proprio da chi li riceve. Il racconto evangelico ci fa dunque capire che esistono motivi sbagliati per cercare Cristo, anzitutto quando viene considerato un santone [gurù] o un portafortuna. Anche il fine che quella folla si propone è inadeguato: non cercano infatti un maestro cui volere bene, ma un leader da riverire per tornaconto.

Ben diverso è l’atteggiamento di Gesù verso di noi: Egli, infatti, non respinge questa ricerca insincera, ma la sprona a convertirsi. Non caccia via la folla, ma invita tutti a esaminare cosa palpita nel nostro cuore. Cristo ci chiama a libertà: non vuole servi o clienti, ma cerca fratelli e sorelle cui dedicarsi con tutto sé stesso. Per corrispondere con fede a questo amore, non basta sentir parlare di Gesù: occorre accogliere il senso delle sue parole. Non basta nemmeno vedere quello che Gesù fa: occorre seguire e imitare la sua iniziativa. Quando nel segno del pane condiviso vediamo la volontà del Salvatore, che dà sé stesso per noi, allora ci avviciniamo all’incontro vero con Gesù, che diventa sequela, missione e vita.

Il monito che il Signore rivolge alla folla si trasforma così in un invito: «Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna» (Gv 6,27). Con queste parole, Cristo indica il suo vero dono per noi: non ci chiama al disinteresse per il pane quotidiano, che anzi moltiplica in abbondanza e insegna a chiedere nella preghiera. Ci educa al modo giusto di cercare il pane della vita, cibo che ci sostiene per sempre. Il desiderio della folla trova così una risposta ancor più grande e sorprendente: Gesù non ci dà un cibo che finisce, ma un pane che non ci fa finire, perché è cibo di vita eterna.

Il suo dono fa luce sul nostro presente: oggi vediamo, infatti, che molti desideri della gente sono frustrati dai violenti, sfruttati dai prepotenti e ingannati dalla ricchezza. Quando l’ingiustizia corrompe i cuori, il pane di tutti diventa possesso di pochi. Davanti a questi mali, Cristo ascolta il grido dei popoli e rinnova la nostra storia: da ogni caduta ci rialza, in ogni sofferenza ci conforta, nella missione ci incoraggia. Come il pane vivo che sempre ci dà, l’Eucaristia, così la sua storia non conosce fine, e perciò toglie la fine, cioè la morte, dalla nostra storia, che il Risorto apre con la forza del suo Spirito. Cristo vive! Egli è il nostro Redentore. Questo è il Vangelo che condividiamo, rendendo fratelli tutti i popoli della terra. Questo è l’annuncio che trasforma il peccato in perdono. Questa è la fede che salva la vita!

La testimonianza pasquale, dunque, riguarda certamente Cristo, il crocifisso che è risorto, ma proprio perciò riguarda anche noi: in Lui prende voce l’annuncio della nostra risurrezione. Noi non siamo venuti al mondo per morire. Noi non siamo nati per diventare schiavi né della corruzione della carne, né di quella dell’anima: ogni forma di oppressione, violenza, sfruttamento e menzogna nega la risurrezione di Cristo, dono supremo della nostra libertà. Questa liberazione dal male e dalla morte, infatti, non accade soltanto alla fine dei giorni, ma nella storia di tutti i giorni. Cosa dobbiamo fare per accogliere tale dono? Il Vangelo stesso ce lo insegna: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato» (Gv 6,29). Sì, crediamo! Oggi, insieme lo diciamo con forza e con gratitudine verso di Te, Signore Gesù. Vogliamo seguirti e servirti nel nostro prossimo: la tua parola è per noi regola di vita, criterio di verità.

«Beato chi cammina nella legge del Signore» (cfr Sal 119/118,1): così abbiamo cantato con il Salmo. Carissimi, è il Signore a tracciare la via per questo cammino, non le nostre urgenze, né le mode del momento. Perciò, alla sequela di Gesù, il cammino ecclesiale è sempre un «sinodo della risurrezione e della speranza» (Esort. ap. Ecclesia in Africa, 13), come affermava san Giovanni Paolo II nella sua Esortazione apostolica per l’Africa: proseguiamo in questa sapiente direzione! Col Vangelo nel cuore, avrete coraggio davanti alle difficoltà e alle delusioni: la via, che Dio ha aperto per noi, non viene mai meno. Il Signore, infatti, va sempre al nostro passo, affinché possiamo proseguire sulla sua strada: Cristo stesso dà orientamento e forza al cammino, un cammino  che vogliamo imparare a vivere sempre più come dev’essere, cioè sinodale.

In particolare, «la Chiesa annuncia la Buona Novella non solamente attraverso la proclamazione della parola che ha ricevuto dal Signore, ma anche mediante la testimonianza della vita, grazie alla quale i discepoli di Cristo rendono ragione della fede, della speranza e dell’amore che sono in essi» (ibid., 55). Condividendo l’Eucaristia, pane di vita eterna, siamo chiamati a servire il nostro popolo con una dedizione che solleva da ogni caduta, che ricostruisce quanto la violenza rovina e condivide con gioia i legami fraterni. Attraverso di noi, l’intraprendenza della grazia divina porta buoni frutti soprattutto nelle avversità, come mostra l’esempio del protomartire Stefano (cfr At 6,8-15).

Carissimi, la testimonianza dei martiri e dei santi ci incoraggia e ci sprona a un cammino di speranza, di riconciliazione e di pace, lungo il quale il dono di Dio diventa l’impegno dell’uomo nella famiglia, nella comunità cristiana, nella società civile. Percorrendolo insieme, alla luce del Vangelo, la Chiesa in Angola cresce secondo quella fecondità spirituale che inizia dall’Eucaristia e prosegue nella cura integrale di ciascuna persona e di tutto il popolo. In particolare, la vitalità delle vocazioni che sperimentate è segno della corrispondenza al dono del Signore, sempre abbondante per chi lo accoglie con cuore puro. Grazie al Pane di vita nuova, che oggi condividiamo, possiamo proseguire nel cammino di tutta la Chiesa, che ha per meta il Regno di Dio, per luce la fede e per anima la carità.

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Ringraziamento finale al termine della Messa

Carissimi fratelli e sorelle,

oggi pomeriggio avremo l’ultimo incontro con la Comunità cattolica in Angola, ma in questo momento desidero rivolgere a tutti il mio saluto pieno di gratitudine.

Grazie ai Vescovi che hanno preparato la mia visita, e con loro ai presbiteri e ai diaconi, come pure ai consacrati e ai fedeli laici.

Viva riconoscenza esprimo alle Autorità civili angolane per il grande impegno organizzativo.

Angola, rimani fedele alle tue radici cristiane! Così potrai continuare, sempre meglio, a dare il tuo apporto per la costruzione della giustizia e della pace in Africa e nel mondo intero. Grazie mille!

 

VISITA AD UNA CASA DI ACCOGLIENZA PER ANZIANI

SALUTO DEL SANTO PADRE

Casa di accoglienza per anziani (Saurimo)
Lunedì, 20 aprile 2026

 

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Signora Direttrice,
carissimi fratelli e sorelle,
pace a questa Casa e a quanti vi abitano!

Vi ringrazio tanto per la vostra accoglienza, così piena di fede che mi tocca il cuore, ed è di grande conforto per la mia missione. Grazie!

Mi ha colpito sentire che voi chiamate questo luogo “lar”, che parla di famiglia. Ringrazio Dio per questo, e spero che tutti voi possiate davvero vivere qui in un ambiente familiare, per quanto possibile.

Gesù amava stare a casa dei suoi amici. Il Vangelo ci dice che andava nella casa di Pietro, a Cafarnao, dove un giorno guarì la sua suocera. Ci ricorda la sua amicizia con Maria, Marta e Lazzaro: nella loro casa, a Betania, era accolto come Maestro e Signore e nello stesso tempo con familiarità.

Allora, carissimi, mi piace pensare che Gesù abita anche qui, in questa casa. Sì, Lui dimora in mezzo a voi ogni volta che cercate di volervi bene e di aiutarvi a vicenda come fratelli e sorelle. Ogni volta che, dopo un’incomprensione o una piccola offesa, sapete perdonarvi e riconciliarvi. Ogni volta che, alcuni di voi o tutti insieme, pregate con semplicità e umiltà.

Esprimo il mio apprezzamento alle Autorità angolane per le iniziative in favore degli anziani più bisognosi, come pure a tutti i collaboratori e ai volontari. La cura delle persone fragili è un segno molto importante della qualità della vita sociale di un Paese. E non dimentichiamo: le persone anziane non vanno solo assistite, vanno prima di tutto ascoltate, perché custodiscono la saggezza di un popolo. E dobbiamo loro riconoscenza, perché hanno affrontato grandi difficoltà per il bene della comunità.

Care sorelle e cari fratelli, porterò nel cuore il ricordo di questo incontro con voi. La Vergine Maria, che riempiva di fede e d’amore la Casa di Nazaret, vegli sempre su questa comunità. E vi accompagni anche la mia benedizione. Grazie!

Exaudi Redazione

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